La riforma protestante? Fu favorita dai molti mali interni in seno alla Chiesa Cattolica Romana

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Elementi che favorirono la Riforma - Tratto dal capitolo due del libro: La Riforma Protestante - La sua importanza storica e teologica, i risultati, i limiti e... l'Italia? di Fares Marzone - Ibei Edizioni - Qui l'acquisto.


Gli anni in cui Lutero nacque (1483) e crebbe furono molto particolari perché segnarono la fine del Medioevo (secondo Johan Huizinga «l'autunno del Medioevo»). Si era in un periodo in cui la chiesa Cattolico-romana era afflitta da molte tensioni e anche da molti mali al suo interno. Era appena uscita fuori dallo scisma d'Occidente (1378-1417) durante il quale ben tre papi erano stati deposti e i conciliaristi, soprattutto durante e dopo lo scisma, spingevano nell'affermare che a detenere la suprema autorità ecclesiastica fossero i concili generali e non il papa. Questo, infatti, affermava il famoso decreto del 1415 Haec sancta (Queste cose sante) promulgato durante il Concilio di Costanza. Il concilio sanciva la superiorità della sua propria autorità rispetto a quella del papa e stabiliva che le idee espresse durante i concili costituissero l'insegnamento ufficiale della chiesa. I mistici (il cui cammino potrebbe essere descritto in tre fasi: purificazione, illuminazione e unione), la cui nascita si deve alla loro reazione alla tendenza razionalistica della Scolastica e al ritualismo formale e ripetitivo dei preti, si spinsero a movimento di protesta sia contro il fermento che caratterizzava il loro tempo sia contro la decadenza ela corruzione della chiesa. Senza contare poi che, visto che la loro vita era dedita alla contemplazione di Dio e al rapporto diretto con Lui attraverso l'intuizione, escludendo quindi qualsiasi altro intermediario, ponevano .in discussione l'autorità e la gerarchia della "chiesa".

C'erano sconcerto e confusione a livello ecclesiale. Spesso i parroci, che erano senza alcuna istruzione, non capivano essi stessi il latino, lingua nella quale officiavano la messa ogni giorno. I parroci che vivevano nei piccoli centri, e in Europa costituivano la stragrande maggioranza, se si pensa che la percentuale di persone che viveva in campagna era altissima, non predicavano neppure con una certa regolarità. Infatti affidavano questo compito per lo più ai monaci dell'Ordine monastico dei Domenicani, che allora era il più colto e che aveva proprio fra le sue caratteristiche quella di dare importanza alla predicazione. Fin dal XII sec., era stata affidata a questi l'Inquisizione affinché scoprissero possibili deviazioni dall' ortodossia dottrinale. Glenn Sunshine riferisce che, con l'avvento della stampa, molte persone avevano imparato a leggere, pertanto succedeva spesso che costoro interrompessero i parroci o i predicatori mettendo in discussione quanto affermavano. Inoltre i vescovi, che potevano assicurarsi il vescovato (o, anche più di uno, come avremo modo di vedere parlando di Lutero) grazie al pagamento di somme di denaro, spesso ingenti, non avevano alcun obbligo né nei confronti dei membri delle loro diocesi né quello della residenza. Pertanto era normale consuetudine da parte di molti di loro trascurare le loro diocesi per curare i loro interessi personali che andavano da quellieconomici a quelli politici; insomma essi vivevano come dei signori nel loro territorio o come prìncipi della chiesa. E la situazione era comune anche ai cardinali.

La chiesa era anche afflitta da problemi di natura teologica. Si trattava del potere assoluto che si attribuiva al clero. Come ha ben affermato Roland Bainton, nessuno dei riti religiosi che accompagnavano l'uomo dalla nascita alla morte poteva essere officiato dai laici: tutto era nelle mani del clero. Pertanto il più semplice o «l'ultimo dei preti era superiore al più potente degli imperatori ... Di qui la frattura fra laicato e clero; di qui la pretesa del clero di dirigere, se pur non governare, l'umana società». A ben vedere dunque, il dominio dei religiosi era notevole sulle persone e questo, dai primi giorni della loro nascita fino a quello della loro morte, il tutto grazie all'amministrazione, al conferimento e alla somministrazione dei vari sacramenti.

  • Il battesimo, somministrato ai neonati, faceva sì che questi potessero diventare membri della cristianità.
  • La cresima, conferita dai vescovi, li rendeva maturi.
  • Chi commetteva dei peccati, ogni volta li doveva confessare ad un prete, l'unico che potesse dare l'assoluzione seguita da una penitenza ..
  • Ed era sempre lui a poter officiare la Messa durante la quale, tramite il sacramento dell'eucarestia, si ripeteva il sacrificio di Cristo.
  • Ed era sempre il prete a dare l'estrema unzione in punto di morte.

Il potere del prete, dunque, grazie al  sacramento dell'ordinazione, era enorme Il problema più serio, però, era costituito dalla questione della vendita delle indulgenze, in voga dalla fine dell'XI sec. Le indulgenze, dietro perdono davanti a Dio dei peccati commessi, che solo il papa o, in misura più ristretta, i cardinali e i vescovi potevano concedere, riducevano la pena temporale.

Queste si acquistavano compiendo delle opere e soprattutto tramite donazioni. In altre parole: si garantiva la riduzione delle pene, da scontarsi in purgatorio, dietro pagamento oofferta di denaro. Il sistema sacramentale, almeno in parte, e la questione delle indulgenze avevano già subìto dei contraccolpi grazie soprattutto a Wyclif e anche a Hus. Entrambi avrebbero scatenato di lì a poco l'inizio della vera e propria Riforma. C'erano già stati gli attacchi sferzanti del Savonarola che ben si aggiungevano alle critiche di molti sull'ingente ricchezza, sul lusso e sui privilegi della curia romana, sulla sua decadenza morale caratterizzata, ad esempio, dal nepotismo (le cariche politico-religiosodiplomatiche venivano offerte ai parenti dell'alto clero: papa, cardinali, vescovi)65 e sulla corruzione del clero «mondano», influenzato dallo stile di vita borghese che stava emergendo in tutta l'Europa,
senza menzionare poi l'infimo degrado morale causato anche dall'imposizione del celibato66, datata nell'XI sec., e che spesso veniva disattesa. Pur essendoci delle figure che desideravano ardentemente un rinnovamento religioso, e «alcune di alta levatura, lo spettacolo offerto dal mondo religioso era nel complesso desolante». In ogni livello della gerarchia ecclesiastica c'erano degrado morale e povertà spirituale. Nelle alte sfere della gerarchia ecclesiastica, tre grandi famiglie italiane, i Medici, i Farnese e i Della Rovere, si disputavano la sede pontificia senza esclusione di colpi bassi e «spesso il papa non riusciva a decidere se egli dovesse essere il successore di Pietro o quello di Cesare». E qui ci troviamo di fronte ad una delle tante contraddizioni: «In sintesi, da un lato il clero cattolico italiano appariva molto borghese, dall' altro persisteva un uso feudale del potere politico da parte del papato».

Dunque da più parti si ventilava l'impellenza di una riforma, argomento sollevato anche negli incontri al vertice, nelle «diete» imperiali. Pur essendoci, secondo Walter Kasper, «tramonto e decadenza, c'era (stata) però anche una riforma cattolica già prima della Riforma protestante. In Spagna un concilio nazionale tenuto a Siviglia (1478) eliminò abusi che più tardi portarono alla Riforma protestante, ad esempio il commercio delle indulgenze». Per tanti, però, la fine del XV sec. venne percepita come l'inizio di qualcosa di nuovo, l'inizio di una nuova era all'insegna di molti cambiamenti e questo grazie a diversi fattori. A livello politicoreligioso, con la caduta di Costantinopoli nel 1453, si registrava il crollo di un impero, quello bizantino, la cui durata aveva superato i mille anni. Iniziava dunque un nuovo dominio che avrebbe tentato di esercitare la sua influenza su tutta l'Europa. L'importanza di questo evento è tale che per alcuni storici fu proprio questo a segnare la fine del Medioevo. Pochi anni dopo, nello stesso anno della scoperta dell'America, nel 1492, avvenne di contrasto la Reconquista, la definitiva espulsione dell'Islam dalla Spagna. Inoltre stavano nascendo gli stati nazionali guidati dalle varie monarchie, idea che era in netto contrasto con il concetto medioevale di sovranità universale sia del Sacro Romano Impero sia della chiesa Cattolico-romana. A livello sociale si stava assistendo a un grosso cambiamento strutturale. Il sistema feudale era in pieno declino.

Se nella società medioevale era impossibile il salto di qualità da un ceto sociale a un altro ad esso superiore (se non grazie ai matrimoni; ad esempio, se un Duca si innamorava di una bella contadina e la sposava. In tal caso, oltre a lei, anche la sua famiglia ne beneficiava), ora, invece, questo era possibile.

A livello economico, era la borghesia ad arricchirsi sempre più grazie al commercio delle città libere. Si assisteva al passaggio da un'economia quasi prettamente agricola ad una commerciale, grazie all'enorme sviluppo del commercio e degli affari e con esso lo sviluppo anche delle attività bancarie. A livello scientifico, c'era stata la cosiddetta rivoluzione copernicana, ad opera dell'astronomo polacco Copernico (1473-1543). Questi, agli inizi del XVI sec., aveva sviluppato la sua prima teoria di un sistema astronomico  eliocentrico secondo il quale è la terra che gira intorno al sole e non il contrario, come si era pensato fino ad allora. 72 La scoperta dell 'America, nel 1492, produsse l'apertura verso un nuovo mondo. Questo fu l'inizio di una nuova era che, di lì a poco, avrebbe prodotto dei notevoli cambiamenti in vari campi: da quello economico (gli scambi commerciali da e verso l'Europa) a quello religioso (la partenza dall'Europa di molti religiosi appartenenti ai vecchi o ai nuovi Ordini, si pensi ad esempio ai Gesuiti nell'America centrale, e al ruolo che avrebbero avuto i vari gruppi protestanti nel XVII sec., primi fra tutti i Puritani e i Mennoniti).

Al di là di quanto detto sopra, due furono soprattutto gli eventi che, più di ogni altro, andavano nella direzione del «nuovo».  Sicuramente l'invenzione dei caratteri mobili della stampa, da parte del Gutenberg, a metà del XV sec., fu una vera e propria rivoluzione. Nel 1456, nella città di Magonza, in Germania, venne stampato il primo libro: la Vulgata, la traduzione in latino dell'intera Bibbia. Raramente un'invenzione ha inciso sul pensiero umano più profondamente di quanto abbia fatto la stampa. E, naturalmente, a beneficiarne fu in seguito la Riforma.73 John Foxe, nel suo Book of Martyrs, (Il libro dei Martiri) del 1563 scriveva: «Il Signore ha cominciato a lavorare per la sua chiesa non con la spada e lo scudo per sottomettere il suo grande avversario, ma con la stampa, la Scrittura e la lettura».74 Se le idee di Wyclif si propagarono grazie ai suoi manoscritti portati fuori dall'Inghilterra dai suoi estimatori, ma molto lentamente, quelle di Lutero ebbero una diffusione pressoché immediata. I primi esperti tipografi erano tutti tedeschi ma alla fine del XV sec. in tutta l'Europa si contavano più di duecento città nelle quali c'erano delle tipografie.

L'avvento della Riforma avrebbe sfruttato appieno questo evento dando la possibilità letteralmente a tutti, e in modo particolare ai laici colti, di procurarsi libri da leggere e studiare e sui quali riflettere; opere che fino ad allora erano state proprietà esclusiva del clero, ma da allora in poi questo non avrebbe più detenuto il monopolio della cultura e, visto che la maggioranza dei testi stampati erano di tipo religioso, degli aspetti spirituali.
L'altro evento del «nuovo» fu, paradossalmente, un vero e proprio ritorno all'Antichità, nel senso di un risveglio d'interesse verso il passato classico che sfociò nella nascita e nella susseguente diffusione dell'Umanesimo, un Movimento intellettuale che influenzò la cultura europea tra la metà del XIV sec. e il XVI sec., che però «non è da confondersi con (quello) ateo o agnostico di oggi». 

Nell'Europa meridionale l'interesse fu principalmente verso i classici pagani greci e romani. Lo studio del passato classico pagano portò a una visione della vita dalla quale la religione era quasi del tutto esclusa o veniva presa in considerazione solo da chi era in fin di vita. In Italia si diffuse il Rinascimento (che spostò l'attenzione dell'uomo dall'interesse verso il cielo a quello verso la terra) con il culto del bello, nell'arte pittorica e nella scultura, con lo sviluppo della letteratura, e della musica, con il progresso scientifico, grazie anche a un genio universale quale Leonardo da Vinci, che vedeva l'uomo come il e al centro dell'universo. 80 Niccolò V (papa dal 1447 al 1455) fu un convinto umanista con un grandissimo interesse verso il mondo classico per cui fece riparare e ristrutturare edifici, ponti, acquedotti e grandi chiese di Roma piuttosto che interessarsi a questioni esclusivamente religiose. Lo stesso ben noto Leone X (papa dal 1513 al 1521) indisse la vendita delle indulgenze per raccogliere i fondi necessari alla costruzione della basilica di S. Pietro e fu protettore delle arti e delle lettere.

A proposito del Rinascimento il cui scopo supremo era quello, in pratica, di abolire il concetto della depravazione dell'uomo, Tom Kitwood ha probabilmente visto giusto quando ha affermato: «La maggior opera d'arte (di quel periodo), il grande soffitto della Cappella Sistina dipinto da Michelangelo, è probabilmente un monumento eretto più alla gloria dell'uomo che a quella di Dio». Nell'Europa del nord questo interesse verso l'Antichità, con il richiamo a tornare ad fontes (alle fonti), preparò il terreno alla nascita della Riforma, infatti portò a leggere la Scrittura non attraverso le lenti dello Scolasticismo ma nelle lingue originali in cui era stata scritta: l'ebraico e il greco. E, come qualcuno ha fatto giustamente osservare: perché le persone avrebbero dovuto continuare a leggere il Nuovo Testamento e le relative spiegazioni riportate nei commentari medioevali, piuttosto oscuri in molti punti, quando invece potevano attingere direttamente alla fonte - di prima mano - leggendolo nella lingua greca? Johannes Reuchlin (1455-1522),  pro zio di Melantone, grazie alla sua grammatica ebraica con annesso dizionario, De rudimentis Hebraicis (Elementi basilari di ebraico), suscitò l'interesse per lo studio dell'Antico Testamento direttamente nella lingua originale. Di sicuro, però, l'umanista per eccellenza di quel periodo, che esercitò una notevole influenza, il riferimento principale della cristianità e della cultura86 europea fra la fine del XV sec. e l'inizio del XVI sec., fu l'olandese Geer Gerts, nome latinizzato poi in Desiderius Erasmus, conosciuto come Erasmo da Rotterdam (ca. 1469 -1536). 87 Egli si diede allo studio filologico del testo biblico applicandosi allo studio del greco di cui fu un vero e proprio maestro. Iniziò anche ad applicarsi allo studio dell'ebraico che, però, abbandonò per la sua difficoltà. L'edizione greca del Nuovo Testamento, che Erasmo produsse dopo un'attenta analisi letteraria dei più antichi manoscritti in greco che avesse potuto reperire, fu la versione che aprì le porte alle susseguenti traduzioni nelle varie lingue europee, prima fra tutte quella in tedesco fatta da Lutero. La versione greca di Erasmo evidenziava delle notevoli differenze con la Vulgata. La prima edizione fu pubblicata nel 1516. Nella seconda, quella del 1519, egli scrisse una prefazione nella quale espose il suo pensiero teologico ed ermeneutico. Il suo intento era quello di stabilire dei princìpi storico-filologici che permettessero di evidenziare l'aderenza del testo al contesto e di mettere in luce gli errori dell'interpretazione allegorica tanto cara alla chiesa Cattolicoromana medioevale. Importantissimo fu poi l'uso dei termini che riportassero gli scritti del Nuovo Testamento al loro esatto significato originale. Un esempio su tutti: l'uso del termine metanoia il cui significato è pentirne to, ravvedimento e non penitenza come era stato invece tradotto nella Vulgata. L' obiettivo che si prefiggeva con questo lavoro era quello di rendere la Bibbia disponibile a tutti, come ben espresse nei suoi famosissimi versi: «Voglia Dio che il contadino possa intonare un testo delle Scritture mentre spinge il suo aratro e il tessitore canticchiarle al ronzio della sua spoletta! ... Vorrei che il viandante si riprendesse dalla stanchezza del suo viaggio con questo passatempo. E, per farla breve, vorrei che il credente basasse tutto il suo dire sulla Scrittura» (Opera V, 140).

Egli, pur non uscendo dalla chiesà Cattolico-romana, e quindi non associandosi alla rottura di Lutero, ne criticò il malcostume e, soprattutto, con i suoi suggerimenti per sanare questa situazione, con l'aspirazione di favorire una riforma pacifica, preparò  comunque la strada alla Riforma, spianandola. Come suona il famoso detto: «Erasmo depose l'uovo, Lutero lo fece schiudere».

Philip Schaff, noto teologo e storico della chiesa del XIX sec., autore del primo dizionario biblico pubblicato in italiano, utilissimo strumento per gli evangelici fine '800, e di una monumentale opera di storia del cristianesimo, ha scritto qualcosa che può ben riassumere quanto abbiamo detto fino ad ora sugli elementi che favorirono la Riforma:

«La Riforma è stata preceduta e resa indispensabile dalla corruzione del papato, dal declino del monachesimo e della teologia scolastica, dalla crescita del misticismo, dal rifiorire delle lettere, dalla riscoperta dei classici greci e romani, dall'invenzione della macchina da stampa, dalla scoperta di un nuovo mondo, dalla pubblicazione del Nuovo Testamento in greco, dallo spirito generale di ricerca, dal battersi per l'indipendenza nazionale e la libertà personale».

Dopo questa disamina sui principali elementi che favorirono la Riforma concludo nel dire che essa fu, al di sopra di qualsiasi altra cosa, un risveglio religioso». Ed è vero che per capire la rottura con il cattolicesimo bisogna in primo luogo evidenziare e «considerare la natura essenzialmente religiosa ed ecclesiale dell'esperienza dei primi grandi riformatori». E se non abbiamo dubbi nell'affermare che la voce di Lutero fu una delle tante, in tempi molto burrascosi per la chiesa Cattolico-romana, è altrettanto vero che la sua fu lavoce più potente e autorevole di tutte perché andò a colpire duramente il cuore della più importante istituzione del tempo. Egli lo fece in modo deciso con la sua forte presa di posizione che aveva poco a che fare con la denuncia nella sfera morale (intesa in senso ampio), come era avvenuto in precedenza, ma che lo era piuttosto a livello dottrinale contro i princìpi sui quali la Chiesa fedele alla Scrittura avrebbe dovuto fondarsi e in base ai quali avrebbe dovuto vivere. La Riforma fu quindi un Movimento spirituale che ebbe inizio nel nord Europa approssimativamente nello stesso periodo in cui il Rinascimento era ai suoi inizi nel sud Europa. Entrambi i Movimenti sorsero in risposta agli abusi religiosi e secolari che si erano registrati alla fine del Medioevo e immediatamente dopo. La chiesa Cattolico-romana si era innalzata a un punto tale che la sua autorità veniva considerata alla pari o superiore alla Bibbia stessa e la salvezza poteva ottenersi per mezzo delle opere o dei meriti. Il Rinascimento reagì facendo dell'uomo un essere indipendente e il centro di tutto, mentre, come avremo modo di vedere, la Riforma, in mezzo a tutti questi fermenti, reagì ritornando alla Scrittura, e il modo in cui prese piede fu triplice. Con tutte le problematiche menzionate, la chiesa Cattolico-romana era matura per una riforma di cui si ravvedeva ovunque la necessità. Essa attecchì grazie ai «sola Scriptura, sola gratia, sola fide, solus Christus, soli Dea gloria» e anche allo straordinario mezzo di comunicazione che era da poco apparso sulla scena: la stampa.


Elementi che favorirono la Riforma

Tratto dal capitolo due del libro: La Riforma Protestante
- La sua importanza storica e teologica, i risultati, i limiti e... l'Italia? -
di Fares Marzone - Ibei Edizioni - Qui l'acquisto.

Si veda anche:

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