I due ripari - Il denaro e la sapienza

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Il denaro e la sapienza sono i due “ripari” indicati dall’Ecclesiaste

per trovare protezione nella vita. Sono entrambi utili,

ma non allo stesso modo. li loro valore e, quindi, la loro capacità di proteggere è ben diversa. Infatti la protezione che viene dalla sapienza porta alla vita, mentre la scelta di chi pensa di trovare riparo solo nel denaro si traduce in una vera e propria follia.

 

Due diversi ripari, diversamente efficaci

“La saggezza è buona quanto un’eredità, e anche di più, per quelli che vedono il sole. Infatti la saggezza offre un riparo, come l’offre il denaro; ma l’eccellenza della scienza sta in questo, che la saggezza fa vivere quelli che la possiedono” (Ecclesiaste 7:11-12).

Affermare che nel mondo abbiamo bisogno di ripari, di protezioni, è dire una cosa ovvia.
Fin da quando nasciamo abbiamo bisogno di essere protetti e poi di proteggerci.

Siamo esposti a elementi ed a forze più grandi e potenti di noi: il caldo, il freddo, la pioggia, il gelo ecc... poi la fame, la sete, le malattie, le avversità, l’indigenza, la violenza, il sopruso, l’ingiustizia.

Siamo esposti a pericoli di ogni genere di cui siamo consapevoli ma, sovente, inconsapevoli quindi difficili da fronteggiare nel vivere quotidiano.

Ora, il saggio di Israele afferma che il denaro e la sapienza offrono un riparo.
Ciò è indubbiamente vero!

Per ciò che attiene al denaro risulta quasi superfluo cercare di dimostrarlo.
Tutti sanno che le ricchezze grandi, ma anche limitate, possono essere strumento di difesa contro le avversità e i mali sopraccennati, ne possono attenuare gli effetti negativi e, talvolta eliminarli del tutto.

Il denaro protegge l’uomo da molti mali come la pelliccia protegge dal freddo pungente; mantiene il caldo ma non lo produce.

 

La sapienza: una vera corazza!

E la sapienza?

Anche la sapienza agisce, ma in modo diverso e, sovente, in modo molto più efficace.

Molti si sono affannati e si affannano ad inquadrarla psicologicamente, filosoficamente, culturalmente, dimenticando di chiedere alla Parola di Dio di definirla come miglior commento di se stessa: “Temere il Signore: questa è la sapienza, fuggire il male è l’intelligenza” (Giobbe 28:28).

E nel libro dei Proverbi: “Il principio della sapienza è il timore delle Eterno, e conoscere il Santo è l’intelligenza” (Proverbi 9:10).

Definita in questo modo la sapienza, che non è puro bagaglio di conoscenza di verità astratte estranee alla coscienza, bensì compendio di virtù attive di ordine morale.

Non è difficile comprendere come essa possa costituire una corazza che ci riveste di pazienza di umiltà e di forza che ci accompagnano nelle vie della fede e della speranza, rendendo più acuto l’intelletto, più sensibile la coscienza, più salda la volontà, accrescendo il vigore del nostro spirito e anche quello delle nostre membra; il tutto temprato nella severità dei costumi e nell’esercizio di un sano e fertile autocontrollo.

La sapienza è strettamente congiunta alla pietà di cui parla Paolo scrivendo a Timoteo quando dice che “..è utile ad ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella a venire”  (1 Timoteo 4:8).


L’infinita superiorità della sapienza!

Denaro e sapienza offrono un riparo.

Chiediamoci: hanno un valore uguale?

Li dobbiamo tenere nella stessa considerazione come equivalenti?

Domande legittime!

Ma affinché nessuno sia tentato di crederlo, il Saggio proclama immediatamente la superiorità infinita della “sapienza”.

Infatti egli non si sofferma a sottolineare che se il denaro offre un riparo non può però offrire contemporaneamente tutti i ripari; non si sofferma ad osservare che esistono certi mali, dolori profondi, sofferenze dello spirito, angosce struggenti, e poi tentazioni, passioni, odii e concupiscenze ecc. contro le quali cose tutte le ricchezze di questo mondo non possono nulla, mentre la sapienza può mitigare gli effetti negativi, rendere i mali meno acuti e dolorosi e, in certi casi, vincerli completamente.

Il Saggio, proprio perché è tale, non si sofferma ad osservare tutto questo: egli sembra aver fretta di dire tutto quello che si può dire affermando l’essenziale: “... l’eccellenza della scienza sta in questo: che la sapienza fa vivere quelli che la possiedono...” (Ecclesiaste 7:12).

Vivere, essere in vita, vivere la vita.

Chiediamoci: la vita è l’esistenza?

È solo esistenza?

… o è qualcosa di più e di diverso?

Anche gli animali esistono ma solo l’uomo ricevette dal Creatore “... un alito vitale e divenne un’anima vivente...” (Genesi 2:7).

La vita di cui parliamo è vita morale che si manifesta e si svolge sopra un piano superiore.

È fioritura di spirito, un espandersi di sentimento, una limpidezza di coscienza, forza di volontà, spirito di abnegazione, desiderio e capacità di dono, di umiltà e di amore.
È nelle alte sfere di quella vita che la fede spazia, che la speranza arde ed opera l’amore.

Questo è un grande e profetico richiamo alla vita eterna, alla vita di Dio ed in Dio datore di vita la cui grazia riposa sull’uomo savio.

Il rapporto fra la sapienza e la vita è dunque un rapporto diretto ed assolutamente necessario.


Sapienza e follia

Il Saggio ci dice: per vivere ci vuole la sapienza!

Procediamo con una equazione “sapienziale”: se la sapienza fa... vivere, la follia fa... morire!
È conseguente!

Il denaro, quando la sapienza non l’accompagna e non ne determina l’uso, è follia ed è padre e madre di molte follie.

È follia quando l’avaro lo accumula morbosamente.

È follia quando il prodigo incosciente lo sperpera e lo dissipa.

Il Savio d’Israele è conciso e sintetico nelle sue espressioni, misura le parole quasi a voler lasciare il lettore a completare il suo pensiero. Infatti a voler continuare nel suo pensiero potremmo aggiungere che se la sapienza dà la vita, il denaro utilizzato senza la sapienza può dare la morte.

L’attaccamento smodato, la passione irrefrenabile e malcelata che suscita il denaro non sono forse, come dice l’Apostolo Paolo “... radice di ogni sorta di mali... “? (1 Timoteo 6:10).

E, se la sapienza non interviene, i mali possono diventare incurabili come certe patologie tumorali!

E i mali incurabili producono altrettante morti! Chi ne è colpito vive una vita morta!

Quando una persona muore tutte le sue membra sono morte non possono sopravvivere!

 

Abbiamo accennato ad una vita superiore prodotta dalla sapienza; non dobbiamo dimenticare che ad essa può corrispondere, in una sfera inferiore, una morte morale prodotta dal denaro e da tutte le follie generate dal denaro!

I giorni che viviamo testimoniano proprio questo: la follia di pochi ricchi ed avidi sta dilagando a macchia d’olio in tutto il pianeta seminando ingiustizia, odio, conflitti, guerre fra popoli e nazioni!

Quanti cadaveri morali si aggirano per le vie del mondo!

Menti ottenebrate, cuori induriti, volontà che non sono più libere, coscienze in cui la luce è spenta, spiriti che sono diventati carne!

Per chi è morto moralmente cosa vale il riparo umano più sicuro e più sfarzoso?

E quando l’ultima ora giunge?

Il ricco stolto di cui parla Gesù si era costruito un “riparo” enorme e maestoso per sé e per il suo... futuro!

Ma l’anima sua gli fu “ridomandata” ed in quel momento la sua anima non trovò riparo perché in sé non aveva la vita!

Fatti tristi e noti che si ripetono quotidianamente e che provocano grande tristezza. Ma il Saggio non vuole lasciarci nella tristezza perché la sua saggezza è stata anche lungimiranza profetica: affermare che la sapienza dona la vita non può che essere un annuncio “evangelico” un’autentica “buona notizia” che risuonò in una notte di molto tempo addietro quando i “pastori di Betleem” udirono la voce dell’angelo che diceva: “Non temete perché ecco, vi reco il buon annunzio di una grande allegrezza che tutto il popolo avrà: Oggi nella città di Davide, v’è nato un Salvatore, che è Cristo, il Signore...” (Luca 2:10-11).

Questo ha intravisto il Saggio stabilendo una relazione fra sapienza e verità, che Giovanni così esprime: “.. E la Parola è stata fatta carne ed ha abitato per un tempo fra noi, piena di grazia e verità...” (Giovanni 1:11).

In seguito Gesù disse: “Io sono la verità” e poiché dalla verità, suprema sapienza, sgorga necessariamente la vita perfetta, ha potuto aggiungere: “Io sono la vita!” (Giovanni 14:6).

Ed il Cristo non si muove in una esistenza fuori dal reale, lontana dalla nostra quanto è lontano il cielo dalla terra.

No! Egli è vicino a noi, è vicino a tutti quelli che sono assetati di verità, che cercano nella verità il riparo dell’anima, Egli comunica la verità, la quale a sua volta comunica la vita!

L’apostolo Paolo esortando i Corinzi così afferma: “... e a Lui (a Dio) voi dovete d’essere in Cristo Gesù, il quale ci è stato fatto da Dio sapienza, e giustizia, e santificazione, e redenzione, affinché, com’è scritto: «Chi si gloria si glori nel Signore... »“ (1 Corinzi 1:30-31).

Gesù è “la sapienza” ma è, e vuol essere anche la “nostra” sapienza; conseguentemente anche: la giustizia per noi e per chi sta intorno a noi.

Non c’è nessuno al mondo che, dopo aver cercato la verità e la sapienza nel Suo Vangelo e nella Sua comunione non l’abbia ottenuta e non l’abbia vissuta, sentendo avverarsi in sé la parola del Salvatore che disse: “Io son venuto perché abbiano la vita e l’abbiano ad esuberanza...” (Giovanni 10:10).


Gianpirro Venturini

 

Tratto con permesso da «IL CRISTIANO»    giugno 2012   www.ilcristiano.it

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