La teologia della sostituzione e i suoi effetti - Chiesa al posto d'Israele?

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Quando indossi una camicia se ti capita di sbagliare ad infilare il primo bottone, poi li sbagli tutti. In queste sei sessioni di studio, tratte da questo suo libro, il fratello Rinaldo espone uno dei più grandi errori della cristianità, nella chiesa cattolica, nella realtà protestante (in particolare agli inizi della riforma e per alcuni aspetti anche oggi) e tra i Testimoni di Geova. Sostituirsi ad Israele!

Rinaldo espone le diverse teorie con cui ci si è voluti sostituire ad Israele nel corso della storia e gli errori che, a seguire, sono emersi. Un allontanamento dalla chiesa apostolica (cioè degli apostoli e dei primi cristiani) che, comparata con le realtà di oggi, appare davvero marcato.

Come mai, per esempio, quello che accade in un culto cattolico è così distante da quanto descritto in quello che accadeva nelle riunioni della chiesa originale? Il fratello Diprose espone i fatti storici che, piano, piano, hanno fatto deviare da quella realtà.

- Tre tipi della teologia della sostituzione

- Israele e la chiesa

 
- Confutazione della teologia della sostituzione
 
- Nascita della teologia della sostituzione cristiana prima, islamica poi
 
- L'effetto della teologia della s.ne sul concetto di chiesa e ministero cristiano
 
- L'effetto della teologia della sostituzione sull'insegnamento biblico del regno
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"La salvezza viene dai Giudei" (1)

Gesù l'ebreo diede ordini agli apostoli, anch'essi ebrei, di predicare il Vangelo a tutte le nazioni (2).
In particolare il Risorto ordinò che gli apostoli predicassero "il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme" (Luca 24:47). Quando l'annuncio del Vangelo raggiunse il primo gruppo di pagani, Dio fece in modo che lo Spirito Santo venisse su di loro, nel momento in cui credettero, esattamente come era venuto sui 120 Giudei il giorno della Pentecoste. Infatti i Giudei presenti "li udivano parlare in altre lingue e glorificare Dio" (3). In questo modo il nuovo patto, promesso a Israele (Geremia 31:31-34), fu aperto a tutti coloro che, di qualunque nazione, si ravvedessero e credessero al Vangelo (4).

Però, ben presto nella storia dell'annuncio e del progresso del vangelo, la sua unicità fu offuscata da tentativi di inserirlo nelle varie tradizioni religiose già esistenti. Il primo a non cogliere la sua unicità e a volerlo aggiungere al proprio arsenale religioso è stato un samaritano dal nome di Simon Mago. Questo Simone ha espresso il desiderio di comprare il diritto di amministrare lo Spirito Santo con denaro. L'apostolo Pietro condannò questo pensiero in modo inequivocabile: "Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai creduto di poter acquistare con denaro il dono di Dio.
Tu, in questo, non hai parte né sorte alcuna; perché il tuo cuore non è retto davanti a Dio. Ravvediti dunque di questa tua malvagità; e prega il Signore affinché, se è possibile, ti perdoni il pensiero del
tuo cuore" (5).

Pochi anni dopo alcuni Giudei tentarono di inserire il Vangelo di Cristo nel patto della legge. La reazione dell'apostolo Paolo è di ferma condanna. Scrive così alle chiese della Galazia che avevano dato ascolto a questi giudaizzanti: "Mi meraviglio che così presto voi passiate, da Colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro vangelo. Ché poi non c'è un altro vangelo; però ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il Vangelo di Cristo... se qualcuno vi annunzia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema [lett. "maledetto]"! (6)

Dopo neanche dieci anni Paolo si trovò costretto ad affrontare il problema opposto, l'antigiudaismo di alcune persone che appartenevano alla chiesa di Roma. Usando l'immagine di un olivo di cui Abraamo è la radice, i rami naturali sono i suoi discendenti etnici, la linfa sono le benedizioni del nuovo patto inaugurato da Cristo e i rami selvatici innestati rappresentano i pagani che si erano convertiti a Dio, Paolo scrive: "Non insuperbirti contro i rami, ma, se t'insuperbisci, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te... Infatti se tu sei stato tagliato dall'olivo selvatico per natura e sei stato contro natura innestato nell'olivo domestico, quanto più essi, che sono i rami naturali, saranno innestati nel loro proprio olivo" (7).

La rivelazione che segue, dei tempi in cui prima la "totalità dei gentili" e poi "tutto Israele" saranno salvati, serve primariamente affinché i Gentili che si convertono a Dio non diventino "presuntuosi" (8).

I tre fenomeni di cui sopra si presentano ancora oggi, in varie forme, nella Cristianità:

  • l'idea che si possa comprare in qualche modo i doni di Dio, dimenticando che Dio guarda al cuore;
  • l'idea che si deve meritare la propria salvezza per mezzo di riti, penitenze e opere varie, dimenticando che la salvezza compiuta da Cristo è per grazia mediante la fede e non è per mezzo di opere;
  • l'idea che il cristianesimo sia il patrimonio dei Gentili, dimenticando che la salvezza viene dai Giudei e che i non-giudei sono come rami selvatici innestati in un olivo domestico e che partecipano della linfa, ossia i benefici del nuovo patto, soltanto perché hanno creduto nel Messia d'Israele.

Lo scopo di questo libretto tratta il terzo di questi fenomeni; in particolare descrive alcuni dei risultati della presunzione mostrata dalla chiesa non giudaica nei confronti del popolo eletto. Infatti la chiesa post-apostolica si è attribuita l'appellativo di "nuovo Israele" (9) , a discapito del riconoscimento del ruolo unico che Israele etnico riveste nel piano di Dio.

Prima di parlare degli "effetti" di questo atteggiamento presuntuoso, conviene ripercorrere brevemente la storia di come si è sviluppato questo modo di considerarsi della chiesa, che presto giunse a pensare non solo di aver preso il posto di Israele nel piano di Dio ma di essere da sempre il vero Israele. Si può definire "teologia della sostituzione" questo modo di considerarsi della chiesa.

Come è nata la teologia della sostituzione

Altrove ho dimostrato che il Nuovo Testamento non insegna la teologia della sostituzione, contrariamente a ciò che alcuni pensano (10). Quanto alle trasgressioni di Israele che secondo alcuni sarebbero il motivo perché Dio l'ha rigettato, è ancora valido ciò che Dio disse al popolo per mezzo del profeta Amos (3:2): "Voi soli ho conosciuto fra tutte le famiglie della Terra; perciò vi castigherò per tutte le vostre trasgressioni". Vale la pena ricordare che anche la Chiesa del nuovo patto si è dimostrata spesso disubbidiente e che, ciò nonostante, continua a beneficiare di tutte le promesse di Dio. In entrambi i casi lo si deve unicamente alla volontà sovrana e la fedeltà di Dio (11).

L'origine della teologia della sostituzione è da ricercare negli sviluppi post-apostolici. A partire dalla guerra giudaica (66-70 d. C.), tanto il Giudaismo quanto il Cristianesimo erano osteggiati nel mondo romano, essendo monoteisti e quindi contrari al politeismo e all'uso di immagini. Mentre il Giudaismo lottava per la propria sopravvivenza, in seguito alla disastrosa guerra degli anni 66-70 d.C. e il fallimento della rivolta guidata da Bar-Kochba nel 132-135 d.C., il Cristianesimo cercava di acquisire credibilità all'interno del mondo romano. Queste diverse esigenze produssero un forte spirito di rivalità fra queste due comunità di fede (12).

La tattica della chiesa non giudaica era quella di porsi come unico legittimo rappresentante del monoteismo biblico, a esclusione dei Giudei. Ciò comportava l'appropriazione sia degli Scritti sacri d'Israele sia delle promesse fatte al popolo eletto (13). Questa operazione non era facilissima in quanto il nome Israele compare oltre 2000 volte nel Tanak (l'Antico Testamento). Quindi, per potersi appropriare delle rivelazioni affidate a Israele (Romani 3:1-2), esponenti cristiani di spicco interpretarono in modo allegorico tutto ciò che risulta legato alla storia passata e futura di Israele (vd. sotto). Ma, e questo dimostra l'arbitrarietà di questo metodo interpretativo, Israele etnico veniva ancora sottinteso in quei brani in cui vengono preannunciati dei giudizi!

Disprezzo di Israele e la teologia della sostituzione negli scritti cristiani dei secoli II - V

Secondo la Epistola di Barnaba, scritta all'inizio del II secolo, la chiesa occuperebbe il posto che Israele era indegno di occupare e, di conseguenza, sarebbe il vero erede delle promesse fatte a Israele. Pur di esprimere il suo disprezzo verso ogni cosa giudaica l'autore di questo scritto pseudonimo capovolge il senso del testo biblico. Per esempio afferma che la circoncisione fisica è in realtà una trasgressione che un angelo malvagio aveva indotto gli Israeliti a fare (IX, 3-4), ironizza sulla legge relativa ai cibi (X) e rassomiglia il tempio a una abitazione di demoni, piena di idolatria (XVI).

Giustino Martire, nel suo Dialogo con Trifone (ca. 140), pur esprimendosi in maniera più elegante dell'autore di Barnaba, mostra lo stesso disprezzo verso l'istituzione della circoncisione (14).

Inoltre dimostra di accettare il presupposto della teologia della sostituzione quando identifica nei cristiani «la vera razza Israelitica» (15).

Ireneo, vescovo di Lione, intorno al 180 d. C. difese l'autorità degli scritti apostolici contro le pretese di canonicità avanzate per certi scritti gnostici. A differenza della maggioranza dei cosiddetti "padri della chiesa", Ireneo non portò avanti alcuna polemica con Israele. Però dimostra di accettare la teologia della sostituzione quando applica una serie di profezie, chiaramente indirizzate a Israele, a coloro che "saranno salvati da tutte le nazioni" (Ezechiele 37:11-14; 36:24- 25 e Geremia 23:6-7). (16) In particolare il modo in cui usa Ezechiele 37 fa capire che la teologia della sostituzione era diventata ormai un postulato teologico che non aveva bisogno di dimostrazione.

Lo stesso dicasi di Tertulliano che viveva a cavallo del II e del III secolo. Nella sua Risposta ai Giudei si dimostra più equilibrato della maggior parte di coloro che hanno prodotto la letteratura che va sotto il nome di Adversus Judaeos. (17) Infatti, nell'indicare l'errore della nazione giudaica, egli presenta la dottrina dei due avventi di Cristo, uno caratterizzato dalla sofferenza secondo quanto previsto in Isaia capitolo 53 e l'altro caratterizzato dalla manifestazione in gloria (Risposta ai Giudei, cap. XIV). Eppure Tertulliano adopera ciò che era diventata ormai la tradizionale interpretazione di Genesi 25:23 (e quindi anche Romani 9:11-12), documentata per la prima volta nell'Epistola di Barnaba XIII. Egli scrive: "Il popolo ‘minore' - cioè il posteriore - [il cui capostipite è Giacobbe]...consegue la grazia divina dalla quale Israele [il figlio maggiore: Esaù!] è stato ripudiato" (18).

Quindi Tertulliano, e Agostino dopo di lui, (19) fa discendere la chiesa da Giacobbe, da cui di fatto discesero sia le dodici tribù d'Israele sia Cristo stesso (20) , mentre, paradossalmente identifica Esaù con Israele etnico! Il contributo particolare di Tertulliano alla cultura anti-giudaica della chiesa è riassunto in queste parole: "senza dubbio, per l'editto del pronunciamento divino, il primo e ‘maggiore' popolo - cioè quello dei giudei - deve necessariamente servire il ‘minore'; e il popolo ‘minore' - cioè quello Cristiano - deve superare il ‘maggiore'." (21) Tale declassamento di Israele etnico, al ruolo di servo della chiesa, teoricamente dovuto a un editto divino, avrebbe trovato ampia espressione, a partire da Costantino (22) , in pronunciamenti discriminatori vincolanti della chiesa ai danni di Israele.

Potremmo continuare, citando dagli scritti di persone della levatura di Origene (inizio del II secolo, di Alessandria d'Egitto) e Agostino, e dai sermoni antigiudaici di Giovanni Crisostomo.
Troveremmo, sempre di più, che il ruolo essenziale di Israele etnico, come popolo eletto, veniva dimenticato o negato, sostituendovi la chiesa cristiana, ovvero l'Israele spirituale. Gesù aveva detto: "la salvezza viene dai Giudei"; ora, invece, nonostante l'identità ebraica di Gesù, degli apostoli e di quasi tutti gli autori degli Scritti sacri, Israele era disprezzato.

Alcuni modi in cui la teologia della sostituzione ha influenzato il pensiero e la pratica della chiesa cristiana


La giustificazione dell'antigiudaismo

Un primo frutto di questo modo di considerare Israele è stato la giustificazione teologica della persecuzione dei Giudei, tra l'altro auspicata in modo esplicito in una serie di sermoni antigiudaici di Giovanni Crisostomo (23) e nell'opera di Lutero intitolata Sui Giudei e le loro bugie. (24)

Sermoni come quelli di Crisostomo tendevano a legittimare massacri di ebrei come quelli perpetuati durante il periodo delle crociate mentre l'opera di Lutero contribuì e legittimare la Shoah. (25)

Potremmo dilungarci molto su questo punto, anche perché l'anti-giudaismo della chiesa crea un grande ostacolo ai testimoni di Gesù che prendono sul serio che "il Vangelo è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del giudeo prima e poi del greco" (26). Oltre a porre ostacoli sul cammino di chi si presenta agli Ebrei in nome di colui che Israele identifica come la causa indiretta di tanti secoli di atroci persecuzioni e soprusi, ci sono anche altri effetti che complicano la comunicazione del Vangelo al popolo ebraico. Alcuni degli stessi effetti hanno anche cambiato radicalmente l'aspetto della chiesa stessa. È di questo che ora desidero parlare.

La perdita della visione del mondo propria della Bibbia

La pratica di interpretare la Bibbia in modo allegorico, anche dove il contesto non lo prevede, richiede che si trovino altri punti fermi per dare un ordine al proprio pensiero. In pratica gli interpreti cristiani si lasciarono orientare sempre di più dal modo di pensare greco: dal dualismo filosofico, concetti come l'impassibilità di Dio, e dalla tendenza di polarizzare e rendere antitetiche cose che convivono nel pensiero ebraico biblico. A questo proposito, Jaroslav Pelikan scrive: "La tradizione agostiniana è stata influenzata dalla perdita di contatto con il pensiero giudaico, il cui rifiuto di polarizzare la libera sovranità di Dio e la libera volontà dell'uomo è stato frequentemente definito pelagiano" (27).

Un altro esempio eclatante degli effetti della perdita di contatto con il mondo ebraico è stata la posizione assunta dalla chiesa di Roma nelle controversie iconoclastiche. Dal momento che "un iconoclasta era semplicemente uno con un modo di pensare giudaico," (28) la chiesa medievale dava ragione a chi sosteneva l'uso delle immagini, senza dare alcun peso alla testimonianza delle Scritture a riguardo!

Confusione fra il patto mosaico e il nuovo patto

A giudicare dagli sviluppi nella pratica ecclesiastica, dal secondo secolo in poi, non si direbbe che la chiesa abbia considerato canonica la Lettera agli Ebrei. E neanche la 1 Pietro, dove l'apostolo definisce coloro che sono "rigenerati... mediante la parola vivente e permanente di Dio", senza distinzione, "un sacerdozio santo" (1:22-23; 2:4-5). Mentre sotto il patto mosaico l'approccio a Dio era stato mediato dal sacerdozio levitico, nell'ambito del nuovo patto Cristo rimane per sempre il sommo sacerdote e tutti hanno "libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del Sangue di Gesù" (Ebrei 10:19). Nell'ambito del nuovo patto il sacerdozio non è un ministero bensì il privilegio di tutti coloro che sono battezzati in Cristo a opera dello Spirito Santo. Ancora, mentre secondo le ordinanze levitiche "ogni sacerdote sta in piedi ogni giorno a svolgere il suo servizio e offrire ripetutamente gli stessi sacrifici che non possono mai togliere i peccati, Gesù dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è seduto alla destra di Dio" (vv. 11-12).

Il Suo sacrificio rende possibile il perdono eterno dei peccati, per cui: "non c'è più bisogno di offerta
per il peccato" (v. 18).

Eppure non passò molto tempo prima che al posto di anziani-vescovi, con il ruolo di pastori, alla guida delle chiese, si parlava di "sacerdoti". Parallelamente, al posto di prendere il pane e il vino in memoria di Cristo e del suo una-volta-per-sempre sacrificio, (29) si parlava di offrire sacrifici, ritenuti migliori di quelli offerti dai sacerdoti levitici. Giustino Martire già ragionava così nel suo Dialogo con Trifone (CXVI-CXVII).

Praticamente, dal momento che si considerava la chiesa "la vera razza israelitica", le categorie di ministero che si addicevano alle guide spirituali del popolo eletto venivano usate per definire il ministero cristiano. (30) Ciò che è più grave in questa operazione è che il ministero proprio del nuovo patto veniva trascurato, in particolare la priorità della predicazione in vista di suscitare fede a salvezza negli ascoltatori. Al posto di essere "ministri di un nuovo patto", potenziati dallo Spirito Santo, producendo vita, giustizia e riconciliazione (2 Corinzi 3:6-11; 5:17-21), l'introduzione di un nuovo sacerdozio creò una distanza fra una casta sacerdotale e il resto della chiesa. Inoltre la pretesa di dover offrire altri sacrifici, oltre a quello perfetto di Gesù, introduceva l'idea di mezzi di grazia amministrati dalla chiesa invece di riconoscere nell'opera compiuta da Cristo l'unico mezzo di grazia da appropriare per fede.

Dopo l'editto di Costantino (313 d.C.) che garantiva libertà ai cristiani, questo nuovo concetto di ministero fu avallato da edifici costruiti come templi. Questa scelta architettonica di fatto consolidava la casta sacerdotale, ormai distaccata dal resto del popolo cristiano sia per la posizione che occupava sia per i servizi sacerdotali che svolgeva. Thomas Lindsay osserva: "Senza alcuna sanzione apostolica, in virtù del potere che risiede nella comunità, datale dal Maestro, la Chiesa del II secolo effettuò un cambiamento tanto radicale se non di più, quanto quello effettuato dalla Chiesa Riformata nel XVI secolo". (31)

Confusione fra il Regno di Dio e il regno degli uomini

Le rivelazioni affidate a Israele prospettano un tempo in cui un discendente di Davide instaurerà a Gerusalemme un regno universale di pace e giustizia sulla terra. (32) Gesù e gli apostoli confermano questa prospettiva, mettendola in relazione con la seconda venuta del Messia. (33)

Dall'Apocalisse apprendiamo che la Sua apparizione in gloria, al termine di un periodo di grande tribolazione, sarà seguita dal giudizio dei principali agenti di satana e un regno che durerà per mille anni. A termine di questo regno satana istigherà un'ulteriore ribellione, subito soppressa, contro "la città diletta", prima che il tempo darà luogo all'eternità e Dio farà "nuove tutte le cose". (34)

Nei primi tempi della chiesa questa prospettiva era considerata parte integrante della dottrina ortodossa. Tant'è che Giustino Martire potette scrivere, intorno al 140 d.C., "Io e altri cristiani che pensano rettamente [gr. orthognômones] su tutti i punti, siamo persuasi che ci saranno una risurrezione dai morti, e mille anni in Gerusalemme, che allora sarà costruita, abbellita e allargata [come] i profeti Ezechiele, Isaia e altri dichiarano". (35) Questa dottrina tenne campo da Papia (ca. 120 d.C.), nonostante l'influenza di Origene, fino ad Agostino, (36) che poi cambiò idea. (37)

Negli scritti di Origene prevale ciò che da tempo stava minando la prospettiva di un futuro regno messianico sulla terra. Si tratta della pratica, sviluppatasi fra i greci, di interpretare in modo allegorico testi il cui significato letterale non è gradito dall'interprete. L'uso incontrollato di questo metodo per interpretare le Scritture è alquanto pericoloso in quanto sgancia l'interpretazione da ogni controllo esegetico. Infatti R. Hanson osserva che Origene, quando negò la realtà dell'insegnamento biblico sul giudizio futuro, fu "trascinato dalla corrente del sentimento contemporaneo". (38) Aggiunge: "Colpisce il contrasto fra Giustino, che considera parte dell'ortodossia cristiana l'interpretazione letterale del regno millenniale, e Origene, che mette nella stessa luce l'interpretazione allegorica di esso". (39)

Il ripensamento di Agostino lo portò a interpretare Apocalisse capitolo 20 in modo allegorico.
Anche in questo caso l'interpretazione è da mettere in rapporto con gli avvenimenti e il sentimento del tempo (il saccheggio di Roma nel 410 e l'accusa che tale calamità si doveva all'influenza cristiana). Intanto la pratica, ormai consolidata, di sottintendere la chiesa come il soggetto delle rivelazioni veterotestamentarie che prospettano una futura gloriosa Israele nel regno del Messia, aveva preparato la chiesa per la nuova interpretazione offerta da Agostino. Il suo pensiero può riassumersi nella seguente dichiarazione: "La chiesa, dunque, regna ora con Cristo anzitutto nei vivi e nei morti [martiri]". (40)

Lo sviluppo della chiesa gerarchica fondata su un falso sacerdozio (41) aveva spianato la strada per l'applicazione pratica dell'insegnamento di Agostino. Così, pochi anni dopo la sua morte, il prestigio acquisito da Leone I al Concilio di Calcedonia (451) e il consolidamento del potere politico della Chiesa Cattolica Romana a opera di Gregorio Magno (590-604), nonché la popolarizzazione del pensiero di Agostino, portarono all'affermarsi della Chiesa occidentale come la Chiesa Trionfante del Medioevo ricordato soprattutto a motivo dell'esercizio del potere temporale. L'operato di papi come Urbano II (1088-1099), che lanciò la prima crociata (1096-1103) condonando i massacri di ebrei e musulmani, e di Bonifacio VIII (1294-1303), che con la bolla pontificia "Unam Sanctam" rese la spada dell'autorità temporale sia soggetta a quella spirituale del

Papa, sono la naturale espressione di questo concetto. Intanto era diventata pratica comune pregare ai martiri che, secondo Agostino, regnano ora con Cristo in cielo.
Peter Beyerhaus osserva che quando si ignora i tempi stabiliti da Dio nell'economia della redenzione, il Regno del Cielo si trasforma "in un Regno Terrestre che viene edificato soltanto mediante mezzi autonomi dell'uomo stesso". (42) Il presupposto di questa trasformazione storica del Regno messianico è la teologia della sostituzione e la conseguente allegorizzazione delle Scritture, per cui la Chiesa si immagina di gestire il regno promesso a Israele.

Alcune conclusioni

1. Proprio perché era Gesù stesso a dire: "la salvezza viene dai Giudei" (43) , non possiamo immaginare il vero Gesù al di fuori della storia di Israele. Eppure la chiesa dei Gentili è rimasta sorda all'esortazione di Paolo ed è diventata "non insuperbirti, ma temi", (44) al punto di ignorare l'ebraicità di Gesù e il ruolo unico di Israele tanto nel primo quanto nel profetizzato secondo avvento del Messia. Se la chiesa avesse continuato in un cammino di fede, non avrebbe avuto bisogno di appropriarsi della storia e delle prerogative di Israele. Invece ha voluto definire la propria identità in termini antigiudaici. (45) Bisogna riconoscere che questa cultura antigiudaica, che ha prodotto editti discriminatori, odio e persecuzione, è il frutto di un errore teologico. Finché la teologia della sostituzione non sarà sconfessata, non sarà possibile superare l'antigiudaismo.

2. Il contrario dell'antigiudaismo non è l'abbandono degli ebrei al proprio destino. Per lunghi secoli la chiesa ha rappresentato male Gesù, il Messia d'Israele, ignorando l'insegnamento di Romani capitolo 11 sulla permanenza di Israele come popolo eletto, nonostante molti ebrei del tempo degli apostoli non riconoscessero Gesù come il Messia promesso. Ora la chiesa non deve ignorare l'insegnamento del capitolo 10 di Romani. Certo non è facile testimoniare di Gesù agli ebrei, dopo secoli durante i quali il suo nome è usato a sproposito, accompagnato con odio. Però rimane vero che i tempi del patto mosaico sono terminati e, secondo i termini del nuovo patto, bisogna credere in Gesù per essere salvati. (46) Non portare il Vangelo del nuovo patto agli ebrei, significherebbe derubarli della cosa più preziosa e venire meno al nostro mandato. (47)

3. Abbiamo visto che la chiesa, dopo essersi ridefinito il nuovo o vero Israele, è stata fatalmente conseguente, attribuendosi le funzioni previste per i sacerdoti levitici sotto il patto mosaico. Si tratta di un patto che non è più in vigore, essendo eclissato dal nuovo patto profetizzato da Geremia. (48)
Questo ulteriore errore favorì lo sviluppo di un concetto sacerdotale del ministero cristiano e, nel contempo, sempre meno enfasi messa sul vero ministero del nuovo patto: l'annuncio del Vangelo nella potenza dello Spirito Santo, in vista della fede a salvezza e frutti di giustizia. Riconoscere il rapporto fra la teologia della sostituzione e la trasformazione del ministero cristiano richiede una decisione impegnativa: tornare al concetto di ministero conforme al nuovo patto, distinguendo fra sacerdozio (universale) e ministero, che dipende dai doni elargiti dallo Spirito Santo.
Se non si affronta la questione in termini pratici, si è vittime della teologia della sostituzione; inoltre, si rischia di ritornare ad approvare la teologia della sostituzione stessa.

4. Alla luce della storia medievale della Chiesa Trionfante, appare opportuno seguire l'esempio dei puritani. Prendendo atto che la storia non aveva registrato nessun periodo in cui i valori del regno di Dio si erano manifestati universalmente come Agostino aveva previsto, i puritano sono tornati ad attendere una futura manifestazione del regno. (49) Solo così sarà possibile convincere gli interlocutori ebrei che il Gesù del Nuovo Testamento è il Messia d'Israele. A questo proposito, Hans Ucko scrive: "I cristiani sono obbligati a rispondere alle seguenti domande dei giudei: «Dov'è il regno messianico? Dov'è il mondo redento? Dov'è la pace senza fine? Come può Gesù essere il Messia che attendiamo?». (50) La risposta a tutte queste domande è: Il Cristo che è stato predestinato a Israele è "Gesù, che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose; di cui Dio ha parlato fin dall'antichità per bocca dei suoi santi profeti". (51) (di prossima pubblicazione, 2008, EDIPI)

Note:
1. Si veda Giovanni 4:22.
2. Matteo 28:18-20; Marco 16:15-16; Atti 1:8.
3. Atti 2:1-4; 10:34-46; 11:15-18
4. Geremia 31:31-34. I riferimenti al nuovo patto in 1 Corinzi 11:23-26 e 2 Corinzi 3:6 (cfr. 5:16-
21) dimostrano che i pagani che si convertivano a Cristo erano inclusi nel nuovo patto a pieno
titolo.
5. Atti 8:9-24.
6. Galati 1:6-9.
7. Romani 11:17-24.
8. Ibid., v. 25.
9. Dei 24 usi dell'aggettivo "nuovo" (gr. kainos, kainê, kaino), nel Nuovo Testamento, nessuno
appare insieme con il nome Israele.
10. Si veda Diprose, Israele e la chiesa, Roma, IBEI edizioni, 1998, pp. 43-72.
11. Alcuni studiosi trascurano sia le precisazioni dei profeti Amos (3:1-2), Geremia (31:35-37) e
Isaia (66:22), che escluderebbero la soppressione di Israele a motivo dei suoi peccati, sia le
valutazioni molto critiche delle chiese da parte di Gesù e gli apostoli, il che non vanifica il carattere
inviolabile della chiesa, garantito da Gesù (Matteo 16:18; cfr. Romani 11:28-29).
12. Dieter Georgi («The early Church: Internal Jewish Migration or New Religion?» Harvard
Theological Review 88/1 [1995], p. 65) fa dipendere da questo clima di rivalità il crescente
esclusivismo che caratterizzava le due comunità monoteiste.
13. Cfr. Jaroslav Pelikan, The Christian Tradition, 5 voll., Chicago, University of Chicago Press
1971-1989, 1:26.
14. Giustino Martire, Dialogo con Trifone, XIV, 2; XIX.
15. Ibid., CXXXV.
16. Ireneo, Contro le eresie, V, 34.
17. Pelikan (op. cit., 1:15) scrive: «Praticamente, ogni scrittore cristiano di un certo peso dei primi
cinque secoli o scrisse un trattato in opposizione al giudaismo oppure fece di tale questione un tema
di rilievo in un'opera dedicata a un altro soggetto». Almeno trentatre scritti di questo genere furono
realizzati prima della fine del XII secolo.
18. Tertulliano, Risposta ai Giudei I.
19. Agostino, La Città di Dio, XVI, 35.
20. Romani 9:5.
21. Tertulliano, Risposta ai Giudei I.
22. Si veda il mio Israele e la chiesa, pp. 117-127.
23. Giovanni Crisostomo pronunciò i suoi sermoni antigiudaici ad Antiochia di Siria nel periodo di
pasqua, 387.
24. Martin Lutero scrisse quest'opera nel 1543.
25. Il termine Shoah significa "desolazione" e si riferisce alla crudele uccisione a opera dei nazisti
di 6.000.000 ebrei.
26. Romani 1:16-17.
27. Jaroslav Pelikan, The Christian Tradition, 5 voll. Chicago, Univerity of Chicago Press, 1971-
1985, 1:22.
28. Ibid., 1:201
29. Luca 22:19-20; 1 Corinzi 11:23-26
30. Per altri esempi, dagli scritti di Ireneo, Tertulliano, Origine, Cipriano e altri, di come la teologia
della sostituzione influì sulla pratica ecclesiastica, trasportando la chiesa indietro secondo la logica
del patto mosaico, si veda Diprose, Israele e la chiesa, pp. 102-127
31. Thomas M. Lindsay, The Church and the Ministry in the Early Centuries, La diciottesima serie
delle Cunningham Lectures, 1902, Londra, Hodder & Stoughton, 1907, p. 210.
32. Genesi 49:10; Isaia capitoli 2 e 11; Ezechiele capitolo 34; Zaccaria capitoli 12?14; ecc.
33. Luca 19:11-27; Atti 1:6-8; 3:19-21; 1 Corinzi 15:23-28.
34. Apocalisse 19:11?21:5.
35. Giustino Martire, Dialogo con Trifone, LXXX.
36. Sermoni, 259, Patrologia latina, 38:1197. Un futuro millennio fu sostenuto, oltre che da Papia e
Giustino Martire, anche dall'autore dell'Epistola di Barnaba, Tertulliano, Commodiano, Eusebio,
Metodio e Lattanzio (si veda Israele e la chiesa, pp. 141.152).
37. Agostino spiega perché cambiò opinione in Città di Dio, XX,7.
38. R.P.C. Hanson, Allergory and Event, A Study of the Sources and Significance of Origen's
Interpretation of Scripture, Richmond, VA, John Knox Press, 1959, p. 341.
39. Ibid., p. 345.
40. Agostino, Città di Dio, XX, 9.
41. Si veda la sezione precedente di questo studio: "Confusione fra il patto mosaico e il nuovo
patto".
42. Peter P. J. Beyerhaus, God's Kingdom and the Utopian Error, Wheaton, IL, Good News
Publishers, 1992, p. ix.
43. Giovanni 4:22.
44. Romani 11:20.
45. Ne è testimone tutta la ricca letteratura che va sotto il nome di Adversus Judaeos.
46. Romani 10:1-13.
47. Si veda la nota 2.
48. Ebrei capitolo 8.
49. Si veda Israele e la Chiesa, pp. 162-170.
50. Hans Ucko, Common Roots New Horizons, Geneva, WCC Publications, 1994, p. 8.
51. Atti 3:20-21.

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Ritratto di alex

Descrizione

Israele nello sviluppo del pensiero cristiano e la teologia del "dopo olocausto".




ISBN
: 9788885403062
Produttore:
Istituto Biblico Evangelico
Peso: 0,440kg
Rilegatura: Brossura
Lingua: Italiano
Formato: pagine: 334

Acquistabile presso:
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Ritratto di alex

Il SIGNORE disse ad Abramo: «Va' via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va' nel paese che io ti mostrerò;
io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione.
Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra». Genesi 12
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La Bibbia si apre con grandi eventi. Nel libro della Genesi, infatti, leggiamo della creazione del Signore, la creazione dell'Uomo. Assistiamo poi alla caduta nel peccato, ma anche alla promessa di una redenzione.
 
Ma comincia il racconto anche di uno strumento particolare che Dio utilizzerà ed utilizza per proclamare i Suoi statuti, i Suoi oracoli.
La storia di un uomo, una nazione, profeti e poi il messia, la chiesa primordiale.

Davvero benedizioni spirituali incalcolabili provenienti da Israele, per scelta dell'Eterno. Ma in queste prossime righe non ci soffermeremo su tali benedizioni ma, piuttosto, anche su aspetti pratici, su benedizioni materiali (se possiamo chiamarle così) che hanno visto gli Ebrei come artefici.

A conferma della promessa di Dio per Israele espressa così: "in te saranno benedette tutte le famiglie della terra". Benedizioni riversate in moltissimi campi a beneficio di tutta l'umanità.

Continua qui
Ritratto di alex

OMELIE CONTRO GLI EBREI di San Giovanni Crisostomo.
Tale opera venne tradotta e stampata nel 1997 dal Centro Librario Sodalitium. Il libro è ormai esaurito e non è stato ristampato. Di seguito le 8  omelie
La quarta di copertina del libro in questione, recita quanto segue:


San Giovanni, "il più grande oratore cristiano, uno dei più grandi di tutti i tempi", detto dai posteri Crisostomo ("dalla bocca d'oro") proprio per questo motivo, nacque ad Antiochia tra il 344 e il 347. Dopo aver ricevuto un'accurata educazione profana e religiosa, si ritirò nei deserti della Siria, dove visse quattro anni come monaco e due come anacoreta. Tornato ad Antiochia, vi fu ordinato diacono (nel 381) e sacerdote (nel 386). Verso la fine del 387 venne eletto e consacrato arcivescovo di Costantinopoli. Il suo governo pastorale suscitò l'ammirazione del popolo, ma anche il rancore degli orgogliosi, degli invidiosi e dei corrotti. Il patriarca di Alessandria, Teofilo, ordì degli intrighi contro il Crisostomo e riuscì, forte dell'appoggio dell'imperatrice Eudossia, a ottenerne la deposizione e l'esilio. Ritornato in patria, per intervento del popolo, fu nuovamente esiliato per opera di Eudossia. Durante il viaggio del secondo esilio, la morte lo colse a Comana in Cappadocia, il 14 Settembre del 407, stremato dai maltrattamenti infertigli dai soldati, mentre a Roma Papa Innocenzo I invocava il suo ritorno sulla sede episcopale. La giustizia divina però non permise a Eudossia di trionfare: essa morì quattro giorni dopo la sua vittima.
Le "omelie contro gli ebrei" sono degli anni 386-387; furono pronunciate dal Crisostomo, emulo di San Paolo, per distogliere i fedeli di Cristo dagli ormai morti riti giudaici che essi ancora praticavano. Molti parlano di queste famose "otto omelie" senza cognizione di causa; infatti malgrado il rinnovato interesse per la patristica non ne esisteva, fino ad oggi, una traduzione in italiano. Il Centro Librario Sodalitium vuole, con la presente edizione, porre fine a questa lacuna.

PRIMA OMELIA

1 - Mi propongo oggi di riprendere l’argomento che "non si può comprendere Dio" iniziato precedentemente, illustrandolo con maggiore ampiezza. Domenica scorsa ne ho già parlato a lungo portando le testimonianze di Isaia, Davide e Paolo. "Chi racconterà la sua origine" esclamava il primo (Is. LIII, 8) mentre il secondo rendeva grazie a Dio del fatto di non poterLo comprendere: "Riconoscerò - diceva - che ti sei manifestato in maniera terrificante. Le tue opere sono meravigliose" (Salmo CXXXVIII, 14). E ancora: "La tua scienza è mirabilmente posta al di fuori di me, è straordinaria ed io non sono in grado di raggiungerla" (Ibid., v. 6). Paolo poi, non rivolgeva la sua attenzione all’essenza di Dio ma soltanto alla Sua provvidenza, anzi, non appena ebbe intravisto quella piccola parte che si era manifestata nella vocazione delle genti, come se avesse scorto un vasto ed immenso oceano esclamò: "O abissi delle ricchezze, della sapienza e della scienza di Dio! Imperscrutabili sono i suoi giudizi e insondabili le sue vie!" (Rom. X, 33). Queste testimonianze avrebbero potuto essere sufficienti per la nostra dimostrazione; tuttavia io non mi sono accontentato della testimonianza dei Profeti, non mi sono fermato a quella degli Apostoli, ma sono salito in cielo e vi ho mostrato il coro degli Angeli che cantano: "Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà" (Lc. II, 14). Avete ancora udito i Serafini esclamare a gran voce con meraviglia e terrore: "Santo, Santo, Santo il Signore degli eserciti: tutta la terra è piena della sua gloria" (Is. VI, 3). Ho anche aggiunto le voci dei Cherubini dicenti: "Sia benedetta la gloria del Signore nell’alto della sua dimora" (Ezech. III, 12). Tre testimonianze prese sulla terra, altrettante in cielo, vi dimostrano che non è possibile raggiungere la Maestà Divina. La mia dimostrazione è quindi stata indiscutibile, ha ricevuto un grande applauso e l’assemblea si è riscaldata e tutti gli spettatori si sono infiammati. Ed io mi rallegravo non già per le lodi che ricevevo, bensì per tutte quelle che ricoprivano Dio. Infatti questi vostri applausi e queste vostre lodi erano indice dell’amore dei vostri animi per Dio. E come i servitori affezionati ai loro padroni, quando odono qualcuno lodarli si infiammano di affetto per costui a causa dell’amore che portano al padrone, nello stesso modo voi avete manifestato con i vostri applausi l’amore che portate a Dio. Era dunque mia intenzione continuare oggi questa stessa battaglia. Infatti, se i nemici della verità non si stancano mai di insultare i benefattori, tanto più noi dobbiamo desiderare di celebrare in continuazione il Dio dell’Universo. Ma cosa dobbiamo fare? Un altro male estremamente grave necessita delle cure offerte dalla nostra parola, un male riposto nel corpo stesso della Chiesa. Occorre anzitutto guarire questo male, di poi ci occuperemo del male esterno: infatti, ci si deve occupare prima dei familiari, poi degli estranei.
Che male è questo? Sono ormai imminenti le feste di questi miseri e disgraziati Giudei, feste che si susseguiranno senza interruzione: le Feste delle Trombe, le Feste dei Tabernacoli, i Digiuni. Vi sono molti nei nostri ranghi che dicono di avere i nostri stessi sentimenti, ma poi di essi alcuni assistono allo spettacolo di queste feste, altri vi partecipano e digiunano con i Giudei: io voglio ora estirpare dalla Chiesa questa perversa consuetudine. I nostri discorsi contro gli Anomei potranno aver luogo in un altro momento e questo rinvio non recherà danno, invece se non curiamo i malati colpiti da questo male adesso che le Feste sono alle porte, temo che questa inopportuna abitudine e la loro ignoranza li facciano partecipi della dissolutezza dei Giudei e che più tardi le nostre esortazioni divengano inutili. Se infatti, non udendo nulla oggi, alcuni dei nostri partecipassero al digiuno dei Giudei, una volta commesso il peccato, invano cercheremmo di portarvi rimedio. Per questa ragione mi affretto a occuparmi di ciò. Nello stesso modo si comportano i medici i quali, quando si trovano di fronte alle malattie più acute e gravi, si occupano di curare queste per prime: ma la battaglia presente è strettamente legata a quella precedente. Infatti, dato che l’empietà degli Anomei è molto affine a quella dei Giudei, anche la nostra battaglia odierna si presenta molto simile a quelle precedenti. L’accusa che formulano i Giudei è la stessa che formulano gli Anomei. Qual’è tale accusa? (Gv. V, 18). Il fatto che Cristo dichiarasse che Dio era suo Padre e che si facesse l’eguale di Dio. Questa accusa, anche gli Anomei la formulano, anzi meglio, non la formulano, bensì cancellano la parola di Cristo ed il suo significato, anche se non materialmente ma con la mente e con l’animo.

2 - Invero non stupitevi se ho definito miseri i Giudei. Infatti sono ben sventurati e disgraziati poiché hanno ricevuto nelle loro mani tanti beni e li hanno ripudiati, ed hanno respinto i tesori che erano loro offerti. È sorto per loro il sole della giustizia ed essi, rifiutati i suoi raggi, stanno nelle tenebre: mentre noi che eravamo nelle tenebre, abbiamo attirato a noi la luce e ci siamo liberati dall’ombra dell’errore. Essi erano i rami della radice sacra (Rom. XI, 16 - 17) ma sono stati spezzati; noi non eravamo parte della radice, eppure abbiamo portato il frutto della pietà. Essi hanno letto i Profeti sin dalla più tenera età ed hanno crocifisso Colui che dai Profeti era stato annunziato. Noi che non avevamo mai udito parlare delle Sacre Scritture, noi abbiamo adorato questo stesso crocifisso. Perciò essi sono miseri, perché hanno respinto i beni che erano loro inviati mentre altri li hanno presi per sé, portandoli loro via. Ma essi, chiamati ad essere adottati come figli, si sono abbassati alla condizione di cani: noi che eravamo nella condizione di cani, con l’aiuto della grazia divina abbiamo potuto spogliarci di questa indole bruta ed elevarci alla dignità di figli. Cosa lo fa manifesto? Cristo ha detto alla donna di Canaan "Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cuccioli" (Mt. XV, 26), designando come figli i Giudei e come cani i gentili. Vedete quindi come l’ordine è stato invertito, i Giudei sono diventati cani e noi figli. "Guardatevi dai cani, dice Paolo, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi dai circoncisi. Siamo noi i circoncisi" (Filipp. III, 2-3). Vedete dunque come quelli che prima erano figli sono caduti nella condizione di cani? Volete sapere in qual modo noi che eravamo nella condizione di cani siamo diventati figli? "Invero, a tutti coloro che lo hanno ricevuto, Egli ha dato il potere di diventare figli di Dio" (Gv. I, 12).
Nulla è più miserabile di questi Giudei che da ogni parte vanno in senso contrario alla loro salvezza. Quando bisognava osservare la Legge, essi l’hanno calpestata: adesso che la Legge è stata abrogata, con insistenza essi vogliono che sia osservata. Che cosa ci potrebbe essere di più miserabile di costoro che dispiacciono a Dio non soltanto quando trasgrediscono la Legge ma anche quando la osservano? Per questo è detto: "Duri di cervice e incirconcisi di cuore, voi sempre resistete allo Spirito Santo" (Atti VII, 51): non soltanto violando le leggi, ma anche volendole osservare a sproposito. "Duri di cervice": giustamente sono stati chiamati così, perché non hanno voluto portare il giogo di Cristo per quanto dolce e benché non avesse nulla di pesante o di spiacevole. Egli dice: "Imparate da me che sono dolce ed umile di cuore (Mt. I, 29 - 30) e prendete il mio giogo su di voi poiché esso è dolce ed il mio fardello leggero". Essi però non lo sopportavano a causa della loro testardaggine, anzi non soltanto non lo hanno sopportato ma lo hanno rotto e fatto a pezzi. "Sin dall’inizio hai spezzato il tuo giogo, hai rotto i tuoi legami" (Ger. II, 20; V, 5; Sal. II, 3). È un profeta, non Paolo che dice queste parole indicando il giogo ed i legami come segni distintivi del potere: perché i Giudei avevano respinto il potere di Cristo quando avevano detto: "Non abbiamo altro re che Cesare" (Gv. XIX, 15). Avete spezzato il giogo, rotto i legami, vi siete esclusi dal regno dei cieli e vi siete sottomessi al potere dell’uomo. Vorrei che esaminaste con quanta abilità il Profeta ha espresso la sregolatezza del loro animo. Infatti non dice: avete deposto il giogo, bensì: l’avete spezzato, atto proprio della brutalità animale, dei vizi sfrontati che respingono ogni freno e non sopportano alcun potere. Da dove proviene questa loro durezza? Dalla gozzoviglia e dalla intemperanza. Chi lo dice? Mosè stesso. "Israele mangiò ed il popolo diletto ingrassò e si rimpinzò. Si rivoltò" (Deut. XXXII, 15). Come gli animali che si nutrono in ricchi pascoli diventano più ostinati ed indocili e non sopportano più né giogo né freno né la mano dell’auriga, così il popolo giudeo, spinto nell’abisso della malvagità dall’intemperanza e dalla troppa abbondanza materiale ha vissuto licenziosamente e non ha sopportato il giogo di Cristo, né trascinato l’aratro della sua dottrina. È quanto un altro Profeta aveva espresso con le parole: "Israele si comporta da pazzo, come una giovenca eccitata da un tafano" (Osea IV, 16). Un altro definisce questo popolo: vitello non istruito a sopportare il giogo (Ger. III, 18). Animali come quelli, incapaci di lavorare vanno bene per essere sacrificati. Lo stesso è stato per il popolo dei Giudei: essendosi resi da soli incapaci di agire, sono diventati adatti ad essere uccisi. Perciò Cristo ha detto: "Portate qui i miei nemici, quelli che non hanno voluto che io regnassi sopra di loro ed immolateli" (Lc. XIX, 27). È allora, o Giudeo, che dovevi digiunare, quando la tua intemperanza ti stava conducendo a questi mali, quando i tuoi eccessi ti portavano all’empietà, non adesso. Adesso il digiuno è inopportuno ed abominevole. Chi lo dice? Isaia che a gran voce esclama: "Non ho scelto io questo digiuno" (Is. LVIII, 4-5). Perché dice così? "Perché voi digiunate per intentare azioni giudiziarie e liti, e prendete a pugni coloro che stanno sotto di voi".
Perciò se il tuo digiuno era abominevole quando colpivi i tuoi fratelli, adesso, dopo che hai immolato il Signore, come potrebbe essere bene accetto? Per quale motivo? Colui che digiuna deve mostrarsi contrito, modesto, umile e non in preda alla collera; e tu colpisci i tuoi fratelli? Un tempo digiunavano e al tempo stesso litigavano e intentavano processi; ora digiunano con sfrontatezza ed estrema intemperanza, mentre danzano a piedi nudi nelle piazze col pretesto dell’astinenza; in realtà si comportano come ubriachi. Ascolta come il Profeta vuole che si digiuni: "Santificate il digiuno", dice, non celebratelo con danze. "Predicate la parola; riunite gli anziani" (Gioele I, 14). Ma costoro radunano stuoli di effeminati e portano nella sinagoga una accozzaglia di donne ignobili, il teatro intero, e gli attori: infatti non vi è alcuna differenza tra il teatro e la loro sinagoga. So in verità che ci sono delle persone che mi accuseranno di eccessiva audacia perché ho detto che non vi è differenza tra la Sinagoga e il teatro ma io li accuserò di essere impudenti, se non sono daccordo con me. Condannami se dico queste cose da solo; ma se uso le parole del Profeta allora approva quello che dico.

3 - So che molti rispettano i Giudei e pensano che i loro riti odierni sono degni di stima; per questo sono incitato a cercare di sradicare completamente tale dannosa opinione. Dissi che nessun teatro val meglio della sinagoga e porterò i profeti a testimoni; i Giudei non sono degni di fede più dei profeti. Dunque uno che dice? "La tua fronte è diventata quella di una prostituta, non vi è più nessuno davanti a cui tu arrossisca" (Ger. III, 3). Invero il luogo in cui la meretrice si prostituisce, questo è il vero lupanare. Anzi la sinagoga non è soltanto un teatro e un luogo di prostituzione, ma anche una caverna di briganti e un rifugio di belve. Infatti il profeta dice: "La vostra dimora è diventata la tana della iena" (Ger. VII, 11), non semplicemente di una belva ma di una belva impura. E ancora: "Ho lasciato la mia casa, ho abbandonato la mia eredità" (Ger. XII, 7). A colui che ha abbandonato Dio che speranza di salvezza rimane? Se Dio lascia un luogo questo diventa dimora di demoni. Ma dicono di adorare anch’essi il Signore. Lungi da noi il dire questo: nessun giudeo adora Dio. Chi lo dice? Il Figlio di Dio. "Se aveste riconosciuto il Padre mio avreste riconosciuto anche me. Ora voi non avete riconosciuto me il Padre" (Gv. VIII, 19). Che testimonianza addurrò più degna di fede di questa? Se non riconobbero il Padre, se crocifissero il Figlio, se respinsero l’assistenza dello Spirito, chi oserà sostenere che la loro sinagoga non è l’asilo dei demoni? No, Dio non vi è adorato, statene lontani. È di conseguenza il luogo dell’idolatria; tuttavia alcuni frequentano tali luoghi come se fossero sacri.
Ciò che dico non è derivato da una congettura, ma l’ho dedotto dall’esperienza. Tre giorni or sono, credetemi, dico il vero, vidi una donna onesta, libera, di costumi irreprensibili e fedele, costretta da un uomo impuro ed insensato, che si suppone cristiano (in verità udendolo non l’avresti detto un sincero cristiano), costretta dico, a entrare in un tempio degli Ebrei e ivi affermare con giuramento alcunché di relativo ad affari controversi. Siccome implorava aiuto e desiderava ribellarsi a questa scellerata violenza, protestando che avendo preso parte ai divini misteri non le era permesso di entrare in quel luogo, io mi levai infiammato ed ardente di zelo, non sopportando che questa infelice fosse trascinata oltre in tale prevaricazione, e la strappai a questo ingiusto rapimento! Poi domandai a colui che la trascinava se era cristiano: lo confessò. Lo rimproverai energicamente mettendo in risalto la sua stupidità ed infinita follia; gli dissi che non valeva più di un asino colui che, pretendendo di adorare Cristo, trascinava un fratello nelle spelonche dei Giudei, che proprio Cristo avevano crocefisso. Proseguendo nel discorso gli insegnai per prima cosa che, come afferma il Vangelo, non è mai permesso giurare o esigere da altri un giuramento; inoltre, un fedele cristiano, ma anche chi non lo fosse, non deve mai esser spinto a tale necessità. Quando, dopo lunghe considerazioni, ebbi liberata la sua anima da tali errori, gli domandai per quale motivo avesse lasciata la Chiesa e volesse portare la donna alle riunioni dei Giudei. Mi rispose che molte persone gli avevano detto che un giuramento fatto lì, incuteva molto più timore. A tali parole gemetti profondamente, poi mi infiammai di collera ed in ultimo non potei impedirmi di ridere. Gemetti infatti, vedendo l’astuzia del diavolo che riusciva a persuadere gli uomini a fare ciò; m’infiammai poi di furore, considerando l’indolenza di coloro che sono tratti in inganno; infine risi, considerando fra di me l’inconcepibile follia degli stessi.
Vi dissi e vi narrai tutto ciò perché mostrate un animo completamente privo d’umanità e non provate pena per coloro che tentano e fanno tali cose; se vedete un vostro fratello cadere in questo peccato ne deducete che la disgrazia non è vostra, ma di altri. Se poi siete accusati, vi stimate assolti dicendo: "Che mi importa? Che cosa ho in comune con costui?". Queste parole suonano come odio mortale e satanica crudeltà verso gli uomini. Ma che dici? Poiché sei un uomo, partecipi della sua stessa natura; anzi, se dobbiamo parlare di comunione della natura, il cui capo è Cristo, osi dire che non hai nulla in comune con gli altri membri? Dunque in che modo confessi Cristo come Capo della Chiesa? Giacché il capo per sua natura congiunge tutte le membra, le coordina e con cura le volge a sé. Se non hai nulla in comune con chi è membro del tuo stesso corpo, allora non hai nulla in comune con tuo fratello, né hai Cristo come capo. I Giudei vi spaventano come foste fanciullini e non ve ne accorgete. Poiché come dei servi malvagi mostrano ai bambini delle maschere orribili e ridicole, che per loro natura non sono terrificanti ma sembrano tali alle anime semplici, e fanno fare grandi risate, così i Giudei atterriscono i cristiani ignoranti con i loro fantasmi. Come possono far paura quei riti giudaici pieni di onta e di derisione, propri di uomini respinti con ignominia e ripudiati dalla giustizia divina?

4 - Non sono così le nostre chiese, ma sono realmente terribili e incutono una santa paura. Infatti dove vi è il Dio che ha potere di vita e di morte, quello è un luogo terribile: là dove si pronunciano innumerevoli sermoni sulle pene eterne, sui fiumi di fuoco, sul verme velenoso, sui ceppi che non si possono rompere, sulle tenebre esteriori. I Giudei in verità non conoscono neppure in sogno queste verità, dediti come sono al ventre, agognando i beni presenti, per nulla migliori dei porci e dei caproni quanto a lascivia e ubriachezza. E soltanto questo conoscono: servire il ventre, essere ebbri, battersi per dei saltinbanchi, ferirsi a causa dei guidatori di cocchi. Forse che queste cose sono gravi e terribili? Chi lo ha detto? Come possono sembrarvi terribili, a meno che non si dica che degli schiavi noti per la loro ignominia, che non hanno libertà di parola e che fuggirono dalla casa del padrone, sono terribili per gli uomini onorati e liberi? Ma veramente queste cose non stanno così, non stanno così assolutamente. Un’osteria infatti è meno rispettabile delle corte del re, e la Sinagoga è ancora meno onorabile di qualunque osteria. Infatti non è semplicemente l’abitazione dei ladri o dei tavernieri, è l’abitazione dei demoni; anzi non solo la Sinagoga, ma le stesse anime dei giudei. Il che tenterò di dimostrare nell’epilogo dell’omelia. Vi prego pertanto di ricordare l’essenziale di questa questione. Infatti non per esibizione, né per applausi parliamo, ma per curare le vostre anime. Perché quale scusa vi resta se in così grande abbondanza di medici molti sono ammalati? Dodici erano gli Apostoli e convertirono il mondo; la maggior parte della città è cristiana, e ancora qualcuno è tormentato dal male del giudaismo. E noi che siamo sani quale scusa useremo? Certo i malati sono colpevoli, ma neppure noi manchiamo di colpa perché li lasciamo al loro male. Se godessero delle nostre attente cure, difficilmente continuerebbero ad essere infermi. Per la qual cosa vi premetto fin d’ora: ognuno attiri a sé un fratello, anche se è necessario opporsi, anche se si debba farlo con la forza, anche con contumelie e dispute: smuovete la pietra perché si liberi dal laccio del diavolo e rompa il legame con coloro che consegnarono Cristo perché fosse messo a morte.
Se vedessi nella piazza qualcuno condotto al supplizio, giustamente condannato, e tu potessi strapparlo dalle mani del carnefice, forse che non faresti quanto puoi per portarlo via? Ora vedendo un tuo fratello trascinato ingiustamente e contro il volere divino, non dal carnefice, ma dal diavolo nel baratro della perdizione, ti rifiuti di fare lo sforzo col quale lo libereresti dal legame dell’iniquità. E come potrai essere degno di indulgenza? "Ma è più forte e robusto di me", voi dite. Ebbene mostratemelo: se ostinatamente rimarrà nel suo proposito, affronterò un pericolo mortale piuttosto che sopportare che egli entri nel vestibolo del tempio. Infatti cosa hai in comune con la libera e celeste Gerusalemme, o cristiano giudaizzante? Hai preferito la Gerusalemme terrestre. Sii schiavo con lei: infatti essa è schiava con i suoi figli, come dicono le parole dell’Apostolo (Gal. IV, 25). Digiuni con i giudei? Allora togliti con loro anche le scarpe e a piedi nudi cammina sulla pubblica piazza, partecipe dei loro comportamenti indecorosi e ridicoli. Ma tu non oseresti fare questi gesti, ti vergogneresti e arrossiresti. Certo è vergognoso comportarsi come loro, al contrario non arrossisci ad essere compagno della loro empietà. Che indulgenza chiederai se sei cristiano a metà? Credetemi, metterò in pericolo la mia vita prima di abbandonare qualcuno oppresso da questo male, se ne verrò a conoscenza! Altrimenti, se non ne verrò a conoscenza, che Dio lo perdoni! Ognuno di voi ripeta a sé stesso queste riflessioni e non stimi ciò cosa da poco e da farsi occasionalmente. Non siete stati attenti a quanto dice ad alta voce il Diacono nei Sacri Misteri? "Riconoscetevi gli uni gli altri" dandovi la facoltà di scoprire con diligenza i fratelli. Fate la stessa cosa con i giudaizzanti. Se conoscerai qualcuno che è favorevole ai Giudei, fermalo, denuncialo, affinchè tu non sia esposto allo stesso pericolo. Infatti negli accampamenti militari, se un soldato è scoperto come complice dei barbari o dei persiani, non mette in pericolo soltanto la sua vita, ma anche quella di chi, conscio di ciò, non ne informa il comandante dell’esercito. Allora siccome voi siete l’esercito di Cristo, ricercate diligentemente e accuratamente se mai qualche straniero si è mescolato a voi, e riferitene il nome, non perché lo si uccida (come avrebbero fatto quelli), né per infliggergli un castigo o un supplizio, ma perché si possa liberarlo dall’errore e dall’empietà e ricondurlo a noi pentito.
Se non vorrete fare questo, se scientemente lo nasconderete, anche voi, lo sapete bene, subirete la stessa pena esattamente come lui. Paolo infatti punisce con pena e castigo non solo coloro che compiono azioni malvagie, ma anche coloro che li approvano (Rom. I, 32). E pure il Profeta condanna alla stessa pena e per la stessa colpa non soltanto i ladri, ma anche quelli che fuggono con loro (Salmo IL, 18). Perché veramente colui che, consapevole, nasconde e protegge la colpa di un altro, favorisce la sua viltà e gli dà maggior sicurezza nel commettere il male.

5 - Ma torniamo di nuovo ai malati. Riflettete dunque con chi hanno rapporto coloro che digiunano adesso: con quelli che gridarono: "Crocifiggetelo, Crocifiggetelo", con coloro che dicevano "Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli" (Mt. XXVII, 23-25). Se fossero dei rei condannati per aver aspirato alla tirannide, osereste avvicinarvi e conversare con loro? Non lo credo. Non è allora assurdo fuggire con tanta cura quelli che peccarono contro l’uomo, e invece stringere rapporti con quelli che oltraggiarono Dio stesso? E adorando il Crocifisso, far festa con quelli che lo inchiodarono alla croce? Questa non è soltanto stupidità, ma estrema pazzia. Inoltre poiché alcuni giudicano che la Sinagoga è un luogo venerabile, è necessario fare alcune considerazioni contro di loro. Perché venerare quel luogo che si deve disprezzare e considerare abominevole, e da cui si deve stare lontani? Tu rispondi: "La legge e i libri profetici sono qui riposti". Cosa vuol dire? Forse che i libri conferiscono santità al luogo in cui si trovano? Giammai! Io, in verità, provo odio e avversione verso la Sinagoga. Infatti hanno i profeti e non vi credono; leggono i testi sacri e non ne accettano la testimonianza, il che è oltremodo offensivo. Ora vi chiedo: se vedeste un uomo venerabile ed illustre entrare in una bettola o in una spelonca di briganti e poi sopportare contumelie, insulti ed i peggiori maltrattamenti, forse che trovereste degne di ammirazione la bettola o la spelonca perché quell’uomo grande e illustre vi entrò e lì fu maltrattato?
Uguale è il giudizio sulla Sinagoga. Infatti han preso con sé Mosè e i Profeti ma non per onorarli bensì per trattarli con infamia e disprezzo, negando che essi abbiano conosciuto Cristo e che abbiano detto qualcosa della sua venuta. Qual maggiore oltraggio potrebbero fare a quei santi accusandoli di aver ignorato il loro stesso Dio e affermando che sono stati loro compagni nell’empietà? Per questo motivo odiamo ancora di più la Sinagoga e i Giudei, perché trattano con furore i Profeti. Ma perché parlo di libri e di luoghi? Nel tempo delle persecuzioni i carnefici afferrano i martiri, lacerano e dilaniano con la frusta i loro corpi: diverranno dunque sante le mani di quelli che toccarono i corpi dei martiri? Niente di tutto questo. Rimangono empie perché li toccarono con animo empio; e i Giudei, che trattano con ingiuria gli scritti dei santi allo stesso modo dei carnefici, diventeranno per questo venerabili? Forse che questo non sarebbe il massimo della pazzia? Se è impossibile infatti che diventino santi coloro che tennero i corpi dei martiri con empietà, anzi per questo sono ancor più abominevoli, a maggior ragione gli scritti letti con incredulità non potranno mai essere di giovamento a chi li legge. Ci convince della grande empietà dei Giudei il fatto che conservano i libri con l’intento di disprezzarli. La loro colpa non sarebbe tanto grave se non possedessero i libri dei Profeti, e sarebbero meno impuri e abominevoli se non li leggessero; essi non hanno diritto ad alcun perdono, perché possedendo gli araldi della verità resistono con ostilità sia a quelli che alla verità. Perciò la loro colpa è ancor maggiore, perché hanno i Profeti e li trattano ostilmente.Vi incito dunque a fuggirli e ad evitare le loro assemblee; il frequentarle non è di poco danno per i vostri fratelli che sono più deboli, né piccolo pretesto alla superbia dei Giudei. Poiché, se vedessero voi, gli adoratori di Cristo da essi crocifisso, ricercare e rispettare le cerimonie giudaiche, come non dovrebbero pensare che il loro comportamento è ottimo e il vostro di nessun valore, dal momento che voi, che seguite e onorate il Cristo, accorrete da loro che lo combattono? "Se qualcuno, dice l’Apostolo, vedesse te che hai la scienza, seduto a tavola in un tempio di idoli, forse che la coscienza di lui che è debole non lo spingerebbe a mangiare le carni sacrificate agli idoli?" (I Cor. VIII, 10). Ma io dico, se qualcuno vedesse te che hai la scienza, andare alla Sinagoga ed assistere alle feste delle Trombe, forse che la sua coscienza, poiché è debole, non lo porterebbe all’ammirazione per le feste dei Giudei? Colui che cade non sarà punito soltanto per la sua caduta, ma sarà punito perché la cagionò anche ad altri: allo stesso modo colui che si è mostrato fermo non sarà premiato soltanto per la sua virtù ma sarà ammirato perché incitò altri allo zelo. In conclusione: fuggite le assemblee e i luoghi di riunione dei Giudei, e non venerate la Sinagoga per i libri, anzi proprio per questo abbiatela in odio e avversione. Infatti essi fanno ingiuria ai Libri Sacri perché rifiutano di prestarvi fede, e li travisano, rendendoli colpevoli di empietà.

6 - Ma affinché sappiate che i libri sacri non conferiscono alcuna santità al luogo in cui si trovano, bensì che esso è insozzato dalla condotta di coloro che vi si radunano, vi narrerò una storia del passato. Tolomeo Filadelfo, dopo aver raccolto libri provenienti da ogni parte della terra, avendo appreso che i giudei possedevano scritti che trattavano di Dio e del miglior modo di governo, fece venire degli uomini della Giudea e fece loro tradurre in lingua greca questi testi che poi ripose nel tempio di Serapide. Tolomeo Filadelfo era greco, e da allora fino ad oggi la traduzione dei libri dei profeti è stata ivi conservata. Forse che il tempio di Serapide sarà sacro perché vi si trovano questi scritti? Assolutamente no. Ma i libri possiedono una loro propria santità, che non trasmettono al luogo che li custodisce, a causa dell’empietà delle persone che vi si radunano. Si deve pensare nello stesso modo per quanto riguarda la Sinagoga. Anche se in essa non si trova alcun idolo, tuttavia vi abitano i demoni. E non parlo soltanto di questa Sinagoga qui, parlo anche di quella di Dafne, ove si trova un antro ancora peggiore, denominato antro di Matrona. Ho udito che molti fedeli vi si recano e dormono nelle vicinanze di quel luogo. Ma lungi da me il chiamare costoro fedeli. Il tempio di Matrona e quello di Apollo sono ugualmente impuri; e se qualcuno mi accuserà di eccessiva audacia, io lo accuserò a mia volta di estrema follia.
Infatti rispondimi, forse che non è impuro il luogo in cui i demoni abitano, anche se non vi si trovano idoli. Dove si radunano gli assassini di Cristo, dove la Croce è scacciata via, dove Dio è bestemmiato, dove il Padre è ignorato, il Figlio ricoperto di ingiurie e la grazia dello Spirito respinta: anzi dove abitano i demoni stessi, forse che non è un luogo ancor più dannoso?
Là infatti l’empietà è scoperta e bene in vista, e non le sarà facile sedurre o ingannare le persone virtuose ed assennate: qui invece, dicono di adorare Dio, di ripudiare gli idoli, di rispettare e adorare i Profeti, mentre con le loro parole preparano trappole ed irretiscono gli imprudenti ignoranti. Per questa ragione la loro empietà è uguale a quella dei greci, ma i Giudei fanno uso di un’impostura molto più funesta. Infatti anch’essi hanno un altare perfido, non visibile, dove non immolano pecore e vitelli bensì uccidono le anime degli uomini. Insomma, se tu ammiri le abitudini dei Giudei che cosa vi è di comune tra noi? Infatti se le abitudini dei Giudei fossero venerabili e nobili, le nostre sarebbero false; se invece le nostre sono veritiere, ed in realtà lo sono, le loro saranno piene di menzogna. Non parlo delle Scritture Sacre; esse infatti mi hanno condotto come per mano fino a Cristo: parlo dell’empietà e della follia attuale dei Giudei.
Ma è ora giunto il momento di mostrare che i demoni abitano qui, non soltanto nella Sinagoga, ma negli animi stessi dei Giudei: "Lo spirito immondo - dice Cristo - dopo essere uscito da un uomo si aggira nei luoghi aridi cercando la pace, ma non trovandola esclama: ‘‘Ritornerò nella mia dimora" ed essendovi ritornato, la trova vuota, ben pulita ed ordinata. Allora riparte e prende seco sette altri spiriti più malvagi di lui e li fa entrare e l’ultima condizione dell’uomo sará peggiore della precedente. Cosi sarà anche per questo popolo" (Mt. XII, 43-45) (Lc. XI, 24-26). Vedi come nei loro animi ora dimorano demoni peggiori dei precedenti. E non è una ingiuria! Infatti allora essi peccavano contro i Profeti, oggi insultano lo stesso Signore dei Profeti. E voi dunque, ditemi: vi riunite nello stesso luogo con questi uomini indemoniati, abitati da spiriti immondi, allevati e nutriti nel sangue e nell’assassinio, e non inorridite? Invece di salutarli e anche solo di conversare con loro, non bisognerebbe piuttosto stare lontani come dalla pestilenza e da un’epidemia mortale? Non hanno forse compiuto empietà di ogni genere? Non li condannano forse tutti i profeti in lunghi e numerosi discorsi? Quali fatti tragici, quali esempi di malvagità essi non hanno eclissato con i loro sacrileghi assassinî! Hanno sacrificato ai demoni i loro figli e le loro figlie, hanno abbandonato le leggi naturali, hanno dimenticato i dolori del parto, hanno calpestato l’educazione dei figli, hanno sconvolto dalle fondamenta le leggi della consanguineità e sono stati peggiori di qualsiasi belva (Salmo CV, 37). Infatti frequentemente le belve sacrificano la vita, posponendo la propria salvezza alla difesa dei loro piccoli: costoro invece, senza essere spinti da alcuna necessità, hanno sacrificato i figli con le loro proprie mani, per onorare i nemici della nostra vita, i demoni sacrileghi. Di questo loro comportamento che cosa ci stupisce di più? L’empietà oppure la crudeltà o la loro totale mancanza di umanità? Il fatto che abbiano sacrificato i figli, oppure il fatto che li abbiano immolati ai demoni? Ma non hanno forse superato nella loro smisurata dissolutezza ed insolenza anche le peggiori belve? Udite come si esprime il Profeta a proposito della loro smodata intemperanza: "Si sono trasformati in stalloni, ognuno nitriva alla donna del suo prossimo" (Ger. V, 8). Non ha detto che ognuno desiderava la donna del vicino ma ha chiaramente espresso la follia dei Giudei chiamandola dissolutezza di bruti.

7 - Che altro vi dirò? Vi parlerò delle loro rapine, della loro avarizia, delle spogliazioni a danno dei poveri, dei furti, delle truffe? Non mi basterebbe una giornata intera. Ma, mi direte, le loro feste hanno in sé qualcosa di nobile e di grandioso. Eppure si sono dimostrate empie. Ascoltate il Profeta, anzi ascoltate Dio stesso, con quanta forza le detesta: "Io odio, bandisco le tue feste" (Amos V, 21). Dio le odia e voi vi partecipate. Egli non ha indicato questa o quella singola festa, bensì assolutamente tutte. Non sapete che Dio odia anche il culto che viene esercitato con cembali, cetra, salterio e altri strumenti? "Allontana da me il suono dei tuoi canti" dice "non ascolterò il suono dei tuoi strumenti" (ibid. V, 22). "Allontana da me" dice Dio, e voi correte ad ascoltare le trombe? Ma questi sacrifici e queste offerte non sono forse odiose? "Se mi offrirete fior di farina lo farete invano. Per me il vostro incenso è cosa esecranda" (Is. I, 13). L’incenso è cosa esecranda e il luogo in cui viene offerto non lo è? E allora quando lo sarebbe? Prima che avessero commesso il più grande delitto, prima che avessero condannato il loro Signore, prima della Croce, prima del sacrificio di Cristo era cosa esecranda. E adesso forse non lo è molto di più? In verità che cosa vi è di più profumato del fumo dell’incenso? Ma Dio non guarda alla natura dei sacrifici offerti, bensì all’animo di coloro che li offrono, e secondo la loro intenzione misura l’entità delle offerte. Egli ha rivolto la sua attenzione ad Abele ed ai suoi doni: ha visto Caino e ha respinto i suoi sacrifici. Infatti è detto: "Non ha rivolto la sua attenzione a Caino ed alla sua offerta" (Gen. IV, 5). Noè offrì a Dio un sacrificio di pecore, vitelli ed uccelli, "ed il Signore sentì un profumo soave" dice la Scrittura (Gen. VIII, 21) il che significa che Dio gradì l’offerta. Infatti Dio non ha sensi perché è incorporeo. Benché dall’altare si alzi soltanto puzzo di bruciato e fumo di corpi combusti - e non vi è nulla di più sgradevole per l’odorato - Dio, affinché voi sappiate che Egli accetta o respinge i sacrifici a seconda dell’animo dell’offerente, chiama odore soave il puzzo ed il fumo, e cosa esecranda l’incenso. Questo perché lo spirito degli offerenti è ripieno di grande fetore. Vi farà piacere sapere che Dio è avverso al tempio, anche quando vi sono sacrifici, musiche, feste e profumi, a causa delle persone che vi entrano. Egli lo ha chiaramente dimostrato, prima consegnandolo nelle mani dei barbari, poi radendolo al suolo. Ed in verità, prima di distruggerlo, attraverso il Profeta dice: "Non fidatevi delle parole dei bugiardi perchè non vi saranno utili quando dicono: "E' il tempio di Dio! E' il tempio di Dio!"" (Ger. VII, 4). Infatti non è il tempio che santifica coloro che vi entrano, sono invece quelli che vi entrano che lo rendono un luogo sacro. Se il Tempio non serviva allora, quando i Cherubini e l’Arca erano lì presenti, tanto meno servirà ora che sono stati portati via, dopo che Dio ha distolto lo sguardo dai Giudei e è il motivo della Sua avversione è ancora più grave. Quale follia, quale demenza sarebbe partecipare alle feste di uomini bollati di infamia, che si sono allontanati da Dio, che hanno provocato l’ira del Signore! Ditemi, potreste sostenere la vista di uno che avesse ucciso vostro figlio? Lo stareste ad ascoltare? O non fuggireste lontano come se fosse il diavolo in persona? I Giudei hanno ammazzato il figlio del vostro Signore e voi osate andare insieme a loro, nello stesso luogo? Colui che è stato da loro ucciso vi ha fatto un così grande onore, elevandovi alla condizione di fratelli e di coeredi e voi lo disonorate a tal punto che frequentate i suoi assassini, che lo hanno crocifisso, partecipate alle loro feste, vi recate nei loro luoghi sacrileghi, entrate negli edifici empi e partecipate alla mensa dei demoni. È la morte che essi hanno inflitto a Dio che mi induce a chiamare così il digiuno degli ebrei. Per quale ragione non si dovrebbero chiamare servi dei demoni coloro che agiscono in modo del tutto contrario al volere di Dio? Vi aspettate forse un sollievo dai demoni? Quando, col permesso di Cristo i demoni entrarono nel corpo dei porci, li buttarono subito in mare (Mt. VIII, 31 segg); forse che risparmieranno i corpi degli uomini? Volesse il cielo che non uccidessero, e che non tendessero agguati! Hanno cacciato via dal Paradiso gli uomini, li hanno privati della gloria celeste, e ne rispetteranno i corpi? È ridicolo, sono false dicerie! I demoni sanno tendere insidie e recar danno, ma non portare aiuto: non hanno alcun riguardo per l’anima e l’avranno per il corpo? Tentano di cacciarci dal regno dei cieli e vorranno liberarci dai mali? Non avete udito il Profeta dire, anzi Dio stesso dirlo per mezzo del Profeta, che essi non possono farci né del bene né del male? E ammesso pure che essi possano e vogliano recare aiuto, il che non può essere, non bisogna esporsi al pericolo delle pene eterne per un piccolo guadagno di breve durata. Curerai il corpo per perdere l’anima? Il tuo scambio non è vantaggioso, irriti Dio creatore del corpo, e chiedi aiuto a chi ti tende insidie. Forse che con questo ragionamento, conoscendo la scienza medica, qualsiasi persona superstiziosa vi potrebbe indurre ad adorare, senza aver nulla in cambio, gli dei di altre genti? Infatti spesso anche i pagani hanno curato le malattie a modo loro ed hanno guarito dei malati. E ci faremo per questo partecipi della loro empietà? Lungi da noi! Ascolta quello che Mosè dice ai Giudei: "Se in mezzo a voi si alza un profeta o una persona che dormendo ha fatto un sogno, e vi predice un evento o un prodigio, e se questo evento o questo prodigio si verificano, e se allora colui vi dice: "Andiamo a servire gli dei stranieri che erano sconosciuti ai nostri padri", non ubbidite alle parole di quel sognatore" (Deut. XIII, 1). Il significato di queste parole è che se un profeta si alza e compie un atto prodigioso, come resuscitare un morto, o guarire un lebbroso o sanare uno storpio, e dopo aver compiuta questa azione straordinaria ti invita all’empietà, tu non dovrai obbedire solo per il fatto che si è verificato il prodigio. Perché? "Il tuo Dio ti metterà alla prova per vedere se tu lo ami con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima" (Deut. XIII, 3). Da quanto ho detto appare evidente che i demoni non guariscono. Ché, se qualche volta, col permesso di Dio guariscono come fanno gli uomini, questo permesso è concesso per metterti alla prova; non perché Dio non sappia come tu sei, ma perché tu impari a cacciar via quei demoni che guariscono. Ma che dirò delle cure del corpo? Se qualcuno ti minacciasse dell’inferno se non rinneghi Cristo, forse che tu lo ascolteresti? Se uno ti promette un regno purché tu abbandoni il figlio unico di Dio, voltagli le spalle, respingilo e detestalo; sii fedele discepolo di Paolo e ripeti le parole che ha pronunciato quel beato e generoso Apostolo a gran voce: "Sono sicuro che la morte, la vita, gli angeli, i principati, le virtù, le cose presenti, né le cose future, né l’altitudine, né la profondità, né alcuna creatura potrà separarci dalla carità divina che è in Gesù Cristo Nostro Signore" (Rom. VIII, 38-39). Né gli Angeli, né le virtù, né le cose presenti, né le cose future, nessun’altra creatura può separare l’Apostolo dalla carità di Cristo e tu te ne allontani per la salute del corpo? Che indulgenza si potrà mai sperare?Giustamente noi temiamo Cristo più della geenna e Lo preferiamo ad un regno. Supponiamo di ammalarci: è meglio che rimaniamo preda della malattia piuttosto che, per liberarcene, cadere nell’empietà. Se il demone ci guarisce, la sua guarigione nuocerebbe più che giovarci. Infatti avrà recato sollievo al nostro corpo che comunque poco dopo dovrà morire e marcire, mentre avrà danneggiata l’anima immortale. I demoni ci promettono la salute del corpo, mentre portano alla completa rovina la salute dell’anima, proprio come fanno i rapitori che promettono ai bambini dolciumi, focacce, dadi per giocare ed altri simili doni e dopo averli adescati li privano della libertà e della vita stessa.
Ebbene, miei cari, non tolleriamo questo, ma cerchiamo in ogni maniera di liberarci dall’empietà. Forse che Giobbe non avrebbe potuto lasciarsi convincere da sua moglie a bestemmiare Dio e liberarsi così dal male che lo affliggeva? "Pronuncia una parola contro Dio e morirai" (Giob. II, 9) gli diceva, ma egli preferì essere preda di tormenti e dolori e sopportare quelle terribili piaghe piuttosto che bestemmiare e liberarsi così dei mali che lo affliggevano. Devi imitare Giobbe anche se il demonio ti promette di guarirti per sempre dai mali che ti affliggono, non credergli e non ascoltarlo, proprio come ha fatto quel giusto che non si è lasciato persuadere dalla moglie. Sopporta con fermezza i tuoi mali piuttosto che annullare la tua fede ed annientare la salvezza della tua anima. Dio non ti abbandona, ma spesso colpisce il corpo con una infermità per darti maggior merito. Sopporta dunque per sentirti dire anche tu: "Perché credi che io ti abbia rivelato il mio responso se non perché tu ti dimostri giusto?" (Giob. XL, 8).

8 - Mi sarebbe possibile dire ancora molto su questi argomenti: ma affinché le considerazioni che avete udite non siano dimenticate, terminerò questa orazione con le parole già pronunziate da Mosè: "Prendo testimoni contro di voi il cielo e la terra" (Deut. XXX, 19). Se qualcuno di voi andrà alla festa delle Trombe o si recherà alla Sinagoga o salirà al tempio di Matrona o parteciperà ai loro digiuni o al loro Sabbato, o osserverà un qualsiasi rito giudaico, io almeno sarò innocente del sangue di tutti voi. Queste parole saranno presenti a me e a voi nel gran giorno di Nostro Signor Gesù Cristo: se voi obbedirete aumenteranno molto la vostra fiducia; se non obbedirete od oserete tenere nascosti tali misfatti, queste parole vi accuseranno aspramente. "Non evitai alcunché per farvi conoscere i disegni del Signore" (Atti XX, 27; Mt. XXV, 27). Ora io ho consegnato il denaro nelle mani del banchiere, tocca a voi farlo fruttare e far crescere il patrimonio ed adoperare il frutto dei sermoni per la salvezza dei vostri fratelli. "Ma non è spiacevole e odioso denunciare chi è caduto in quei peccati?". Altrettanto lo è il tacere. Infatti questo silenzio porterà danno tanto a voi che li coprite come a quelli che restano nascosti, poiché ci rende nemico il Signore! Non è meglio renderci odiosi ai nostri fratelli per la loro salvezza, piuttosto che suscitare contro di noi l’ira di Dio? Infatti nessuno di loro, benché indignato, potrà recarci danno, anzi alla fine ci ringrazierà per la medicina; mentre se taceremo e gli nasconderemo il male per amore di amicizia, causando la sua rovina, Dio ci punirà severamente.
Dunque tacendo ti rendi Dio nemico e nuoci al fratello, al contrario, denunziandolo e rendendolo noto, avrai Dio propizio e gioverai al fratello; mentre prima era furibondo, te lo farai amico, e ammaestrato dall’esperienza comprenderà che gli hai fatto del bene. Non pensate di fare un regalo ai vostri fratelli se vedendo il loro comportamento assurdo non li biasimate con tutte le vostre forze. Se ti avessero rubato una veste, forse che non considereresti ugualmente nemici tanto il ladro quanto colui che sapendo del furto non lo svela? La Chiesa, nostra Madre, non ha perso una veste soltanto ma un fratello, che il diavolo ha rapito di nascosto e trattiene nel giudaismo. Ma come? Tu conosci il rapitore, conosci la vittima, mi vedi far risplendere la dottrina come una fiaccola e cercarlo ovunque con dolore, e tu te ne stai zitto e non riveli nulla? Per te, quale indulgenza può esservi? Forse che la Chiesa non dovrà considerarti come un grande nemico, e giudicarti avversario e traditore?
In verità non avvenga mai che qualcuno di quelli che ascoltano questi consigli cada in tale colpa e tradisca un fratello per il quale Cristo è morto. Cristo versò per lui il suo sangue e tu non hai il coraggio di dire per lui una parola? Vi esorto a non esitare, ma appena usciti affrettatevi a questa cattura delle anime e ognuno di voi mi porti un malato. Può essere, al contrario, che non vi siano tanti uomini affetti da questo male, allora due o tre di voi o anche dieci o venti, ne portino uno, di modo che quel giorno visto nella rete il pesce pescato, io vi offra una più lauta mensa. Infatti quando avrò visto attuato il consiglio che vi ho dato, mi prenderò cura di loro con animo ancor più ardente, e tanto voi che loro ne trarrete grande vantaggio. Dunque non trascurate questo consiglio, ma le donne cerchino le donne, agli uomini il compito di conquistare gli uomini, ai servi i servi, ai liberi i liberi, ai fanciulli i fanciulli; ognuno infine con ogni cura cerchi di attirare quelli che sono corrotti dal male. Venite così alla prossima riunione, al fine di ricevere le nostre lodi, ma più che per i nostri rallegramenti per ottenere da Dio molta e ineffabile ricompensa, che vale molto di più delle fatiche. Voglia il Cielo che tutti la otteniamo per la grazia e la carità di Nostro Signor Gesù Cristo per il quale e con il quale sia gloria al Padre unitamente allo Spirito Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli. Così sia.
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Il fratello Rinaldo in queste sezioni di studio cita questo film.
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Perché in tutte le epoche qualcuno ha tentato di eliminare gli Ebrei ed Israele? --- scopriamolo nella Bibbia ---

In tutto questo, dal punto di vista Satanico, la distruzione d'Israele diventa strategica. L'ottenimento di tale risultato ha ancora una volta una valenza doppia: la prima è di smentire la Bibbia, la cancellazione della nazione d'Israele rende nullo tutto il Piano di Dio descritto nella Bibbia, perché viene a mancare l'elemento umano che fa da riscontro alle profezie (Gesù nasce dalla discendenza di Davide sia Giuseppe, padre adottivo, che Maria)

Il secondo aspetto è militare, nell'ambito del conflitto umano-spirituale in essere sulla terra. L'eliminazione fisica del popolo e della nazione d'Israele in anticipo rispetto ad Harmaghedon rende vittorioso Satana già in questo momento. Il primo giudizio dell'operato di Satana avviene in corrispondenza dell'ultima battaglia della nostra storia che si svolgerà in Israele a Meghiddo dopo che questi si sarà convertito a Cristo, un monte con di fronte una piana immensa, detto Harmaghedon. 

Questa battaglia è descritta in Apocalisse 16: "Poi il sesto angelo versò la sua coppa sul gran fiume Eufrate, e l’acqua ne fu asciugata affinché fosse preparata la via ai re che vengono dal levante. E vidi uscir dalla bocca del dragone e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta tre spiriti immondi simili a rane; perché sono spiriti di demoni che fanno dei segni e si recano dai re di tutto il mondo per radunarli per la battaglia del gran giorno dell’Iddio Onnipotente. Ed essi li radunarono nel luogo che si chiama in ebraico Harmaghedon. "

Perciò se Satana riuscisse a distruggere completamente Israele, smentirebbe la Bibbia e non assedierebbe Israele a Meghiddo dove sarà sconfitto: "E vidi la bestia e i re della terra e i loro eserciti radunati per muover guerra a colui che cavalcava il cavallo e all’esercito suo. E la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che aveva fatto i miracoli davanti a lei, coi quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Ambedue furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo. E il rimanente fu ucciso con la spada che usciva dalla bocca di colui che cavalcava il cavallo; e tutti gli uccelli si satollarono delle loro carni." (Apoc 19:19-21).


Da il libro: il piano di Dio
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Come nacque la classe sacerdotale oggi presente nella realtà cattolica così distante dalla chiesa primordiale? Esiste una connessione tra eredità costantiniana e antisemitismo europeo?

Preparato per  il convegno:  L'editto di Milano 1700 anni dopo (13.06.313 - 13.06.2013) 

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