Fine di un incubo - Dopo l'aborto dolore e senso di colpa fino a...

Versione stampabileSend by emailVersione PDF

Scarica qui l'opuscolo in pdf - "Quella sera a casa di Paolo eravamo da soli ed io non avrei mai pensato di rimanere incinta." Quando mi accorsi della gravidanza, in un primo momento fui felice di diventare mamma, perché pensavo che questo avrebbe dato un senso alla mia vita. Ma poi mi resi conto che non ero sposata. Chiamai i miei genitori per parlarne con loro e mio padre mi chiese se Paolo era disposto a sposarmi. Ma lui non ne aveva la minima intenzione. Secondo Paolo, avere un figlio era un peso che gli impediva di studiare per la sua carriera. Con i miei genitori e i miei amici ragionavo se portare a termine la gravidanza e poi dare il bimbo in adozione, oppure abortire. Per me era insopportabile l'idea di dare mio figlio ad un'altra. D'altro canto non sapevo come avrei potuto mantenere un figlio.

Per la prima volta pensai seriamente di abortire. Non mi venne in mente il pensiero che un giorno mio figlio avrebbe camminato assieme a me, dicendomi: mamma ti voglio bene! lo pensavo solo a me stessa! Durante il terzo mese di gravidanza presi appuntamento dal medico per un normale controllo. Il feto cresceva in modo normale. L'assistente sociale mi incoraggiava a portare avanti la gravidanza.

I tuoi occhi videro la massa informe de mio corpo e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi eran destinati, quando nessuno d'essi era sorto ancora': (dalla Bibbia)

 

Il medico di famiglia conosceva delle coppie che erano disposte ad adottare il bimbo. Ma continuavo a pensare: "se non lo posso tenere io, non voglio che lo abbia un'altra."
Alla fine del terzo mese mi dovevo decidere: fino a quel punto, non avevo ancora sentito muovere il bimbo dentro me. Poi, ad un tratto, cominciai a sentire la presenza fisica. Nonostante ciò, continuavo a preoccuparmi per me, dei miei studi, della mia indipendenza. Così decisi di abortire.

LA TRAGICA DECISIONE
Assieme al mio fidanzato andai all'ospedale. Gli chiesi ancora una volta se era sicuro di questa scelta: mi rispose che era la cosa migliore per ambedue.
Con me nella stanza d'ospedale c'era una donna a cui dovevano asportare le ovaie: lei non avrebbe mai potuto avere dei figli. Vedo ancora i suoi occhi tristi nel momento in cui le raccontai della mia decisione. Poi venni chiamata e mi portarono per un lungo corridoio in una stanza dove fu chiusa la porta. Iniziarono a disinfettarmi l'addome e, dopo avermi anestetizzato, il medico infilò un ago nell'utero e tolse un quarto di litro d'acqua che fu sostituito con una soluzione salina forte.

L'agonia del feto durò circa un'ora, poi morì.
Tre giorni più tardi egli fuoriuscì dal mio grembo. L'infermiera che mi era accanto, osservando il feto, mi disse: "Guarda, era un piccolo maschietto". Sì, lo si poteva
riconoscere bene: era un bimbo completo, con le dita delle mani e dei piedi formati.

Questo corpicino così fragile e privo di vita mi impressionò: avevo ucciso il mio bambino!

DOLORE E SENSO DI COLPA
Nel mio dolore gridai a Dio, ma Egli non poteva ascoltarmi perché non Lo conoscevo. Cercai allora di superare il senso di colpa che mi opprimeva, impegnando la mia mente con gli studi. Ma era tutto inutile. Ogni volta che vedevo delle donne incinte o con dei bambini, accusavo me stessa per quello. che avevo fatto. Ma poi, mi giustificavo e accusavo gli altri: il mio ragazzo, i miei genitori, persino Dio perché non aveva impedito la mia gravidanza.... •

Dopo circa un mese dall'aborto, conobbi Davide, un ragazzo che mi amava nonostante il mio passato. Un anno e mezzo dopo ci sposammo. Ma non era un matrimonio felice. Amavo ancora Paolo e desideravo avere un figlio solo da lui. Diventai aggressiva verso mio marito e odiavo me stessa. Nonostante tutto, Davide continuava ad amarmi. Ogni notte ero tormentata dagli incubi: sognavo feti buttati via. La mia angoscia non aveva mai fine.

LIBERAZIONE!
Una sera fui invitata ad una conferenza biblica. Quella sera, per la prima volta capii chi era Gesù Cristo e lo accettai come mio Salvatore. Deposi i miei peccati, le mie colpe sotto la croce. Sentivo il perdono di Dio. Ricevetti una grande pace e le mie angosce svanirono. Gli incubi smisero di tormentarmi e cominciai a vedere il mondo e me stessa con gli occhi di Dio; lentamente tornò la gioia nella mia vita. Chiesi perdono ai miei genitori e a mio marito. Sentivo che il Signore guariva il nostro matrimonio, ed io e Davide consegnammo fiduciosi noi stessi a Lui, perché Egli divenisse la nostra guida. Tre anni dopo, il Signore ci diede un bel maschietto. Ogni volta che lo guardo sono profondamente commossa della Sua grazia". (Testimonianza autentica)

"Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo': (dalla Bibbia)

Scarica qui l'opuscolo in pdf

AllegatoDimensione
PDF icon fine_di_un_incubo.pdf365.51 KB

facebook icona twitter iconawhatapps icona

Commenti

Ritratto di alex

Frammento del film "Unplanned" che mostra realisticamente un aborto visto agli ultrasuoni. Vedere questo è ciò che ha reso Abby Johnson, ex direttore di Planned Parenthood, diventare "Provida". Questo film che mostra la realtà dell'aborto ha già fatto in modo che diversi operatori clinici abortisti abbandonino il loro lavoro.

YouTube: 
Ritratto di alex

Negli Stati Uniti è morta a 69 anni Norma McCorvey, che con lo pseudonimo di Jane Roe nei primi anni Settanta divenne - senza volerlo - il simbolo della lotta per il diritto all'aborto.
In questi giorni i media hanno ricordato la sua vicenda e la sua esperienza, a molti giornali però è sfuggito che Jane Roe, dopo un percorso umano e interiore travagliato, nel 1995 sperimentò una conversione al cristianesimo e da quel momento si spese attivamente contro la battaglia cui aveva, suo malgrado, dato il nome vent'anni prima....

Opera evangelica a favore dei non vedenti

Opere evangelica per sordi

La chiesa perseguitata

Pregare ed aiutare

Il vangelo tra gli stranieri