La Chiesa che Costantino conosceva

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Come nacque la classe sacerdotale oggi presente nella realtà cattolica così distante dalla chiesa primordiale? Esiste una connessione tra eredità costantiniana e antisemitismo europeo?

Preparato per  il convegno:  L'editto di Milano 1700 anni dopo (13.06.313 - 13.06.2013) 

La novità contenuta nella politica ecclesiastica di Costantino fu quella di ufficializzare, e sostenere finanziariamente, una classe di leader che esisteva già, definita "sacerdoti". Come scrive Giovanni Tabacco, "i privilegi concessi da Costantino e dai suoi successori [erano concessi] all'organizzazione sacerdotale del cristianesimo".[1] Il mio scopo, con questo breve intervento, è di definire l'origine di questa organizzazione sacerdotale.

È risaputo che il Nuovo Testamento usa termini molto diversi per definire i conduttori di chiesa: "anziani-pastori", detti anche "vescovi" o "sovrintendenti" (gr. episcopoi), mentre la chiesa intera è descritta da Pietro come "un sacerdozio santo" (1 Pietro 2:5).

Per quanto concerne i vari ministeri cristiani, secondo il Nuovo Testamento essi dipendono dai particolari carismi conferiti dallo Spirito Santo,[2] mentre Gesù rimane sommo sacerdote in eterno, avendo "un sacerdozio che non si trasmette" (Ebrei 7:24-25).

Quindi, ci si domanda come mai, al tempo di Costantino, i leader ecclesiastici venivano definiti "sacerdoti"? Per rispondere a questa domanda dobbiamo parlare dello sviluppo di un nuovo modo di considerarsi della chiesa, frutto questo, non di una seria riflessione biblica, bensì di uno spirito di rivalità che si sviluppò durante l'epoca post-apostolica fra le due comunità di fede monoteista, quella della chiesa cristiana e quella ebraica.

Dal disprezzo dei Giudei e delle loro istituzioni (il tempio, i sacrifici, la circoncisione, ecc.) evidente nel pseudonimo Epistola di Barnaba, la chiesa passò a una ridefinizione di se stessa, come il vero Israele, al posto di Israele etnico. Per esempio, Giustino Martire, nella sua opera: Dialogo con Trifone, un Giudeo, definì la chiesa "la vera razza israelitica". Questa pretesa di essere il vero Israele, all'esclusione di Israele etnico, viene definita "la teologia della sostituzione".

Tale pretesa richiedeva che la chiesa interpretasse gli Scritti sacri in modo allegorico. Per esempio dal pseudonimo Barnaba, fino ad Agostino, si capovolgeva il senso di Genesi 21:25 dicendo che «il figlio maggiore», Esaù, rappresenta Israele mentre Giacobbe rappresenta la chiesa![3] Tertulliano introdusse una nota funesta in questa tradizione interpretativa che avrebbe avuto grande risonanza nei secoli successivi. Scrisse: "Senza dubbio, per l'editto del pronunciamento divino, il primo e «maggiore» popolo - cioè quello dei Giudei - deve necessariamente servire il «minore»: e il popolo «minore» - cioè quello Cristiano - deve superare il «maggiore».[4]

Credendosi il vero Israele, la chiesa non solo allegorizzava il Tanach e si vantava di superare Israele in ogni cosa; inoltre fece proprie le categorie levitiche di ministero (sacerdozio, sacrifici, altare, ecc.).[5]

Nel contempo Israele etnico, la cui sopravvivenza era di imbarazzo a questo genere di chiesa, veniva sempre più disprezzato. Intanto la predicazione del vangelo della grazia, in vista di suscitare fede a salvezza negli ascoltatori, perdeva di importanza.

La trasformazione del ministero cristiano in un sacerdozio gerarchico modellato su quello del patto levitico, divenne irreversibile al tempo di Cipriano, dopo la persecuzione indetta dall'imperatore Decio (250-251). Secondo Cipriano il fattore unificante ed essenziale per l'efficacia del ministero sacerdotale era il ruolo del successore di Pietro che risiedeva a Roma (si veda la sua Sull'unità della chiesa).[6] Secondo Cipriano, per far parte della vera chiesa, una chiesa locale doveva essere governata da uomini la cui ordinazione sacerdotale derivava da questo vescovo.  

Conclusione I leader ecclesiastici con cui Costantino aveva a che fare formavano una gerarchia sacerdotale. L'imperatore, consapevolmente o meno, mise la politica al servizio della teologia. Per quanto concerne lo sviluppo dell'antisemitismo nell'ambito del cristianesimo "costantiniano", il fondamento teologico era "la teologia della sostituzione". La politica di Costantino acuì e rese stabili gli effetti di questa teologia, avviando una legislazione che diede espressione al disprezzo per Israele e sponsorizzando la costruzione di edifici ecclesiastici che rispecchiavano un modello sacerdotale di ministero rassomigliante quello levitico.

Rinaldo Diprose (PhD),

Istituto Biblico Evangelico Italia



[1] Giovanni Tabacco e Grado G. Merlo, Il Medioevo, Storia universale, 30 voll., Milano, Corriere della Sera, 2004-2005, 7:22.

[2] 1 Timoteo 3; Romani 12; 1 Corinzi 12; Efesini 4; 1 Pietro 1:22-23; 2:4-5; 4:10-11; 5:1-4.

[3] Barnaba, XIII;

[4] Tertulliano, Risposta ai Giudei, in Patrologia Latina, 221 voll., Parigi, J.P. Migne, 1856-1866, 2:598.

[5] Si veda gli scritti di Ireneo, Tertulliano, Origine, Cipriano e altri, che testimoniano di come la teologia della sostituzione influì sulla pratica ecclesiastica, trasportando la chiesa indietro secondo la logica del patto mosaico, si veda, Rinaldo Diprose, Israele e la chiesa, Roma, IBEI Edizioni, terza ed. 2008, pp. 102-127.

[6] Cipriano scrisse anche tre libri di Testimonianze contro i Giudei.

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