Davide

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Davide  è stato il secondo re d'Israele durante la prima metà del X secolo a.C.

Le sue vicende, risalenti all'epoca ebraica, sono raccontate nel primo e nel secondo libro di Samuele, nel primo libro dei Re e nel primo libro delle Cronache.

Valoroso guerriero, musicista e poeta, accreditato dalla tradizione quale autore di molti salmi, Davide viene descritto nella Bibbia come un personaggio dal carattere complesso, capace al contempo di grandi crudeltà e generosità, dotato di spregiudicatezza politica e umana ma al tempo stesso in grado di riconoscere i propri limiti ed errori.

 La Bibbia ci racconta nel libro di Samuele, un giorno il re Davide passeggiava sulla sua terrazza nel tardo pomeriggio. Quando a un tratto i suoi occhi si posano sulla terrazza del palazzo di fronte alla sua Reggia. E vede Betsabea una bellissima donna che sta facendo il bagno.

Re Davide viene a conoscenza che la donna è la moglie di un suo capitano delle guardie, Uria, uno dei suoi soldati impegnati in guerra, e Davide si invaghisce di lei, la invita a casa sua ed ha una relazione con lei.

Betsabea rimane incinta ed informa del fatto il re, David escogita un piano per liberarsi di Uria,  e comanda a un suo generale di sferrare un attacco e di far mettere Uria in prima fila. Il generale ubbidisce e Uria muore durante quest'attacco, così Davide resta libero di prendere in moglie Betsabea. Re Davide non riusciva a dormire quel pomeriggio nella sua stanza reale, il caldo infuocato del giorno aveva reso le mura della reggia come una fornace. Davide si girava e rigirava nel suo letto per il riposo pomeridiano, ma tutto era inutile.

Il grande caldo, le notizie non proprie buone della guerra contro gli Ammoniti che gli giungevano dai suoi capitani in battaglia, primo fra tutte il suo comandante in capo Uria, quel pomeriggio lo tenevano sveglio e inquieto. Davide si alzò dal suo letto regale, si asciugò la fronte che colava di sudore, beve dell’acqua fresca dalla sua caraffa ed esce sulla terrazza per prendere un poco d’aria fresca nel tardo pomeriggio.

Il sole di Gerusalemme stava ancora alto all’orizzonte è sembrava che quel pomeriggio non volesse più tramontare per dare un poco di refrigerio alla città.

Davide passeggiava sulla sua terrazza inqueto mentre i suoi pensieri erano rivolti ai suoi uomini in battaglia, alle notizie che gli mandava Ioab il capo del suo esercito, sull’esito dei combattimenti contro Ammon e l’assedio della città di Rabba. 

Quando tutto a un tratto gli occhi di Re Davide si posero sulla terrazza del palazzo di fronte al suo, e vide una bellissima donna di nome Betsabea moglie di un suo valoroso comandante Uria, in guerra per Israele, che faceva il bagno sulla terrazza, rimase colpito da tanta bellezza e grazia di questa meravigliosa donna.

Davide aveva vinto mille battaglie sui nemici del suo popolo, aveva umiliato l’esercito dei Filistei con la sconfitta del gigante Golia, il suo cuore non tremò davanti a lui, ma questa volta c’era in lui una altra battaglia più forte, contro la sua la carne e il suo onore di re, la passione contro la regalità.

I suoi occhi non potevano distogliersi da quella bellezza che gli era parsa davanti e il re in quel momento dimenticò di essere re d’Israele per lasciare il posto alla sua passione di uomo, un desiderio ardente prende il suo cuore r un pensiero fisso gli gira nella mente, avere quella donna a ogni costo!

Il re manda subito ad informarsi chi era quella donna.

Gli fu riferito: <<È Betsabea, moglie di Uria l’Hittita, tuo fedele soldati!>>

Allora Davide, non preoccupandosi affatto che la donna era sposa di un suo valoroso condottiero, mandò dei messaggeri a prenderla.

Betsabea conosceva il sesto comandamento di Dio, non commettere adulterio, e anche Re Davide lo conosceva bene, ma si poteva rifiutare l’ordine del suo re?

Quella notte Uria il comandante stava nella sua tenda a curarsi le ferite delle battaglie e la sua fedeltà al re Davide era incorruttibile, il coraggioso capitano mai sarebbe indietreggiato davanti ai nemici della sua terra, era pronto a morire per il suo Re, gli aveva giurato fedeltà!

Quando divenne capitano delle guardie, Davide lo aveva scelto come comandante, Uria fece una gran festa a casa sua con tutti gli amici e il parentato, sua moglie Betsabea era felice per questa sua nomina!

E mentre Uria stava seduto nella sua tenda di battaglia, Betsebea sua moglie e Il suo Re Davide, erano a commettere adulterio nel letto regale.

Un tradimento regale.

Una volta tornata a casa, poco tempo dopo Betsabea si accorse di aspettare un figlio e fece sapere a Davide di essere rimasta incinta di lui. Allora Davide, preoccupato, escogitò un piano che gli permetteva di scagionarsi dal guaio che aveva causato sperando che il tradimento non fosse scoperto.

 Mandò a chiamare il marito di Betsabea, Uria l’Hittita, dal campo di battaglia e lo invitò a casa. Il soldato orgoglioso dell’invito, si precipitò immediatamente dal suo re. Arrivato Uria, Davide si informò dell’andamento della guerra, delle sue truppe e infine lo invitò a tornare a casa, da sua moglie.

Sperava che dopo la lunga assenza egli giacesse con lei e così poteva giustificare la gravidanza.

<<Uria, mio prode comandante,>> disse Davide

“<< i nostri nemici indietreggiano davanti alla tua spada!

 mi giungono notizie buone dei tuoi valorosi combattimenti sul campo di battaglia, e Rabba, la città delle acque, sta per cadere!”

<<Mio Signore>> rispose Uria,

<<presto la città di Rabba cadrà nelle nostre mani e   la consegnerò con tutti i suoi beni al mio re!>>

<<Bravo Uria!>>rispose Davide << ma adesso è tempo che ti riposi un po’ dalla guerra! vai a casa tua da tua moglie e rifocillati dalle tue fatiche, è il tuo Re che te lo comanda!>>

Ma Uria non dormi a casa sua.

Uria riposò alla porta del palazzo del re con tutti i servi del suo signore, e non scese a casa sua. 
E come ciò fu riferito a Davide e gli fu detto: <<Uria non è sceso a casa sua!>>, Davide disse ad Uria:

<<Non vieni tu da un lungo viaggio? Perché dunque non sei andato a casa tua?>> 

Uria rispose a Davide:

 <<L’arca, Israele e Giuda abitano sotto le tende, Joab mio signore e i suoi servi sono accampati in aperta campagna, e io me n’entrerei in casa mia per mangiare e bere e per dormire con mia moglie? Com’è vero che tu vivi e che vive l’anima tua, io non farò tale cosa!>> 

La mattina seguente, Davide scrisse una lettera a Joab, e gliela mandò per le mani d’Uria. 
Nella lettera aveva scritto così:

<<Ponete Uria al fronte al nemico, dove più è accesa la mischia; poi ritiratevi da lui, perché resti solo e colpito muoia!> 

Uno cattivo spirito aveva preso la mente di Davide, il suo peccato di avere preso la moglie di un suo fedele soldato, adesso si aggiungeva quello di fare uccidere il marito di Batsabea , un suo soldato fedele e diede l’ordine ai suoi capitani di mendarlo in battaglia  senza copertura con la speranza che venisse ucciso e di essere libero con la moglie di Uria.

Dei cattivi spiriti avevano preso la mente di Davide, l’uomo secondo il cuore di Dio scelto come Re d’Israele , si era contaminato col peccato.

Quando la moglie di Uria udì che suo marito era morto, lo pianse e finito che ella ebbe il lutto, Davide la mandò a cercare e l’accolse in casa sua.

Ella divenne sua moglie e gli partorì un figliuolo.

Ma quello che Davide aveva fatto dispiacque all’Eterno, e Dio manda il profeta Nathan a casa sua e gli disse:

 <<V’erano due uomini nella stessa città, uno ricco, e l’altro povero. 
Il ricco aveva pecore e buoi in grandissimo numero; 
ma il povero non aveva nulla, fuorché una piccola agnellina ch’egli aveva comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme ai figliuoli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; ed essa era per lui come una figliuola. 
 Or essendo arrivato un viaggiatore a casa dell’uomo ricco, questi, risparmiando le sue pecore e i suoi buoi, non ne prese per preparare un pasto al viaggiatore ch’era capitato da lui; ma pigliò l’agnella di quel povero uomo, e ne fece delle vivande per colui che gli era venuto in casa. >>
 Allora l’ira di Davide s’accese fortemente contro quell’uomo, e disse a Nathan: <<Com’è vero che l’Eterno vive, colui che ha fatto questo merita la morte!
Pagherà quattro volte il valore dell’agnella, per aver fatto una tal cosa e non aver avuto pietà’!>> 
Allora Nathan disse a Davide: <<Tu sei quell’uomo! Così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele:  Io t’ho unto re d’Israele e t’ho liberato dalle mani di Saul,  t’ho dato la casa del tuo signore, e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo signore; t’ho dato la casa d’Israele e di Giuda; e, se questo era troppo poco, io v’avrei aggiunto anche dell’altro. 
Perché dunque hai tu disprezzata la parola dell’Eterno, facendo ciò ch’è male agli occhi suoi? Tu hai fatto morire colla spada Uria lo Hitteo, hai preso per tua moglie la moglie sua, e hai ucciso lui con la spada dei figliuoli di Ammon. 

Or dunque la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, perché tu m’hai disprezzato e hai preso per tua moglie la moglie di Uria lo Hitteo. 
Così dice l’Eterno: Ecco, io sto per suscitare contro di te la sciagura dalla tua stessa casa, e prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo prossimo, che si giacerà con esse in faccia a questo sole; 
poiché tu l’hai fatto in segreto; ma io farò questo davanti a tutto Israele e in faccia al sole’.>> 
Allora Davide disse a Nathan:

<<‘Ho peccato contro l’Eternò.>>

E Nathan rispose a Davide: <<E l’Eterno ha perdonato il tuo peccato; tu non morrai. 
Nondimeno, siccome facendo così tu hai data ai nemici dell’Eterno ampia occasione di bestemmiare, il figliuolo che t’è nato dovrà morire’.>> Nathan se ne tornò a casa sua. 
E l’Eterno colpì il bambino che la moglie di Uria aveva partorito a Davide, ed esso cadde gravemente ammalato. 
Davide quindi fece supplicazioni a Dio per il bambino, e digiunò; poi venne e passò la notte giacendo per terra. 
Gli anziani della sua casa insistettero presso di lui per ch’egli si levasse da terra; ma egli non volle, e rifiutò di prender cibo con essi. 
Or avvenne che il settimo giorno il bambino morì; e i servi di Davide temevano di fargli sapere che il bambino era morto; poiché dicevano: <<Ecco, quando il bambino era ancora vivo, noi gli abbiam parlato ed egli non ha dato ascolto alle nostre parole; come faremo ora a dirgli che il bambino è morto?>>
 Ma Davide, vedendo che i suoi servi bisbigliavano fra loro, comprese che il bambino era morto; e disse ai suoi servi:

 ‘<<È morto il bambino?>>’

 Quelli risposero:

 <<È morto.>>

Dio amava Davide, ma non restò indifferente al suo peccato, e Davide pagò amaramente la colpa del suo tradimento regale.

Nonostante fosse stato unto dal profeta Samuele come re d’Israele Davide era secondo il cuore di Dio, e molte volte aveva visto la sua mano all’opera in suo aiuto, questo sua disubbidienza gli costò la vita di suo figlio.

Punì Adamo il primo uomo, per la sua disubbidienza, distrusse Sodoma e Gomorra per la sua perversione, distrusse la terra con il diluvio universale a causa dei peccati degli uomini che arrivavano fino agli occhi di Dio!

Dio è amore ma anche un giudice giusto a cui bisogna dare conto delle nostre mancanze.

Ma grazie a Dio che abbiamo un mediatore presso Dio padre, che intercede per i nostri peccati, Gesù Cristo, seduto alla destra di Dio che intercede per noi, altrimenti come avremmo potuto scampare al suo giudizio’?

“Egli intercede per noi e ci difende dalle calunnie di Satana in quanto Gesù Cristo è il nostro avvocato presso Dio Padre (Romani 8:34; 1 Giovanni 2:1).

Armando Sansone

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