La parabola del figliol prodigo

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Una delle parabole più conosciute dei vangeli è la parabola del figliol prodigo.  La troviamo nel vangelo di Luca, che leggiamo da 15:11: “[Il Signore Gesù] Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane di loro disse al padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta”. E il padre divise fra loro i beni. Pochi giorni dopo il figlio più giovane, raccolta ogni cosa, se ne andò in un paese lontano e là dissipò le sue sostanze vivendo dissolutamente. Ma quando ebbe speso tutto, in quel paese sopraggiunse una grave carestia ed egli cominciò ad essere nel bisogno. Allora andò a mettersi con uno degli abitanti di quel paese, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.

Ed egli desiderava riempire il ventre con le carrube che i porci mangiavano, ma nessuno gliene dava. Allora, rientrato in sé, disse: “Quanti lavoratori salariati di mio padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te, non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati.” Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai suoi servi: “Portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E si misero a fare grande festa.”

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Nella città di “Golan”,

c’era una casa di un ricco allevatore di animali, situata in mezzo alla campagna, tra due montagne verdeggiante  che la circondavano, la facevano sembrare come una casetta di un presepe.

Con i suoi colori, dal rosa pallido dei muri, al rosso porpora del tetto, era una di quelle casette  difficile da non notare!

In quella casa viveva un uomo di nome Ariele, che aveva due figli che lui amava molto.

Il più grande aveva trent’anni anni e si chiamava Bartolomeo, mentre il più   giovane ne aveva solo venti, e si chiamava Gabriel.

Entrambi lavoravano nella terra dei loro genitori, ma più che lavorare erano assistenti dei lavori, che facevano i servi del loro padre, accudire gli animali ,le mucche, gli asini, le pecore e i capretti.

E poi c’era la terra da coltivare , da accudire durante la semina e  il raccolto,  la vigna da potare.

 Mentre il figlio più grande Bartolomeo andava nei campi insieme agli operai per seguire da vicino il lavoro, il più piccolo Gabriel ,teneva i conti dell’azienda, stando a casa.

A Gabriel lavorare nei campi non piaceva molto!

Sognava di andarsene via da quel posto che lo faceva sentire oppresso è insoddisfatto!

E come tutti i giovani della sua età, sognava una grande città ,vivere una bella vita piena di divertimenti, cosa che la sua terra e la campagna non gli poteva mai offrire.

Gabriel non amava la sua terra, non amava quel genere di vita.

Gabriel non amava nemmeno suo fratello, che si sentiva un Dio, e che sapeva sempre tutto!

Sempre preso con il suo lavoro nei campi e senza una visione diversa che non fosse il suo monotono lavoro!

Gabriel voleva un futuro lontano da quel posto, lontano da casa sua.

 

Molte volte aveva parlato dei suoi progetti con il fratello, ma le loro divergenze erano molte, a suo fratello piaceva quel tipo di lavoro quella vita, e mai avrebbe intrapreso un’altra strada.

Peggio per lui!

Se voleva morire in quel posto come un campagnolo senza storia libero di farlo!

Lui, Gabriel, avrebbe preso un’altra strada,

e quel giorno decise per la sua vita!

Si presentò a suo padre, che oramai avanti con l’età, se ne stava seduto vicino al caminetto, dove il fuoco della legna scoppiettava e cercava di riscaldare il suo corpo e la sua mente,

è ogni  scoppiettare della legna, era un ricordo della sua vita.

Ariele pensava a quando i suoi figli erano piccoli e giocavano felici davanti casa, con le caprette e le galline, si arrampicavano sugli alberi e prendevano i frutti ancora acerbi come la loro età. Erano felice e spensierati e si volevano bene!

Ma il tempo passa, e crebbero entrambi, e con la loro età ,anche i  problemi e rancori l’uno verso l’altro.

Accuse a vicenda, e Bartolomeo che  accusa Gabriel  suo fratello che ruba sui conti della fattoria, e lui Gabriel lo odiava per questo!

 Anche quel suo modo di fare da padrone nella azienda di famiglia.

E dopo l’ennesima lite,

quel giorno Gabriel decide!.

Non sarebbe  stato un solo minuto in un quella casa che odiava e lo faceva sentire come un forestiero.

“Padre..”

disse Gabriel appena entrò nella cucina dove era seduto il suo papà,

“non voglio più stare in questa casa,!”

“ non mi sento realizzato!”

“il mio destino è altrove lontano da qui!”

“non sono nato per la campagna!”

“Io, ho altre prospettive per il mio futuro!”

“ti prego, dammi la mia parte di eredità ,che mi servirà per le mie spese, nella città di “Adna!”

“Andrò lontano da qui ,e ti prego di non ricominciare  la tua solita lagna di moralità e di comportamenti”

“Sono già un uomo e non ho bisogno di sentire anche le tue prediche!.”

Il padre rimase addolorato per le parole del figlio che voleva andare via,, anche se aveva intuito da tempo che Gabriel avrebbe preso quella decisone!.

Erano molti i segnali della sua insofferenza verso la casa paterna  ,il suo lavoro, verso di lui e il fratello, era già nell’aria quella decisione!

Gabriel voleva andare lontano dalla sua famiglia, dal loro affetto, per un’avventura che non si sapeva bene cosa  avrebbe comportato!

Andare in  una città lontana,  “Adna”, piena di peccato e tentazione per un giovane della sua età, una città Adma che si trovava nella pianura di “Sodoma” e “Gomorra” ,poca timorata di dio.

Ma sapeva che ogni sua parola per farlo desistere dalla sua decisione sarebbe stata inutile!

E il padre guardò con gli occhi lucidi il figlio che amava tanto, dopo che sua madre morì dandolo alla luce, ma non disse nulla.

Un nuovo giorno stava per nascere nel paese di  “Golan”, e la casa di Ariele, quel giorno vedeva partire un suo figlio, con il denaro della sua eredità in mano e tanti sogni .

Gli uccellini sugli alberi cinguettavano salutando il sole che stava sorgendo, il ruscello faceva sentite il suo scorrere delle acque, e la tortorella faceva sentire la sua voce sui  tetti,

ma Gabriel non udiva per niente  questa poesia della natura.

Tutta la sua mente era presa da altri pensieri, la sua visione oramai era per la citta di “Adna” dove avrebbe trovato tanti amici e e belle donne, tanti divertimenti per la sua età  che voleva godersi e mentre percorreva il sentiero che lo portava lontano, dalla finestra     il padre guardava il figlio allontanarsi  con lo sguardo velato di lacrime e una preghiera nel cuore.

Erano passati molti anni dalla sua partenza e il papà non sentiva più sue notizie da tempo.

Il suo cuore era addolorato per questo suo figlio perso nelle strade del mondo, è sentiva nel suo cuore che Gabriel camminava in dissolutezza, senza il timore di Dio, ma ogni giorno pregava per lui.

E intanto Gabriel se ne stava in un porcile, insieme ai maiali, dopo che aveva sperperato ogni suo bene in divertimenti e peccati.

Gabriel non era abituato ai lavori umili ,e l’unico lavoro che aveva trovato era il guardiano di porci, dove stava tutto il giorno con il loro fetore e il loro continuo emettere grugniti che lo tenevano compagnia tutto il giorno.

Gabriel pensava, quando nella  casa del padre, aveva tutto, era il padrone della fattoria, non gli mancava nulla, e i servi di suo padre in quel momento stavano certamente meglio di lui !

E Gabriel pensava con la tristezza nel cuore, di come si era comportato  irresponsabile e imprudente  , lasciare la casa di suo padre per seguire le sue concupiscenze, non ascoltare i suoi consigli  ,e ora ne pagava le conseguenze!.

Stava in mezzo ai maiali, dove condivideva con loro non solo le ghiande e radici che mangiavano, ma soprattutto la loro natura

Il suo corpo e il suo spirito erano senza vita e anche la sua anima ne soffriva.

Ma un giorno decise di ritornare a casa!

Non ce la faceva più a fare quella vita dissoluta di cui si era pentito!

Sarebbe andato dal padre, e gli avrebbe chiesto perdono!

Perdono di tutto il male che gli aveva procurato!

Gabriel pensava se il padre  era ancora vivo…erano passati tanti anni, da quando  lo aveva lasciato, e lui era già avanti con l’età, e stava  poco bene di salute!

Chissà come stava il suo vecchio povero papà!

e con le lacrime agli occhi e il cuore che sanguinava per il dolore, quel giorno decise di tornarsene per la via del perdono.

Gli uccellini cantavano ancora sugli alberi e il ruscello faceva sentire ininterrottamente lo scorrere  delle sue acque ,e la tortorella faceva sentire sempre la sua voce sui tetti

un uomo stava per ritornare, pentito, si avvicinava sempre di più ,da lontano lungo il viale alberato, verso la casa del perdono, insieme ai suoi pensieri…

“mi perdonerà mio padre?”

,pensava tra se Gabriel, mentre con la testa china di vergogna camminava con passo incerto verso la casa paterna.

“Sarà ancora vivo?”

“mio fratello mi vorrà ancora nella sua azienda?”

“forse ho fatto male a ritornare!”

“sicuramente mi faranno scacciare via dai servi di mio padre!”

E con questi pensieri Gabriel arrivò vicino a casa sua

si ferma un attimo a guardare intorno, quanti ricordi c’erano in quella terra!

E si rivedeva bambino felice che correva inseguendo galline e agnellini, e sentire ancora il buon profumo delle focacce arrostite  che a lui piacevano tanto!

E mentre era assorto in questi pensieri, ecco che l’uscio di casa si aprì e un vecchio, un  padre che sempre pregava, e sempre sperava, appoggiandosi al suo bastone, stanco ,ma con gli occhi felici e pieni di gratitudine verso il Signore ,tende le braccia a suo figlio, braccia piene d’amore e di perdono!

Non c’era bisogno di parole, di sapere chi era quell’uomo mal vestito come uno straccione e con una lunga barba, era il cuore che parlava più di mille parole, è il cuore di un padre non si sbaglia quando ama i suoi figli, non c’è inganno!

Gabriel abbracciò il padre e con un fil di voce rotto solo dai singhiozzi disse:

“Padre perdonami..”

Il padre andò verso di lui e gli butta le braccia al collo, e la sua voce ha solo la forza di pronunciare il nome tanto amato,

“Gabriel..”

E non ci furono più parole,

non servivano,

le lacrime parlavano per loro

l’amore era stato più forte di ogni parola!..

Si fece una grande festa in quei giorni nella casa di Ariele per quel figlio perduto e ritrovato.

Si ammazzarono vitelli grassi, maiali e agnelli, capretti e polli.

E del buon vino per fare felici tutti i commensali.

Gabriel fu vestito con una veste di seta blu, la più bella fu trovata nella città!

Si invitarono tutti gli abitanti del paese, è ognuno doveva essere partecipe delle felicità  di un padre, che aveva perduto suo figlio ma che poi era stato ritrovato, perchè l’amore aveva vinto sugli inganni del mondo.

E tutta la casa di Gabriel, tutto il paese, il paese ,facevano festa,

gli uccellini e le tortorelle,

gli agnellini e i maialini,

servi e  amici,

tutti erano felici!

Si faceva festa anche in cielo

perchè un uomo era perduto, ma poi ritrovato! .

Si era pentito, era stato tolto dalla grinfie del diavolo, ed  ora si sentiva felice nella casa di suo padre.

Tutti felici?

forse non tutti…

Il fratello maggiore aveva qualcosa cosa da ridire su questo perdono, e sull’amore dimostrato dal padre verso suo fratello minore!

Bartolomeo, che era sempre stato al servizio di suo padre, fedele e costante nel lavoro ,sacrificandosi tutti quei anni per mandare avanti gli affari della famiglia della  fattoria,

lui che  aveva sempre accudito il padre nella sua a malattia ,mentre il fratello era via sperperandosi tutti i suoi denari

adesso si vedeva vittima di una ingiustizia

privato dei  beni che sarebbero dovuto toccare tutti a lui!

Era un suo diritto legittimo di eredità, perchè suo fratello aveva già avuto la sua parte!

Pazienza che i suoi occhi non vedevano un uomo che Dio aveva perdonato e tutto l’oro del mondo a confronto era spazzatura. e non poteva paragonarsi alla sua salvezza!

Un uomo era stato tolto dal fuoco dell’inferno e aveva fatto felice il cuore di un padre che per molti anni aveva sofferto, e adesso poteva gioire nei suoi ultimi giorni che Dio gli concedeva.

Si, adesso poteva finalmente addormentarsi per sempre..

Armando Sansone

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