Da un'infanzia in povertà alla vita ricca in Cristo

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Se oggi il mio cuore è per i poveri, emarginati, disagiati, coloro che sono dimenticati dal mondo e non valgono nulla lo devo molto alla mia personale esperienza di vita. Ho scelto di essere la voce di chi non ha voce Voglio cominciare da quando ero piccolo e vivevo in Brasile.

Sono nato in una famiglia poverissima e siamo 4 figli. Mia sorella e mio fratello minore erano piccoli e non pensavano alle cose ma io e Paolo, mio fratello maggiore, si! Io e lui abbiamo avuto un’infanzia rubata: a quattro anni si è bambini ma io e lui non lo eravamo, non potevamo esserlo.

Finché eravamo in Brasile, non siamo mai stati bambini, eravamo bambini solo all’anagrafe.

Finché non sono venuti quelli che oggi sono i miei genitori a prendermi, non ho mai visto un soldatino, un giocattolo ecc. e infatti quando me li compravano non ci andavo tanto dietro visto che all’età di quattro anni dovevo più pensare a sopravvivere che a giocare e quindi i giocattoli ormai per me passavano in secondo piano.

Mentre i bambini giocavano con i giocattoli, con i fratelli, e altro, io pensavo come si doveva andare avanti, perché non poteva fare tutto nostra madre. Non mi ero mai visto ad uno specchio e di conseguenza non conoscevo neanche il mio viso.

Nostra madre ha sofferto tantissimo a causa di nostro padre, non andavano d’accordo e lei veniva picchiata quasi ogni giorno perché mio padre era sempre ubriaco, a volte anche davanti a noi ma non ha mai versato una lacrima in nostra presenza!

Quando si è bambini riesci a percepire facilmente alcune situazioni.

Nostra madre stava con nostro padre nonostante i suoi tradimenti e lo faceva solo per noi! Ha sofferto veramente tanto. Ora stanno uscendo le lacrime ma continuerò comunque a scrivere: aveva una forza incredibile; non si arrendeva mai davanti a niente ma andava sempre avanti e questo faceva di lei una donna meravigliosa in tutto e per tutto.

Purtroppo ho un ricordo che non svanirà mai dalla mia testa e cioè: un giorno sentì i nostri che litigavano e nostra madre che piangeva allora andai a vedere insieme a Paolo che stava succedendo e vidi nostro padre che teneva una falce all’altezza della gola di nostra madre, io e Paolo ci mettemmo davanti a nostra madre cosi fortunatamente non successe niente.

Dopo un po’ di tempo da quel episodio, non ho visto più nostra madre ma non ce l’ ho con lei per questo, anzi,so bene che nel suo cuore non ci ha mai abbandonati ed è stato meglio che se ne sia andata prima che le succedesse qualcosa.

Ora tocca a nostro padre, posso dire pochissimo di lui, anche perché non c’è molto da dire su una persona che maltratta le donne.

Era una persona sulle sue, manesco anche se non con noi e che ha fatto soffrire tante persone.

Dopo che nostra madre se ne andò, andammo a vivere con nostro padre e la sua compagna ma non per molto visto che ci mancava poco per essere dati in adozione.

Un giorno nostro padre mi disse: presto farete un lungo viaggio e da li ci affidarono ad una famiglia in attesa di essere adottati e non lo vedemmo più.

Per questa famiglia ci stavamo o non ci stavamo era la stessa cosa; non contavamo niente e fu proprio lì che dovetti crescere ancora di più! Non si importavano di nulla, solo dei loro figli: almeno questo!!!!!! Anche se oggi mi domando in che modo si curavano dei loro figli se non riuscivano a pensare a noi che avevamo la loro stessa età.

Lì stavo tutta la giornata per strada visto che non avevo niente da fare e spesso mi ritiravo a casa con qualcosa che avevo diciamo rubato ai negozi, fruttivendoli per mangiare e far mangiare anche i miei fratelli.

Molto spesso mi capitava di “prendere” delle cose ma preferivo darle ai miei fratelli. Ovviamente con mia sorella e Marcello,mio fratello minore, era un problema più grosso visto che erano molto piccoli, ma si faceva quello che si poteva.

Questa famiglia aveva un terrazzo dove c’erano dei mattoni, non avendo come riempire lo stomaco ,era ciò che mi rimaneva da mangiare. Di conseguenza li schiacciavo e li mangiavo anche se facevano male ma quando si ha fame non si pensa a queste cose.

Un giorno scoprirono che mangiavo i mattoni perché avevo la lingua rossa del colore del mattone e mi portarono dal medico che svelò il segreto o meglio: lo svelai io dopo la domanda del medico.

A causa di mia sorella quante volte ho preso i mestoli sulle mani!!!!! Rompeva le cose ma dicevo che ero stato io così le davano a me, ma se tornassi indietro lo rifarei! Ovviamente non è che fossi un santo, anch’io ne combinavo di cotte e di crude.

Dove stavamo in affidamento, non ci volevano proprio bene! A dormire eravamo messi in un’angoletto per terra come se fossimo stracci e quindi non meritavamo importanza.

Tra gli amici di questa famiglia c’era una signora che si chiamava Flora e mi voleva veramente bene, e le cose da mangiare me le dava lei spontaneamente,mi trattava bene e questo mi faceva capire che non tutti siamo uguali.

Quando vedevo i bambini andare a scuola ci volevo andare pure io ma questa famiglia mi disse seccamente no perchè persone come noi non potevamo andare a scuola e li odiai ancora di più!

Sono contentissimo che i miei fratelli minori tante cose non le abbiano vissute!! Nella mia vita ho sempre desiderato una cosa e cioè: essere completamente diverso da nostro padre, specialmente nel modo di comportarsi con gli altri. Dare tutto per gli altri prima di pensare a se stessi e spero di esserci riuscito ma questo lo devono dire gli altri e non io.

Quando i mie fratelli minori sono partiti è stato un duro colpo perché mi mancava qualcosa, la mia famiglia, le persone che mi completavano! E avevo paura di non rivederli più ma gloria a Dio non è stato cosi.

Dopo un po’ di tempo sono venuti a prendere anche me e Paolo e non sapevamo neanche dove andavamo, cosa sarebbe successo ma avevo subito capito che avevo delle belle persone davanti a me! Sia per quanto riguarda i genitori di Paolo che i miei.

Dopo circa un’ anno ci siamo ritrovati tutti ed ero felicissimo perché stavamo tutti in Italia, a Napoli, e soprattutto avevo ritrovato la mia famiglia.

La cosa che mi dispiace è che Marcello abbia alzato una barriera con noi, e soffro tanto per questo! Ha tagliato col passato e con la sua famiglia.

Purtroppo sua mamma quando ci siamo ritrovati in Italia, avendo paura che io e Paola manifestassimo la “voglia” di tornarcene in Brasile disse: ormai dovete vivere che se non foste fratelli.

Questo era dettato dalla paura di perderlo ma ha inciso sul nostro rapporto di fratellanza.

Ho provato tante volte a fargli capire alcune cose ma invano, non dà più importanza ai suo fratelli.

Marcello per il momento è come smarrito ma spero che ritrovi la sua strada e allora tornerà dalla sua famiglia.

Dio ha provveduto alla mia vita già nel momento in cui mi ha donato la mia seconda famiglia che per me è diventata la prima. Quando cominciai a vivere con i miei genitori non ero più un bambino dentro eppure cominciarono a considerarmi come tale. Un po’ mi infastidivano gli atteggiamenti di mia madre a volte troppo premurosi, ma quello era il suo modo di amarmi. Ricordo che anche se bisognava andare a scuola si preoccupava di accompagnarmi nonostante si trovasse a pochi passi da casa mia. Ho imparato pian piano a potermi fidare di loro “lasciandomi alle spalle” tutto ciò che prima avevo vissuto. Mia madre ha saputo darmi tutto l’amore di questo mondo. I genitori che ho avuto sono quelli che Dio ha scelto per me,sono stati progettati su misura secondo il piano di Dio per la mia vita.

In tutta l’adolescenza ho trovato difficile relazionarmi con gli altri che sapevano farmi prendere coscienza della diversità della mia pelle nel modo del tutto sbagliato, mi prendevano in giro con disprezzo perché per loro ero semplicemente un nero.

Arrivai alla convinzione di volermi sottoporre all’operazione con cui Michael Jackson aveva cambiato il colore della sua pelle, diventai anoressico e non vi nascondo che alcune volte guadando dal balcone di casa mia abbia pensato di farla finita ma un giorno mi resi conto che infondo era solo per gli altri che avrei voluto cambiare, mettere fine alla mia vita.

Davo retta più alle cattiverie delle persone che ascoltare la voce di chi mi amava.

Ho imparato quindi con il tempo a comprendere che Dio ha deciso ogni singolo dettaglio del mio corpo. Ha scelto intenzionalmente il colore della mia pelle, i miei capelli ed ogni mia caratteristica.

Mi ha creato in modo unico come voleva Lui. Ha deciso quali talenti naturali avrei posseduto e l’unicità della mia personalità poiché Dio mi ha creato per il suo scopo. Dio non fa niente di casuale e non compie errori. Ha un motivo per tutto ciò che crea ed il motivo per cui Dio mi ha creato è il Suo Amore,ed io mi sento la prova vivente che il Signore ascolta dal cielo.

Dio mi ha creato per potermi amare ed è una cosa su cui ho costruito la mia vita.

Tra i miei fratelli, l’unico dei quattro che abbia desiderato mettere a servizio dei senza tetto la ricchezza dell’esperienza della mia infanzia.

Se disprezzassi chi non ha niente disprezzerei anche me stesso perché una volta anch’io non avevo niente. Ho imparato a caricarmi anche del loro amore perché hanno tantissime cose da insegnarmi e riescono ad amare senza volere niente in cambio e questo è raro. Ovviamente non parlo di tutti poiché c’è sempre chi vuole approfittare della troppa bontà. Ho imparato che i poveri non bussano alla nostra porta ma al nostro cuore e facendo entrare loro facciamo entrare anche Dio. Sono orgoglioso della mia infanzia perché per me si è trasformata in stella durante tutti questi anni.

Diceva Gandhi: non c’è nessun cammino per la pace. La pace è il cammino.

Una grande testimonianza di Gesù mi è stata data da mia madre. Non si può incontrare Dio e restare gli stessi e mia madre cambiò molto in rivelazione del vangelo. Nel suo carattere calmo e rilassato quasi non riconoscevo quella parte di mia madre apprensiva. In tutto il periodo della sua malattia mi testimoniò una grande fiducia in Dio. Questo suo atteggiamento era come uno scuotere il mio cuore a vedere ciò che non volevo vedere.

Una mattina ricordo che sentii nel cuore di dover pregare. Mia madre mi chiamava affinché mi preparassi per recarmi al lavoro, io però continuavo a pregare senza riuscire a fermarmi. Sentivo nel cuore tutta la benedizione di Dio e quando mi rialzai mi recai da mia madre per confessarle che da quel momento in poi decisi di accettare il Signore nella mia vita per quello che Lui era veramente.

La mia fede fu subito messa alla prova. Mia madre si aggravò fino al punto di morire e con lei morì una parte di me.

Molti mi hanno accusato di aver accettato l’evangelo nella mia vita a causa del dolore per mia madre.

Non riuscivo più a provare amore per nessuno e forse neanche per me stesso. Il mio mondo crollò in un solo istante. Ricordo che quella mattina mio padre venne nella mia camera a svegliarmi avvertendomi che per quanto continuasse a chiamare mia madre, lei non rispondeva. Corsi in fretta nella sua stanza e mi avvicinai al suo letto. Mi guardò fisso come desiderosa di dirmi un qualcosa che non riuscirono le sue labbra a confessarmi e chiuse gli occhi entrando in coma. Nel delirio più forte rinnegai l’esistenza di Dio. Ero pieno di rabbia nei suoi confronti poiché nel suo immenso potere non aveva guarito mia madre e dichiarai a Raffaella (oggi mia moglie), che il vostro Dio potevate tenervelo per voi. Il vuoto che avevo nel cuore così non vide luce né speranza della resurrezione. Il nemico seppe in quel momento, per me angustiante, trarne ovvi motivi perché mi allontanassi dall’amore di Dio. Insinuava nel mio cuore il modo in cui era morta mia madre con le sofferenze che aveva attraversato, che era morta mia madre,e mi ossessionava con il ricordo di tutte le sofferenze della sua malattia. In quel momento stesso in cui fui preso in tali pensieri capii che il combattimento non era più carne contro carne ma contro spiriti e potestà.

Fu un sabato che tornando dal tirocinio in ospedale incontrai a piazza Garibaldi una comunità cristiana che testimoniava le opere di Dio. Erano ex tossicodipendenti o alcolisti che testimoniavano la grandezza di Dio nella loro guarigione. Ascoltarli destò il mio spirito e ritornato in me, tornai a confessare con la bocca la grandezza di Dio. Probabilmente dentro di me sapevo già, nel momento in cui rinnegai il Signore, che quella non era la soluzione giusta. Ritornai così in chiesa per adorare Dio.

Le prove, però, non erano finite. Mi ritrovai ad affrontare con mio padre situazioni economiche difficili in cui vivere. In queste situazioni imparai però a vivere per fede e senza allontanarmi mai più da Dio imparavo a riconoscere la sua opera nella mia vita. Imparavo la potenza della preghiera

con la quale riuscivo a vincere ogni battaglia. In queste esperienze facevo mio il passo della scrittura in cui c’è scritto:posso ogni cosa in colui che mi fortifica.

Il Signore è potente e non abbandona i suoi figli mai e poi mai. Gloria a Dio sempre ed in eterno. Già da molti mesi per difficoltà economica non era stato possibile realizzare il marmo funebre per mia madre. Avevo una grande amarezza nel cuore per questo. Non riuscivo a pensare che dopo una vita trascorsa di sacrifici e semplicità di cuore potesse restare in un modo tale, come abbandonata. Avevo tanto amato mia madre e l’amo ancora,e soffrivo ad averla abbandonata. Ma il Signore è tanto grande che non può abbandonare. A volte la sofferenza è forte tanto da portarti a credere che lui non esista ma il Signore riscatta i suoi figli. Mio padre tornando,infatti, dal cimitero mi confessò che mia madre aveva un marmo ben curato. Il responsabile del cimitero aveva pensato tutto lui curandosi di ogni cosa. Per me la gioia fu grande e compresi che quello fu un regalo da parte di Dio. Ho imparato in quest’anno che quando sei con Dio la benedizione arriva.

Per concludere voglio ancora testimoniare come Dio protegge costantemente i suoi figli anche quando questi non si rendono conto di ciò. Un giorno infatti restai in casa senza corrente elettrica e chiamato l’elettricista quasi si meravigliò di come,dopo il corto circuito avvenuto, non si fosse incendiato l’appartamento. Erano anni che l’intero mio impianto elettrico era ormai completamente bruciato né il salva vita era più in funzione,e per tanto non abbiamo mai dato peso alla pericolosità a cui facevamo fronte. Eppure per gloria di Dio nulla è mai accaduto.

Ho imparato che nella vita niente di quanto possa sembrare difficile lo è realmente. Se si scava veramente a fondo, c’è un lato positivo che noi sempre dobbiamo cercare e quel lato positivo è il disegno di Dio che si cela dietro ogni evento e circostanza. Non possiamo scegliere le circostanze in cui poter vivere ma possiamo scegliere il modo in cui viverle,e viverle con Dio aiuta a togliere ogni autorità ai problemi. GRAZIE SIGNORE!!!

per molti anni non riuscivo a perdonare mio padre in Brasile ma quando ho accettato Gesù nella mia vita, solo allora sono riuscito a perdonarlo. Non riuscivo a perdonare tutto il male che ci aveva fatto ma quando dai la tua vita completamente a Gesù, Lui ti da la forza e l’amore di perdonare anche le cose più impensabili e che nella vita ti hanno fatto tanto soffrire.

Aver accettato Gesù nella mia vita, è la cosa più bella che potevo fare nella mia vita e ringrazio tutte le persone che con amore mi e pazienza mi hanno parlato di Lui ma specialmente ringrazio Lui per avermele messe sul mio cammino.

Spesso quando cammini senza Gesù o credi di camminar con Gesù, pensi che stai facendo un cammino retto e che stai nel giusto in ogni cosa ma solo quando realmente accetti Gesù nella tua vita ti rendi conto della realtà che vivevi e che tutto ciò che pensavi essere giusto, alla fine non era cosi. Ma era solo una tua illusione e siccome la tua mente era coperta dall’illusione, il tuo cuore era coperto dalle sue ombre ma quando Gesù entra realmente nel tuo cuore e gli permetti di lavorarti spazza il tuo cuore e ti mette nuova luce. E capisci realmente chi fin’ora hai vissuto nell’oscurità ma da quel momento in poi, vivi nella luce che è la luce di Dio sulla tua vita.

Molte volte mi sono chiesto: perché io vivo e molti dei bambini come me non arrivano a un anno?

Non lo so, queste sono cose di Dio ma una cosa so, che Dio ha un piano per la mia vita e mi sta modellando affinché compia quello che Lui ha preparato per la mia vita.

Ho voluto e voglio tutt’ora un gran bene a mia madre ma allo stesso tempo mi sono reso conto di quanti gesti affettuosi nei suo confronti non ho dimostrato e la cosa che mi dispiace e che il tempo non torna indietro.

Concludendo voglio dire a tutte le persone che leggeranno questa testimonianza : dimostrate il bene alle persone che avete al vostro fianco qualsiasi essa sia perché certi momenti non torneranno più e ad un certo punto sarà troppo tardi per dimostrare il bene che volete a un genitore, amico, parente, fidanzato, marito.

La vita è una sola su questa terra e viviamola amando.

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