Iran: Gesù era con me quando mi hanno arrestato

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Taher* è diventato cristiano dopo la guarigione miracolosa di sua figlia. Come cristiano ex-musulmano in Iran, sapeva bene che la sua scelta di seguire Gesù sarebbe stata messa alla prova in poco tempo. E così è stato.

Una mattina, mentre si trovava al lavoro in una fabbrica tessile, Taher ha ricevuto una telefonata: “Devi tornare a casa, subito!” ha detto una voce profonda e sconosciuta. Era la polizia segreta e stava chiamando proprio da casa sua.

Sua moglie Donya* era a casa quella mattina. È stata lei ad aprire la porta alla polizia. “Mi ha detto di essere il postino”, racconta, “ma quando ho aperto hanno messo il piede davanti alla porta per impedirmi di richiuderla”. La polizia è quindi entrata in casa insultando Donya e riunendo lei e le sue figlie nel soggiorno. Hanno rovesciato il tavolo e frugato nei cassetti alla ricerca di prove riguardo la loro fede cristiana.  

Al suo arrivo, Taher è stato immediatamente ammanettato, bendato e caricato su un’auto: “In quel preciso istante ho percepito che Gesù era al mio fianco”, ha detto.

L’interrogatorio 

In una cella… è lì che Taher è stato portato. Per un’intera settimana la polizia segreta lo ha interrogato senza sosta. Ore e ore, di giorno e di notte: “Cosa fai quando incontri gli altri cristiani? Quali sono i loro nomi? Per chi lavori?”, queste le domande. Ma lui non ha risposto. Assassini, stupratori e pericolosi criminali sono diventati i suoi compagni di cella. “È qui che vuoi che vadano i tuoi figli? Perché è qui che finiranno se non collabori dandoci i nomi… ora!”, gli urlavano.

Il rilascio

Alla fine, Taher è stato rilasciato dietro al pagamento di una cauzione. “Libero”, ha detto il giudice, “a condizione che smetta di parlare di Gesù alle persone”. Ma così non è stato. I servizi segreti lo seguivano ovunque, le molestie erano all’ordine del giorno ed era impossibile per lui trovare un lavoro. Alla fine, la situazione è diventata insostenibile, al punto da costringere lui e la sua famiglia a lasciare il paese.

Rifugiati

Ora Taher, sua moglie e le due figlie vivono come rifugiati in Turchia. Amano tantissimo il loro paese e sperano di potervi fare ritorno un giorno. Lui non è amareggiato per quanto vissuto in prigione: “quella era la vera libertà”, sostiene con coraggio, “quel tempo trascorso con Gesù in prigione!”.

Il governo iraniano considera la conversione dei musulmani al cristianesimo come un tentativo da parte dei paesi occidentali di minare il dominio islamico del paese. I cristiani ex-musulmani sono quelli maggiormente perseguitati, principalmente dal governo, ma anche dalle loro stesse famiglie e dalla comunità. Le chiese domestiche sono spesso saccheggiate e i loro leader arrestati e condannati a lunghe pene detentive per “crimini contro la sicurezza nazionale”.

*Pseudonimi

Fonte: PorteAperte Italia

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