Maradona la morte e l'eternità

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Lo hanno detto in molti, chi in un modo chi nell’altro: Il Boca Juniors: “1960 - ∞ Grazie eterno. Eterno Diego”. Messi: “Ci lascia ma non se ne va, perché Diego è eterno”. Il ct della Nazionale Mancini: "Ho visto Maradona. Addio eterno Diego”. [1]

La memoria di una persona amata vive oltre i confini della morte fisica, è indiscutibile. Le imprese sportive di Maradona rimarranno indelebili, come anche l’impatto che ha avuto sulle persone che ha ispirato e fatto sognare. “Essere veramente un Dio si può perché quando lo guardavi, quando tifavi, ti faceva sentire immortale” ha detto Roberto Saviano.

Ma la realtà, è che la morte ha riportato con i piedi per terra un uomo che gli uomini hanno innalzato a divinità. E Saviano infatti aggiunge: “E ora che lui è morto noi ci accorgiamo che Dio, che Diego era mortale. Ci accorgiamo che noi siamo mortali. Con la sua morte, mortali lo siamo diventati tutti” [2]

Questa consapevolezza non ci piace, anzi, fa paura. E la paura della morte è una condizione che ci blocca, ci frena, anzi, ci tieni “schiavi per tutta la … vita.” [3] Neanche Diego con il suo genio e generosità può cambiare questa realtà, per nessuno di noi.

Ma c’è un’altra morte, quella del Dio diventato uomo, Gesù, che può veramente cambiare tutto. Si è incarnato per venirci incontro, per identificarsi con noi. E’ nato in un luogo più umile di Villa Fiorito (una stalla!). E’ stato dalla parte degli oppressi, più di Diego per gli Argentini contro gli Inglesi, o per i Napoletani contro le grosse squadre del Nord: ha cenato con gli emarginati, ha toccato gli intoccabili, ha perdonato i criminali… e poi… è morto per loro. La sua vita è stata perfetta, senza vizi o debolezze, senza “colpi di mano” o contraddizioni.

E la morte non l’ha fermato. E’ tornato in vita. Veramente! [4] E può ancora intervenire, ovunque, per rispondere a chi si affida a lui, e renderci veramente immortali: “Io sono la resurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà” [5]

Pensaci un attimo: chi può prepararti per affrontare la morte, e liberarti dalla paura di morire, se non colui che è tornato trionfante dalla morte?

1) Saviano su Maradona: "È stato il riscatto, il sogno che si può realizzare"
2) Ebrei 2:15
3) 1° Corinzi 15:1-6.

4) Prove storiche della risurrezione
5) Giovanni 11:25

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Commenti

Ritratto di alex

Molto si è detto delle contraddizioni di Maradona, di come in campo fosse disciplinato, leale, mentre lo stesso non si può affermare della sua vita privata. Tuttavia, l’ammirazione per il talento sportivo spesso ha portato i tifosi a dimenticare che in campo non era sempre leale.

E non mi riferisco solo alla “mano de Dios” dell’86. Perchè Maradona la mano l’ha usata in campo più di una volta.

Nel 1985, in Udinese-Napoli, Diego pareggiò con un colpo di mano. Racconta il suo avversario Zico: “Maradona mi fece molto arrabbiare, fu davvero scorretto in quell’occasione.” Infatti, subito dopo il gol, Zico gli disse:"Se sei un uomo onesto, allora confessa all'arbitro di aver segnato in modo irregolare”. Maradona in tutta risposta gli strinse la mano dicendo: "Piacere, sono Diego Armando Disonesto”. Zico aggiunge un ulteriore dettaglio: “Quando ci siamo confrontati faccia a faccia mi disse che io ero la parte buona del calcio, lui quella cattiva. L'ultima volta che ci siamo visti, invece, ridendo mi ha detto che fece così perché si stava allenando per il mondiale”. [1, 2]

Nel 1988, in Napoli-Atalanta, la “mano di Dios” tornò per fare un assist nell’azione che diede la vittoria al Napoli allo scadere. Quando un giornalista gli chiese se l’avesse toccata con la mano, Diego rispose con un sorriso: “Ma non so, io mi sono buttato con tutto il corpo, forse l’ho presa con la mano, forse con al testa, l’importante è che abbiamo vinto la partita”. [3,4]

A Italia ‘90, Maradona stesso racconta di un altro exlpoit con la mano: “Ai Mondiali del 1990 usai la mano per fermare la palla sulla linea contro l'Unione Sovietica. Siamo stati fortunati perché l'arbitro non lo vide.” [5]

Questa storia non parla solo del carattere di Maradona, ma soprattutto delle persone che hanno forgiato un dio a immagine di uomo: geniale sì, ma non integro, piena di passione, ma non di onestà. Un dio che fa comodo avere, perché non richiede l’impegno morale dell’onestà e della verità, che innalza la furbizia a valore assoluto, a scapito di tutto il resto.

Un problema di cui noi italiani ci lamentiamo sempre quando subiamo la “furbata” di qualcuno, ma poi siamo sempre i primi a provarci quando la possibiltà di una furbata si presenta a noi… Ci lamentiamo dei politici corrotti, ma ci ribelliamo quando si tratta di cambiare, di essere onesti. Mi ricorda il finale di un film simpatico e ironico, “L’ora legale”, dove il sindaco chiede: “Avete voluto il cambiamento, ma siete disposti a cambiare?” Al che la folla risponde con un’ondata di insulti!

L’onestà nasce dal profondo timore di Dio, di un Dio giusto che non condona nè chiude un occhio. Ma anche dall’ammirazione e riconoscenza verso un un Dio amorevole, che perdona, assorbendo lui il prezzo della nostra disonestà [6]. Un Dio davanti al quale è un onore inchinarsi in profonda riverenza.

°°°

Vorrei concludere questa trilogia di post sulla #diegolatria con qualche parola di #diegologia Propongo un aspetto di Maradona che invece è da imitare, non l’unico di certo, ma quello che mi colpisce di più, che mi è stato fatto notare da un amico. La sua generosità.

I suoi compagni di squadra, e altri calciatori dell’epoca, ricordano come Diego giocasse con la squadra, per la squadra. Provava tanto piacere nel segnare un gol, come nel far segnare gli altri. Non si spazientiva verso gli errori dei compagni, e non si tirava indietro quando bisognava difendere e stringere i denti. Non si lamentava quando veniva tartassato dai difensori, spesso spietati, come ricorda Bergomi [7].

Era riconosciuto da tutti come il giocatore più forte in campo, ma non lo faceva pesare. Era un giocatore di squadra. Un primo violino che suonava bene in un’orchestra. Un aneddoto significativo lo racconta lo stesso Bergomi: "Noi ex giocatori che partecipammo al Mondiale del 1990 abbiamo una chat di gruppo nella quale mandiamo ogni tanto dei messaggi. Mi viene da piangere solo a dirvelo, ma in un video che ci ha girato Ciro Ferrara c'è Maradona che, in occasione della Coppa UEFA vinta, indica Ciro e dice: 'E' per lui: questa coppa è per lui, perché è napoletano'. Ecco, Diego ha sempre rispettato tutti”. [7]

Una caratteristica degna di essere imitata da tutti, che ricorda l’esempio e l’insegnamento del primo violino della chiesa nascente, l’apostolo Paolo, che giocava sempre in squadra circondandosi di validi collaboratori, e che insegnava parole importanti: “Ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a sé stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri” [8]

1 - Le confessioni di Maradona: quando col Napoli dissi a Zico "Sono Diego Armando Disonesto"

2 - Zico e il gol di mano di Maradona in Udinese-Napoli: "Andai su tutte le furie. Diego mi ha detto che si stava allenando per il mondiale"

3 - Accadde oggi – 1988, Napoli-Atalanta: la mano de Dios e il gol dell’esordiente Giacchetta

4 - Napoli - Atalanta 1-0 - Serie A 1988-89 - 09.10.88 - Domenica Sportiva

5 - Maradona: "La mia mano anche a Italia '90"

6 - 1 Pietro 2:34

7 - Bergomi: "Maradona? Mi viene da piangere. Gli davo tanti calci. Vi svelo la chat con Ferrara"

8. Filippesi 2:3-4

Ritratto di alex

Una settimana fa il mondo sportivo (e non solo) è stato scosso dalla morte del campione argentino. Per molti però Maradona non era solo il più grande calciatore, era una divinità: D10S, con tanto di altari sparsi in vari luoghi e la Iglesia Maradoniana, che vanta decine di migliaia di adepti…

Anche se nessuno crede che Maradona è Dio, nel senso di “Creatore dell’universo”, viene comunque considerato alla stregua delle divinità greco-romane… un po’ come era considerato dio Cesare Augusto, all’anagrafe Gaio Ottaviano Turino, primo imperatore romano. Infatti Ottaviano nacque come semplice essere umano, ma fu “promosso” a divinità quando divenne imperatore: dal momento che aveva dato doni degni degli dei (una pace stabile, una sicurezza su più fronti, e una prosperità senza precedenti), era considerato degno dell’onore dato agli dei. [1]

Lo stesso è avvenuto con Maradona. Jorge Valdano, campione del mondo dell’86 a fianco di Diego, afferma che “Maradona fu più di un calciatore geniale. Fu uno straordinario fattore di compensazione per un paese che in pochi anni visse varie dittature militari e frustrazioni sociali di tutti i tipi… ed è per questo che lì la gente lo adora come una figura divina.” [2]

Anche i tifosi del Napoli dicono lo stesso: con Maradona hanno raggiunto traguardi senza precedenti, non solo nel calcio, ma anche a livello cittadino, dove il capoluogo campano travagliato e spesso deriso ha ritrovato dignità e un posto d’onore fra le grandi città d’Italia.

Comprensibile dunque l’immensa gratitudine per la gioia e soddisfazione donata a chi di gioie e soddisfazioni ne ha viste poche. Ma di certo non giustificabile l’idolatria creata per un uomo tanto geniale quanto fallace. Lo stesso Valdano nel 2001 affermò che “enfatizzare la sua vita personale è un errore. Maradona non aveva rivali nel campo, ma ha trasformato la sua vita in uno show, e sta ora vivendo una tragedia personale che non andrebbe imitata.” [3]

Ottaviano e Diego sono esseri umani, limitati, corrotti ed effimeri, che gli uomini, nel loro desiderio di trovare requie e felicità, hanno trasformato in entità davanti alle quali ci si inchina in adorazione.

La Bibbia ha descritto chiaramente questo fenomeno, e lo ha condannato: gli uomini “sono inescusabili, perché pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato né ringraziato… hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili quelle dell’uomo corruttibile... hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore.” [4]

Se cerchiamo qualcuno che ci porti pace, sicurezza e felicità, dobbiamo andare al Dio che si è fatto uomo, Gesù di Nazaret, e chinarci davanti a lui in una vita di adorazione. Nelle parole di Paolo da Tarso: “La vita che ora vivo, la vivo nella fede del Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me.” [5]

1. vedi Nicola di Damasco, Vita di Augusto 1.

2. https://espndeportes.espn.com/noticias/nota?id=455305

3. https://www.elmundo.es/larevista/num103/textos/valdano1.html

4. Romani 1:21-25

5. Galati 2:20

Buon giorno, brevemente vorrei esporre un mio pensiero inerente alla nuova intitolazione dell'ex stadio napoletano S.Paolo adesso in Diego Maradona. Premetto che a S.Paolo presumo interessi poco o niente essere stato per decenni nominato in uno stadio di calcio con tutti gli annessi e connessi ritengo comunque interessante notare come ancora una volta l'aspetto carnale travarichi quello spirituale. Meglio così, è più coerente intitolare a un estroso campione che giocò in quello stadio, l'apostolo Paolo ha già vinto la sua gara. Fili 3:14 corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.

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    Roma 12 agosto 2012

  • In questi giorni è alla ribalta della cronaca la morte di Gabriele SANDRI. Ucciso, come risaputo, in una rissa sull'autostrada, in un autogrill.

    Ucciso da un poliziotto. Questa storia mi ha colpito, come a tutti, per un triplice aspetto. La morte così accidentale accaduta ad un giovane, il fatto che era laziale, come il sottoscritto, il fatto che è stato ucciso da un poliziotto, come lo sono anche io.
    Due famiglie spezzate, quella del ragazzo e quella del poliziotto.

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