Santi ... chi parla?

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Il 1° novembre è una giornata nel mondo cattolico normalmente dedicata alla cosiddetta: "festa dei santi". Trattasi, come ben sappiamo vivendo in una nazione a grandissima maggioranza cattolica, di un momento in cui si tenta di ricordare quelli che ci hanno preceduti, quanti hanno lasciato un'eredità imponente e un'esperienza importante nel credo cattolico.

"L'operazione ricordo" la ritengo un'attività importante e degna di nota. Non mi piace quando tutto quello che ci sta alle spalle viene azzerato. 
Nel mondo protestante, tuttavia, questa iniziativa non incontra particolare favore. Per molti versi è comprensibile, netto il contrasto sulla definizione di santo, le differenze tra quello che insegna la dottrina cattolica al riguardo e quello che c'è nella Bibbia è, a dir poco, eclatante.
Santo nella Bibbia è tutto ciò che appartiene a Dio. I santi, il popolo santo, sono le persone che appartengono a Dio, e la condizione di santi appartiene a tutti quelli che hanno creduto a Gesù, la cui vita è stata trasformata da questo incontro, nascendo a nuova vita.

Tutte le persone che ricercano Dio gli appartengono e, proprio perché sono figli, gli è riconosciuta da Dio stesso e non da una religione, questa santità.

La santità non è una qualità dell'essere umano ma una qualità di Dio!  Solo attraverso la fede ci si "connette" a Dio il quale partecipa a noi la Sua santità.

Ci sono delle persone che costituiscono indubbiamente dei modelli e che sono un fattore d'ispirazione alla fede per molti.
Eeroi" della fede che hanno partecipato ad opere molto grandi.
Questo, però, non vuol dire che si trovano in uno status spirituale diverso rispetto a tutti gli altri uomini fedeli convertiti a Cristo.
Cioè pur lasciandosi guidare dallo Spirito Santo per compiere le opere preparate da Dio, non hanno acquisito una livello superiore in una fantomatica scaletta verso Dio.
Pur stimando e apprezzando quello che hanno compiuto per il Signore tali uomini e donne di Dio non diventano per questo mediatori tra Dio e gli uomini.

Gli "eroi" della fede sono persone che si sono talmente abbandonate alla fede in Gesù Cristo e all'azione dello Spirito Santo che lo Spirito Santo li ha potuti utilizzare per fare grandi cose.

Il merito della salvezza, ma anche di tutte le opere buone che si potranno fare o che si sono fatte, resta di DIO.

I Santi non sono "pieni" di grazia, cioè non  posseggono qualcosa di particolare che possono dare a noi, certamente sono persone "favorite" dalla grazia, cioè dell'azione di Dio che è stata particolarmente potente in loro, grazie al celeste connubio, previsto da Dio, secondo il quale "con un poco di fede...."
Certamente questi uomini e donne possono esserci d'ispirazione per le missioni compiute e i progetti realizzati.

Nell'imitare un modello ispirante per la nostra spiritualità, però, non si deve incorrere nell'errore di rivolgere le nostre preghiere e la nostra devozione e adorazione al nostro modello.

Pur seguendo l'esempio di un modello comunque la nostra devozione e adorazione va sempre nella direzione di Gesù Cristo.

Per questo, per esempio, Paolo poté dire in molte sue lettere: "guardate la mia fede", "fate come me", questo però non nasceva da uno spirito egocentrico, ma da una totale adesione alla croce, la vita di Paolo indicava chiaramente Cristo.

La ricerca di un accesso più facile verso il divino, magari attraverso "un santo" che ha vissuto nella mia situazione le mie difficoltà è comprensibile, umanamente comprensibile. Chi potrebbe, infatti, accostarsi a Dio con tutto il fardello dei peccati che abbiamo? Chi ardirebbe, con cuore sincero, avvicinarsi a Dio per pretendere qualsiasi cosa?

Esiste un bisogno di concretezza e di vicinanza a Dio che, essendo invisibile ai nostri sensi, diventa un concetto astratto.
Ma a questo bisogno Dio ha risposto attraverso Gesù Cristo che si fa uomo l'ultimo degli uomini.
Quel desiderio, per la nostra natura corrotta, di concretezza e di umanizzazione la troviamo in Cristo Gesù, e la troviamo pienamente realizzato.

In Cristo, e particolarmente alla croce di Cristo, troviamo il contatto con il divino. Quando ci troviamo li, idealmente, alziamo la testa incrociamo gli occhi con qualcosa di terribilmente concreto: il nostro peccato e il giudizio incombente su di noi.
Ma sempre li, se questa visione ci compunge il cuore, troviamo l'ardire di alzare le nostre mani implorando il favore di Dio in virtù di quel sangue che ci lava, che sostituisce il nostro in un giusto e meritato giudizio che ci spetta.
Nell'amore di questo Gesù troviamo il perdono di Dio e l'intercessione completa all'amore di Dio il quale dà Suo figlio per te e per me!

Ecco la profondità di Dio: la croce. Arrendiamoci alla croce. Riconosciamoci colpevoli e abbracciamo il Santo, il Re dei Re, il Signore dei Signori!

Allo stesso tempo l'evangelo, questa buona notizia di salvezza e di scambio di vita nostra con la Sua, ci invita a ricercare la comunione con Dio anche nel contatto con il prossimo.
Dio ha risposto al nostro bisogno di concretezza con Gesù Cristo e con l'istituzione della preghiera che ci da accesso alla Sua presenza.

Una preghiera che il Signore ci invita a fare nella propria cameretta ma anche in comune, nel Nuovo Testamento è scritto che "se due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro".

Quando abbiamo bisogno di concretezza e di avvicinarci a Dio per la supplica oppure la lode,  non c'è bisogno di rivolgere le nostre preghiere ai santi.
Questo desiderio, questo bisogno di realizzare Dio vicino, viene soddisfatto rivolgendo le nostre preghiere a Gesù Cristo.

Si Gesù Cristo è Dio che si è fatto uomo ed è, quindi, pienamente consapevole della nostra natura e dei nostri limiti delle nostre paure e dei nostri bisogni, ci capisce perfettamente!

Esercitiamoci, ne senso di applicarci con cuore e fede, a pregare nelle nostre camerette ma anche assieme ad altre persone, in modo da stringere loro le mani, ascoltare le loro storie.
Abbracciarsi e piangere o ridere assieme, ecco soddisfatto il nostro bisogno di concretezza e vicinanza.

Gli eroi della fede nella Bibbia, vedi Ebrei capitolo 11, vengono considerati come dei punti di riferimento, però non c'è venerazione  per loro, non ci si rivolge a loro nelle preghiere in quanto queste sono riservate solo a Dio.

Leggi qui il Nuovo Testamento, scopri la buona notizia e come avvicinarti al Signore!

Vincenzo Ferro
Assemblea dei Fratelli Finocchio - Roma

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