Ciao Paolo

Cari tutti comunichiamo che il caro fratello PAOLO MORETTI (direttore de Il Cristiano) è andato con il SIGNORE. 
Nella FEDE VIVA, ci consola il fatto della CERTEZZA che lui è già alla presenza del suo e nostro DIO!
Alleluia! Così è, e così saremo.

 "Ora lo stesso SIGNORE nostro GESÙ CRISTO e DIO nostro PADRE, che ci ha AMATI e ci ha dato per la sua GRAZIA una CONSOLAZIONE ETERNA e una BUONA SPERANZA, consoli i CUORI di tutti
i FAMILIARI e nostri" - (2Tessalonicesi 2:16-17).
Arrivederci a casa PAOLO!

In foto, un bel ricordo di PAOLO, di un po' di anni fa, nella chiesa di Ribera (AG).

Nicola Scorsone


 

Discutere su cosa sia peccato o testimoniare della necessità della salvezza?

Nella testimonianza la nostra prima preoccupazione dev’essere la salvezza degli uomini. La santificazione, cioè il cammino che ci porta a “possedere il proprio corpo in santità e in onore”, è l’effetto della conversione, del nostro appartenere a Cristo e del nostro essere “partecipi della natura divina”.

Supponenza o Conoscenza?

“Nella nostra Bibbia leggiamo questa parola, ma in realtà nell’originale greco essa ha un altro significato ...“ : sempre più spesso capita di ascoltare dal pulpito frasi di questo tenore che implicitamente denunciano l’errata traduzione di un testo.

Purtroppo è spesso capitato anche a me di sentire questo genere di affermazioni e non posso nascondere il disagio che ho provato, dal momento che la prima domanda che ti viene istintivamente in mente è: “Ma allora la traduzione della Bibbia che ho in mano e che leggo da anni è ... imperfetta?! E, se è vero che contiene degli errori, come posso fidarmi?”. Ma viene anche da chiedermi: “Con quale competenza chi sta parlando contraddice la traduzione che leggo qui nella mia Bibbia? La sua conoscenza del greco e dell’ebraico è frutto di una supponente infarinatura o di una seria preparazione accademica?”.

Sinceramente non capisco questo modo di fare (anzi di parlare!) perché non aiuta a comprendere meglio il testo biblico, ma piuttosto getta discredito sul testo che abbiamo fra le mani e che normalmente leggiamo.

Comunione o convivenza?

Nella convivenza il rischio di fratture è sempre alle porte, nella comunione le prove diventano un'occasione di crescita per tutta l'assemblea.
Di seguito l'interessante editoriale del fratello Paolo Moretti al mensile: Il Cristiano del mese di maggio 2014.

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Nel libro di Esdra leggiamo che, subito dopo il loro ritorno a Gerusalemme, i reduci da Babilonia si adunarono "come un solo uomo" (Ed 3:1) e si misero a lavorare "come un solo uomo" (Ed 3:9) per ricostruire il tempio distrutto dall'esercito di Nabucodonor.

Pescatori di uomini?

Mi torna spesso in mente una canzoncina imparata da piccolo ai Campi biblici. Il ricordo è così vivo che saprei ripeterla anche con la gestualità che mi fu allora insegnata: "io vi farò pescatori, pescatori, pescator... Io vi farò pescatori di uomini...". Proprio qualche giorno fa, durante una passeggiata di famiglia lungo le rive di uno dei tanti piccoli laghi che, vicino al paese in cui vivo, costeggiano il Tevere, ho osservato due uomini impegnati a pescare.
 
Due cose mi hanno colpito: uno di loro aveva una vecchia auto tutta attrezzata all'interno per la pesca (canne, lenze, ami, esche, mulinelli, reti e quant'altro), l'altro aveva disposto vicino all'acqua una comoda vecchia poltrona per riposarsi dalla fatica di lunghe e pazienti attese. Quindi, non ci si improvvisa pescatori: occorre essere ben equipaggiati; inoltre, è un impegno che richiede tempo e pazienza!

"Venite dietro a me e vi farò pescatori di uomini" furono l'invito e la promessa rivolti da Gesù ai discepoli di allora, ma rivolti anche a noi, suoi discepoli nel nostro tempo. Accettare l'invito è la condizione per vivere la promessa. Cioè non si può essere "pescatori di uomini", se non si accoglie l'invito ad andare "dietro" a Gesù.

Nei campi: servire con il corpo ma lontano con il cuore

Rileggendo qualche giorno fa la parabola del figlio prodigo (Luca 15:11-32), mi sono sentito ripreso dal Signore attraverso una particolare riflessione sul comportamento incoerente del figlio-fratello maggiore. Egli "si trovava nei campi" al momento del ritorno del fratello a casa: non era quindi al giro a passeggiare né stava svolgendo altre attività con cui riempire il suo tempo libero.

Era "nei campi" a lavorare: a sudare nei terreni del padre, ad esprimere in questo modo impegno, fatica, servizio.

Chi lo avesse osservato con attenzione, lo avrebbe giudicato un eccellente servitore del padre, un vero modello da prendere come esempio! Ma poi, quando, tornando come ogni sera a casa, udì un insolito suono di musica e di danze e venne informato che il padre stava facendo festa per il ritorno a casa di suo fratello, "egli si adirò e non volle entrare".

Ovviamente questo rifiuto ha, nel contesto immediato della parabola, lo scopo di portare a riflettere i farisei e gli scribi sul loro analogo rifiuto di condividere la festa del Figlio di Dio che "accoglie i peccatori e mangia con loro": una festa che si estende dalla terra al cielo, dove "v'è gioia davanti agli angeli di Dio".

Dove stai guardando?

Quando ero bambino, non c'era incontro della chiesa nel quale non venisse evocato nel canto, nelle preghiere o nelle letture bibliche il ritorno del Signore. Spesso gli incontri della chiesa si concludevano con un canto d'invocazione di Cristo, pensando alle parole conclusive delle Scritture ("Vieni, Signore Gesù!", Ap 22:20), ma anche alla eventualità che Signore ritornasse fra un incontro e l'altro della chiesa. In questo modo veniva espresso il desiderio di tutti di essere "rapiti" per "incontrare il Signore nell'aria" ed essere così per "sempre con il Signore" (1Te 4:17).


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