Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna - Ma che significa?

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Giovanni 6:43-71  - "Io sono quello di cui tu hai più bisogno", "Io sono il bisogno primario della tua vita". Questo il senso delle parole proferite da Gesù che troviamo in questa parte del vangelo di Giovanni.

A queste parole uomini di all'ora e uomini di oggi si trovano ad un bivio. Qual è il Cristo che ti sei costruito nella mente?. “Solo io posso soddisfare quell'anima vuota che hai dentro di te”. Il mondo intorno a noi è frenetico nel cercare di soddisfare il vuoto in noi, piaceri fisici, speculazioni religiose, e tanti altri modi.

Ma alla fine niente riempie il vuoto dell'anima. Possiamo trovare tanti esempi di celebrità o di persone che hanno raggiunto l'apice della propria vita e nonostante, dal punto di vista umano, hanno avuto tutto testimoniano di avere vuoto dentro.

Il tuo bisogno più grande sta per essere soddisfatto...
oppure non lo sarà mai.. scegli, oggi!

--- Roma 11 febbraio 2017 ---
Andy Hamilton

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Ritratto di alex

(14) Commento al vangelo di Giovanni 6:43-71 - per gli amici del gruppo Emmaus - Il tuo bisogno più grande sta per essere soddisfatto... oppure non lo sarà mai.. scegli, oggi!

Ci sono alcuni odori che riportano in mente la tua infanzia. Per te quali sono questi odori? Per me uno di questi odori è sicuramente il pane caldo. Infatti frequentemente tornando a casa la domenica mattina, dopo il culto, assieme alla mia famiglia, ci fermavamo per comprare un po’ di “pane casareccio”. Avete presente l’odore del pane casareccio caldo?

Quello che succedeva è che si comprava questo pane (a bordo della strada) e spesso i miei genitori ci davano il pane a noi che eravamo dietro per tenerlo durante il viaggio. Ora stare lì con la fame tipica della domenica e con il pane caldo.... potete facilmente immaginare quello che succedeva. Non era la situazione ideale ma, dopo tutto,  non era neanche una vera tragedia per il pane. Infatti, per quanto buono, non era l’ingrediente principale del pranzo.

Ai tempi biblici, invece, ma come in molte parti del Mondo anche oggi, purtroppo, il pane non era visto come un ingrediente di supporto ma come l’ingrediente centrale. Anzi era diventato quasi sinonimo dei bisogni o forse del bisogno primario delle persone. Quando Gesù ci insegna a pregare “dacci oggi il nostro pane quotidiano” il Signore ci invita, con quella frase, a richiedere al Padre di provvedere per ciò di cui abbiamo bisogno. I nostri bisogni primari.

Il brano di oggi s’incentra su questo ingrediente del pane. In realtà oggi vedremo la seconda metà di quest’unico brano che è un dialogo che avviene tra giudei e Gesù a Capernaum. È un dialogo ricco ed intenso che quindi era difficile da analizzare in un’unica puntata. L’occasione di questo dialogo avviene subito dopo un miracolo eclatante in cui Gesù moltiplica 5 pani e 2 pesci per sfamare circa 5.000 persone. La folla voleva fare re. Questo desiderio non nasce dal fatto di aver compreso chi era Gesù ma, semplicemente, dal fatto che erano stati sfamati.

Gesù, conoscendo la motivazione di questa loro intenzione, si dilegua. La folla lo cerca e lo trova esi avvia questa conversazione Gesù li invita (forse rimprovera?) ad adoperarsi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna (6:27), per fare questo loro devono credere e riporre la propria fiducia in Lui. Gesù sta quindi reindirizzando la loro attenzione via da questo bisogno, certamente importante del mangiare "materiale", ad un bisogno ancore più importante, più profondo e veramente primario "spirituale": avere un rapporto con Lui e quindi avere la certezza della vita eterna.

"Tutta questa frenesia per mangiare un boccone e tra un po’ avrete di nuovo fame. Concentratevi sul soddisfare il vostro vero bisogno" - Potremmo parafrasare in questo modo le parole di Gesù. I Giudei dicono: "ok, allora quale segno (la moltiplicazione dei pani non era bastata!) farai in modo che noi crediamo in te? Mosè nel deserto ha dato da mangiare il pane che è venuto dal cielo e tu cosa farai?

Gesù, nel rispondere, mette in chiaro alcune cose: "

  • non è stato Mosè a darvi il pane nel deserto ma il Padre (facciamo buona esegesi)
  • in secondo luogo il Padre, proprio adesso, vi sta dando il vero pane che scende dal cielo, il pane che può realmente soddisfare profondamente ed eternamente il bisogno primario che avete. Questo pane sono io! Gesú disse loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà piú fame e chi crede in me non avrà mai piú sete” (Gv 6:35).

Oggi Gesù ribadisce di essere il VERO pane che viene dal cielo. Lui è il VERO bisogno primario di ciascuno di noi.
Gesù è il VERO ingrediente principale di cui abbiamo bisogno.

Spesso siamo come questa folla, così presi nell’adoperarci per cercare di soddisfare i nostri bisogni materiali o superficiali che perdiamo di vista che il VERO bisogno che abbiamo ovvero: avere e coltivare la comunione con il Signore. Questo brano ci rivela che Gesù, e solo Gesù, può soddisfare eternamente/definitivamente il bisogno più profondo di ognuno di noi.
Leggiamo il capitolo 6 del vangelo di Giovanni dal v. 43-70 e mentre leggiamo vi chiedo di notare il modo interscambiabile in cui i verbi (credere, venire e mangiare vengono usati).

41 Perciò i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: «Io sono il pane che è disceso dal cielo».
42 Dicevano: «Non è costui Gesù, il figlio di Giuseppe, del quale conosciamo il padre e la madre? Come mai ora dice: "Io sono disceso dal cielo"?»
43 Gesù rispose loro: «Non mormorate tra di voi.
44 Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
45 È scritto nei profeti:
"Saranno tutti istruiti da Dio".
Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me.
46 Perché nessuno ha visto il Padre, se non colui che è da Dio; egli ha visto il Padre.
47 In verità, in verità vi dico: chi crede in me ha vita eterna.
48 Io sono il pane della vita.
49 I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono.
50 Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia.
51 Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò per la vita del mondo è la mia carne».
52 I Giudei dunque discutevano tra di loro, dicendo: «Come può costui darci da mangiare la sua carne?»
53 Perciò Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi.
54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda.
56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui.
57 Come il Padre vivente mi ha mandato e io vivo a motivo del Padre, così chi mi mangia vivrà anch'egli a motivo di me.
58 Questo è il pane che è disceso dal cielo; non come quello che i padri mangiarono e morirono; chi mangia di questo pane vivrà in eterno».
59 Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga di Capernaum.
60 Perciò molti dei suoi discepoli, dopo aver udito, dissero: «Questo parlare è duro; chi può ascoltarlo?»
61 Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano di ciò, disse loro: «Questo vi scandalizza?
62 E che sarebbe se vedeste il Figlio dell'uomo ascendere dov'era prima?
63 È lo Spirito che vivifica; la carne non è di alcuna utilità; le parole che vi ho dette sono spirito e vita.
64 Ma tra di voi ci sono alcuni che non credono». Gesù sapeva infatti fin dal principio chi erano quelli che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito.
65 E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre».
66 Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.
67 Perciò Gesù disse ai dodici: «Non volete andarvene anche voi?»
68 Simon Pietro gli rispose: «Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna;
69 e noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
70 Gesù rispose loro: «Non ho io scelto voi dodici? Eppure, uno di voi è un diavolo!»
71 Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota, perché questi, uno dei dodici, stava per tradirlo.

 


 

È un brano così denso che non avrò modo di entrare in ogni aspetto ma voglio cercare di trasmettervi il fulcro. I Giudei avevano introdotto in questo dialogo il miracolo del “pane/manna che scendeva dal cielo nel deserto” e quello era visto come il miracolo (o il segno) per eccellenza,  Gesù, invece, sta ribadendo che Lui è il Vero Pane della vita disceso dal cielo che è di gran lunga superiore a quel miracolo nel deserto. Questo lo vediamo al v. 49 e ancor di più al v. 58.

1. Gesù è il pane della vita che soddisfa pienamente/profondamente/interamente - mentre la manna nel deserto soddisfaceva materialmente

Tre volte in questo dialogo Gesù dice “Io sono il pane della vita/vivente” (35, 48 e 51). Questo fa parte dei sette famosi “io sono” del Vangelo di Giovanni. Gesù sta comunicando qualcosa della sua identità. Sicuramente l’avrete visto anche la volta scorsa ma appunto perché Gesù lo ribadisce più volte è utile anche per noi ribadirlo. Il pane è diventato rappresentativo del bisogno primario dell’uomo. La "fame e la sete" di cui parla il v.35 non sono da intendersi sul piano fisico o materiale, piuttosto  si riferiscono a quella profonda bramosia, all'insoddisfazione a alla mancanza di appagamento che, spesso, denotiamo in noi e riveliamo anche nelle persone intorno a noi. Non uno stomaco vuoto ma qualcosa di ben più grave: un’anima vuota.
Tutto sommato, per molti di noi, lo stomaco è facile da riempire ed è quello che faceva la manna nel deserto. Il popolo aveva fame e il Signore in modo miracoloso e straordinario riempiva il loro stomaco. Ma non aveva la capacità o la funzione di sfamare l’anima.

Gesù invece si presenta come “il pane della vita” cioè come colui che solo può sfamare/soddisfare il cuore. Viviamo in un mondo che vaga alla ricerca di come colmare questo vuoto che è presente nel cuore dell’uomo, un mondo che prova soluzioni materiali, fisici e spirituali e tutto, alla fine, lascia il cuore dell’uomo più insoddisfatto di prima.
A questo punto potremmo approntare elenchi di celebrità che hanno raggiunto l'apice dei loro progetti e dei loro sogni ma che testimoniano di essere profondamento vuoti. C'è l'imbarazzo della scelta, attori, cantanti, politici, etc. Tuttavia, per quanto saremmo sopresi di rileggere le tristi storie di nomi famosi, non è  necessario fare esempi distanti dalla nostra vita. Basta guardare intorno a noi. Quante persone si illudono che saranno sodisfatte se:

  • solo superano quest’esame.
  • Sarò sodisfatto se completo questa laurea.
  • Sarò sodisfatto se ottengo questo lavoro.
  • Sarò sodisfatto se conquisto questa promozione.
  • Sarò sodisfatto se guido questa macchina.
  • Sarò sodisfatto se mi sposo con questa ragazza o questo ragazzo.
  • Sarò sodisfatto se compro questa casa.
  • Sarò sodisfatto se la mia famiglia cresce.
  • Sarò sodisfatto se si risolve questo problema.
  • Sarò sodisfatto se…

Per constatare poi che pur ottenendo queste cose continuano ad essere profondamente insoddisfatti. Quanto vuoto d’anima che dilaga!

Ma facciamo altri esempio più vicini: guardiamo dentro di noi:

  • quanti occhi tristi,
  • quante lacrime versate nel segreto,
  • quanto attivismo sfrenato per non doversi fermare ed affrontare la realtà,
  • quanto rumore artificiale per non dover sperimentare il silenzio insopportabile
  • quanti sorrisi di facciata che nascondono il malessere profondo.

Non conosco il tuo cuore/la tua anima ma so che non sarà mai interamente soddisfatta senza conoscere il Signore. Anzi spesso rifletto che è un atto misericordioso del Signore che non ci permette di essere sodisfatti senza di Lui perché questo è uno dei modi che usa per chiamarci a Lui. Io non conosco la condizione del tuo cuore ma il Signore Gesù ti conosce a fondo e il Signore dice “io sono il pane della vita”. "Io sono Colui che può soddisfare il bisogno primario della tua vita. Se vuoi vita, vera vita, hai bisogno di me. Solo io posso soddisfarlo".
Gesù è il pane della vita che soddisfa pienamente/profondamente/interamente. Vieni a Lui!

 

2. Gesù è il pane della vita che soddisfa universalmente - mentre la manna nel deserto soddisfaceva localmente
La manna nel deserto poteva soddisfare solo il popolo di Israele nel deserto. Questo non era un miracolo che aveva benefici per tutti quanti in tutte le parti del globo e in tutti i momenti storici. Gesù come il pane della vita è per tutti. Gesù infatti dice esplicitamente al v. 51 “il pane che io darò per la vita del mondo”. In realtà questo è qualcosa di intrinseco anche nella simbologia del pane. Come scritto un commentatore “il caviale è per alcuni, il pane è per tutti”. Cioè il pane sembra essere quasi un ingrediente universale anche se in diverse nazioni e diverse culture prende diverse forme. Quindi Gesù è il pane della vita che soddisfa universalmente. Lui è unico in quanto solo Lui viene dal Padre e quindi solo Lui ha visto il Padre (46).
Quindi Gesù come il pane della vita è notevolmente diverso e migliore rispetto al pane (la manna) che è venuto dal cielo nel deserto. Quello che invece non è cambiato di una virgola e che assolutamente non è migliorato è il cuore dell’uomo. Infatti avete notato che Gesù dice a loro “non mormorate tra di voi” (v. 43) è proprio stata quella la reazione difronte alla dichiarazione di Gesù “io sono disceso dal cielo” (v. 42). Questo li ha scatenati e li ha fatti mormorare.

Proprio quello che è avvenuto con il popolo di Israele 1500 anni prima, quando erano nel deserto, un costante mormorare contro il Signore. Il mormorare, infatti, è un sintomo della condizione del cuore dell’uomo che è antagonista e incredula di default verso il Signore. Anche oggi la condizione del cuore dell’uomo rimane lo stesso.
Questo non sorprende Gesù, anzi Lui è consapevole di questa inclinazione del cuore dell’uomo e si rende conto che per trasformare il cuore dell’uomo è necessario un intervento divino. Gesù dice: “Nessuno può venire a me se il Padre che mi ha mandato non lo attira” (v. 44). C’è bisogno di un intervento profondo e miracoloso nel cuore dell’uomo e Gesù ribadisce questa necessità citando (Is 54:13). “È scritto nei profeti: “Saranno tutti istruiti da Dio”. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me” (v. 45). Gesù afferma che per cambiare il cuore dell’uomo c’è bisogno dell’azione di Dio e che l’iniziativa umana da sola non è pienamente efficace.

Gesù non parla di questo semplicemente per fare teologia ma per darci una chiave interpretativa per comprendere il rifiuto di tanti nel seguirlo. Per dirlo francamente Gesù non è per niente sorpreso o scosso da questo ma sa che anche questo rifiuto entra nel piano sovrano di Dio.
Questo però, in nessun modo, deve portare a scadere in un determinismo o al fatalismo che portano ad un atteggiamento passivo dell’uomo, al contrario questo brano è carico di inviti diretti e indiretti di venire a Gesù credere in Lui (almeno una 15na di questi inviti). Anzi tutto il brano è un richiamo a riporre la fede in Gesù.

Quindi, per raccogliere quanto rilevato  fino ad ora:

  • Gesù è il pane della vita che soddisfa universalmente
  • lui chiama e invita tutto il mondo (tutti)...
  • a venire a Lui a credere in Lui
  • per avere la vera vita per essere pienamente sodisfatti in Lui

Quando veniamo a Lui, è da sottolineare, mai e poi mai sarà utile essere presuntuosi, darci una pacca sulle spalle e dire: "quanto sono stato bravo (intelligente, sensibile, ben disposto) nel venire a Lui".
Il tuo cuore è identico al cuore del popolo d’Israele nel deserto, identico al cuore di questi Giudei che erano in conversazione con Gesù e identico al cuore di ogni uomo sulla Terra. Se non fosse stato per l’intervento di Dio di chiamarti, di attirarti al Figlio, tu (ed io e noi tutti) saremmo ancora perduti.

Gesù è il pane della vita che soddisfa universalmente (quindi anche te). Vieni a Lui!


3. Gesù è il pane della vita che soddisfa eternamente  - mentre la manna nel deserto soddisfaceva temporaneamente
Questo è il contrasto più esplicito e più netto. La manna dal cielo nel deserto soddisfaceva per una giornata ma il giorno dopo bisognava raccoglierla nuovamente. Ancor di più di questo aspetto l’elemento che Gesù sottolinea è che “i vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono” (v. 49). Questo viene ribadito nuovamente al v. 58: “Questo è il pane che è disceso dal cielo; non come quello che hanno mangiato i padri e sono morti; chi mangia di questo pane vivrà in eterno”. Gesù, quindi, non promette solo di soddisfarci profondamente e pienamente per questa vita, ma ci promette che se crediamo in Lui e andiamo a Lui avremo la vita eterna. Notate quante volte questo concetto emerge in questo dialogo:

  • Chi viene a me “io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (44).
  • “chi crede in me ha vita eterna” (47).
  • “Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia” (50)
  • “se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (51)
  • “se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi” (53).
  • Chi mangia e beve… “ha vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (54)
  • “chi mangia di questo pane vivrà in eterno” (58).

Gesù come il pane della vita è superiore, migliore, infinitamente migliore della manna nel deserto perché nel credere a Lui, nell'andare a Lui, godremo della vita eterna, sconfiggeremo la morte in quanto Lui ci risusciterà nell’ultimo giorno e vivremo per sempre. Un altro modo per ribadire lo stesso concetto è quello di dire che se “mangiamo del pane della vita vivremo in eterno”.

A questo punto è importante notare un cambiamento di linguaggio che, gradualmente, Gesù introduce nello sviluppo della conversazione. Infatti Gesù era partito con il dire:

  • Credere in colui che il Padre ha mandato (29)
  • Gesù disse loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete. (35) Qui vediamo che c’è proprio questo sovrapponimento dove Gesù dice di essere il pane della vita e chi viene a Lui non avrà più FAME e chi crede non avrà più SETE. È molto chiaro che Gesù sta dando una connotazione spirituale al concetto di pane, fame e sete.
  • Chi crede in me ha vita eterna (47). Qui torna al linguaggio che ci è più familiare.
  • Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno (51). Qui il linguaggio si è sviluppato ulteriormente perché il verbo “credere/venire” adesso è stato sostituito con il verbo “mangiare” ma seguendo il contesto è palesemente ovvio che Gesù da al verbo mangiare una connotazione spirituale (come il pane, fame e sete) e che corrisponde al credere.
  • Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna (54). Ancora una volta questa è uno sviluppo al linguaggio usato, è una continuazione. Tutti gli indizi e il contesto ci guidano che anche questo linguaggio deve essere inteso in senso spirituale. Come abbiamo visto che il "mangiare (51)" era spirituale e "il pane, fame e sete" sono da intendersi in senso spirituale (35) cosi ora ci rendiamo conto che Gesù non sta parlando di mangiare concretamente/fisicamente la sua carne e bere il suo sangue (54) ma deve essere inteso in senso spirituale. Questo è ovvio quando confrontiamo v. 47 e il v. 54. Agostino ha giustamente riassunto la questione con una frase celebre “crede et manducasti” - credi ed hai mangiato.

- MA COSA SIGNIFICA VITA ETERNA? E COSA SIGNIFICA CREDERE?

Per quale motivo Gesù sviluppa il linguaggio in questa direzione? Sicuramente non lo fa per diluire quello che sta dicendo in risposta ai Giudei (come evidente dal v. 52). Allora cosa vuole aggiungere rispetto a quello che ha già detto?

Gesù sta aggiungendo al concetto che lui è il pane della vita e che soddisfa eternamente (nel senso che dà vita eterna a chiunque crede) ma che per poter fare questo la sua morte sulla croce è necessaria. La vita eterna che noi possiamo avere passa inevitabilmente attraverso la morte vicaria (cioè la morte sua al posto nostro) ed è solo nel nutrirci o appropriarci di quello che Lui ha conquistato per noi sulla croce che possiamo avere la vita.

Questo linguaggio che Gesù usa a noi sembra strano ma, in effetti, richiama e ha qualche eco nell’Antico testamento.
Carne e sangue è terminologia che immediatamente riporta alla mente il linguaggio dei sacrifici dell’AT, propiziatori poprio per i peccati del popolo.
Per meglio comprendere il linguaggio di "mangiare carne e bere sangue"  possiamo farci aiutare dall’AT. Un esempio è l'episodio in 1 Cronache 11:19. Tre prodi guerrieri presero l’iniziativa di rischiare la propria vita e attraversarono il campo dei filistei per portare a Davide dell’acqua di un pozzo vicino Betlemme, Davide aveva sentito ed espresso il desiderio di bere dell'acqua di quel pozzo.

Quando giunsero con il dono al loro capo condottiero Davide.... non bevve l’acqua ma disse: “Mi guardi Dio dal fare una tal cosa! Dovrei bere il sangue di questi uomini, che sono andati là a rischio della loro vita? Perché l’hanno portata a rischio della loro vita”.

Davide sceglie di non bere l’acqua perché, dice, prendere l’acqua sarebbe stato come “bere il sangue di questi uomini” in quanto loro hanno rischiato la vita per prendere l’acqua e Davide non vuole in nessun modo ricevere beneficio da questo rischio.

Gesù invece ci dice che noi dobbiamo bere il suo sangue inteso come appropriarci dei benefici della morte di Cristo che in questo caso è chiaramente la vita eterna.

Similmente i Salmi spesso parlano di malvagi che “divorano il popolo come se fosse pane” (Salmo 14:4). Inteso come si appropriarono di quello che non gli spettava. Gesù invece invita a fare questo: appropriarci, ricevere beneficio che non ci spetta dalla sua morte.
Ecco, quindi, lo scopo di usare un linguaggio cosi vivido e per certi versi così drammatico:  aiutarci a fare il passo ulteriore e capire che non è sufficiente “solo” credere in senso generico in Cristo ma la nostra fede in Lui è intrinsecamente collegata con la Sua morte sulla croce al posto nostro. Noi possiamo avere vita eterna solo se vediamo, apprezziamo, ci nutriamo e ci appropriamo di quello che Cristo ha fatto per noi. Questo è il senso di mangiare la sua carne e bere il suo sangue. Realizzare che meritiamo di morire, non vivere, perchè nemici di Dio a causa del peccato, ed afferrare il dono di Gesù come "pace fatta" perchè la condanna è caduta su di Lui e i meriti su di noi in uno scambio meraviglioso, è afferrare la vita eterna!

Questi versetti straordinari sono stati, ne tempo, presi alcuni fuori contesto per collegarli a quello che noi chiamiamo la Cena del Signore o, in altri ambiti cristiani, l’Eucarestia. Manca lo spazio per aprire una parentesi significativa riguardo a questo, per ora ci limitiamo ad evidenziare alcuni aspetti che dimostrano che Gesù non sta parlando della Cena del Signore:

  • Motivo del contesto: il contesto ci porta a capire che il significato di mangiare e bere è di appropriarci (nel senso di credere) della morte di Cristo.
  • Motivo cronologico: Paolo ci dice che “nella notte in cui fu tradito” (1 Cor:11:23) istituì la cena del Signore. Questo dialogo in Gv 6 è antecedente di un anno rispetto a quella sera. Quindi, è anacronistico considerare Gv 6 come un riferimento alla cena del Signore.
  • Motivo linguistico: Gesù qui parla della sua carne e non del suo corpo spezzato. Ogni altro riferimento alla Cena del Signore nel NT usa sempre la terminologia corpo e non carne.
  • Motivo teologico: La Cena del Signore è per quelli che hanno creduto e vogliono ricordare. Qui il mangiare e il bere è una chiamata a credere. Siamo su due binari diversi.

Non c’è un collegamento diretto ma certamente c’è un collegamento indiretto in quanto il simbolismo della Cena del Signore richiama la croce e queste parole richiamano la croce.

Mangia, inteso come: appropriati dei benefici della morte di Cristo è avrai vita eterna! Ma cosa s’intende per vita eterna? Una vita che va avanti per sempre?

Un tema centrale di questo Vangelo. “Questi segni sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome” (Gv 20:31). Per vita eterna Gesù intende certamente una vita che dura per sempre ma non solo questo.

Per Gesù l’essenza della vita, la vera vita, la vita eterna è quella di vivere per sempre in comunione con Lui. Infatti è per questo che Gesù può parlare della vita eterna non come una realtà futura cioè come qualcosa di cui godremo dopo la morte ma afferma “chi crede in me ha vita eterna” (v. 47). Adesso! Ora! Nel presente!

Per questo Gesù può dire “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui” (v. 56). La caratteristica principale della vita eterna è quella di avere comunione con il Signore la conseguenza di questo è che vivremo per sempre nella Sua presenza. Gv 17:3 “Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo”.

Gesù ci chiama in questi versetti a venire a Lui per avere vita eterna, sta chiamando ad avere comunione con lui. Se accettiamo avremo questa intima comunione (lui dimora in noi e noi in lui - Gv 15 - ci aiuterà) e siamo certi di avere comunione con Lui per tutta l’eternità. Se rifiutiamo rimaniamo separati da Lui e la conseguenza sarà separazione eterna.
La vita eterna non è un “biglietto” per scappare la condanna eterna ed andare in cielo. La vita eterna è quella di avere comunione vera, profonda e intima ed eterna con il Signore.

Se tu non hai questa comunione non hai vita eterna ora e non avrai vita eterna dopo. Gesù è il pane della vita che soddisfa profondamente, che soddisfa universalmente e che soddisfa eternamente. Vieni a Lui. Credi in Lui.  Appropriati del suo sacrifico e godi questa comunione straordinaria.
Come rispondi a questa dichiarazione di Gesù oggi stesso? Leggi Gv 6:60-71

- QUALE REAZIONE A QUESTA STRAORDINARIA OFFERTA! (straordinaria davvero non come la pubblicità dei prodotti)

Questo dialogo avvenne nella sinagoga (v. 59). A questo punto la telecamera passa dai Giudei in generale ad altri gruppi di persone, vediamo qual è la loro reazione a queste parole. La funzione di questa sezione è quella di portare anche noi ad una decisione.
È tempo di decidere!

Riconosci che Gesù è veramente l’unico che può soddisfarti profondamente? Sarai consacrato e dedicato nel riporre la tua fede in Lui? In questa sezione ci sono due risposte. Quale esprime la tua risposta?

1. I dedicati superficialmente: il primo gruppo sono quelli che Giovanni chiama “molti dei suoi discepoli” (v. 60). Questi non sono i dodici. Questi potevano essere persone che hanno seguito Gesù perché colpiti da qualche suo insegnamento, o per aver ricevuto qualcosa (un miracolo, pane) o semplicemente erano affascinati da Lui. Un gruppo, tuttavia, superficialmente dedicato a Gesù.
Il momento spartiacque, infatti, è al v. 66: “Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui”. Cosa aveva portato a questo momento di spartiacque. V. 60 “Questo parlare è duro; chi può ascoltarlo?”. Questi “discepoli” non accettano quello che Gesù sta rivelando riguardo la Sua identità e la Sua missione.

questo parlare è duroil problema non è di comprendere piuttosto quello di accettare quello che è stato compreso. Non sto dicendo che hanno compreso tutto (neanche i 12 pre-risurrezione comprendevano). La difficoltà però dei cosiddetti discepoli non è chi può comprenderlo ma chi può ascoltarlo. In altre parole chi può tollerare quello che Lui sta dicendo riguardo la sua identità e la sua missione.

"Come può dire di essere disceso dal cielo?". "Conosciamo i tuoi! Noi siamo disposti a farti re quando fai miracoli di dare pane ma quando parli in termini spirituali di essere il pane della vita e ci prometti di soddisfarci a pieno e darci vita eterna non è esattamente quello che cerchiamo!". Potremmo ancora parafrasare in questi termini: "Quando ci fai intravedere che per conquistare per noi questa vita eterna tu dovrai dare la tua carne e noi in qualche modo dobbiamo appropriarci di questo tuo sacrificio allora non sei quello in cui avevamo sperato. Noi cerchiamo un leader forte, che provveda principalmente per i nostri bene materiali magari con azioni militare. Non sei quello che cerchiamo!"

Gesù infatti dice “questo vi scandalizza?” (61) allora cosa ne sarà quando mi vedete ascendere dov’ero prima? (62). "Io non sono solo disceso dal cielo ma ci tornerò e la strada che devo percorrere per ritornare e per essere innalzato passa per la croce e poi la risurrezione. Se vi scandalizzate per così poco allora che tipo di reazione avrete quando vedrete come tutto si svilupperà."

Il Messia, il Cristo sarà crocifisso per i Giudei questo è scandalo ma per quelli che sono chiamati questa è potenza di Dio e sapienza di Dio. Ma appunto perché questo sembra essere qualcosa di così fuori dal mondo allora c’è bisogno dello Spirito che vivifica (63) perché la carne da sola non può arrivarci. "Le mie parole sono “spirito e vita” e loro hanno la potenza di farvi afferrare questo."

2) I DEDICATI SUPERFICIALMENTE
Ma qui ci sono tanti che non credono perché si dimostrano di essere solo superficialmente dedicati a Gesù. Vogliono un Gesù nei loro termini, che soddisfi i bisogni loro e non sono dispost, invece, ad accettare Gesù interamente per chi Lui veramente è e per quello che è la sua missione.

Anche al giorno d’oggi c'è un rischio di essere dedicati superficialmente:

  • Fede OK! Ravvedimento NO GRAZIE!
  • Promesse OK! Avvertimenti di giudizio NO GRAZIE!
  • Sei sempre con noi OK! Fare discepoli NO GRAZIE!
  • Nuova vita OK! croce NO GRAZIE!
  • Gesù Salvatore OK! Signore NO GRAZIE!

Questi non sono optional. Non possiamo scegliere quale parte dell’identità, della missione o della chiamata di Gesù accettare e quale lasciare. O dentro o fuori. Infatti a questo punto molti “discepoli” “si tirano indietro e non andavano più con lui” (66).

Gesù non è scosso da questo (63-65) quanto sa che senza l’intervento divino non c’è speranza per l’uomo. Oggi non illuderti di poter essere dedicato a Gesù superficialmente e di godere questi benefici perché questa non è un’opzione che viene concessa. Dedicati a lui profondamente e in Lui troverai piena soddisfazione.

2) I DEDICATI PROFONDAMENTE
A questo punto Gesù si rivolge ai dodici “Non volete andarvene anche voi?”. La domanda è data per stimolare una risposta netta. Il bisogno qui non è quello di Gesù, avere una risposta, ma per gli uditori di allora e di oggi: rispondere a questa domanda.

Pietro, al solito, parla per tutti “Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna! E noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Santo di Dio” 68-69. Quale altra alternativa, quale altre opzione abbiamo? Da chi altro possiamo andare? Tu solo hai parola di vita eterna.

Non necessariamente hanno capito tutto, ma hanno capito, colto, creduto e conosciuto abbastanza da rendersi conto che non c’è nessun altro che può soddisfare i loro bisogni profondamente ed eternamente. Solo Lui ha parole di vita eterna.

Qual è la tua risposta stamattina a questa domanda?

2) Il DEDICATO APPARENTEMENTE

Tutto chiaro? Eppure Gesù dice che all’interno dei 12 c’è uno che sembra essere dedicato profondamente a Gesù ma, in realtà, è solo apparentemente dedicato. Anzi si renderà disponibile ad essere una strumento nelle mani del maligno. Quando Gesù disse queste cose (che uno di loro era un diavolo o il diavolo) tutti si voltarono verso Giuda sapendo che era lui? No!

Nessuno sapeva chi era. Giuda parlava, agiva e si comportava come tutti. Ma da lì ad un anno mostrerà di essere solo apparentemente dedicato a Gesù. E’ possibile convincere tutti, e se stessi, di essere profondamente dedicati a Gesù ma in realtà questa è solo apparenza.

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