Non avete mai visto un bambino che, guardando con occhi d'amore la sua mamma, la ringrazia per avergli comprato un bel gelato al cioccolato? E non vi è mai capitato, invece, di sperimentare quel noioso nodo allo stomaco, che peggiora di giorno in giorno, solo perché non riuscite a ringraziare il vostro collega di lavoro per quell'aiuto importante, senza il quale non avreste mai potuto presentare in tempo il vostro progetto al dirigente?
E' difficile piegarsi e riconoscere un beneficio ricevuto da altri. E' difficile esprimere gratitudine nei confronti di chi ce l'ha elargito... Se poi questo "qualcuno" è Dio, la difficoltà spesso aumenta e il nostro egoismo ci porta a chiuderci in noi stessi, ad attestarci su ciò che vediamo e a disconoscere ogni intervento dall'Alto.
Ringraziare, quest'arte dimenticata. Specialmente oggi, specialmente nella nostra società, anche nelle nostre famiglie e addirittura nelle nostre chiese. Quando la realizziamo, sperimentiamo la leggerezza della benedizione divina; quando non riusciamo a viverla, sperimentiamo invece la tristezza delle cose perdute e la pesantezza della disubbidienza ai comandamenti del Signore.