Settemila persone non si sono inchinate

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Voglio condurvi sul Monte Horeb, in Israele, in una caverna buia.
All'interno di questa caverna siede un profeta solitario di Dio.
Questo pio uomo è anziano, probabilmente attorno agli ottant'anni. Ha completamente abbandonato la società.

Circa quaranta giorni prima, questo profeta aveva implorato Dio di
farlo morire. Era convinto: "Questa nazione si è spinta troppo oltre.
E la chiesa si è allontanata senza possibilità di recupero. Ogni
pastore è un burattino del diavolo. Adesso il risveglio è proprio
impossibile. Non ci rimane alcuna speranza. Signore, ho fatto il mio
dovere. Per favore, prenditi la mia vita" (vedi 1 Re 19:4).

Chi era questo profeta? Era il santo Elia, che era giunto ad uno stato osì disperato proprio alcune ore dopo aver vinto la più grande vittoria di tutto il suo ministero.

Certamente vi ricorderete questa storia. Sul monte Carmel, Elia
affrontò 850 falsi profeti in una battaglia estrema, dalla quale
sarebbe dovuto emergere il vero Dio. Circa 450 fra questi profeti
servivano il dio Baal; gli altri 400 erano profeti degli altari
idolatri costruiti dalla malvagia regina Iezebel. Ora, in un rituale
demoniaco, i profeti di Baal iniziarono a danzare e a percuotersi,
cercando di svegliare il loro dio. Quando questa frenesia finalmente ebbe fine, i profeti erano esausti e sanguinanti, totalmente prostrati.

Fu allora che Elia iniziò il suo turno. Invocò semplicemente il
Signore, ed istantaneamente dal cielo scese un fuoco soprannaturale.
Il calore soffocante consumò sia il sacrificio del profeta che le
dodici brocche d'acqua che vi aveva versato sopra. Consumò persino la roccia sull'altare.

Che dimostrazione meravigliosa dell'onnipotenza divina. I falsi
profeti tremarono alla vista. E gli israeliti allontanati che erano
presenti caddero in ginocchio gridando: "Il Signore è Dio; l'Eterno è il vero Dio" (18:39).

Poi Elia immolò tutti quegli 850 falsi profeti. Improvvisamente, in
Israele tornò il risveglio. Il rinnovamento per cui Elia aveva tanto
pregato finalmente era giunto - o almeno così pensava. "Questo è il momento di Dio. Sta iniziando il risveglio che ho predicato a lungo".

Elia era così pieno di energia che corse avanti al carro del re Achab
per venti chilometri, fino alla capitale Iezreel. La sua mente
probabilmente era piena di pensieri stimolanti: "Chi può resistere di fronte a ciò che Dio ha compiuto oggi? Il governo sensuale ed immorale di questa nazione dovrà cadere. E la fine di Iezebel è vicina. Non le rimane che ritornare dal padre idolatra a Sidone. Senza dubbio le avranno riferito che è sceso il fuoco dal cielo, e vorrà scappare dalla purificazione dello Spirito Santo. Questo sarà il momento più bello della storia d'Israele!"

Elia era convinto che adesso il popolo gli avrebbe dato ascolto. Credo fosse determinato ad andare direttamente al tempio abbandonato, per restaurare la vera adorazione a Iezreel. Ma prima che arrivasse in città, fu avvicinato da un messaggero di Iezebel. La regina lo minacciava: "Gli dèi mi trattino con tutto il loro rigore, se domani a quest'ora non farò della vita tua quel che tu hai fatto della vita di ognuno di quelli" (19:2). In pratica, stava dicendo ad Elia: "Ti rimane un giorno solo da vivere, profeta, prima che ti faccia uccidere come hai ucciso i miei sacerdoti".

Nel giro di ventiquattro ore da questa incredibile vittoria sul monte
Carmel, Elia si ritrovò nel deserto, tremante sotto un albero di
ginestra. Nella sua mente, tutto era andato in cenere. Nel giro di una notte, tutte le sue speranze di risveglio erano svanite.

Quaranta giorni dopo, troviamo Elia nascosto in una caverna, tutto
solo. La parola ebraica usata per "nascosto" significa anche "fermo o statico". Implica inoltre il significato di "compiangere o tenere il broncio". Apparentemente Elia aveva deciso: "È tutto finito. Se un fuoco miracoloso dal cielo non può motivare un popolo allontanato, allora niente ci riuscirà".

Poi la Bibbia ci dice: "Gli fu rivolta la parola del SIGNORE, in
questi termini: "Che fai qui, Elia?" (19:9). In questo modo il Signore stava dicendo: "Cos'è che ti secca, Elia? Perché sei arrabbiato? Per cosa ti lamenti?"
 

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   Di David Wilkerson
  23 aprile 2001

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