Prima che sia troppo tardi

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Allora il cieco, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. E Gesù, rivolgendosi a lui, gli disse: «Che cosa vuoi che ti faccia?» Il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io ricuperi la vista». Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». In quell'istante egli ricuperò la vista e seguiva Gesù per la via. Luca 10:50-52
 
Per ritrovare il vero criterio della religione, per ridare al Cristianesimo le sue forze vitali, per provare ancora l'immenso privilegio d'essere figliuoli di Dio basta volerlo con tutto il cuore. Non contiamo sugli altri, non aspettiamo che il miracolo discenda dal cielo. Dio vuole la mia adesione e partecipazione. Basta voler fare la propria parte perché Dio faccia la sua. La volontà, tutto qui. La buona volontà. È il movente della vittoria.

Allorché Gesù s'accostava ai lebbrosi, ai paralitici, agli storpi chiedeva loro se volevano essere guariti. Questa domanda mi è sembrata a lungo superflua: quest'uomo, paralizzato da trentotto anni, voleva sicuramente tornare a camminare! Altro che! Ma per poter essere guariti occorre innanzitutto volerlo. E vero, non tutti possono guarire. Ma tutti possono volerlo. Bisogna voler uscirne e nessuno può volerlo al vostro posto.
Neppure Dio.

Dunque il Maestro si rivolge oggi, come un tempo nelle pianure della Giudea, agli uomini di buona volontà. Sono loro che hanno dato inizio all'opera del Vangelo, ora tocca a noi condurla a termine.
A nostra volta dobbiamo liberarci da questo stato letargico in cui ci mantiene una religione dolcificata che ha l'apparenza della pietà ma che ne rinnega la potenza. Una religione che assopisce a buon mercato le coscienze senza colmare i cuori e che, senza introdurre Dio nell'animo, estingue ogni brama di incontrarlo, di possederlo lasciando assopiti, paralizzati e, senza esserne sempre consapevoli, insoddisfatti.
Sì, insoddisfatti.

A tutti gli insoddisfatti, il Signore rivolge un appello. Un appello urgente, perché evitino la confusione delle dottrine religiose, e fuggano da un falso Cristianesimo che ricorda troppo un antico paganesimo: «Uscite da Babilonia, o popolo mio». Proprio a quelli il Maestro fa l'onore insigne di chiamarli popolo suo...
Quanto a me riprendo coraggio. Ho il presentimento che nel momento stesso del fallimento delle religioni, vi é un po' dappertutto un grande popolo che si leva e si prepara a rispondere all'appello dell'Evangelo. Il popolo degli uomini di buona volontà.
Lo ripeto: siamo alla vigilia dei grandi giorni del Cristianesimo.
Alla vigilia del tempo in cui, di nuovo, si vedrà la differenza tra colui che serve Dio e colui che non lo serve.
Due gruppi. Non tre. Né indifferenti, né spettatori. I buoni e i malvagi. I freddi e i ferventi. I capri e le pecore. Quelli che si oppongono a Dio e coloro che lavorano per lui.
La spaccatura é evidente. Tra i due, l'abisso si allargherà e diventerà immenso.

A noi la scelta. Oggi. Stasera. Ora.
Prima che sia troppo tardi.

N. Hugedé, "Cristo questo sconosciuto" - Edizioni AdV
 

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