Voi siete il sale della terra; ma....

Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli. Matteo 5:13-16
 
In fondo, poco importa dove si trova, il cristiano è un'eccezione. Non soltanto per le sue opinioni ma soprattutto per il suo comportamento. Meglio così. Almeno non è un insulso. Egli rimane il sale della terra.
Nella nostra civilizzazione fuori rotta, in cui tutti i valori morali sono più o meno seriamente alterati, in mezzo a queste persone senza colonna vertebrale, a queste persone-camaleonti che si conformano ai gusti di tutti gli altri, egli resta in linea al vero, al bello, al giusto, al bene.
È un punto di riferimento. Un testimone.

Prima che sia troppo tardi

Allora il cieco, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. E Gesù, rivolgendosi a lui, gli disse: «Che cosa vuoi che ti faccia?» Il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io ricuperi la vista». Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». In quell'istante egli ricuperò la vista e seguiva Gesù per la via. Luca 10:50-52
 
Per ritrovare il vero criterio della religione, per ridare al Cristianesimo le sue forze vitali, per provare ancora l'immenso privilegio d'essere figliuoli di Dio basta volerlo con tutto il cuore. Non contiamo sugli altri, non aspettiamo che il miracolo discenda dal cielo. Dio vuole la mia adesione e partecipazione. Basta voler fare la propria parte perché Dio faccia la sua. La volontà, tutto qui. La buona volontà. È il movente della vittoria.

Allorché Gesù s'accostava ai lebbrosi, ai paralitici, agli storpi chiedeva loro se volevano essere guariti. Questa domanda mi è sembrata a lungo superflua: quest'uomo, paralizzato da trentotto anni, voleva sicuramente tornare a camminare! Altro che! Ma per poter essere guariti occorre innanzitutto volerlo. E vero, non tutti possono guarire. Ma tutti possono volerlo. Bisogna voler uscirne e nessuno può volerlo al vostro posto.
Neppure Dio.

Il battesimo? E' prima di tutto una vittoria

Noi siamo dunque stati con lui seppelliti mediante il battesimo nella sua morte, affinché come Cristo è risuscitato dai morti, mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita. - Romani 6:3,4

Il battesimo è prima di tutto una vittoria. Ogni volta che assisto a una cerimonia battesimale, realizzata secondo le Scritture, (poiché vi sono ancora oggi dei cristiani fedeli al loro insegnamento!), mi dico che Dio è grande.

Ma, per vivere questa vittoria, bisogna aver conosciuto la lotta. Avete voi conosciuto questa lotta contro se stessi, contro questa natura malvagia che impedisce di fare ciò che si vuole e spinge a fare invece ciò che si odia (Romani 7:15-23), questa lotta a corpo a corpo contro il peccato che avvolge così facilmente? Avete conosciuto questa lotta che ha visto la volontà affievolirsi dinanzi all'ostacolo, il coraggio abbandonarvi, la tentazione trovare in voi un complice, questa lotta contro l'ira e le tendenze morbose ereditate dai nostri padri che San Paolo chiama il «vecchio uomo»?

Questa lotta contro il male l'avete certamente sperimentata. Ma non a pochi giorni dalla nascita, quando stavate per essere condotti al fonte battesimale. È la vita che ve l'ha insegnata.

E non ci sarà più notte....

Vedete quale amore il Padre ha profuso su di noi, facendoci chiamare figli di Dio. La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui. Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è ancora stato manifestato ciò che saremo; sappiamo però che quando egli sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è.
 
E chiunque ha questa speranza in lui, purifichi se stesso, come egli è puro. 1Giovanni 3:1-3
 
Scoprire un mondo nuovo: milioni di persone aspirano a questo sogno di pace, di giustizia, di felicità.
Tutto era buono al principio, allorché il mondo uscì dalle mani del Creatore. Tutto era così buono prima della maledizione del peccato (Genesi 1:31)!

L'estate è vicina

Egli non tarderà. Leggo questa certezza nelle profezie delle Scritture. E credo in queste profezie che non sono quelle dei Nostradamus delle nostre fiere, ma quelle del mio Dio.

Scorgo questa prossima venuta nella descrizione di Daniele del famoso colosso dai piedi d'argilla, che contiene in compendio la storia del nostro mondo, con i suoi imperi che si succedono, fino alla nostra Europa, debole come l'argilla, incapace di fondare delle solide alleanze: «Tu hai visto il ferro mescolato con la molle argilla perché le nazioni si mescoleranno mediante connubi umani; ma non saranno uniti l'uno all'altro, nello stesso modo che il ferro non si amalgama con l'argilla» (Daniele 2:43).
 
E il mio testo -mostrandomi questa piccola pietra che colpisce proprio allora il colosso per ridurlo in polvere e che diventa una grande montagna -mi dice che in quel tempo, il nostro Dio susciterà un regno che durerà in eterno e riempirà tutta la terra (Dniele 2:35, 44, 45).

Venga il tuo regno...

Si stava bene sulla montagna accanto al Maestro trasfigurato, ma bisogna scendere in pianura, dove gli indemoniati sono contorti dalla sofferenza, dove anche i discepoli pregano male e non ottengono più nulla (Matteo 17:14-21)

Il tempo della vittoria non è ancora giunto. L'alba spunta lontano e scorgo l'orizzonte aureolato della gloria a venire, ma la strada che mi ci conduce è ancora avvolta d'ombra e piena di ostacoli. Pellegrino tutto impolverato, dalle scarpe scalcagnate, tutto il mio essere si protende verso quella luce, il cui lontano riflesso illumina già i nostri volti stanchi. Ma, andiamo avanti! Non siamo ancora alla fine delle nostre pene.

Ho la vita: ne sono profondamente cosciente da certi sussulti del mio cuore, da certi trasporti d'allegrezza, dalla testimonianza della coscienza. Ma la mia gioia non è perfetta. Ben presto lo sarà, ma non ancora. Aspettare, sempre aspettare!
«Fino a quando, Signore?» (Salmo 94:3).
Non siamo soli a languire per l'attesa.
«Tutta la Creazione geme... anche noi stessi gemiamo in noi medesimi aspettando l'adozione, la redenzione del nostro corpo. Poiché noi siamo stati salvati in isperanza» (Romani 8:22-24).

Ma dirà qualcuno: "Come risuscitano i morti, e con quale corpo verranno?"

Vi sono comunque delle domande che abbiamo il diritto di porre, perché dalla loro risposta dipende la nostra consolazione di oggi. Le Scritture non confondono queste legittime preoccupazioni della fede con la curiosità svagata di quelli che dubitano, o i sofismi dei Sadducei. D'altra parte, la domanda che arde sulle mie labbra, lo stesso testo sacro la pone: «Come risuscitano i morti e con quale corpo ritornano in vita?» (1 Corinzi 15:35). Sì, ho bisogno di sapere sotto quale forma risusciterò, se Questo corpo sarà veramente il mio corpo, se riconoscerò i miei.

Altrimenti, poco m'importerebbe di quella felicità eterna, in cui non mi sentirei più me stesso, dove non mi ricorderei più del mio passato, né di coloro che ho amato. Poco m'importerebbe di un paradiso dalle coorti uniformi, dove non avrei più nome, né tenerezza: uno zero allineato agli altri zeri, dove incontrando i miei cari con gli occhi mesti, con i pensieri mesti, scivolerei accanto a loro. Come un povero mutilato, morto a metà. E' forse questa la gloria promessa?

Dio stesso sarà con loro; e asciugherà ogni lacrima dagli occhi...

"Fratelli, non vogliamo che siate nell'ignoranza riguardo a quelli che dormono, affinché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza." 1Tessalonicesi 4:13  Ogni giorno che passa è un passo avanti verso l'eternità. Forse siamo sulla soglia. Vi propongo di entrarvi subito.
 
Quel che vedremo, come in visione profetica, ci aiuterà a portare meglio il nostro fardello. [...] Prima di tutto qualche parola sulla morte. Non credo ch'essa sia il termine definitivo del nostro destino.

Siate sobri, vegliate!

Ho detto di collaborare con Dio, di seguirlo. È meraviglioso. Esaltante. La vostra vita sfocia nel cielo. Ma attenzione! Vi prometto molte sofferenze.
Non dovete credere che, dal momento in cui vi siete dati a Dio, tutto si appianerà dinanzi a voi. Tutt'altro.

Fintanto che andavate nel senso della corrente umana, sulla strada larga, tutto andava bene. Eravate inutili, malvagi, perduti, ma la vita era facile; avevate dalla vostra parte il diavolo e il mondo. Ora che cercate di risalire la china del sentiero stretto, i vostri piedi e le vostre mani si scorticheranno sulle pietre taglienti. E più salirete, più le pietruzze diventeranno pericolose e più rischierete a ogni istante di precipitare.
 
Ostacoli, opposizioni, resistenza della materia inerte, indifferenza comune, passione dei pregiudizi, anche nella coscienza stessa delle migliori anime, sopraggiungeranno.
 
Se diventate cristiani, la terra e l'inferno, e stavo per dire il cielo, si alleeranno contro di voi. La Scrittura stessa l'ha detto: «Coloro che vogliono vivere pienamente in Cristo saranno perseguitati» (2 Timoteo 3:12)

Perché la tristezza secondo Dio produce......

Che cosa hai imparato dalla tua sofferenza? Prima di tutto a conoscere te stesso. Fintanto che tu non avevi sofferto, vivevi alla superficie di te stesso. Tu t'ignoravi completamente. La sofferenza ha rivelato il tuo carattere. Allora ti sei visto com'eri, miserabile e meschino, ingrato e pieno di esigenze, cieco, indifferente alle vere gioie.
 
Tu che ti credevi erede per diritto del regno dei cieli, perché come ripetevi spesso, non hai ucciso né rubato, adesso hai ravvisato in te, una sporca creatura, afflitta da una insospettata debolezza e da una incredibile presunzione; un ribelle ostinato, un debole che senza batter ciglio manda gli altri alla geenna ma che sviene dinanzi al dentista; un credente dei giorni facili, che la prova fa cadere; un indeciso, un buono a nulla. Un perduto finché, spaventato del proprio stato, non supplichi Iddio.
 
Volete ancora una bella tristezza: la tristezza dei miei peccati. Una sera, ho sentito il peso enorme dei miei errori. Allorché ho visto comparire il mio «io», sono stato preso dall'angoscia, e quest'angoscia talvolta la provo ancora...

Dall'inquietudine.... al coraggio

Che ne sarà dell'avvenire? Quanti tormenti ci portiamo appresso a causa della paura di possibili disgrazie, foriera di funesti annunci! Temo per la mia situazione, per la mia salute e per quella dei miei, per la mia vecchiaia. Che altro ancora?
 
Se ci capitasse tutto quel che paventiamo, tutto quel che accumuliamo di apprensioni vane, non avremmo certo alcuna forza per sopravvivere.
Intanto questa paura ingiustificata rende oscuro il nostro orizzonte e marca la nostra fronte di una ruga profonda e indelebile. [...]
 
Lo so: sono perfettamente convinto che queste cose possono essere apprezzate solo se sì è convertiti. Dicendoci che sono soltanto i pagani che si preoccupano per il domani, il nostro testo ce lo suggerisce a volo.
Ancora una volta, occorre trionfare su questo vizio impunito che è l'egoismo.

Se almeno si chiedesse!

"Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto" - Matteo 7:7 
 
Se almeno si chiedesse! Chiedere è già un atto di umiltà. Ed è riconoscere l'insuccesso delle soluzioni umane. Ci si è aspettato molto dalla scienza. Il diciannovesimo secolo ha fatto la sua esperienza a questo proposito: ha creduto di poter sopprimere Dio e di ricevere tutto dall'intelligenza umana. Ha fallito: la scienza non ha spiegato tutto. Si ha ancora fame di vita spirituale.
 
Con il pullulare di sette che lo coinvolgono in deviazioni non intelligenti, il nostro secolo sarà in complesso più religioso del precedente. Si è constatato che i progressi della tecnica non risolvono tutti i problemi e che lasciano nell'anima un abisso insondabile.
 
Che importa all'uomo di raggiungere parecchie volte la velocità del suono se ciò serve a trasportare le sue ferite e la sua miseria! [...]

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