Romani - 7

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L'affrancamento del cristiano dalla legge

Ef 5:25-31 (Ga 2:19-20; Ro 6:14, ecc.)

- 7:1 O ignorate forse, fratelli (poiché parlo a persone che hanno conoscenza della legge), che la legge ha potere sull'uomo per tutto il tempo ch'egli vive?

- 7:2 Infatti la donna sposata è legata per legge al marito mentre egli vive; ma se il marito muore, è sciolta dalla legge che la lega al marito.

- 7:3 Perciò, se lei diventa moglie di un altro uomo mentre il marito vive, sarà chiamata adultera; ma se il marito muore, ella è libera da quella legge; così non è adultera se diventa moglie di un altro uomo.

- 7:4 Così, fratelli miei, anche voi siete stati messi a morte quanto alla legge mediante il corpo di Cristo, per appartenere a un altro, cioè a colui che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutto a Dio.

- 7:5 Infatti, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose, risvegliate dalla legge, agivano nelle nostre membra allo scopo di portare frutto per la morte;

- 7:6 ma ora siamo stati sciolti dai legami della legge, essendo morti a quella che ci teneva soggetti, per servire nel nuovo regime dello Spirito e non in quello vecchio della lettera.

 

Il ruolo della legge

Ro 5:20; 3:19-20; 4:15; Ga 3:21-22

- 7:7 Che cosa diremo dunque? La legge è peccato? No di certo! Anzi, io non avrei conosciuto il peccato se non per mezzo della legge; poiché non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: «Non concupire».

- 7:8 Ma il peccato, còlta l'occasione, per mezzo del comandamento, produsse in me ogni concupiscenza; perché senza la legge il peccato è morto.

- 7:9 Un tempo io vivevo senza legge; ma, venuto il comandamento, il peccato prese vita e io morii;

- 7:10 e il comandamento che avrebbe dovuto darmi vita, risultò che mi condannava a morte.

- 7:11 Perché il peccato, còlta l'occasione per mezzo del comandamento, mi trasse in inganno e, per mezzo di esso, mi uccise.

- 7:12 Così la legge è santa, e il comandamento è santo, giusto e buono.

- 7:13 Ciò che è buono, diventò dunque per me morte? No di certo! È invece il peccato che mi è diventato morte, perché si rivelasse come peccato, causandomi la morte mediante ciò che è buono; affinché, per mezzo del comandamento, il peccato diventasse estremamente peccante.

 

La legge del peccato

Ga 5:16-25; Ro 8:1-4

- 7:14 Sappiamo infatti che la legge è spirituale; ma io sono carnale, venduto schiavo al peccato.

- 7:15 Poiché, ciò che faccio, io non lo capisco: infatti non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio.

- 7:16 Ora, se faccio quello che non voglio, ammetto che la legge è buona;

- 7:17 allora non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me.

- 7:18 Difatti, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no.

- 7:19 Infatti il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio.

- 7:20 Ora, se io faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me.

- 7:21 Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me.

- 7:22 Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l'uomo interiore,

- 7:23 ma vedo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra.

- 7:24 Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?

- 7:25 Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così dunque, io con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.

 

Romani - Indice

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