Non perdere la vita usando la droga

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Chi è che sta guidando il tuo agire, chi usa il tuo cervello? Se scegli la droga credi forse che potrai sentirti più libero?
L'utilizzo di droghe danneggia la mente: sarai ancora in grado di concentrarti? Che ne sarà della tua memoria?
Chiediti: "Dove andrò a finire?" La droga è un trappola! La droga è una prigione! La droga è come una bomba ad orologeria; prima o poi salterà! E tu non sai nemmeno quando!
Non perdere la tùa vita usando la droga, diventa un vincitore

Qui l'opuscolo in pdf e i contatti del centro di recupero: KADES

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Ritratto di alex

In this video we examine the before and after effects of methamphetamine, aka crystal meth. This horrible drug wreaks havoc on its users as you can see by the above before and after videos. Please send this video to others as a warning.

Ritratto di alex

Noi e i nostri padri abbiamo peccato, abbiamo mancato, abbiamo fatto il male.
Salmo 106

Ritratto di alex

«Con la droga non si scende a compromessi». È il monito che Giorgia Benusiglio ha lanciato ai ragazzi dell’Isis Newton, riuniti in assemblea al centro De Filippi. I ragazzi di prima e di terza hanno ascoltato in silenzio la testimonianza di una ragazza che undici anni fa rischiò di morire a causa di una pillola, ingoiata a soli 17 anni, per vedere che effetto faceva: « Sono sempre stata incuriosità dalle droghe – ha spiegato Giorgia – mi documentavo con libri, internet. Poi arrivò a scuola un opuscolo del Ministero della Sanità che consigliava, in caso di consumo, di assumere un quarto di ecstasy, bere molta acqua e dopo qualche ora, assumerne un altro quarto. Mi sembrava, quindi, che stando attenti e attenendomi a quelle regole, avrei potuto provare lo sballo senza rischi. Ho capito, a mie spese, che quell’opuscolo non era corretto e che non si scherza con la droga».

Accompagnata dal padre, con cui condivide ormai da anni la missione di incontrare e informare i giovani di tutto il paese, Giorgia ha parlato soprattutto dei rischi insiti nelle droghe sintetiche: « Non avete idea di come e dove le fabbrichino. Si presentano come dei farmaci ma non lo sono affatto: chi le produce ha scarse nozioni di chimica e gli ambienti sono di solito scantinati putridi senza igiene».

Giorgia venne “presa per i capelli” dopo aver assunto un quarto più un quarto di ecstasy insieme ad alcuni suoi amici: « Eravamo andati in discoteca con quel preciso intento. Sul momento mi sono sentita fortissima e piena di energia. Non sentivo né caldo né freddo, sentivo le mie braccia e le gambe lunghissime. Poi sono tornata a casa e per circa una settimana sono state benissimo. Dovete sapere che il fegato non ha terminazioni nervose e quindi non si sente dolore. Una mattina mi sono svegliata con gli occhi gialli: era ittero. Ricoverata in ospedale, ho avuto solo il tempo di vedere i volti sconvolti e impotenti dei miei genitori e sono entrata in coma. Fortunatamente era solo come epatico: i fumi non avevano ancora intaccato il cervello. Ho subito un trapianto di fegato: 17 ore di intervento più altre 5 qualche giorno dopo. Quarantacinque giorni di terapia intensiva e una vita dipendente da farmaci pesanti che mi costringono ogni mese a controlli ematici per prevenire l’insorgenza di tumori. Insomma, una vita stravolta con il senso di colpa verso i miei genitori e verso Alessandra che mi ha donato, morendo, il suo fegato».

Nel quarto di pasticca ingerito da Giorgia, il “fabbricatore di morte” aveva iniettato veleno per i topi e piombo: « Queste sono sostanze che ampliano gli effetti del principio attivo. E poco importa  a chi fabbrica pillore dove vada a finire la quantità di veleno che inietta. Poco importa della vostra vita: davanti a un ragazzo che muore ce ne sono almeno 30 pronti a comprare».

I costi di fabbricazione di queste pillole in Olanda si aggirano attorno ai 20/30 centesimi, ma sul mercato vengono vendute dai 15 ai 30 euro: « Non potete sapere cosa ci sia in quelle paste. Potreste avere il miglior fornitore ma anche lui non potrà mai sapere cosa ci sia».

Il padre di Giorgia invita i ragazzi a documentarsi, su internet, su siti internazionali, senza paura: « C’è molta ignoranza anche sulla “marija” – spiega il padre di Giorgia – Anche noi adulti ignoriamo cosa sia diventato uno spinello. Spesso mi sento dire: “ma per uno spinello… anche noi quando eravamo giovani”. Tutti ignorano, però, che ai nostri tempi il principio attivo era al 4% mentre oggi è salito al 27-30%. E non crediate che voi siete immuni dalle pasticche perchè ne consumate ormai da tempo senza aver subito danni. Il vostro cervello si sta lentamente deteriorando, spegnendo a uno a uno i neuroni. Se vi chiedessero oggi di fare un tema e vi chiedessero la stessa identica prova tra tre mesi, con un’ottantina di pillole calate, quel tema sarà completamente diverso, non riuscirete più a farlo allo stesso modo. Chiaramente la colpa sarà dell’insegnante o della vostra stanchezza o di quel compagno che vi ha distratto. Bene, sappiate che state mentendo a voi stessi: è il vostro cervello a non essere più quello di una volta».

I ragazzi ascoltano, in silenzio. Stanno parlando anche di loro, della loro vita, della loro scuola. Le loro domande sono tutte incentrate sulle sensazioni di Giorgia, la sua curiosità, il rapporto con i genitori, gli effetti di quello sballo. La cronaca di questi giorni è piena di giovani morti per uno sballo.
Ne valeva la pena?

Ritratto di alex

Nicole era una studentessa modello. I genitori distrutti al suo capezzale
I dati del Dipartimento antidroga della polizia: nel 2007 589 morti per ecstasy


VENEZIA
- Nicole non ce l'ha fatta. Sedici anni, di Rovigo, è morta dopo le sette di sera all'ospedale di Dolo. Con due amiche sabato sera era stata alla festa del Redentore, rave party con duemila persone sulla spiaggia degli Alberoni al Lido di Venezia. Qualcuno le ha dato una pasticca di Mdma, molecola base dell'ecstasy. La festa era uno dei tanti happening organizzati sulle spiagge del Veneto nel giorno della festa del Redentore, la sera d'estate in cui - per tradizione - dopo i fuochi di artificio si aspetta in spiaggia con gli amici l'arrivo dell'alba. Nicole non avrà più albe nella sua vita. Il rave non era stato autorizzato dalla questura.

La giovane era stata ricoverata nella notte all'ospedale di Dolo nel reparto di rianimazione. Ore di agonia e di angoscia, i genitori disperati accanto a lei che però non ha più ripreso conoscenza. Poi nel pomeriggio la fine di ogni speranza. Il padre, impiegato a Rovigo, si è limitato a dire ai giornalisti: "Non ho voglia di parlare, cercate di capire, siamo distrutti". Nicole era figlia unica di una famiglia di impiegati. "Una ragazza bravissima, studiosa, che faceva parte di una famiglia un po' speciale" dicono gli amici dei genitori. Una tragedia.

Le indagini. La polizia sta cercando di ricostruire gli attimi immediatamente precedenti il malore che poi è stato fatale. I primi agenti sono arrivati sul posto solo dopo le quattro del mattino, quando dalla spiaggia erano già spariti tutti. La procura di Venezia ha al momento aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo, ovverosia per decesso come conseguenza di altro reato, in questo caso la vendita di sostanze stupefacenti. Il magistrato di turno ha disposto l'autopsia e l'esame tossicologico per accertare quali sostanze la ragazza abbia assunto per stabilire così la causa della morte.

Nel frattempo gli investigatori stanno sentendo i testimoni per cercare di ricostruire cosa è successo l'altra notte tra le dune della spiaggia degli Alberoni. Le domande sono le stesse, per tutti: c'erano spacciatori, chi distribuiva pasticche, come i pusher contattavano i ragazzi.


La testimonianze delle amiche. Fondamentale sarà la ricostruzione dei fatti da parte delle due amiche della ragazza morta. Sono già tornate a casa: ancora un po' intontite, hanno ammesso anche loro di aver assunto la droga, sciolta in alcune bevande. Un racconto spezzettato, confuso. Le tre ragazze sono studentesse di istituto superiore, tranquille, forse in vacanza balneare con le famiglie a Sottomarina. Le due che si sono salvate non si sono rese conto delle condizioni disperate in cui versava l'amica. Sul pusher esiste solo una indicazione sommaria: uno o due ragazzi che le tre non conoscevano. Dopo aver acquistato l'ecstasy e averlo mescolato ad una bibita, le giovani si sono divise, frequentando compagnie diverse. Sarebbe stato uno dei partecipanti alla festa a notare che una delle tre era accasciata per terra, collassata e a dare l'allarme.

Nell'area della festa c'erano tre camion: due diffondevano musica techno ad altissimo volume, uno vendeva cibo e bibite.

589 morti in un anno. Morire di ectsasy rischia di essere oggi solo la voce di una statistica che si aggiorna via via. Una statistica terrificante che parla di quasi due morti al giorno per ecstasy. Secondo la Direzione centrale dei servizi antidroga della polizia, nel 2007 sono stati 589 i morti per droghe sintetiche, primo killer l'ecstasy. La maglia nera per il numero di morti va alla Campania (112), seguita da Lazio (105), Lombardia (55), Emilia Romagna (47).

Una generazione in pericolo. Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla lotta alle tossicodipendenze, parla di morte tragica. "Dobbiamo far capire - dice - che la chimera della trasgressione e dello sballo può avere effetti devastanti per la salute, che può portare alla morte. C'è da sperare che sia l'ultimo episodio di questo tipo. Quella doveva essere solo una festa popolare...". La tragedia della sedicenne morta "rende più tragico il ragionamento sulla pericolosità del nuovo ciclo di diffusione delle droghe tra i giovanissimi". E' un grido di allarme che cerca di andare oltre i numeri quello del sociologo, consigliere regionale dei Verdi ed ex prosindaco di Mestre Gianfranco Bettin. "Purtroppo rappresenta la più eloquente conferma della necessità di stroncare spaccio e ignoranza - rileva - di rilanciare strategie adeguate di prevenzione e repressione, per salvare una generazione in buona parte oggi a grave rischio".

(20 luglio 2008)

Fonte: Republica

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"La droga a Lamberto e ai suoi amici l'ho venduta io a Città di Castello tra giovedì e venerdì. Il resto dei soldi me li hanno dati a Riccione". Si è espresso così, tra le lacrime davanti ai carabinieri di Riccione, ai genitori e ai due avvocati difensori (Raffaella Fiorucci e Luciana Pauselli), il 19enne denunciato a piede libero per spaccio e morte conseguente ad altro reato, identificato e interrogato ieri sera per aver venduto la dose letale al 16enne, Lamberto Lucaccioni, deceduto per overdose dopo una serata al Cocoricò. I carabinieri sono risaliti all'identità del 19enne (T.C., le iniziali) che ha ceduto 3 grammi di mdma, ecstasy da sciogliere nell'acqua, grazie al racconto dei due compagni di Lamberto. Il 19enne, buona famiglia e una vita da studente, si è diplomato a giugno nello stesso liceo classico, indirizzo scientifico, frequentato dal 16enne. "E' prematuro rilasciare qualsiasi dichiarazione - ha detto l'avvocato Pauselli - è una tragedia per tutti. Si conoscevano e andavano nella stessa scuola. Ora bisogna capire bene come sono andate le cose".

Un primo chiarimento arriverà già con l'autopsia. Per i carabinieri ottenere subito informazioni dai due amici non è stato facile, perché in stato confusionale per l'ecstasy. Prima avevano descritto il pusher come un marocchino, poi come un uomo biondo. Solo nella tarda mattina di ieri, dopo aver atteso i familiari, e il dissolversi degli effetti della droga, i due hanno fatto nome e cognome dello spacciatore raccontando la "notte di sballo". Erano partiti in treno da Pinarella di Cervia (Ravenna) dove si trovavano per le vacanze con i genitori di uno di loro, intorno alle 23.30, con la droga in tasca. Arrivati a Riccione, in centro, hanno incontrato il 19enne che aspettava il saldo dell'ecstasy, 250 euro. Prima di entrare al Cocoricò, emozionati per la loro prima esperienza in Riviera, si sono divisi la bottiglietta d'acqua da mezzo litro in cui avevano sciolto la droga. Lamberto si è sentito male intorno alle 4, morendo poco dopo in ospedale.

Solo qualche ora prima i carabinieri avevano arrestato al Cocoricò uno spacciatore italo-belga con 10 grammi di mdma. Ma non era il pusher di Lamberto. Poi, quando i militari hanno perquisito l'abitazione del 19enne non hanno trovato droga, ma un ragazzo spaventato che già sapeva dalla tv della morte dell' amico 16enne. Ai carabinieri, il giovane pusher ha detto di aver fatto credito ai tre perché li conosceva, non voleva tenere con sé la droga e sapeva che avrebbero pagato con la "paghetta" dei genitori. Poi anche lui ha passato la serata a Riccione per andare a ballare al "Cocco". Ai carabinieri ha detto che collabora col locale per far mettere gente in lista e magari entrare gratis. Circostanza però smentita con decisione dal Cocoricò. Poi ha dormito in giro, all'aperto in qualche giardino, è andato al mare e alla sera è tornato a casa. "Nessun collegamento tra il 19enne e il locale", fa sapere il Cocoricò che in una nota dice di volersi costituire parte civile nel processo a carico del pusher.

Il richiamo a vivere queste esperienze musicali e psichedeliche è fortissimo

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(ANSA) - CITTA' DI CASTELLO (PERUGIA), 20 LUG - "Voglio sapere tutto, voglio la verità...": riesce a pronunciare solo poche parole il padre di Lamberto Lucaccioni, il sedicenne di Città di Castello morto dopo avere fatto uso di ecstasy. Le ha ripetute all'avvocato Roberto Bianchi che rappresenta la famiglia. E sul giovane denunciato dai carabinieri per avere fornito la droga, l'uomo ha detto al legale: "pensaci tu". Il padre e la madre del ragazzo morto sono chiusi in casa, dove non seguono tv e giornali.

Denunciato a piede libero dai carabinieri il pusher che ieri ha ceduto l'ecstasy a Lamberto Lucaccioni, il 16enne di Città di Castello (Perugia), morto all'ospedale Ceccarini dopo essersi sentito male mentre ballava in pista al Cocoricò di Riccione.

    Decisiva per l'identificazione sarebbe stata la testimonianza degli amici che erano con lui. L'accusa per ora è morte conseguente ad altro reato, ossia lo spaccio di droga. E' un 19enne di Città di Castello (Perugia) che ha ammesso in lacrime ai carabinieri di avere venduto 3 grammi di mdma liquida a tre ragazzi concittadini.

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Identificati i due giovani che erano con Ilaria Boemi, 16 anni, nel momento in cui ha perso i sensi e poi è morta sulla spiaggia del Ringo

Vengono celebrati oggi a Messina i funerali di Ilaria Buemi, la sedicenne trovata morta in spiaggia tre giorni fa. Amici, compagni e familiari difendono la ragazza dai ritratti negativi apparsi sulla stampa: 'Non era quella che è stata descritta e che appare su Facebook, era una ragazza splendida, buona, educata'. Secondo le sue compagne di classe 'i media hanno puntato sull'apparenza, ma caratterialmente Ilaria era tutta un'altra cosa'. Anche il fratello Lillo la difende: 'Era una bambina, aveva solo 16 anni e tanta voglia di vivere. Non faceva uso di stupefacenti. Se le analisi diranno il contrario vuol dire che qualcuno le ha messo qualcosa in un cocktail'.

Ilaria Boemi potrebbe essere morta dopo aver ingerito dell'ecstasy 'cattiva'. E' la pista privilegiata dalla procura di Messina che coordina le indagini sul decesso della minorenne. Sarà l'autopsia a chiarire la causa della morte. "Se dovessimo trovare conferma a questa ipotesi - spiega il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita - avvieremo controlli anche con le altre procure che trattano casi analoghi per verificare se in Italia sta girando dell'ecstasy letale".

La squadra mobile ha identificato i due giovani che erano con Ilaria nel momento in cui ha perso i sensi e poi è morta sulla spiaggia del Ringo a Messina. Sono una minorenne, coetanea di Ilaria e un ragazzo maggiorenne. La polizia sta cercando di ricostruire con loro gli ultimi momenti della vita della giovane.

I due sono sentiti, come persone informate dei fatti, dalla polizia di Stato su delega della Procura di Messina.

Secondo quanto si è appreso sarebbero due amici della 16enne e non sarebbero stati loro a consegnare eventuali sostanze stupefacenti alla minorenne. Sarebbero fuggiti all'arrivo di persone per paura di essere coinvolti. La squadra mobile sta cercando di accertare se conoscono l'eventuale spacciatore che abbia venduto l'ecstasy a Ilaria Boemi.

La sorella, era una "bambina desiderosa di affetto" - Samantha Boemi, sorella di Ilaria, 16 anni, trovata morta l'altro ieri notte a Messina sulla spiaggia del lungomare del Ringo, su facebook la ricorda commossa dopo aver postato una foto con lei quando erano piccole mano nella mano. "Siamo cresciute insieme, - scrive Samantha - io la sorella maggiore e tu quella minore. I primi bagnetti insieme, i primi giochi insieme, le prime risate insieme, le prime litigate insieme e a volte anche qualche bastonata. Poi crescendo le nostre strade si sono divise e tu non eri più la stessa, solo Dio sa quante volte mi facevo il sangue amaro a vederti con un piercing nuovo o con un nuovo colore di capelli ma allo stesso tempo rivedevo nei tuoi occhi la stessa bambina di un tempo desiderosa di affetto e di una mano di aiuto ed io non potró mai perdonarmi di non essere stata in grado di farlo, perchè io ero quella più grande e io dovevo dirti cosa era giusto e cosa no, che questa vita fa schifo e che non bisogna fidarsi delle persone, scusami''. ''Con le lacrime agli occhi - continua - mi ricordo come ti divertivi a dire: 'io sono sua zia' e anche se era la verità per me eri e resterai per sempre la mia sorellina minore".

Ansa

(ANSA) - MESSINA, 11 AGO - La diciassettenne Ilaria Boemi potrebbe essere morta dopo aver ingerito dell'ecstasy 'cattiva'.
    E' la pista privilegiata dalla procura di Messina che coordina le indagini sul decesso della minorenne. Sarà l'autopsia a chiarire la causa della morte. "Se dovessimo trovare conferma a questa ipotesi - spiega il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita - avvieremo controlli anche con le altre procure che trattano casi analoghi per verificare se in Italia sta girando dell'ecstasy letale".

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