La II Crociata

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La seconda crociata (1145-1149) fu la diretta conseguenza della caduta della contea di Edessa nel dicembre del 1144 ad opera dell’atabeg Zengī (arabo ‘Imād al-Dīn Zengi) di Aleppo e Mossul – che, con la città anatolico-mesopotamica di Harrān, costituiva la regione che gli Arabi chiamavano Jazira – letteralmente “l’isola” – solo nominalmente dipendente dai Selgiuchidi e, ancor più simbolicamente, dal califfo abbaside.

Malgrado una breve riconquista da parte del suo conte Joscelin II nell’ottobre di due anni dopo, Edessa fu persa per sempre a causa della definitiva conquista realizzata dal secondo figlio di Zengi, Nūr al-Dīn ibn Zengi, chiamato in volgare italico Norandino.

Il teologo san Bernardo di Chiaravalle (Bernard de Clairvaux) teorizzò, in risposta alla difficoltà per un cristiano di conciliare la guerra non difensiva con la parola di Dio, la teoria del malicidio: chi uccide un uomo intrinsecamente cattivo, quale è chi si oppone a Cristo, non uccide in realtà un uomo, ma il male che è in lui; dunque egli non è un omicida bensì un malicida. Questa episodica giustificazione, in risposta a un espresso quesito dei cavalieri templari, non assunse tuttavia il carattere di giustificazione generalizzata di quella che fu, in effetti, una campagna per la ripresa di Antiochia.

In risposta all’appassionata azione predicatoria messa in atto da Bernardo di Chiaravalle , nel 1145 Papa Eugenio III, con la bolla Quantum praedecessores, bandì quindi una nuova Crociata per recuperare la perduta contea che, per essere la più settentrionale era anche quella più difficile da difendere.

Alla nuova Crociata risposero questa volta due importanti sovrani, e non più semplici nobili di maggiore o minor caratura: l’Imperatore germanico Corrado III (che in realtà non fu però mai incoronato come tale) e il sovrano francese capetingio Luigi VII, col loro seguito di mogli e cortigiani.

La Seconda Crociata ebbe un primo grave rovescio ancor prima di affacciarsi in Terra Santa perché l’esercito franco-germanico, in cui i Francesi erano all’avanguardia e i Tedeschi in retroguardia, invase i domini dei turchi danishmendidi. I soldati di Corrado incapparono in un’imboscata a Dorileo nell’ottobre del 1147 e nel 1° gennaio del 1148 in Pisidia, davanti ad Antiochia l’esercito di Corrado venne massacrato.

Le difficoltà di approvvigionamento – dovute alle violente razzie con cui i Crociati provvedevano a risolvere i propri problemi logistici ma che inducevano le popolazioni cristiane locali a nascondere i propri beni e se stesse – segnarono negativamente i guerrieri, al cui interno le rivalità avevano assunto le tinte assai più gravi d’una semplice cameratesca rivalità etnica.

In realtà a rendere vana l’impresa era l’inadeguata capacità di questi nuovi Crociati di leggere in modo appropriato la delicata situazione strategica che reggeva Outremer. L’indecisione del sovrano francese – inutilmente spronato dalla moglie Eleonora d’Aquitania (dalla quale sarà costretto poco più tardi a divorziare) – a concepire in modo più ampio e organico la sua venuta e a non limitarsi a un puro e semplice assolvimento del votum crucis da esaurire a Gerusalemme, costituì la vera debolezza della Seconda Crociata che decise di conquistare Damasco ritenendola punto nodale di un’azione di affermazione cristiana in Terra Santa.

La decisione fu quanto mai deleteria perché in quel modo ci si inimicava l’unica importante entità politica islamica che intendeva seguitare a mantenere rapporti cordiali e pacifici con i Crociati. La locale dinastia dei Buridi temeva infatti di cadere sotto il controllo dei potenti Zengidi di Norandino, degli ancor più potenti Selgiuchidi o dei Fatimidi che non avevano mai abbandonato l’idea d’inglobare la città e i suoi domini al loro Imamato.

L’importanza strategica di Damasco per Outremer era tutta nella sua collocazione lungo la sua frontiera orientale e nella sua capacità di impedire che si saldasse il cerchio anti-crociato da parte delle forze musulmane ostili, senza dimenticare la valida sponda che a Outremer i Buridi garantivano anche sul piano economico e commerciale.

Ciò nonostante i due sovrani decisero l’assedio di Damasco, malgrado le loro truppe fossero decimate, demoralizzate e cariche di reciproco astio.

Il 24 luglio 1148 l’assedio cominciò ma la resistenza incontrata fu inaspettatamente assai forte mentre – cosa che i Crociati avrebbero a tutti i costi dovuto evitare – l’emiro buride Onor chiedeva aiuto a Norandino.

L’assedio terminò con un nulla di fatto il 28 luglio 1148, dopo soli quattro giorni di offensive e controffensive di limitata entità, con un avvilente ritiro degli assedianti e con il loro definitivo abbandono della scena siriana.

Alla Crociata prese parte anche Cacciaguida, antenato di Dante Alighieri, come il poeta ricorda nel suo Paradiso.

 

Fonte: http://www.mondoraro.org/

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