I doni dello Spirito Santo

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CAPITOLO 3 - I DONI DELLO SPIRITO SANTO

 

Lo Spirito Santo elargisce ai credenti dei doni, cioè delle capacità spirituali, per l’edificazione della chiesa, che sono importanti perché costituiscono delle speciali abilità che Dio dà per l’opera Sua.

 

Spesso si sente parlare dei nove doni dello Spirito Santo, però, nei cinque elenchi dei doni dello Spirito che la Bibbia annota, se ne trovano più di nove. Quanti sono allora veramente?

 

L’insegnamento su questo argomento è così confuso ai nostri giorni che la prassi normale è quella di dare molta importanza ai doni dello Spirito di uno dei due elenchi, in 1 Corinzi 12, senza minimamente considerare tali gli altri.

 

Inoltre si capovolge la seconda lista, che elenca alcuni dei doni in ordine di importanza (1 Corinzi 12:28-30) e si danno per principali quelli che Dio considera secondari, facendo capire precisamente il contrario di ciò che Egli vuol far apprendere. Si desiderano insomma proprio i minori anziché i maggiori, e in modo particolare l’ultimo, quello delle lingue, adoperato in modo da non edificare la chiesa.

 

Ecco i riferimenti biblici delle cinque liste in cui son contenuti.

 

Lista dei doni

 

1) Profezia (Romani 12:6-8; 1 Corinzi 12:8,10,28; Efesini 4:11).

 

2) Ministero (Romani 12:6-8; 1 Pietro 4:11).

 

3) Insegnamento (la stessa parola altrove viene tradotta "dottore"

 

(Romani 12:6-8; 1 Corinzi 12:28; Efesini 4:11).

 

4) Esortazione (Romani 12:6-8).

 

5) Dare (Romani 12:6-8).

 

6) Presiedere (Romani 12:6-8).

 

7) Opere pietose (Romani 12:6-8).

 

8) Apostoli (Efesini 4:11; 1 Corinzi 12:28).

 

9) Evangelisti (Efesini 4:11).

 

10) Pastori (Efesini 4:11).

 

11) Parlare (1 Pietro 4:10-11).

 

12) Sapienza (1 Corinzi 12:8-10).

 

13) Conoscenza (1 Corinzi 12:8-10).

 

14) Fede (1 Corinzi 12:8-10).

 

15) Guarigione (1 Corinzi 12:8-10 v.28).

 

16) Miracoli (1 Corinzi 12:8-10).

 

17) Discernimento degli spiriti (1 Corinzi 12:8-10).

 

18) Assistenza (1 Corinzi 12:28-30).

 

19) Governo (1 Corinzi 12:28-30).

 

20) Lingue (1 Corinzi 12:8-10 v.28).

 

21) Interpretazione delle lingue (1 Corinzi 12:8-10 v.30).

 

Nessuna lista contiene tutti i doni e ciascuna ne ha alcuni che si trovano anche in altre, come profeti - profezie si trova in 4 delle 5 liste. Questo rende subito chiaro che non è possibile, come qualcuno suggerisce, ritenere che sono doni soltanto quelli elencati nella prima lista di 1 Corinzi 12, scartando gli altri come se non si trattasse di doni dello Spirito Santo. Si sa che anche le altre liste sono doni, perché contengono "profezia" ecc. che sono doni. I problemi suscitati da una simile interpretazione si moltiplicano se si scelgono come unici doni autentici quelli praticati da una chiesa che, in 1 Corinzi 3:1, Paolo chiamò carnale e non spirituale e fu costretto a riprenderla, fra l’altro, proprio per il modo in cui usava i doni spirituali.

 

Altri vorrebbero scartare alcuni doni, come ad esempio la lista in Efesini 4:11, perché elenca "Profeti" anziché "profezia". Lo stesso dono però è elencato in 1 Corinzi 12:10 come "profezia", e questo assicura che la Bibbia non opera una distinzione. Inoltre, nell’introdurre la lista in Efesini 4:7, è usata proprio la parola "dono", la stessa parola adoperata nella lingua originale con le liste di Romani 12, 1 Corinzi 12 e di 1 Pietro 4:10, ovvero la parola dalla quale deriva il vocabolo "carismatico".

 

Inoltre tutte le liste (chi più e chi meno) contengono qualche spiegazione sul fatto che non tutti hanno gli stessi doni, ma, anzi, una varietà, in modo da poter soddisfare i vari bisogni della chiesa. Ciò rende ovvio il fatto che non esiste un dono in particolare che tutti dovrebbero avere. È altresì chiaro che il contributo di ogni persona è importante. Nessuno può lasciare ad altri ciò che Dio gli ha assegnato di fare.

 

"Parlano tutti in altre lingue?"

 

Questa domanda della Scrittura è di grande attualità perché molti, oggi, la contraddicono affermando la tradizione secondo la quale tutti debbano parlare in altre lingue, altrimenti, non sono battezzati dallo Spirito o, almeno, non sono spirituali come dovrebbero essere. Il risultato di questo insegnamento antibiblico è che molti credenti, anziché mettere in opera e a beneficio degli altri i doni che Dio ha dato loro, si sviano per cercare il dono che la Parola mette all’ultimo posto nell’ordine di importanza, perché meno aiuta la chiesa.

 

La Bibbia spiega che come il corpo ricevuto dal Signore ha diverse membra con varie funzioni, così doni diversi l’uno dall’altro vengono dati da Dio alle membra del corpo di Cristo (1 Corinzi 12:12-31).

 

La Bibbia però oltre ad asserire che non tutti hanno gli stessi doni, dichiara anche che non tutti parlano in lingue. 1 Corinzi 12:30 pone la domanda: "Parlano tutti in altre lingue?".

 

Le lingue non sono che uno dei molti doni distribuiti tra i credenti e, anzi, dopo le tre volte in cui esse vengono menzionate negli Atti, da quello che è dato sapere dalla Bibbia, l’unica chiesa che continuò a parlare in lingue fu la carnale chiesa di Corinto, la quale le usava in un modo che nessuno le capiva e perciò non edificavano.

 

La prova del tipo di lingue parlate I molti insegnamenti antibiblici a riguardo inducono a chiedersi: "Ma allora, le ‘lingue’ di oggi sono le stesse di quelle della Bibbia o no?" È chiaro che, nel giorno della Pentecoste, le lingue parlate erano lingue vere, date per comunicare con persone di almeno 14 paesi diversi, come vengono elencati in Atti 2:8-11. Più avanti, la seconda volta che le lingue vengono menzionate è in Atti 10:11, nella casa di Cornelio dove il vangelo viene annunziato per la prima volta ai Gentili. L’argomento di Paolo è che i credenti Giudei, che si consideravano superiori, avrebbero dovuto accettare questi nuovi convertiti come fratelli nella fede proprio perché essi avevano ricevuto da Dio lo stesso dono che aveva dato agli Ebrei, all’inizio. Certamente, se non avessero avuto lo stesso dono, ma avessero fatto soltanto i rumori strani del parlare estatico, Paolo non avrebbe potuto mai parlare così e i Gentili non sarebbero mai stati accettati.

 

Anche in 1 Corinzi 14, dopo qualche esempio che rende più chiaro il pensiero (ad esempio quello della tromba che deve dare il segnale conosciuto perché i soldati attacchino battaglia), Paolo conclude: "Nessun parlare è senza significato". Questo fa capire che, anche in questo caso, egli parla di lingue reali, sebbene per il modo in cui erano usate non venivano capite dai presenti. Ciò è ancora più chiaro in 1 Corinzi 14:9-11: "Così anche voi se per il vostro dono di lingue non proferite un parlare intelleggibile, come si capirà quello che dite? Parlerete in aria. Ci sono nel mondo tante e tante specie di lingue e nessun parlare è senza significato. Se io quindi non intendo il significato del parlare sarò un barbaro per chi parla, e chi parla sarà un barbaro per me". È ovvio che Paolo non sta incoraggiando lingue che nessuno capisce. Si trova, dunque, che tre, dei quattro passi della Bibbia dove le lingue erano parlate, specificano che si trattava di vere lingue umane.

 

Molti oggi riconoscono di non parlare le lingue delle varie nazioni, come avveniva in Corinzi e negli Atti, e le chiamano "Le lingue degli angeli". Si sente spesso: "La Bibbia dice che parleremo le lingue degli angeli" ma di solito ciò viene detto senza pensare alla giusta citazione del passo perché la Bibbia, certamente, non dice che si parleranno le lingue degli angeli! L’unico passo che ne fa cenno, dice:

 

"Quand’io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, se non ho carità divento come un rame risonante o uno squillante cembalo" (1 Corinzi 13:1). Che si penserebbe di Paolo se, insegnando ad avere fede in Cristo per essere salvati iniziasse: "Quand’io accettassi Cristo e gli uomini". "Quand’io parlassi" è un inizio ipotetico che non precisa se egli parlava le lingue degli angeli o no, ma fa pensare più al no, che al sì. Questo versetto, impiegato male, è utilizzato da molti che riconoscono che le lingue del movimento, oggi, come regola, non sono vere lingue come quelle parlate nel giorno della Pentecoste. Un aderente al movimento delle lingue scrisse: "Vi sono personali vantaggi per coloro che parlano in altre lingue, in quanto non esiste più la barriera della struttura di una lingua umana e c’è maggior libertà di poter esprimere i sentimenti dell’anima senza alcun impedimento" (da "Perché le lingue?" pubblicato in "Risveglio Pentecostale" 2/1985).

 

Esperti linguisti che hanno studiato molte di queste "lingue" sono giunti alla stessa conclusione dell’autore Pentecostale: "non avevano struttura di vere lingue e non erano altro che un misto di suoni di lingue già conosciute da chi parlava". È certo che Dio può fare qualsiasi miracolo ed è possibile, quindi, che a volte, dia anche delle lingue, ma quelle che caratterizzano il movimento delle "lingue", oggi, sia evangelico che cattolico, non sembrano essere vere lingue.

 

Anche da un punto di vista logico sembra impossibile che, nel movimento carismatico, si tratti normalmente di lingue vere, perché non vengono adoperate per il beneficio di altri gruppi linguistici come alla Pentecoste. Pure coloro che visitano altri paesi, con lo scopo di convincere le chiese a cercare le "lingue", usano normali traduttori anziché il dono di lingue o d’interpretazione.

 

L’edificazione Molti ammettono che le normali "lingue" del movimento, oggi, non sono lingue parlate da qualche popolo, ma insistono che devono cercarle lo stesso, citando: "Chi parla in altra lingua edifica se stesso". Questo brano, però, non suggerisce affatto di parlare in lingue per edificare se stessi. È seguito da un "ma": "Ma chi profetizza edifica la chiesa". L’intero versetto è "Chi parla in altra lingua edifica se stesso, ma chi profetizza edifica la chiesa" (1 Corinzi 14:4). Fa parte dell’argomento che è meglio profetizzare che parlare in lingue. L’intero capitolo, infatti, vuol far conoscere in modo chiaro che i doni dovrebbero essere usati per l’edificazione della chiesa e non di se stessi.

 

Poi, proseguendo sullo stesso argomento, il passo aggiunge: "Infatti, fratelli, se io venissi a voi parlando in altre lingue, che vi gioverei se la mia parola non vi recasse qualche rivelazione o qualche conoscenza, o qualche profezia, o qualche insegnamento?" (1 Corinzi 14:6) "Così anche voi, se per il vostro dono di lingue non proferite un discorso comprensibile, come si capirà quel che dite? Parlerete al vento?"

 

(1 Corinzi 14:9). È chiaro che l’intento del passo intero è quello di scoraggiare il parlare in lingue che non sono chiare e intellegibili per chi ascolta; altrimenti che significato avrebbe: "parlerete al vento?". Inoltre, per togliere ogni possibile incertezza, il passo aggiunge: "Se quindi io non intendo il significato del parlare, sarò un barbaro per chi parla, e chi parla sarà un barbaro per me" (1 Corinzi 14:11). Il versetto 12 precisa chiaramente quello che dobbiamo ricercare: "Così anche voi, poiché siete bramosi dei doni spirituali, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa". Ancora ci raccomanda "facciasi ogni cosa per l’edificazione" (1 Corinzi 14:26). Fermarsi prima del "ma", per contraddire l’insegnamento dell’intero brano non è un modo onesto per interpretare la Bibbia.

 

Dio ci ha dato i Suoi doni perché potessimo aiutarci l’un l’altro. Chi ha il dono di guarire dovrebbe guarire e chi ha il dono di insegnare dovrebbe insegnare. Se qualcuno ha il dono di una vera lingua straniera, perché non usarla in luoghi dove si capiscono, edificando così la chiesa dove si parla quella specifica lingua e portando il Vangelo a coloro che non conoscono Cristo? Se pensi di avere questo dono, perché non pregare che il Signore ti permetta una vacanza in un paese dove la puoi usare per la Sua gloria.

 

Il libro degli Atti, peraltro, racconta la conversione di molte persone che non si espressero mai in lingue. Alcuni esempi sono: i tremila che si convertirono dopo la predica di Pietro, in Atti 2:41-47; l’Etiope, in Atti 8:26-40; quelli di 9:35 e 10:24-26, quelli di 13:42-52, pieni dello Spirito Santo nella persecuzione; il carceriere di Filippi e gli altri con lui, nel capitolo 16 ecc. ecc. Da ciò che si conosce, parlare in lingue era piuttosto raro anche all’inizio della chiesa. Infatti soltanto tre esempi di lingue vengono menzionati in Atti e, nello spiegare quello dei Gentili nella casa di Cornelio, alla chiesa di Gerusalemme Pietro disse: "Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo scese su di loro, come era sceso su di noi da principio" (Atti 11:15).

 

Perché sta scritto: "da principio" e non "come sempre?". Che impressione vuole dare se non quella che lo Spirito non diede più questa manifestazione alla chiesa di Gerusalemme?

 

A coloro che sono tentati di appoggiarsi alle loro esperienze, rivelazioni o tradizioni e non alla Bibbia come ultima autorità, perché vogliono continuare ad affermare che tutti dovrebbero desiderare le "lingue", è necessario suggerire la considerazione di due fatti:

 

Primo: non sono soltanto i credenti a parlare in "lingue". L’Oracolo di Delfo, in Grecia, parlava in lingue strane; missionari stabilitisi nel Borneo raccontano l’esistenza di questo fenomeno tra i posseduti dai demoni, ma l’esperienza non avviene sempre lontano. Un prete esorcista di Torino, parlando nel corso di una trasmissione televisiva per la prima rete, raccontò che persone, possedute dai demoni, parlano in lingue mai imparate; anche i medium spiritisti parlano in lingue a loro sconosciute.

 

Secondo: dai primi secoli della chiesa fino all’esperienza di Agnes Osmond, i credenti non parlarono mai in lingue. Nessuno dei grandi uomini e donne di Dio del passato parlò in lingue e, ancora oggi, molti di quelli che Egli usa di più non si esprimono in lingue. Allorché l’insegnamento biblico è chiaramente "desiderate i doni maggiori", perché non seguirlo?

 

Da dove vengono le "lingue" che non sono lingue?

 

Pietro propose ai Giudei di accettare i Gentili credenti della casa di Cornelio come fratelli perché avevano avuto lo "stesso dono" concesso agli apostoli nella Pentecoste. Si noti bene che addusse come prova che Dio aveva accettato i Gentili il fatto che parlavano in lingue così come avevano parlato gli apostoli in quel giorno.

 

Era la dimostrazione di una vera esperienza sovrannaturale, perché il dono ricevuto nella Pentecoste era quello di lingue vere, capite da molte delle persone che ascoltavano. I Gentili, sprezzati dai Giudei, non sarebbero mai stati accettati se avessero espresso qualcosa di meno miracoloso. Se si accetta come valida questa prova di Pietro, che cosa si può dire di coloro che hanno "lingue" che non comunicano con alcuno e che spesso non hanno "struttura di lingua umana"? Come considerare questo tipo di "lingue", molto diffuse oggi, ma così diverse da quelle bibliche? Bisogna rifiutare la prova di Pietro?

 

In molti gruppi, insieme al fatto che chi non parla in lingue è spesso considerato un cittadino di seconda classe che difficilmente può essere pastore, anziano o diacono, vengono impartite anche istruzioni di come muovere la lingua, lasciare vuota la mente ecc. Non è possibile allora che per alcuni, parlare in "lingue", sia una cosa imparata e, in qualche caso, uno stato psicologico?

 

Esiste anche un altro pericolo, perché un gran numero di coloro che parlano in "lingue" raccontano di occasioni in cui hanno sentito parlare in "lingue" altri per i demoni. Ora, che sia possibile a Satana far questo, sembra ovvio in quanto i maghi, per esempio, "parlano in lingue" che difficilmente potrebbero provenire da Dio e anche la Bibbia narra dei miracoli satanici, ma di solito coloro che parlano in "lingue" sono sempre certi che il loro parlare provenga dallo Spirito Santo; sono gli "altri" che parlano per influenza satanica. Però non è sempre così, perché esiste anche la testimonianza di varie persone che hanno fatto l’esperienza delle "lingue" e, mentre prima erano convinte di avere avuto quella capacità dallo Spirito Santo, hanno scoperto poi di essere state ingannate dal diavolo.

 

Dei vari racconti scritti, in mio possesso, scelgo il seguente perché conosco personalmente le principali persone coinvolte.

 

Una testimonianza Anna Best, rientrata in patria per un anno dal servizio missionario che svolgeva in Africa, ritornò nella chiesa che frequentava prima della partenza e la trovò carismatica. La nuova dottrina e la nuova pratica la conquistarono subito e anche lei desiderò parlare in lingue. Dopo un po’ riuscì ad avere questa esperienza e, convinta che venisse dallo Spirito Santo, tentò di persuadere anche le vecchie amiche della missione a cercarla. Ecco, dal suo racconto, le parti più importanti:

 

"Trovai Maria e cercai di persuaderla della validità della mia esperienza ed ella mi ascoltò descrivere la sensazione provata per la presenza dello Spirito Santo e il grande amore che adesso sentivo per gli altri. Mi ascoltò quasi senza commento, tranne il bisbigliare sotto voce le parole "Gesù Cristo" ogni volta che io dicevo "Gesù". (Ciò perché era a conoscenza del fatto che spesso dei demoni assumono il nome di Gesù, mentre nella Bibbia, di solito, troviamo il termine "Gesù Cristo", il quale termine a volte può essere usato per provare gli spiriti. Infatti il rifiuto di lodare in modo generico, con l’espressione "gloria a Gesù", e l’insistenza a specificare bene "il Signore Gesù Cristo" ha a volte determinato pesanti opposizioni demoniche). In seguito mi disse che, mentre le parlavo del mio grande amore, ogni volta che lei pronunciava il nome "Gesù Cristo", io le lanciavo uno sguardo pieno d’odio di cui non mi accorgevo minimamente.

 

"Quella sera trovai sul mio letto un ciclostilato intitolato "Parlando in lingue; alla ricerca della verità": Maria aveva mantenuto la sua promessa di portarmi qualcosa da leggere. Gettato uno sguardo sul foglio, pensai: "Sarà letteratura anticarismatica per persuadermi che parlare in lingue è sbagliato". L’autore, un pastore battista, raccontava la sua esperienza nel provare gli spiriti, come ci comanda la Bibbia in 1 Giovanni 4, e diceva di non essere ancora riuscito a trovare uno spirito delle lingue che confessasse Gesù Cristo come Signore. Indignata, dissi fra me:

 

"Ridicolo"! Chi si crede di essere questo pastore che vuol cercare di mettere alla prova lo Spirito Santo?" L’idea mi sembrava assurda.

 

"La sera stessa, verso le 22:30, quando sentii rincasare Maria, andai nella sua stanza per riferirle una telefonata che aveva ricevuto mentre era fuori. Era seduta sul letto e mi chiese: "Hai letto l’articolo che ti ho portato?"

 

"Molto indignata le spiegai che cosa ne pensavo! Iniziarono così le due ore più decisive della mia vita, per le quali sarò eternamente grata al Signore e a Maria. Ella iniziò la conversazione confessandomi di non credere che la mia esperienza venisse da Dio e citò 2 Corinzi 11:14 e Matteo 24:24, per ricordarmi che Satana si traveste da angelo di luce e spesso finge di essere Cristo, ma visto che io non cedevo, esclamò:

 

"Anna, tu devi riconoscere almeno la possibilità che Satana ti stia ingannando, facendoti credere che la tua esperienza carismatica venga da Dio quando, in verità, deriva da lui".

 

"Non puoi dirmi che questo non sia da Dio!" protestai e citai Luca 11:11 "E chi è quel padre tra voi che, se il figliuolo gli chiede un pane, gli dia una pietra? O se chiede un pesce, gli dia invece un serpe?" Rimanendo poi ancora in piedi, appoggiata al comò, ripetei forse una dozzina di volte: "Non puoi proprio dirmi che questo non sia da Dio".

 

"Maria allora mi chiese di pregare con lei".

 

"Ci inginocchiammo vicino al letto e pregammo, prima lei e poi io, e la potenza di Dio ebbe il sopravvento. Nei pochi secondi che occorsero perché ci rialzassimo dopo l’amen, fui colpita da un gran numero di pensieri: mi ricordai dapprima di un periodo molto lungo di preghiere in lingue, che avevo trascorso qualche settimana prima accompagnato da una sensazione più bella del solito; poi, mi ritornò alla mente la domanda che allora avevo scacciato: "Questo è veramente da Dio?" e insieme con

 

la domanda venne la risposta: "No, è di origine satanica!" Come venne questa risposta? Pensandoci su, credo che, in quei momenti di preghiera, Dio abbia sconfitto le forze diaboliche che avevano influenzato il mio pensiero, per un tempo sufficiente da permettermi di pensare chiaramente con la natura di Cristo. Non fu un messaggio che illuminò la mia mente con parole precise, come i messaggi che avevo ricevuto negli ultimi cinque mesi; fu invece una calma certezza, tanto calma da non sentirmi minimamente turbata.

 

"Adesso, Maria, conosco un momento in cui Satana è entrato nella mia esperienza carismatica", dissi allora alla mia amica e me ne tornai nella mia stanza ancora calma e pacifica. "Però", pensai, "per il momento devo smettere di pregare in lingue e meditare un po’ sopra: non posso, infatti, esercitare questo dono in buona fede finché non ho deciso come tenere fuori Satana dalla mia esperienza".

 

"Dopo, andai a letto e non mi sentivo più tanto calma e pacifica; cominciai a piangere e solo alle 4:30 del mattino riuscii a prendere sonno. Benché la sera prima avessi deciso di non farlo, in mattinata mi sentii spinta di nuovo a parlare in lingue.

 

Essere costretta era qualcosa di nuovo per me. Mi avevano sempre detto, ed io l’avevo creduto, che chi parla in lingue ha il controllo di iniziare e di smettere e, fino ad allora, così era stato. In quel momento, invece, ero spinta a parlare in lingue contro la mia volontà. Durante la mattinata, mio malgrado, mi capitò ancora di ritrovarmi a parlare in lingue e mi ci voleva un grande sforzo per smettere. Sapevo che non era Dio a costringermi, perché avevo camminato con il mio Salvatore per molti anni e sapevo che Egli non mi avrebbe mai obbligata in modo simile; cosicché dovetti ammettere di essere sotto l’attacco demoniaco.

 

"Durante questo combattimento spirituale, fui presa anche da un attacco d’asma, cosa di cui non avevo mai sofferto prima, e ciò mi fece ancor più sospettare che tutto quanto era dovuto all’attacco di Satana. Dentro di me cominciai a ripetermi più volte:

 

"La croce e il sangue di Cristo sono la risposta"; anche questo, però, non mi aiutava affatto, anzi, provavo sempre più difficoltà nel respirare. Ero sul punto di essere presa dal panico, quando mi trovai di fronte un ufficiale della nostra missione.

 

"Ho sentito che sei in conflitto, disse con tono compassionevole. Poi, per darmi coraggio, mi ricordò la vittoria di Gesù Cristo sulla croce. Appena egli menzionò, con voce udibile, la croce, i miei sintomi asmatici scomparvero e terminò anche ciò che mi costringeva a parlare in lingue.

 

"L’indomani, appena sveglia, ripresi a chiedermi se la mia intera pratica carismatica non fosse davvero di origine satanica, ma se così era, come potevo spiegare la presenza di Gesù in tutto questo? Infatti il nome di Gesù si ripeteva continuamente nella mia mente, al punto che decisi di non ripeterlo più; ma inutilmente. Combattendo contro quella ossessione, mi convinsi che le forze sataniche avevano resa schiava la mia mente molto più di quanto potessi credere.

 

"Sarebbe stato bello se, come risultato della preghiera fatta insieme con Maria, Dio avesse sconfitto Satana e le sue forze in una sola volta. Sarei stata felice di essere liberata subito, ma non fu così.

 

"Fu invece con il passare dei giorni, pian piano, che andai realizzando come tutta la mia esperienza carismatica, il battesimo dello "Spirito", il parlare in lingue e così pure i meravigliosi sentimenti di amore e di libertà, non venivano da Dio. Solo un po’ alla volta realizzai che la mia sicurezza sull’esperienza carismatica non era appunto da Lui, perché basata sulle emozioni e non sulla Sua Parola.

 

Dopo qualche settimana Maria mi convinse a lasciarmi accompagnare dal Pastore Rockstad, autore del ciclostilato che mi aveva dato da leggere qualche tempo prima, il quale svolgeva il suo ministero fra persone che avevano problemi demoniaci. Giunte da lui, questi chiese di poter accendere il registratore per fissare sul nastro l’incontro. Acconsentii!

 

“Pensi di poter parlare in lingue adesso?” chiese il pastore.

 

“Sì, penso di sì”.

 

“Ecco, allora, dopo che avrò pregato, inizia pure a parlare in lingue, ma quando io interrogo lo spirito, non rispondere tu, lascia che sia lo spirito che dà le lingue a dare le risposte”.

 

"Avendo capito che il mio dono di parlare in ‘lingue’ veniva dal diavolo, penso che non avrei dovuto più prestare la mia voce al nemico, neppure sotto la direzione di una persona che stava cercando di aiutarmi, perché facendo questo mi aprivo di nuovo alle forze sataniche. Ciò nondimeno dissi di sì! Furono le ore più drammatiche della mia vita!

 

"Appena cominciai a parlare in lingue, il pastore comandò allo spirito di rispondere nella sua lingua; poi iniziò a fargli delle domande alle quali quello rispondeva tramite me. Forse le due domande più importanti furono quella presa da 1 Giovanni 4, "Confessi Gesù Cristo venuto nella carne?" e "Confessi Gesù Cristo come tuo signore?" (Le risposte a queste domande furono date in inglese. Ascoltando il nastro si sentono delle parole strane in "lingua", delle leggere pause e le risposte in inglese seguite nuovamente dalla "lingua").

 

"Prima, quando parlavo in lingue, ero quasi sempre sola, in preghiera nella mia stanza, e la mia voce non mi sembrava mai così forte e stridente. Fu perciò per me una strana sorpresa sentirla invece uscire in un tono acuto e stridulo.

 

Pastore: - Confessi tu Gesù Cristo venuto nella carne?

 

Spirito delle lingue: - No.

 

Pastore: - Confessi tu Gesù Cristo come tuo Signore?

 

Spirito delle lingue: - No.

 

Pastore: - È Satana il tuo Signore?

 

Spirito delle lingue: - Sì, sì!

 

Pastore: - Devi andartene demone! Qual è il tuo nome (Pausa) - Ti comando di dirmelo! Come ti chiami?

 

Spirito delle lingue: - Seeson.

 

Pastore: - Quando sei entrato in Anna? Molti anni fa?

 

Spirito delle lingue: - No.

 

Pastore: - Recentemente?

 

Spirito delle lingue: - Sì.

 

Pastore: - Sei entrato forse nel momento in cui lei ha ricevuto le lingue? È questo che vuoi dire?

 

Spirito delle lingue: - Sì.

 

Dopo aver provato lo spirito, il pastore disse di aver legato il demone per la potenza della croce di Gesù Cristo, che lo aveva sconfitto con la Sua morte e crocifissione e poi gli comandò di uscire da Anna e di andare nell’abisso. Sarebbe bello dire che Anna non ebbe più problemi, ma il fatto è che per vari giorni ancora rimase molto nervosa e di notte non riusciva a dormire, finché non ebbe una conversazione con un uomo della missione, da lei descritta così:

 

"La risposta al mio problema, egli mi disse, non era il fatto di dover scacciare i demoni, ma di abbandonarmi a Gesù Cristo; poi, con una voce tenue e insistente, ripetè più volte la prima riga di un inno che io conoscevo e amavo da molti anni:

 

"Gesù io sto riposando; riposando nella gioia di ciò che tu sei".

 

"Dopo un po’ il meraviglioso messaggio di queste parole penetrò finalmente nel mio cuore e, in pochi minuti, la mia visione spirituale fu liberata da Satana e dai suoi eserciti di demoni e di nuovo centrata in Gesù Cristo, il mio Salvatore vivente.

 

Nessuna visione, nessuna esperienza emozionale, non avendo neppure imparato qualcosa di nuovo, era semplicemente un momento di calma decisione in cui smettevo di lottare e iniziavo a riposare nel Signor Gesù Cristo, l’unico su cui possiamo veramente fare affidamento. Dopo due giorni e due notti di tranquillo riposo, incontrai un altro collega della missione, il quale, non appena mi vide, disse di vedere un grande cambiamento in me. Gli spiegai che ciò era dovuto al semplice fatto che stavo dimorando in Cristo, come peraltro continuo a fare ancora fino ad oggi.

 

"Sono passati ormai sette anni da quel mio parlare in lingue e, per tutto questo tempo, mi è rimasta la certezza che la mia esperienza carismatica è stata di origine satanica. Pochi mesi dopo, parlando con un gruppo di carismatici, mi fu chiesto di celare l’accaduto, anzi, sarebbero stati contenti se avessi detto che la tensione vissuta era stata solo di natura psicologica, la cui origine era nel mio subconscio; ma non avrei potuto farlo allora e neppure oggi! So che il mio battesimo nello Spirito, il parlare in lingue e tutte le belle sensazioni erano di natura satanica".

 

Per essere sicuri bisogna seguire la Bibbia È ovvio che il diavolo voglia infiltrarsi nei movimenti evangelici, perciò è molto importante seguire la Bibbia al 100%. In tal modo sarà molto più difficile far posto al diavolo ed ai demoni con la ricerca di esperienze che Dio non chiede di fare, aprendo la possibilità di sviarsi dalla Sua volontà. Intanto, turba profondamente constatare il gran numero di coloro che parlano in "lingue" che affermano di aver sentito nelle proprie riunioni altre persone parlare in lingue per l’influenza di Satana e non di Dio. Quale percentuale di lingue venga dai demoni è impossibile dire, ma è sconfortante notare come ai nostri giorni esista così poco che rassomigli veramente alle lingue reali delle quali parla il libro degli Atti, che comunicarono effettivamente un messaggio.

 

Se è da Dio, sicuramente Egli non si rattristerà se le regole della Sua Parola vengono rispettate. Il principio è che lo Spirito Santo non si dispiacerà se si ubbidisce alle regole da Lui ispirate nella Bibbia. Se, al contrario, lo spirito che dà qualche dono, sia di "lingue", che di profezie, di guarigioni, ecc. si rattrista del tentativo di applicare la Parola di Dio, certamente non sarà lo Spirito Santo.

 

Una delle ragioni che impedisce a molti di lasciare la posizione storica delle chiese bibliche per aderire al movimento delle "lingue" è il quasi costante rifiuto a sottomettere l’esercizio del dono alle regole della Sacra Scrittura.

 

Esse sono:

a) che le cose dette nella chiesa siano per l’edificazione degli altri (1 Corinzi

14:26);

b) durante il culto possono parlare in lingue non più di due o al massimo tre

persone (1 Corinzi 14:27);

c) che parlino uno alla volta e non permettano a più persone di parlare

simultaneamente (1 Corinzi 14:27);

 

d) "se non v’è chi interpreti, si tacciano nella chiesa" (1 Corinzi 14:27, 28);

e) "tacciansi le donne nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare"

(1 Corinzi 14:34).

 

Nella maggioranza delle assemblee di questo movimento, sono, al contrario, soprattutto le donne a parlare in "lingue", "lingue" però non conosciute da alcuno nella chiesa e senza che ci sia chi le interpreti! Si potrebbe forse perdonare qualche eccezione, ma quando ciò caratterizza un movimento, non dovrebbe turbare?

 

Inoltre in molte chiese, oggi, l’uso maggiore delle lingue si fa durante il momento della preghiera, quando molti parlano ad alta voce contemporaneamente.

 

Spesso questa pratica viene difesa con l’affermazione che l’effetto è molto bello, e per qualcuno indubbiamente lo è. Ma Dio dice: "Facciasi ogni cosa per l’edificazione.

 

Se c’è chi parla in altra lingua, siano due o tre al più, a farlo; e l’un dopo l’altro; e uno interpreti; e se non v’è chi interpreti, si tacciano nella chiesa e parlino a se stessi e a Dio" (1 Corinzi 14:26-28).

 

"Altrimenti, se tu benedici Iddio soltanto con lo Spirito, come potrà colui che occupa il posto del semplice uditore dire ‘Amen’ al tuo rendimento di grazie, poiché non sa quel che tu dici"? (1 Corinzi 14:16). Se un altro spirito volesse farsi beffa delle norme dello Spirito Santo riguardo alle lingue, che cosa potrebbe fare di più?

 

Anche nelle parti del culto in cui i presenti non parlano tutti insieme, di solito le lingue non vengono interpretate e, nei casi in cui ciò avviene, è spesso incerto se siano interpretate bene. In una scuola biblica pentecostale, come prova, il Salmo 23 veniva recitato in una lingua sconosciuta a chi interpretava, fu spiegato così: i giovani non dovevano perdere troppo tempo a pensare all’altro sesso, ma dovevano invece evangelizzare. Cose di cui questo salmo non parla proprio! Non a caso Dio comanda di provare le cose spirituali per non essere ingannati. Spesso chi parla in lingue ripete più volte le stesse parole, mentre l’interpretazione no. Altre volte, invece, poche parole in lingue vengono interpretate con lunghi discorsi. È meglio allora provare le interpretazioni anziché accettarle ingenuamente.

 

Fino a quando L’esistenza dei problemi discussi spinge ad investigare ancora di più le Scritture per vedere se le lingue bibliche esistono ancora oggi o sono già finite.

 

Alcuni insegnano che, anche in questo tempo, si dovrebbe parlare in lingue perché esse non saranno abolite fin quando Cristo ritornerà. Uno sguardo alla storia, dall’inizio fino ad oggi, aiuterà a capire la nascita di quest’idea certamente non biblica.

 

Occorre ricordarsi che l’uso delle "lingue" nel senso in cui è conosciuto oggi, è iniziato nelle chiese nel 1901, con l’esperienza della ragazza americana e poi, insieme con questa pratica, sono stati sparsi anche alcuni insegnamenti. Una di queste idee si basa su una traduzione sbagliata di 1 Corinzi 13:8, contenuta nella Bibbia più diffusa in lingua inglese, la quale fa terminare i doni di profezia, di lingue e conoscenza nello stesso momento, al ritorno di Cristo. Nelle Bibbie come la Diodati, la Luzzi e la revisione di quest’ultima, del 1982, si trova la traduzione precisa: "La carità non verrà mai meno. Quanto alle profezie, esse verranno abolite; quanto alle lingue esse cesseranno; quanto alla conoscenza, essa verrà abolita; poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo; ma quando la perfezione sarà venuta, quello che èsolo in parte, sarà abolito"

(1 Corinzi 13:8-10). È chiaro che i doni dichiarati "in

parte" sono i doni di conoscenza e profezia e questi saranno aboliti quando verrà "la perfezione".

 

Le lingue invece "cesseranno". Per esse, nel Greco originale di questo versetto, viene adoperato un altro verbo di forma attiva pausontai che distingue le lingue dalle altre cose. Solo della conoscenza e della profezia viene detto che saranno abolite quando la "perfezione" sarà venuta. "Quanto alle profezie, esse verranno abolite; quanto alle lingue, esse cesseranno; quanto alla conoscenza, essa verrà abolita" (1Corinzi 13:8).

 

Ciò diventa ancora più chiaro, nei versetti 9 e 10, dov’è spiegato che quando la "perfezione" sarà venuta, quello che è "in parte" sarà abolito e questo secondo il passo si riferisce alla conoscenza e alla profezia: "Poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo; ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito" (1 Corinzi 13:9,10). Si nota che questi due versetti, che parlano di quando la "perfezione sarà venuta", non fanno neppure menzione delle lingue. Il passo chiaramente non dice che le lingue debbano restare fin quando la perfezione sarà venuta, per essere abolite insieme con i doni di conoscenza e profezia.

 

Il brano, ben lontano dal dire che le lingue rimarranno fino a quando ritornerà Gesù, afferma invece che passeranno: "quanto alle lingue, esse cesseranno".

 

Esse sono di nuovo in vista nel versetto 11: "Quand’ero fanciullo parlavo da fanciullo, pensavo da fanciullo, ragionavo da fanciullo; ma quando son diventato uomo, ho smesso le cose da fanciullo".

 

Nella storia della chiesa l’uso delle lingue sparì ben presto. Oltre che in Marco 16 e le tre volte che compaiono in Atti, l’unico libro della Bibbia a menzionarle è 1 Corinzi, uno dei primi libri scritti nel Nuovo Testamento, e sembra che già a quel tempo non fossero molte le chiese che ancora ne parlavano. Nella storia troviamo qualche raro riferimento fino a Pacomio, che morì verso il 346, e dopo di lui, quando vennero menzionate dagli antichi scrittori, fu per dire che non esistevano più nelle chiese.

 

Crisostomo, vescovo di Costantinopoli (397-407 d.C.), riferendosi a 1 Corinzi 12 e 14 dove se ne parla, disse: "Questo passo è molto oscuro per noi, a causa della nostra ignoranza circa i fatti cui si riferisce, perché ormai sono cessati e non esistono più". S. Agostino scrisse: "Il segno di parlare in lingue era necessario allo Spirito Santo per mostrare che il Vangelo di Dio si sarebbe sparso fra tutte le lingue della terra. Servì di segno e poi cessò".

 

Nel passato, qualche autore pentecostale ha scritto, senza avere una base storica, che vari dei riformatori e altri del passato parlarono in lingue. Questo venne poi citato da altri che credettero che fosse storia vera mentre non lo è. È vero però che i seguaci di un certo Irving, pastore in Inghilterra verso la fine del XIX secolo parlarono in un modo estatico che essi chiamarono "lingue". Dopo un po’ però, il gruppo diventò eretico ed in seguito si sciolse, evidentemente senza nessuna connessione con il moderno movimento delle "lingue" che più tardi doveva iniziare in America.

 

Le lingue che si trovano nella Bibbia, però, non dovrebbero essere confuse con il parlare estatico che si è verificato fuori della chiesa, sia prima che dopo le lingue. L’oracolo di Delfo, in Grecia, è un esempio ancora prima della Pentecoste. Oggi il fenomeno è vivo tra i mormoni, i maghi, varie religioni pagane, ecc. Il parlare estatico rassomiglia a lingue vere nel suono, ma non lo è.

 

Anche chi prima era convinto che le lingue di oggi, iniziate nel nostro secolo, sono lingue bibliche, dovrà considerare il fatto che 1 Corinzi 13:8-11 dice che le lingue sarebbero passate e prendere atto che ciò, storicamente, è avvenuto. È legittimo, dunque, porsi la domanda: "Che cosa sono allora le "lingue" parlate dal movimento carismatico-pentecostale, oggi?" Nei casi dove non sono soggette alle chiare regole della Bibbia (una alla volta, non più di tre in un culto e nessuna che non sia interpretata, 1 Corinzi 14:16, 26, 34), non è ragionevole pensare anche alla possibilità che, per ingannare i santi, il nemico abbia introdotto il suo parlare estatico nella chiesa?

 

Pure chi è convinto al cento per cento che tutte le lingue vengono dallo Spirito Santo, dovrebbe sottomettere il dono alle regole della Bibbia. Gesù disse: "Beati piuttosto quelli che odono la Parola di Dio e l’osservano" (Luca 11:18). Certamente si dovrebbero considerare come sospette quelle lingue che vengono date da uno spirito che non permette che siano sottoposte alle regole dello Spirito Santo.

 

Inoltre, non è affatto esagerato ubbidire al comando della Bibbia di provare tutto: "esaminate ogni cosa e ritenete il bene" (1 Tessalonicesi 5:21). Non sarebbe sbagliato applicare questo anche alle lingue e le interpretazioni.

 

La parola di Dio afferma che un modo di mettere alla prova i profeti è vedere se le loro profezie si avverino (Deuteronomio 18:20-21). Allo stesso modo si può mettere alla prova chi dice di avere il dono dell’interpretazione chiedendo a qualcuno che parla una lingua straniera di citare, magari un passo dalle Scritture, controllando se l’interpretazione corrisponda veramente a quello che era stato detto.

 

Profezia

 

Nel contesto dei doni, 1 Corinzi 14:3 definisce profezia l’atto di "edificare, esortare, e consolare gli uomini"; infatti, la profezia veniva considerata il dono da desiderare di più perché maggiormente edificava la chiesa (1 Corinzi 14:1-5).

 

I profeti dell’Antico Testamento similmente portarono i messaggi di Dio al popolo e, per autenticarli, a volte il Signore diede loro anche delle rivelazioni del futuro. Allora, come oggi, vi furono falsi profeti, ma Dio diede dei modi per distinguerli: "Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome qualcosa ch’io non gli abbia comandato di dire o che parlerà in nome di altri dei, quel profeta sarà punito di morte. E se tu dici in cuor tuo: Come riconosceremo la parola che l’Eterno non ha detta? Quando il profeta parlerà in nome dell’Eterno e la cosa non succede e non si avvera, quella sarà una parola che l’Eterno non ha detta, il profeta l’ha detta per presunzione; tu non lo temere" (Deuteronomio 18:20-22). Dio non sbaglia mai e avverte di non seguire persone che profetizzano avvenimenti futuri che non si avverano.

 

Molti musulmani, ancora oggi, non credono che gli astronauti abbiano camminato sulla luna, perché il Corano dice che una cosa del genere non potrà mai avvenire. Joseph Smith, invece, il più grande profeta dei Mormoni, scrisse che la stessa luna era abitata da uomini di quasi due metri di altezza. Non è sempre così semplice evitare il falso, perché si vede anche in Atti 16:16-19 che a volte anche i demoni possono predire con una certa precisione il futuro. Dio ha dato istruzioni per distinguere anche questi casi, esaminando ciò che insegna.

 

Quando sorgerà in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti mostri un segno o un prodigio, e il segno o il prodigio di cui t’avrà parlato succeda, ed egli ti dica: Andiamo dietro a degli stranieri (che tu non hai mai conosciuto) e ad essi serviamo, tu non darai retta alle parole di quel profeta o di quel sognatore; perché l’Eterno, il vostro Dio, vi mette alla prova per sapere se amate l’Eterno il vostro Dio con tutto il vostro cuore e con tutta l’anima vostra (Deuteronomio 13:1-3).

 

La profezia è il dono che più di ogni altro 1 Corinzi insegnava a desiderare, ma, per essere onesti, si deve ammettere che il Nuovo Testamento dà molto più spazio agli avvertimenti contro i falsi profeti, che alla ricerca del dono.

 

Miracoli

 

Si constatano molti miracoli al tempo dei vangeli e degli Atti, mentre questo genere di doni non è menzionato molto nelle epistole, forse perché Dio non opera sempre nello stesso modo. Nella Bibbia, infatti, si trovano soltanto tre periodi in cui i miracoli furono comuni: 1) uscita degli Israeliti dall’Egitto, quando il Signore moltiplicò rane e insetti, causò terribili grandinate e la morte dei primogeniti, aprì il mare ecc.; 2) le vite di Elia e di Eliseo; 3) il periodo di Cristo e l’inizio della Chiesa.

 

Questo non significa che i credenti di altri periodi siano stati meno spirituali perché non operarono lo stesso numero di miracoli. Chi può dire, per esempio, che Isaia, Geremia e Davide siano stati meno spirituali e meno fedeli di Elia e dei credenti di Corinto che evidentemente fecero più miracoli, oppure di Giovanni Battista del quale sta scritto che non operò alcun miracolo (Giovanni 10:41), pur essendo ripieno di Spirito Santo dalla nascita (Luca 1:15)?

 

Un tipo specifico di miracolo è quello della guarigione miracolosa. Per distinguere le guarigioni operate da Pietro, ad esempio, con l’uso di questo dono, da guarigioni normali, anche se avvenute in risposta alla preghiera, ecco le caratteristiche come sono descritte nel Nuovo Testamento:

 

1) Coloro che possedevano il dono guarivano all’istante e definitivamente, senza necessità di alcun periodo di convalescenza successivo.

 

2) Essi guarivano totalmente. Nessuno ebbe mai a dire: "Poiché sono stato guarito, sto migliorando". Non c’è alcun caso di guarigione parziale.

 

3) Non si trova alcun caso dopo la Pentecoste in cui i tentativi di guarigione siano riusciti.

 

4) Essi guarivano infermità gravi. Di uno zoppo dalla nascita la Scrittura dice: "di un salto si rizzò in piedi" e risuscitavano perfino i morti!

 

5) Bastava soltanto una parola, un tocco o una preghiera. Non era un processo lungo e difficile.

 

Di Paolo la Scrittura dice: "E Iddio faceva dei miracoli straordinari per le mani di Paolo al punto che si portavano sui malati degli asciugatoi e dei grembiuli che erano stati sul suo corpo, e le malattie si partivano da loro, e gli spiriti maligni se ne uscivano" (Atti 19:11-12).

 

La Sacra Scrittura, ispirata da Dio, chiama questi "miracoli straordinari" e non dà affatto l’impressione che debbano essere comuni fra i credenti. Anzi, i miracoli raccontati in Atti erano quasi tutti fatti dagli apostoli. Inoltre, alcuni anni più tardi, Paolo scrisse a Timoteo: "Prendi un po’ di vino a motivo del tuo stomaco e delle tue frequenti infermità" (1 Timoteo 5:23) e ancora: "e Trofimo l’ho lasciato infermo a Mileto" (2 Tim:4:20). Non c’è alcuna indicazione che questo avvenne perché Paolo, verso la fine del suo ministero, fosse meno spirituale di prima. Da questo fatto e dalla storia, è facile intuire, invece, che il tempo dei molti miracoli stava terminando. Non è che Dio adesso non compia mai miracoli, ma sta di fatto che ha voluto farne di più in determinati periodi, forse perché, se questo fosse stato il Suo consueto modo di operare, essi non sarebbero stati più considerati miracoli, ma soltanto fatti normali.

 

Alcuni insistono nel dire che tutti dovrebbero essere guariti e chi non riceve la guarigione o manca della fede o è in peccato. Ciò è un vero disastro per molti membri delle chiese che insegnano queste cose. Infatti quando giungono ad una età avanzata, quasi tutti, prima o poi, potranno ammalarsi e quindi sentirsi in colpa. Allo stesso modo si potrebbe dire che chi non trova per terra la manna manca di fede o è in peccato, perché anche questo è un miracolo che Dio operò per anni, anche se adesso si mangiano cibi normali.

 

Migliaia di persone dicono di avere il dono di guarigione, ma non tutti quelli che dicono: "Guarisco!", guariscono. Molti che si vantano di avere il dono di guarigione, giustificano poi la loro incapacità di guarire accusando le persone di mancanza di fede. Che la fede di chi veniva risanato fosse spesso un fattore importante nelle guarigioni descritte nella Bibbia è chiaro; però non era sempre così, come si può osservare nella guarigione dello zoppo in Atti 3:1-10, che sperava soltanto di ricevere dei soldi. Non c’è nessun caso, nelle Scritture, dove Paolo, Pietro o chiunque altro abbia detto: "Poiché non hai sufficiente fede, non posso guarirti". Un comune errore che si commette oggi si basa su una erronea interpretazione di Isaia 53, secondo la quale c’è guarigione per tutti nella morte di Gesù. La giusta interpretazione di questo passo è dato dallo Spirito Santo in Matteo 8:14-17, dove Gesù guarì la suocera di Pietro e "tutti i malati" che venivano a Lui, adempiendo questa profezia prima di morire. Sta scritto: "Poi Gesù, entrato nella casa di Pietro, vide che la suocera di lui era a letto con la febbre; ed egli le toccò la mano e la febbre la lasciò. Ella si alzò e si mise a servirlo. Poi, venuta la sera, gli presentarono molti indemoniati; ed Egli con la parola, scacciò gli spiriti e guarì tutti i malati, affinché si adempisse quel che fu detto per bocca del profeta Isaia: "Egli stesso ha preso le nostre infermità, e ha portato le nostre malattie". Cristo, dunque, adempì la profezia di Isaia durante la Sua vita, e non con la Sua morte espiatrice! La certezza che questa sia la vera interpretazione di Isaia viene dal fatto che non è l’interpretazione di una persona qualsiasi, ma si trova nel Nuovo Testamento che è stato ispirato da Dio.

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