E' na catena ormai

Versione stampabileSend by emailVersione PDF
Soltanto Gesù può risolvere il più grande problema della nostra vita.
Sapete qual è il più grande problema della nostra vita?
Già, le persone più anziane pensano naturalmente al loro fegato, o al cuore, o a qualche altro organo che non funziona bene.
Questi sì che sono problemi! Per i giovani si tratta invece della «ragazza» o del «fidanzato». 
 
Così ciascuno ha i suoi problemi. Ma credetemi, il più grande problema della nostra vita è il nostro stato di colpa davanti a Dio.

Per decenni sono stato pastore tra i giovani, e ho sempre cercato nuove immagini per far loro capire questo messaggio.
Vorrei adoperare anche per voi uno di questi paragoni.
Immaginate che ognuno di noi porti sin dalla nascita un collare di ferro
intorno al collo. A questo collare è attaccata una catena alla quale viene aggiunto un anello ogni volta che si pecca.
Un pensiero cattivo, un nuovo anello. Rispondo sfacciatamente a mia
madre, un altro anello.

Ho parlato male del vicino, ancora un anello. Una giornata senza pregare, come se Dio non esistesse, un altro anello.
Falsità e menzogna, ancora un anello. Riflettete un po': dev'essere ben lunga la catena che ci trasciniamo dietro.
Mi capite? E' la catena dei nostri peccati. Davanti a Dio siamo colpevoli, questo è certo. E' una realtà anche se non vediamo la catena delle nostre colpe. Eppure ce la trasciniamo dietro, lunghissima.

Spesso mi chiedo perché gli uomini non riescano ad essere veramente allegri e felici. Non possono, perché si portano appresso la catena dei loro peccati. E questa non gliela può togliere nessun pastore, nessun prete, nessun angelo. Neppure Dio gliela può togliere, perché Dio è giusto: «Quello che l'uomo avrà seminato, quello pure mieterà.»

Ma c'è Gesù! Lui è l'unico che possa risolvere il più grande problema della nostra vita: lui è morto per il mio peccato.

Con la sua morte ha pagato per me, ecco perché è in grado di togliere
la mia catena di peccati. Soltanto lui può farlo.

Ve lo dico per esperienza, per me è stata una vera liberazione quando ho saputo di aver ricevuto il perdono dei miei peccati.
E' la più grande liberazione della vita, e ancora di più lo sarà al momento della morte. Per voi anziani è importante sapere che potete
morire avendo ricevuto il perdono dei peccati.
Oppure volete entrare nell'eternità portando con voi tutte le vostre colpe?

Sarebbe terribile. Conosco delle persone che tutta la vita hanno detto: « lo sono buono, sono giusto, non ho mai fatto nulla di male.»
E un giorno dovranno lasciare l'ultima mano amica, e scopriranno che la barca della loro vita naviga sull'oscuro fiume dell'eternità, incontro a Dio!

Non hanno potuto portare nulla con sé: né la casetta, né il conto in banca, soltanto le loro colpe. Così vanno incontro a Dio. E' terribile. Eppure la morte degli uomini è questa. Forse voi dite che in fondo muoiono tutti così. Ma Gesù vi offre il perdono dei peccati! Questa è la più grande liberazione che ci possa essere offerta.

Avevo diciott'anni quando sperimentai che cosa sia il perdono dei peccati e che cosa significhi essere sciolto da questa catena.
Un cantico lo descrive bene: I nostri peccati son perdonati.
Ecco la parola di vita: Nel nome di Gesù siam liberati.

Auguro anche a voi di fare questa esperienza. Andate a Gesù.
Oggi! Vi aspetta. ditegli: «Signore, la mia vita è tutta sciupata e piena di colpa. Non ho mai voluto ammetterlo, anzi, ho sempre parlato bene di me. Ma ora pongo la mia vita davanti a te. Voglio credere che il tuo sangue cancella tutti i miei peccati.»

Il perdono dei peccati è una cosa meravigliosa.
Nel XVII secolo viveva in Inghilterra un uomo di nome Bunyan. Egli trascorse lunghi anni in carcere a motivo della sua fede. (E' sempre stata così. Accanto alla Parola di Dio le prigioni sono la cosa più stabile di questo mondo.) E in prigione questo Bunyan scrisse un libro bellissimo che ancora oggi è di grande attualità. In esso descrive la vita del cristiano come un pellegrinaggio pieno di pericoli, ma avventuroso.

La trama è questa. Un uomo vive in una città chiamata «Mondo».
Ad un tratto diventa inquieto e constata: «C'è qualcosa che non funziona. Non ho la pace. Sono infelice. Dovrei andarmene da qui.»
E ne parla con sua moglie. Questa obietta: «Hai un esaurimento nervoso. Dovresti riposarti.» Ma il riposo non gli giova. L'inquietudine rimane e un bel giorno se ne convince: «Non serve a niente. Devo uscire da questa città.» E fugge. Appena comincia a camminare si accorge di avere un carico sulle spalle. Vuole liberarsene, ma non ci riesce. Fino a quel momento non aveva mai sentito tanto questo peso.

Era qualcosa di naturale. Però man mano che si allontana dalla città «Mondo» il carico diventa sempre più pesante. Infine non riesce quasi più ad avanzare. A fatica sale un sentiero di montagna.

Non ce la fa più sotto quel peso. Giunge a una svolta e davanti a lui appare una croce. Quasi svenuto cade davanti a quella croce e aggrappandosi la guarda. In quell'istante sente come il peso si stacca da lui e precipita con fracasso nell'abisso.
Questa è una stupenda immagine di ciò che l'uomo può sperimentare dinanzi alla croce di Gesù Cristo. Se guardo in alto vedo l'Agnel di Dio, Per me sanguinò e morì al posto mio.

Lo devo confessar, due cose ho trovato:L'amor di Dio, dopo il mio peccato. Perdono delle mie colpe significa che il Salvatore ha pagato per me, che ha tolto la mia catena di peccati. Sono libero del mio peso. Gesù è l'unico che ci può donare questo: il perdono dei peccati.

Tratto dal libretto: Gesù nostro destino, di Wilhelm Busch.

facebook icona twitter iconawhatapps icona

Opera evangelica a favore dei non vedenti

Opere evangelica per sordi

La chiesa perseguitata

Pregare ed aiutare

Il vangelo tra gli stranieri