20 settembre 1870 - La Breccia di Porta Pia

Versione stampabileSend by emailVersione PDF
Non è una data a cui si da molta ridondanza.
Mi ricorda i bei tempi della scuola, la scoperta, lo studio, mi colpì molto.
Non capivo cosa si volesse intendere per Stato pontificio, potere temporale. Davanti ai miei occhi c'era Giovanni Paolo II, scampato all'attentato.
E le sue parole divertenti del primo discorso ai Romani "Se sbaglio mi correggerete".
Sapere che si è combattuto contro il Papa fu un pensiero che non comprendevo.
Fu l'inizio delle mie esplorazioni, certo all'ora fanciullesche e superficiali, che andarono al di la di quanto ero abituato a vivere. Cullato dalle comuni e conosciute tradizioni. Certezze e rituali che rassicurano, ma che difficilmente, scoprii più in la con gli anni, ci conducono alla Via.

Un pezzetto di storia:
(http://it.wikipedia.org/wiki/Breccia_di_Porta_Pia)

Le truppe del Regno d'Italia (Bersaglieri) entrano in Roma attraverso la breccia di Porta Pia, ponendo così fine allo Stato della Chiesa.

--------------

La presa di Roma (20 settembre 1870) rappresenta il momento dell'unione di Roma al Regno d'Italia e quindi l'ultimo atto dell'unificazione nazionale.

La breccia, qualche decina di metri sulla destra della Porta Pia, in una foto d'epoca l'8 settembre i 60.000 soldati del generale Cadorna si schierarono lungo le vie Salaria, Appia, Aurelia e Tiburtina, iniziando a convergere su Roma.

Il giorno 19, Roma era ormai chiusa da ogni lato, esclusa la zona del Vaticano e della città Leonina, volutamente evitate in quanto sede del Papa.

Un'intensa azione preparatoria dell'artiglieria aprì una breccia presso la Porta Pia, attraverso la quale (20 settembre) i bersaglieri penetrarono nella città, senza incontrare particolare resistenza. Papa Pio IX aveva infatti ordinato una resistenza solo simbolica. Nell'azione caddero 49 soldati italiani e 19 soldati pontifici.

La presa di Roma non ha particolare valore militare. La resistenza opposta dalle guardie svizzere ebbe soprattutto valore simbolico: Pio IX voleva così dimostrare di essere stato aggredito e poter chiedere aiuto internazionale. Ma la sconfitta francese di Sedan e la caduta di Napoleone III aveva sconvolto gli equlibri lasciando lo stato pontificio senza protezione.

--------------  

alex

 


in nome del Papa Re

 

In nome del Papa Re è un film diretto da Luigi Magni. È il secondo della serie che il regista ha voluto ambientare nella Roma ottocentesca, iniziata con Nell'anno del Signore (1969) e proseguita con Arrivano i bersaglieri (1980), 'O re (1989), In nome del popolo sovrano (1990) e La carbonararisorgimentale. (2000); film nei quali ricorre il tema del rapporto tra il popolo e l'aristocrazia romana con il potere pontificio, tra gli sconvolgimenti accaduti nel periodo

 

Il film, liberamente ispirato a I segreti del processo Monti e Tognetti (di Gaetano Sanvittore, Milano, 1869), racconta dell'ultima condanna a morte decretata dall'autorità papale, il 22 ottobre 1867.

facebook icona twitter iconawhatapps icona

Commenti

Ritratto di alex

La Porta Pia è una delle porte che si aprono nelle Mura aureliane di Roma, divenuta particolarmente nota il 20 settembre 1870, quando il tratto di mura adiacente la porta fu lo scenario della fine dello Stato Pontificio.

Si tratta di una delle ultime opere di Michelangelo, in cui l'anziano artista utilizza elementi architettonici ed una sintassi compositiva particolarmente innovativi....

Ritratto di alex

L’ultima tappa delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia è la breccia di Porta Pia, ricordata oggi dal sindaco Alemanno che stamattina ha deposto una corona di alloro presso la lapide monumentale che ricorda l’evento, presso il Monumento alla Breccia, a Corso d’Italia.
 
Alla cerimonia ha partecipato anche il governatore del Lazio, Renata Polverini, che non ha lesinato frecciatine alla Lega Nord. «La Breccia è l’ultimo gesto significativo che, grazie ai Bersaglieri, conclude l’unificazione del Paese e fa sì che Roma sia la capitale. In un momento in cui ci sono spinte che troppo spesso tentano di screditare la capitale e i suoi territori, la nostra presenza ancora una volta conferma che invece Roma è la capitale del nostro Paese e deve mantenere la dignità di capitale contro ogni spinta».
 
gianni alemanno
 
«Oggi più che mai siamo qui con convinzione per dire che Roma è la capitale intorno alla quale tutti i territori del nostro paese devono sentirsi stretti – ha aggiunto il presidente della Regione – Nostri colleghi di altri territori, molto spesso usano parole improprie in un momento in cui c’è bisogno ancora di più di un Paese unito, compatto per rispondere a una crisi che rischia di non dare un futuro alle giovani generazioni». A chi le fa esplicito riferimento alla Lega e le sue iniziative «anti-romane», ultima delle quali la richiesta di un referendum per la secessione, il governatore replica: «Ormai ci siamo abituati, è triste dirlo. Ma non credo che impressioni più nemmeno le persone. Ci sono momenti un pò folkloristici che non cambiano, per fortuna, l’aspetto istituzionale di questo Paese».
 
Qualcuno poi le ricorda della richiesta di un referendum per la secessione. «Ormai ci siamo abituati, è triste dirlo. Ma non credo che impressioni più nemmeno le persone. Ci sono momenti un pò folkloristici che non cambiano, per fortuna, l’aspetto istituzionale di questo Paese».
Ritratto di alex

Nel 140o anniversario della Breccia di Porta Pia

Proprio dinanzi al dispiegarsi inevitabile di una società espressione di molteplici forme culturali e religiose, giusto un forte Stato Laico sarebbe in grado di garantire la libertà a tutti.

di Gadi Polacco (*)

Appena 140 anni or sono, un'inezia per la Storia, si aprivano finalmente i cancelli del ghetto di Roma. Era una conseguenza della Breccia di Porta Pia, con la prima cannonata fatta sparare agli ordini del Capitano Giacomo Segre, ebreo, forse per "salvaguardare" gli ufficiali cattolici dalla scomunica minacciata da Pio IX o forse per fare un ulteriore "dispetto" all'ultimo Papa Re.
Secondo il calendario ebraico correva il giorno 24 del mese di Elul dell'anno 5630 e l'avvenimento, dunque, almeno per gli ebrei non fu quella "sciocchezza" che qualcuno ha cercato di far passare nell'immaginario collettivo.
Tale non fu anche perché completò l'Unità d'Italia e pose Roma quale capitale dello Stato unitario, fatto sancito nell'ottobre di quello stesso anno dal Plebiscito popolare, dando forma allo Stato Laico attraverso una serie di provvedimenti che conseguirono alla fine del potere temporale della Chiesa.
Per anni festa nazionale, significativamente l'abolì la dittatura fascista, "casualmente" un anno prima della stipula dei cosiddetti "Patti Lateranensi", ma altrettanto significativamente non l'ha ad oggi reintegrata la Repubblica, pur Laica per dettato costituzionale.
Evento simbolo del Risorgimento italiano e dell'Unità d'Italia, dunque, la Breccia di Porta Pia appare quest'anno particolarmente importante in quanto propedeutica al 150o dell'Unità italiana, anniversario invero da più parti bistrattato o almeno malamente sopportato che l'ebraisno italiano ha invece motivo di ricordare attentamente e con gratitudine ed al quale dette notevole apporto.
Certamente, però, Porta Pia rimane una sorta di incompiuta dinanzi alla constatazione che quella Laicità dello Stato che simboleggia, seppur sancita nei principi, deve combattere ogni giorno (si pensi ad esempio alla scuola pubblica, solo per citare un aspetto) contro trasversali nemici che, spesso illusi di poterne strumentalizzare a proprio favore l'avversione, si adoperano per affossarla: incautamente perché, proprio dinanzi al dispiegarsi inevitabile di una società espressione di molteplici forme culturali e religiose, giusto un forte Stato Laico sarebbe in grado di garantire la libertà a tutti, nel rispetto delle comuni leggi di convivenza, al contempo mantenendo la forza per dirimere, quale entità super partes, eventuali conflitti a sfondo religioso.
    Ricordiamo quindi degnamente Porta Pia e non dimentichiamoci del Capitano Segre, in rappresentanza anche dei suoi colleghi, che riposa nel Cimitero Ebraico di Chieri: oggi non avrebbe da ordinare altri tiri di cannone e non vorrebbe certamente, dall'una come dall'altra parte, nuove vittime ma di sicuro constaterebbe come quella Breccia abbia aperto una via ancora in gran parte da percorrere.

 


(*) Consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

(italialaica, 16 settembre 2010)

 

porta pia 1870

 


 

PER EVITARE LA SCOMUNICA DEL PAPA

Il varco, la breccia aperta il 20 settembre 1870 dalle cannonate degli artiglieri piemontesi del generale Cadorna nelle mura di Roma, vicino alla bella e monumentale Porta Pia, rappresentava per i liberali italiani insieme la fine del Risorgimento, il completamento dell'unità nazionale e la conquista della capitale storica.
    Per i cattolici papisti voleva dire l'introduzione forzosa dei principi del liberalismo e la fine del potere temporale del papato, cioè dell'abnorme figura del "Papa Re".
    Ma, visto col senno di poi, per tutti i cattolici, liberali e papisti, il 20 settembre era in realtà il giorno della rinascita, l'inizio della riscoperta della sfera puramente spirituale e religiosa del cattolicesimo, come era già avvenuto nell'Europa del nord protestante. A Roma e nel Centro Italia (Stato della Chiesa) le incrostazioni da eliminare erano tante, anche rispetto ad altri Paesi cattolici, e proprio per i guasti e la corruzione che il potere temporale aveva generato sul territorio e tra le coscienze. Da allora, insomma, anche i cristiani italiani come i cristiani francesi, tedeschi, spagnoli o americani, smisero di adorare un parroco, un monsignore, un Prefetto della Fede, un Cardinale, un Nunzio, un Ministro, un Delegato di Sua Santità. E riscoprirono, se non Dio, almeno la propria coscienza di Dio.
    Tutto merito d'un ebreo.
    Ma sì, l'ufficiale israelita piemontese a cui il cattolico Cadorna affidò il compito del primo bombardamento delle mura, per evitare - oh, delicatezza de "li cavalieri antiqui" - che la scomunica decretata dal Papa a chi per primo avesse comandato di sparare toccasse la quasi totalità degli ufficiali italiani. Squisitezze di coscienza d'epoca, machiavelli morali del buon tempo antico che oggi fanno sorridere, ma che dimostrano che non furono i perfidi atei, i mangiapreti, i radicali, i rivoluzionari - che erano una minoranza - a combattere contro il Papa-Re per l'unità d'Italia e i principi liberali, ma i tantissimi liberali cattolici. Che, non erano neanche tutti moderati, anzi.
    Però, scusate, facciamo un po' di filologia storico-militare. Tutti dicono che questo benedetto ufficiale ebreo era "un tenente che sparò le prime cannonate". Doppio errore. Gente che non ha neanche fatto il servizio militare. Se no, saprebbe che un ufficiale non può essere addetto ad un cannone. Dunque il "tenente" al massimo avrà ordinato di sparare. Bene. Ma, ditemi, vi pare possibile che un ordine così importante, destinato a cambiare la storia d'Italia, il generale Cadorna lo affidasse ad un giovane ufficiale inferiore? No, lì ci voleva almeno un capitano. E infatti, fu il capitano Segre, ebreo e piemontese tutto d'un pezzo, a ordinare l'attacco fatale.
    "C'è una tomba nel cimitero ebraico di Chieri sulla quale è scolpito un simbolo: due cannoni incrociati. È la tomba di un ufficiale di artiglieria, il capitano Segre, che nel 1870 diede l'ordine di "Fuoco!" che aprì la breccia di Porta Pia", ricorda Guido Fubini in una pagina dell'Unione delle Comunità ebraiche.
    Segre, un protagonista sconosciuto, uno dei tanti eroi del Risorgimento liberale a cui purtroppo non è dedicata nessuna strada o piazza d'Italia. Grazie, capitano Segre. E grazie ai tanti liberali e patrioti ebrei che animarono il Risorgimento e poi nell'Italia liberale unita salirono con la loro intelligenza ai posti di prestigio in tutti i campi, dall'esercito alla scienza, dall'industria all'amministrazione, alla politica.
    A lei, capitano Segre, dedichiamo la più bella, la più vera delle feste nazionali, quella ricorrenza del 20 settembre che il fascismo cinicamente, per puro calcolo politico (Mussolini era ateo) per un piatto di lenticchie eliminò dopo il Concordato, e che ora deve essere assolutamente ripristinata. [...]

(Salon Voltaire, 20 settembre 2006)
 

 


 

PATRIA, CULTURA E BIBBIA

di Marcello Cicchese

«Io non sono profeta, né figlio di profeta, ma in realtà vi dico che non entrerete in Roma» aveva detto Pio IX a chi gli aveva sottoposto la proposta di resa offerta al Papa dal governo italiano.

    «Dopo tre giorni di inutile attesa (durante i quali si aspettò invano la dichiarazione di resa), la mattina del 20 settembre (intorno alle nove) l'artiglieria dell'esercito italiano, guidata dal generale Raffaele Cadorna, aprì una breccia di circa trenta metri nelle mura della città, accanto a Porta Pia, che consentì a due battaglioni (uno di fanteria, l'altro di bersaglieri) di occupare la città.» (Wikipedia)
Che a dare l'ordine di sparare sulle mura di Roma fosse stato un ebreo per evitare che la scomunica papale cadesse su un cristiano, è un fatto poco noto. Ma un altro fatto poco noto è che dietro ai bersaglieri c'era un carretto pieno di Bibbie in lingua italiana stampate in Inghilterra dalla British and Foreign Bible Society, pronte ad entrare in Roma.
    «XX settembre 1870, una data fausta per le minoranze religiose in Italia, in primis protestanti ed ebrei. Perché? E' molto semplice: perché fino al 20 settembre gli ebrei potevano vivere nella città del papa solo ghettizzati, i protestanti nemmeno quello. Tra la Riforma del XVI secolo e il 1870 a Roma mi risultano soltanto le seguenti presenze protestanti: quella del pastore Giovan Luigi Paschale, ministro delle chiese valdesi di Calabria, che vi fu condotto nel 1561 per essere processato dall'Inquisizione e che fu arso di fronte a Castel Sant'Angelo; i membri protestanti delle ambasciate europee, che nelle sedi diplomatiche potevano celebrare il loro culto, ma che dovevano esser sepolti "fuori le mura" della città santa; quelli che vennero a stamparvi il Nuovo Testamento durante la Repubblica Romana e che dovettero lasciare la città dopo il rientro di Pio IX e furono così risparmiati dall'assistere al rogo papalino dei testi evangelici. Possiamo immaginare - e li condividiamo come cittadini e come cristiani - i sentimenti dei "colportori" che entrarono in Roma poco dopo i bersaglieri con un carretto di Bibbie trainato da un cane che portava una gualdrappa con il nome "Pio IX"!
    XX settembre 1870, una data fausta per l'Italia. Veniva posta fine ad une delle ultime e più caparbie monarchie assolute dei tempi moderni, che motivava la sua intolleranza e il suo dominio sulle coscienze e sui corpi non solo con il richiamo ad un generico diritto divino, ma con la specifica pretesa che il papa-re fosse il vicario del crocifisso, una contraddizione in termini, tanto più per ogni lettore del Vangelo.» (Daniele Garrone, da NEV - Notizie evangeliche 36/37 - 2009)
La caduta dello Stato pontificio non ha significato soltanto la vittoria del liberalismo laico, ma anche l'introduzione della possibilità di leggere e diffondere la Bibbia in Italia. Potere temporale dei papi e ignoranza popolare andavano di pari passo. La Bibbia era un libro proibito, e più persone sapevano leggere, maggiori erano i rischi per il potere clericale. Per questo nei primi tempi dell'unità d'Italia l'opera missionaria degli evangelici italiani ed esteri è andata di pari passo con la creazione di scuole e asili, perché per conoscere il contenuto della Bibbia è indispensabile saper leggere. Fino a qualche anno fa si potevano trovare ancora dei vecchi che dicevano di aver imparato a leggere sulle pagine della Bibbia. Ed era una Bibbia edizione Diodati, scritta in un italiano antiquato che i giovani scolarizzati di oggi avrebbero qualche difficoltà a capire.
A quel tempo poi non c'era internet: il testo doveva essere portato fisicamente a contatto con le persone. Per questo scopo i colportori usavano la cosiddetta "carrozza biblica". Ecco come la presenta l'Osservatore Romano in un articolo del maggio 1890:
    «Ora abbiamo anche la Carrozza Biblica, un ritrovato di cui ha il brevetto d'invenzione la società protestante [...]; lo spacciatore [il colportore] è un tipo fra il ministro evangelico e il cavadenti, il quale dall'alto della vettura cerca di accreditare la merce con discorsi ciarlataneschi nei quali fa entrare un poco di tutto... e le risa di scherno e le apostrofi burlesche che gli vengono dirette devono avergli fatto già inghiottire vari bocconi amari.»
Vengono in mente i versi del poeta romanesco Cesare Pascarella (1858-1940) nella sua famosa "Scoperta dell'America":
    Ché mettetelo in testa ch'er pretaccio
    È stato sempre lui, sempre lo stesso!
    Er prete? È stato sempre quell'omaccio
    Nimico de la patria e der progresso.

    E in quelli tempi, poi, si un poveraccio
    Se fosse, Dio ne scampi, compromesso,
    Lo schiaffaveno sotto catenaccio,
    E quer che'era successo era successo.

    E si poi j'inventavi un'invenzione,
    Te daveno, percristo, la tortura
    Ner tribunale de l'inquisizione.

    E 'na vorta lì dentro, sarv'ognuno,
    La potevi tené più che sicura
    De fà la fine de Giordano Bruno.

Questo era il sentimento diffuso tra i patrioti di allora. Adesso i tempi sono cambiati, ma non per questo sono migliori. Anzi.

(Notizie su Israele, 20 settembre 2010)

 


 

FIRENZE FESTEGGIA LA BRECCIA DI PORTA PIA

Il nostro XX settembre: celebrazione a Firenze in Piazza dell'Unità

Lunedì 20 settembre, alle ore 12,00, in piazza dell'Unità d'Italia, davanti all'obelisco ai Caduti

Centoquaranta anni fa, il 20 settembre, i bersaglieri italiani del generale Raffaele Cadorna, guidati nell'attacco finale dal capitano - ebreo e piemontese - Giacomo Segre, entravano a Roma attraverso la breccia di Porta Pia. La città diventava capitale del Regno d'Italia, mentre finiva il potere temporale dei Papi. L'anniversario dell'avvenimento, importante per la storia italiana ed europea, sarà celebrato a Firenze, lunedì 20 settembre, alle ore 12,00, in piazza dell'Unità d'Italia, davanti all'obelisco ai Caduti.
Celebrando la ricorrenza, vogliamo ricordare innanzitutto la politica del grande Cavour che nei memorabili discorsi alla Camera e al Senato ( marzo e aprile 1861 ) aveva sostenuto l'esigenza di una definitiva, netta separazione dello Stato dalla Chiesa, per permettere e garantire allo Stato di legiferare in piena, doverosa autonomia, e alla Chiesa - meglio, alle religioni - di predicare ed agire con la massima, necessaria libertà. "Libera Chiesa in libero Stato": la storica formula politica, in sintonia ideale con il detto evangelico "date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio", è ancora oggi, proprio nella società di oggi, di straordinaria attualità; principio e metodo guida, sia per i governi sia per le fedi religiose, ai fini di una convivenza civile.
Nel bicentenario della nascita, 10 agosto 1810, rendiamo la parola a Cavour:

    "Ma quando il clero, riconquistata ed assicurata la libertà, vuol combattere per riacquistare gli antichi privilegi, per far tornare indietro la società, per impedire il normale e regolare sviluppo della civiltà moderna, allora è da deplorare il suo intervento nelle lotte politiche (...). Io ho troppa fede nel principio del progresso e della libertà per temere che possa essere posto a cimento in una lotta condotta con armi puramente legali. Se la libertà ha potuto fare dei progressi immensi quando aveva a lottare contro il clero e le classi privilegiate, e la libertà era in certo modo inerme, come mai potrei temere che ora essa potesse correre vero pericolo se avesse a combattere i suoi avversari ad armi uguali? (…) Ma se io non temo le lotte politiche, quando siano combattute con armi legali, non posso dire altrettanto, ove il clero potesse impunemente valersi delle armi spirituali di cui è investito per ben altri uffizi che per far trionfare questo o quell'altro politico candidato. Oh! Allora veramente la lotta non sarebbe più uguale; ed ove si lasciasse in questo terreno pigliare piede e assodarsi l'uso di queste armi spirituali, la società correrebbe i più gravi pericoli, la lotta da legale correrebbe rischio di trasformarsi in lotta materiale". (dal libro: "Il Conte di Cavour" - Ricordi biografici, cura di Giuseppe Massari, Torino 1873)

Ricordare il XX settembre vuol dire invitare i cittadini, gli italiani, a riaffermare e difendere la libertà di pensiero in contrapposizione ad ogni integralismo; e, contro la violenza sempre in agguato del fanatismo e del terrorismo, la cultura e la pratica della ragione e della tolleranza.

Promuovono e aderiscono:
Comitato per la promozione dei valori risorgimentali, Circolo Piero Gobetti, Fondazione Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini, Circolo Fratelli Rosselli, Associazione per l'iniziativa radicale, "Andrea Tamburi", Associazione veterani e reduci garibaldini, Gruppo dei centouno, Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, Gruppo consiliare "Spini per Firenze", Verdi della Toscana.

(UAAR, 17 settembre 2010)


Fonte: Notizie su Israele

 

Ritratto di alex

Anniversario della breccia di Porta Pia (20 settembre 1870)

Il Papa ha perso il suo potere temporale, così ha detto il Telegiornale. Ma va là! Intanto il Vaticano è uno Stato a tutti gli effetti. E poi alcune chiese sono territori vaticani e le infinite proprietà del Vaticano o della Chiesa Cattolica, davvero infinite e incontrollabili, gli danno un potere stratemporale, altro che “perso”.

Ieri però, il cardinale Sepe (coinvolto in scandali appunto legati al potere stratemporale del Cattolicesimo) a Napoli ha mostrato con emozione l’ampolla col sangue di San Gennaro liquefatto.
Il professor Garlaschelli di Pavia ha dimostrato che lo stesso fenomeno avviene con una sostanza costituita da terra vulcanica, guscio d’uovo e sale da cucina.

Il più grande potere della Chiesa Cattolica è senz’altro quello “mentale”, la capacità di plagiare le menti di immense masse su truffe e falsi, su idoli e “miracoli”, sul Purgatorio a pagamento, eccetera, eccetera.

Danilo VALLA

Ritratto di alex

Interessante in tutti i TG si è parlato, ieri sera, di data storica.

Il 20 settembre  1870 veniva fatta Roma capitale. Ora ciè che accaduto quel giorno non è esattamente questo. E' stata combattuta una battaglia e la Città, divenuta poi Capitale, fu strappata dal Potere temporale della Chiesa Cattolica Romana che, almeno nella carta, cessava.

Una celebrazione nella quale ricordare i bersaglieri caduti per liberare Roma dal Papa Re  sembrava un fatto anacronistico. Anzi la lapide, in alcuni momenti, è stata ricoperta da una bandiera Bianca e Gialla da papalini nostalgici di quei tempi.

Non è stato ricordato, e probabilmente la maggioranza degli italiani hanno dimenticato che da quella data è terminato il ghetto ebreo, inventato dallo Stato Pontificio e poi ripreso dal nazzismo (sembra incredibile vero?), e si sono potuti celebrare, a Roma, culti diversi....

Questa la storia che va.... dimenticandosi...

 


 

XX settembre vendesi

Dal quotidiano Europa 21.09.2010

 
Mi hanno deluso non pochi dirigenti ed elettori della nostra area politica, persone di cultura media e anche buona, che frequentano edicole e biblioteche, più che commercialisti e fiscalisti per evadere e condonare. Con molti di questi amici ho dovuto discutere, da quando ci si sono messi Alemanno e Bertone per il XX settembre nuovo format, compresi i restauri a Porta Pia, lavata con perlana.
Perfino le lapidi e la colonna della Vittoria laica sono state ripulite dal Campidoglio, dopo decenni di menefreghismo democristiano e laico: restauro degno dei merletti della signorina Felicita, «l’amica di nonna Speranza» cantata da Gozzano, tanto che le mini-aiuole sotto le mura sono tornate verdi come fossero l’Olimpico o San Siro, dopo decenni di bivacco per vagabondi, barboni e drogati, fra mucchi di bottiglie e intenso “odore” di piscio.
Dunque i miei amici al bar e i politici in Transatlantico, mi consigliavano di non farmi il sangue amaro per questo nuovo format, «tanto, del 20 settembre non importa più a nessuno». Cosa vuoi? Stipendi bassi e tasse alte, precari d’industria, servizi, amministrazione; lavoro nero nella miriade di negozietti, giovani costretti a campare su papà e nonna, schiavismo mafioso e camorristico, governo occupato dai processi del premier, opposizione erotizzata dalle liti, appartamentino di Montecarlo che da mesi impegna i servizi segreti (mentre i soldati muoiono in Afghanistan) e i loro giornali. Cosa vuoi, tu appartieni ad altre generazioni, anche non se proprio a quelle del 1870, alla gente d’oggi non interessa se a celebrare la ricorrenza sia il capo del governo pontificio, contro il quale fu fatta la breccia, e non il capo del governo italiano: erede, in teoria, di quelli che la profetizzarono e la fecero, Cavour, Lanza, Vittorio Emanuele, Cadorna, Manzoni (e anche Garibaldi e Mazzini, che però la breccia volevano scavarla da soli, i romantici).
Ma che “interessi a nessuno no” proprio non mi sembra. Non interessa alla nostra parte, perché la nostra parte non ha più molto a cui richiamarsi e molto da dire. Ma interessa a clericali e fascisti, per dire, Alemanno e Bertone (come nel Novecento a Mussolini e Craxi, Gasparri e Casaroli): i quali fanno Trattati del Laterano, dove si fissano le regole della convivenza fra le due Rome, ma anche i concordati, dove si parla di soldi e di utilità varie. Che l’Italia non potesse vivere spaccata, si sa da 140, 150 e forse anche più anni: la legge delle Guarantigie (1871, cioè l’assoluta indipendenza e libertà del papa anche senza potere temporale), i vincitori di Porta Pia la offrirono a Pio IX addirittura prima che Vittorio Emanuele II mettesse piede al Quirinale. Sono cento anni (1913) che Giolitti, nella sua politica di “conciliazione silenziosa” e di allargamento del consenso allo stato, realizzò il Patto Gentiloni fra elettori cattolici e candidati liberali moderati. Sono sessantadue anni (1948) che la repubblica italiana si regge su una Costituzione che recepisce patti lateranensi e concordato, in modo anche troppo unilaterale e con crescente pratica discriminatoria.

 

C’è, dunque, chi ha interesse a riprendersi Porta Pia, strappandola alla storia dell’unità d’Italia, che – come ha ribadito Lucio Villari – fu «cavouriana e liberale». Per le gerarchie, è molto più importante dei soldi e dell’egemonia “etica”, sottolineate invece da non pochi partecipanti alla modesta contromanifestazione radicale del 19 settembre, che ha anticipato e disconosciuto quella ufficiale del 20. C’è una chiesa di “riconquista” che, sapendo di avere un avvenire, sia pure non più onnipotente, cerca di far proprie quante “radici” è possibile: non solo “radici cristiane” dell’Europa, fino a predicare l’antirelativismo perfino in Gran Bretagna, o “radici cattoliche” dell’Italia; ma si comporta come se cattoliche (nel senso di romanopapale) fossero anche le radici del Risorgimento e dell’unità italiana. Al punto che in Campidoglio la celebrazione è stata consacrata da storici graditi e ammessi da Bertone (a parte monsignor Ravasi, che ne aveva titolo) e dedicate a Pio IX, lo sconfitto di Porta Pia, l’ultimo papa-re. Non pretendevamo che fosse dedicata a Vittorio Emanuele II, primo re di quella che il repubblicano Spadolini battezzò «la monarchia giacobina»: a farlo aveva pensato anche troppo il cinquantenario del regno nel 1911, tutto in chiave dinastica. Né personalmente crediamo che la repubblica avrebbe oggi la forza morale e culturale per osarlo. Ma che almeno si parlasse di chi il risorgimento lo volle, non di chi lo combattè fino all’ultimo e dopo.
 
Ora ai miei amici che mi esortano a non farmi il sangue amaro (tranquilli, ma alla mia età il sangue è poco ricettivo) faccio presenti due cose, che potrebbero fare il sangue amaro a loro. Se non hanno acqua nelle vene. La prima è che a noi «non interessano più queste cose» – come loro dicono – perché non abbiamo il coraggio e la dignità di rivendicare le nostre radici di nazione, di stato e di liberaldemocrazia, temendo che la rivendicazione ci metta in contrasto con la vulgata repubblicana e con altri potentati e culture coi quali bisogna convivere; e perché noi stessi non siamo uniti nel riconoscere quelle radici. Si pensi al trattamento riservato dalla storiografia egemonica ai tre stupendi volumi di Rosario Romeo su Cavour. Anche allora, 1969-’84, quando uscivano, il personaggio «non interessava più», e soprattutto le sue idee e la sua realizzazione non collimavano con la vulgata e con l’insegnamento di marxisti e clericali. E però, amici, mettetevi in testa che, se non ritroviamo nella patria – come fu concepita e realizzata – la radice comune, non basterà l’antiberlusconismo a fare di noi una forza organica e vincente. Perdiamo sempre. La seconda cosa – che mi costa anche di più riconoscere – è che tuttavia dobbiamo esser grati a monsignor Ravasi, organizzatore culturale di questa Porta Pia di Pio IX, e al cardinale Bertone, tornato a riprenderne le chiavi. Così, millantando una santa alleanza Stato-Chiesa per l’Italia, sarà possibile salvare l’unità d’Italia dal bossismo secessionista, garantendo una presenza culturale “unitaria” dalle Alpi a Pantelleria: quella presenza che la cultura “laica” e le sue espressioni politiche non hanno più saputo o voluto o potuto esprimere e garantire. Quanto ai liberali come noi, minoranza come sempre, nella nicchia come sempre, non ci resta, proprio come nell’Ottocento, che la ventata laica-liberale del mondo arrivi anche in Italia, purché non confusa coi delitti liberisti della globalizzazione.
 
Ritratto di alex

Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani e Sergio Rovasio, Segretario Associazione Radicale Certi Diritti: 

Come già tentò il fascismo, il Sindaco Alemanno, folgorato sulla via del Campidoglio dopo i fasti pagani dei Campi Hobbit, vuole ridurre a simbolo nazionalista  un evento che segnò per l’intera Europa l’inizio di una nuova libertà di coscienza, di pensiero e di religione.

  Dopo che per decenni le istituzioni italiane hanno praticato la rimozione culturale del XX settembre, questa volta il Comune di Roma ha organizzato grandi celebrazioni al solo scopo di costruire una nuova memoria degli avvenimenti e dei personaggi.

Se non fosse vero, verrebbe da ridere pensando che oggi i bersaglieri sono andati in Vaticano per suonare l’inno pontificio, e che sabato il Convegno di apertura delle celebrazioni sarà dedicato a Pio IX, il Papa Re del Sillabo e delle esecuzioni capitali.
 
Di fronte a questa opera di revisione storica  cui Alemanno si è prestato sotto la sapiente regia delle gerarchie vaticane e delle crescenti schiere di atei devoti, invitiamo tutti i cittadini domencia 19 settembre a Porta Pia alle ore 12,30 per una manifestazione per la libertà e la democrazia per la vera commemorazione della Breccia di Porta Pia".
 
Fonte: Radicali.it
Ritratto di alex

Veramente cuoriosa ieri la piccola celebrazione organizzata dal Comune di Roma davanti Porta Pia.
Si doveva ricordare l'unità d'Italia finalmente compiuta con la liberazione di Roma, per l'occasione erano stati invitati anche dei bersaglieri, fautori di quella liberazione, pronti e sull'attenti mentre parlava il generale Antonino Torri, consigliere comunale di Roma.

Furono 49 i beraglieri caduti in quella battaglia, ma ieri il consigliere ha ricordado, leggendone i nomi,  i 19 soldati Pontifici caduti il 20 settembre 1870, forse è giusto concedere l'onore ai vinti, ma non sarebbe stato giusto ricordare anche i nomi dei bersaglieri?

.... comunque.....  polemica sterile.... Indecisione

Ritratto di alex

Segnalo che in merito a questo evento storico che segno la liberazione di Roma dal potere temporale del papato è in atto una conferenza dal titolo:

Roma, 20 settembre 1870: data epocale del mondo contemporaneo?

Qui è posibile seguire integralmente l'evento

Questo il programma:

International conference

Rome, 20 September 1870: a turning point in modern history? The legacy and relevance of the secular state.

Opera evangelica a favore dei non vedenti

Opere evangelica per sordi

La chiesa perseguitata

Pregare ed aiutare

Il vangelo tra gli stranieri