Un cristianesimo equilibrato

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Più si cresce e si diventa maturi nella fede, più si apprezzano i discorsi equilibrati che riguardano la fede.
Nelle prime fasi del nostro cammino cristiano ci lasciamo troppo trascinare da idee estremiste e che spingono all'eccesso. I bambini, soprattutto quando si trovano insieme, tendono ad alzare la voce fino al punto di gridare. Sono in una fase della vita in cui il parlare in toni
"normali" è considerato noioso e di conseguenza, venendo facilmente eccitati e seguendo l'esempio rumoroso dell'amico, fanno in fretta ad alzare la voce fino al punto di urlare. Questo rumore esagerato alimenta l'eccitazione dei bambini e per esperienza sappiamo che il rumore continuerà a crescere sempre più finché uno dei bambini
non si farà del male e poi piano piano tutti si calmeranno.

Qualcosa di simile accade nelle chiese in cui l'immaturità  la norma e dove c'è insufficiente buon senso da parte dei membri, e soprattutto dei responsabili, per capire che ciò che s'inizia oggi con grande entusiasmo può finire domani in un bagno di lacrime. Qualunque dottrina o metodo che venga rimarcato troppo finirà per avere un effetto disastroso, sorprendendoci come il calcio improvviso di
un cavallo. La nostra immaturità ci porta a pensare che ogni cosa buona può essere migliorata se viene accentuata ed esagerata sempre di più, ma questo è un concetto assurdo sia nella realtà naturale sia in quella spirituale.

Un uomo affamato sta meglio dopo un buon pasto, ma se gli diamo due o tre pasti uno dopo l'altro non si sentirà mai meglio! Un ammalato forse potrà guarire se prende le medicine ordinate dal suo medico, ma non guarirà certo più velocemente se prenderà il doppio delle dosi
prescritte. Esagerare con le medicine, come anche con la religione, porta solo al disastro!

Spingersi oltre qualsiasi limite di dottrina significa mettere a repentaglio l'equilibrio biblico e l'armonia della verità. Mettere troppo accento sulla trascendenza (lontananza) di Dio al costo di minimizzare la Sua immanenza (vicinanza) ci porta a diventare Deisti; mentre
se sottolineiamo troppo la Sua immanenza trascurando la Sua trascendenza diventiamo Panteisti.

La giusta dottrina si trova nell'equilibrio tra le due ed è proprio questa perfezione che deve essere sempre ricercata in ogni discorso dottrinale. Il bisogno di equilibrio deve sempre essere osservato. La Bibbia ci parla di un Dio che è santo, ma che allo stesso tempo è misericordioso.

Dio nella sua essenza è uno, ma tre in Persona. Cristo è Dio, ma è anche uomo. Le Scritture sono la Parola di Dio, ma sono anche le parole di uomini ispirati da Dio. Cristo è il Salvatore degli eletti, ma noi predichiamo che Lui è disponibile per tutti. Siamo salvati per grazia, ma dobbiamo anche osservare la legge di Dio. Come credenti aspettiamo l'imminente ritorno di Cristo, ma dobbiamo anche studiarci di essere diligenti e guadagnarci da vivere qui ora. Il pericolo sta nel dare ad un certo aspetto di una dottrina un'importanza che va oltre l'equilibrio biblico. Certi cristiani zelanti hanno accumulato un lascito di dolori a quelli che li hanno seguiti perché hanno involontariamente esagerato nell'applicare una cosa buona. Non è questo il motivo dell'origine delle messe e dei confessionali, dei monasteri e dei conventi, delle reliquie e dei "santi'', dei pellegrinaggi e delle crociate?

E' difficile immaginare che queste usanze siano entrate a far parte della Chiesa cristiana per stimolare alla pietà e quindi glorificare Dio. Non dobbiamo guardare molto indietro nella storia della Chiesa per trovare all'opera la stessa tendenza dannosa. Alcuni sbagliano sottolineando troppo la purezza della Chiesa al costo di dimenticare la
sua universalità, altri parlano solo della sua universalità scordandosi dell'importanza della sua purezza. Entrambi sbagliano e un responsabile saggio terrà conto di tutte e due gli aspetti. Ci sono tantissimi altri esempi nella Chiesa di come l'esagerazione circa qualcosa di buono porti danni.

Generalmente gli errori nella dottrina cristiana non sono altro che delle verità viste con gli occhi di un cieco. Di solito un errore non è mai completamente sbagliato, ma è spesso una mezza verità che viene presentata come la pura verità. Prendete ad esempio la dottrina ortodossa della santa Trinità che afferma che ci sono tre Persone
uguali ed eterne in una sola Divinità. La vera dottrina richiede la confessione sia dell'unità di Dio, ma anche della trinità della Persona. Per distruggere la vera dottrina di Dio basta soltanto chiudere un occhio su uno di questi due aspetti della verità.

Se togliamo la dottrina dell'unità di Dio, rimarranno tre déi; eliminando invece l'aspetto della trinità di Dio diventeremo Unitariani. La verità consiste nel mantenere l'equilibrio tra questi due aspetti dottrinali. L'errore sorge quando non vediamo più una o l'altra sfaccettatura di ciò che insegna la Bibbia. Con queste affermazioni intendo dire che nella Chiesa l'errore inizia come risultato di un falso metodo della ricerca della verità. La veridicità di qualsiasi dottrina non può essere scoperta guardando solo la metà di ciò che la Parola di Dio ci dice a riguardo. Ogni eretico può trovare un versetto della Bibbia che sostenga la sua eresia. Questo non significa che la Bibbia non sia chiara su certi argomenti, ma ogni dottrina della Scrittura può essere formulata accuratamente solo quando prendiamo in considerazione tutto ciò che Dio ha detto a riguardo.

Le eresie attirano la gente perché offrono una via semplice e veloce per arrivare alla verità circonvenendo al processo con il quale la vera religione deve essere conosciuta e capita. Le persone ignoranti e imprudenti cadono nella trappola dei leader zelanti delle sette
religiose perché essi sono in grado di "provare" i loro errori citando due o tre brani della Scrittura.

Questi responsabili sono sempre molto furbi perché nascondono
ai loro seguaci gli altri sei o sette brani della Scrittura che definiscono o qualificano quei versetti che essi offrono come "prova" delle loro dottrine errate. Il segno di una vera dottrina è che combacia  perfettamente con ogni  parte della Scrittura. La dottrina della santa Trinità è un esempio perfetto in quanto essa spiega ogni brano della
Scrittura che si riferisce all'essere di Dio. Possiamo dire la stessa cosa riguardo alla meravigliosa dottrina della Persona di Cristo. Quanto deve aver faticato la Chiesa primitiva per capire e definire perfettamente questa teologia così sublime.

Migliaia di brani e testi furono considerati, ponderati, studiati e discussi prima che la Chiesa riuscì a formulare la dottrina biblica delle due nature della Persona unica di Cristo e tutto ciò che questo
grande mistero comporta. La vera dottrina della Persona di Cristo è la più grande meraviglia di questo mondo.


La nostra familiarità con essa non deve mai portarci a dimenticare la sua squisita armonia ed il suo equilibrio.
Disturbare l'equilibrio di questa dottrina in qualsiasi punto significa perdere la conoscenza del Cristo della Bibbia - e che grande perdita sarebbe!
Abbiamo affermato che quando ricerchiamo la verità su qualunque argomento dobbiamo sempre considerare tutto ciò che Dio ha detto in merito e che le dottrine bibliche sono sempre equilibrate.

Abbiamo così detto che la verità è un compromesso e l'errore sorge non appena chiudiamo un occhio su di un qualsiasi aspetto della verità. I più grandi errori dottrinali che gli uomini hanno costruito nei
secoli hanno sempre ricevuto il sostegno di certe persone perché affermavano un aspetto della verità mentre ne trascuravano altri. Ciò vale senz'altro per l'Arianesimo che riduce Cristo ad un qualcosa di minore rispetto a Dio, vale per l'Arminianesimo che deruba Dio della sua libera e sovrana volontà di determinare ogni evento futuro. Vale
anche per il Cattolicesimo che edifica la Chiesa su qualcosa che non è Cristo e lo stesso vale per l'Ecumenismo che promuove l'unità della Chiesa negandole il proprio credo.

In ognuna di queste forme errate di "Cristianesimo" le armonie della verità sono sconvolte. Gli uomini hanno distorto la Scrittura e sconvolto il suo equilibrio.


Ciò che i teologi hanno fatto con la teologia, noi credenti forse lo facciamo anche nei nostri rapporti personali con la verità che affermiamo e confessiamo. Supponiamo, per la grazia di Dio, di essere entrati a far parte di una Chiesa dottrinalmente sana il cui credo è ortodosso. Crediamo nelle dottrine della grazia e aderiamo alla Confessione di Westminster o alle dottrine cristiane simili. Una nuova
domanda sorge: crediamo sinceramente e onestamente in ciò che professiamo? Questa riflessione non ci è nuova, ma forse richiede un approfondimento. Vivere un cristianesimo equilibrato ed armonioso significa di più che avere una teologia corretta.

Esso richiede da parte nostra anche un corretto atteggiamento verso la teologia che professiamo. Se il credo che noi professiamo è falso, allora anche la nostra religione sarà vana. Ma se il nostro rapporto
con un credo ortodosso è sbagliato, la nostra religione può essere ugualmente vana. Deve esserci armonia tra ciò che ufficialmente professiamo e ciò che effettivamente crediamo nel nostro cuore. Deve esistere corrispondenza tra la confessione dottrinale esteriore e la convinzione interiore di questa dottrina. L'esperienza ci insegna che tutto questo, per vari motivi, non accade sempre.

Alcuni professano di sostenere delle dottrine in cui non credono veramente perché non le hanno mai completamente capite, altri professano dei credi con cui non sono d'accordo per ricevere uno stipendio. C'è chi sostiene di credere in certe dottrine perché è cresciuto Il con esse e solo più avanti si rende conto che queste non
fanno effettivamente parte del suo credo personale.


Alcuni si associano ad un credo "buono" senza essere mai convinti che esso rifletta veramente l'insegnamento della Parola di Dio. Questi passano gli ultimi anni della loro vita cercando di modificare quel credo operando, di solito, dall'interno di un ministerio di chiesa che lo ha sottoscritto.


C'è comunque un altro tipo di equilibrio ed armonia di cui abbiamo bisogno nella vita cristiana: quello tra il nostro vero credo e le circostanze che affrontiamo ogni giorno.

Questo equilibrio è il più difficile ed elusivo da mantenere perché coinvolge le nostre paure e speranze. La materia in questione è difficile, ma è comunque molto importante e remunerativa. La nostra fede nel vero Dio e la conoscenza della Sua volontà dovrebbero sempre darci pace in ogni situazione in cui ci troviamo nella vita. Il nostro credo è talmente ricco di rassicurazioni che, se la nostra fede
potesse solo raggiungere il suo giusto livello, non verremmo mai spaventati dalle circostanze esterne.

Anche se i cieli ci cascassero addosso avremmo pace nei nostri cuori e se le montagne venissero gettate nel mare, dentro di noi saremmo ugualmente tranquilli. Dico questo perché ciò in cui crediamo è più che sufficiente per contrappesare tutte le difficoltà esterne di questo mondo. Se Dio è per noi, se tutte le cose cooperano al nostro bene, se Cristo morì per noi e intercede per noi, se Dio non ci lascerà e non ci abbandonerà mai, allora che cosa potrà aver la potenza di farci del male nel mondo?

Questa è la logica della fede, ed è giusta. La triste consapevolezza che abbiamo sempre di non possedere la pace interiore è la dimostrazione che non c'è armonia tra ciò che diciamo di credere e ciò che effettivamente crediamo. Quando le circostanze ci derubano della pace interiore è un segno della nostra mancanza di fede in Dio. "Dov'è la vostra fede?" chiese Cristo ai suoi discepoli durante la tempesta. Loro avevano fede, ma non si manifestò quando si sentirono minacciati dalle circostanze esterne. Come credenti, la nostra esperienza con la paura e lo scoraggiamento ci fa capire che le nostre anime non sono proprio influenzate da ciò che professiamo di credere
come vorremmo pensare. Non siamo tutti in grado di affermare insieme a Paolo: "Ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo" (Fil. 4:11).

Quando si trovò in mezzo alla tempesta (Atti 27) fu completamente tranquillo; noi invece nella tempesta non lo siamo. L'Apostolo Paolo
aveva trovato un equilibrio meraviglioso tra la dottrina e la vita. Esisteva un riscontro notevole tra ciò in cui egli credeva ed il suo stato d'animo nelle circostanze difficili.

Questo è certamente il punto sul quale dobbiamo lavorare mentre cerchiamo di essere sempre di più santificati. Il nostro scopo e la nostra preghiera deve essere quella di rispecchiare sempre di più il nostro credo nei giorni in cui affrontiamo i nostri momenti di crisi. Nelle tempeste il Sig. Poca Fede soffre molto perché vede poco Dio e si spaventa in fretta. Il Sig. Grande Fede invece vede Dio in ogni circostanza e ha fiducia che il sole tornerà a brillare dopo la pioggia. Entrambi hanno fede, ma il secondo vive con una pace più costante perché le sue prove esterne sono controbilanciate dalla sua fiducia interiore nelle promesse di Dio.


Quindi con timore preghiamo: "Che d'ora in poi possa anch'io vivere così!".

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    (da una lettera di Ernesto Buonaiuti)

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