Se Gesù oggi fosse fra noi, come celebrerebbe la Sua Pasqua?

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Per milioni di persone la Pasqua è una festività, la cosiddetta “Domenica di Risurrezione”. Ma se Gesù oggi camminasse lungo le strade polverose della Galilea, approverebbe questo modo di celebrare la Sua Pasqua?

L`’inizio della primavera coincide quasi sempre con le celebrazioni della cosiddetta Pasqua “di Risurrezione”. Molte chiese preparano programmi speciali dedicati a questa festività per ricordare la morte e risurrezione di Gesù Cristo.

Mamme e papà invece colorano uova da nascondere in casa per la divertente “caccia alle uova” in cui si cimenteranno i bambini.

Nelle settimane che precedono questa festività religiosa, negozi e supermercati vendono coniglietti di peluche e enormi uova di cioccolato, alcuni contenenti una sorpresa. Poi c’è la messa pasquale di mezzanotte oppure all’alba, durante la quale i fedeli si riuniscono per ascoltare il racconto della risurrezione di Gesù e onorare l’evento miracoloso, in alcuni paesi guardando ad est per vedere il sorgere del sole.

Ma che cos’hanno a che fare le uova di cioccolato, i coniglietti di peluche, la mezzanotte o l’alba con la risurrezione di Gesù Cristo? In che modo questi simboli e orari liturgici profani hanno iniziato ad essere associati a tale evento?

Esistono prove storiche e bibliche che testimoniano l’esortazione di Gesù o dei Suoi discepoli a considerare la Pasqua come “festa della Sua risurrezione”? o a mangiare uova di cioccolato in occasione di tale festività?  La cosiddetta “Domenica di Pasqua” da chi fu istituita?

Se la Pasqua di Risurrezione non è stata istituita da Gesù o dai Suoi apostoli, chi ha inventato questa festività?

In altre parole, se Gesù fosse tra noi oggi, considererebbe la Pasqua un giorno di festa? La Sua risurrezione avvenne forse nel giorno stesso della Sua Pasqua o in un altro giorno? Gesù ci inviterebbe a celebrare le attuali usanze pasquali? Le risposte a tutte queste domande sono facilmente reperibili fra le pagine della Bibbia e nei testi di storia.

Gli scritti degli Apostoli sulla vera Pasqua

Per quanto sorprendente possa essere, in nessun libro del Nuovo Testamento si fa alcun riferimento alla Pasqua “di Risurrezione”.

La parola «pasqua» è una traduzione dall’originale greco «pascha» e, in tutti i passaggi di tutte le versioni moderne della Bibbia, questo termine fa riferimento esclusivamente alla Pasqua istituita originariamente quando Dio liberò gli israeliti dalla schiavitù d’Egitto (Esodo 12:1-14).

Prima di essere arrestato e crocifisso, ha Gesù instaurato una nuova «pascha», non come giorno di festa, ma sostituendo il sangue e la carne dell’agnello sacrificale con il pane e il vino, simboli del Suo corpo e del Suo sangue, come nuovo «Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo», vale a dire la Sua vita offerta come prezzo di riscatto affinché chiunque crede in Lui e si ravvede sia liberato dalla schiavitù del peccato e non abbia ad essere colpito da morte eterna.

I primi apostoli, dall’inizio della Chiesa del Nuovo Testamento sino alla fine del primo secolo, con la morte di Giovanni, l’ultimo dei dodici apostoli, non lasciarono alcun riferimento relativo ad una presunta Pasqua “di Risurrezione”. Da Gesù a Giovanni,nessun apostolo ha mai invitato a festeggiare quella che oggi tutti conosciamo come la “Domenica di Pasqua”.
Questo non significa che i primi cristiani non osservassero feste religiose. L’apostolo Paolo, circa 25 anni dopo la morte e risurrezione di Gesù, disse apertamente ai membri della chiesa di Corinto che avrebbero dovuto continuare ad osservare la Pasqua come Dio l’aveva comandata.

Paolo scrisse: «Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me”. Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: “Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me.

Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga. Perciò chiunque mangia  di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore”» (1 Corinzi 11:23-27). Paolo desiderava che i membri della chiesa a Corinto osservassero la Pasqua in modo corretto, con la giusta comprensione e riverenza del suo significato.

Gli scritti di Paolo e Luca, suo compagno di viaggio e autore del libro di Atti, ricordano regolarmente di osservare il sabato e le festività bibliche come indicato in Levitico 23. La Pasqua non è mai menzionata come “festa di risurrezione”, ma come «solenne commemorazione del sacrificio di Cristo» (1 Corinzi 5:6-8; 16:8; Atti 2:1-4; 13:42, 44; 17:1-3; 18:4; 20:6, 16).

Dato che la “Pasqua di Risurrezione” non è stata introdotta da Gesù o dai suoi apostoli, in che modo ha iniziato a far parte in modo così radicato della tradizione cristiana?

La vera origine della “Domenica di Risurrezione”

Non è difficile risalire alle origini della Domenica di Risurrezione e a ciò che rappresenta realmente. Molte opere autorevoli indicano che trattasi di una festività religiosa pre-cristiana, creata e diffusa dal paganesimo molto prima dell’epoca di Cristo e portata avanti fino all’età moderna attraverso gli imperi babilonese, persiano, greco e romano.Alcuni popoli, ad esempio, chiamano questa festività Easter, un nome che non ha origini cristiane, ma deriva da Astarte, una dea pagana rinomata come “regina del cielo”.

Il termine “pasqua” in italiano ha quasi la stessa fonetica ebraica per “pascha”, come pure nella lingua inglese il termine “passover” ne rivela perfino il senso che l’angelo della morte non tocca quelli che accettano il sangue sacrificale.

Interessante notare che quando i primi Apostoli osservavano la Pasqua in commemorazione del sacrificio di Cristo, tutti gli altri popoli dell’impero Romano osservavano nel primo giorno della settimana biblica una “domenica di risveglio della fertilità della natura in onore alla dea Astarte”. Si trattava  di una festività prettamente pagana nettamente in contrasto con la solenne commemorazione giudeo-cristiana.

Ciò nonostante, tale tradizione pagana venne introdotta come “festa” nella cristianità nel deliberato tentativo di fare accettare il Cristo senza preoccuparsi però del fatto che Cristo e Dio Padre condannano le tradizioni e lo spirito della paganità.

Lo scrittore Alexander Hislop ha studiato e effettuato ricerche sulle origini della “Pasqua di Risurrezione” scoprendo che una sorta di festività simile era osservata in molte nazioni e non esclusivamente quelle di credo cristiano: “Questa festività ha origini caldee, il popolo di Nineveh celebrava la “domenica di Ishtar”. La “Pasqua di Risurrezione” e i riti a lei collegati possono essere associati a molti altri rituali pagani. Hislop spiega che «i quaranta giorni di astinenza e penitenza furono direttamente presi in prestito dai fedeli della dea babilonese.

Un periodo simile di quaresima era osservato in Egitto in onore di Adonis o Osiris, il grande dio mediatore». In che modo, quindi, questi 40 giorni di astinenza e penitenza sono stati associati alla risurrezione di Cristo? Secondo le ricerche effettuate da Hislop, i pagani consideravano questo periodo di quaresima come un momento preliminare essenziale della grande ricorrenza annua celebrata per commemorare la morte e risurrezione di Tammuz, in un’alternanza di pianti e risate.
 

Una festività primaverile pre-cristiana

Tammuz era una divinità babilonese nonché sposo della dea Ishtar (Astarte). La venerazione di Tammuz era talmente diffusa nei tempi antichi da estendersi fino alla città di Gerusalemme. In Ezechiele 8:12-18, Dio definisce questa venerazione abominevole, ripugnante e disgustosa.

I babilonesi celebravano una grande festa ogni primavera per commemorare la morte di Tammuz e la sua presunta risurrezione molti secoli prima dell’arrivo di Cristo sulla terra. Hislop ha documentato in modo dettagliato le prove che evidenziano come le origini della «Domenica di Risurrezione », in quella religione pagana, precedano di oltre 2000 anni le festività pagane che hanno poi corrotto gran parte del cristianesimo imperiale e secolare.

Alcuni onesti studiosi biblici ammettono apertamente che Gesù Cristo non ha mai autorizzato questa festività pre-cristiana, tantomeno i Suoi apostoli. Nei secoli a seguire, fra coloro che si definivano cristiani, la Pasqua di Risurrezione ha soppiantato la Pasqua intesa come cerimonia biblica che Gesù e i Suoi apostoli insegnarono ai cristiani. Questa situazione raggiunse l’apice con l’imperatore Costantino e il Consiglio di Nicea, circa tre secoli dopo l’uccisione e risurrezione di Gesù.

L’Enciclopedia Britannica dice a tal proposito: «Trovare una soluzione finale alla controversia fra “Pasqua di  Commemorazione del Sacrificio di Cristo” e “Pasqua di festività della Risurrezione” è stato uno dei motivi che  ha portato Costantino a convocare il Consiglio di Nicea nel 325. La decisione anti-semita di quel consiglio fu unanime: tutto l’impero deve osservare la Pasqua come “festa di Risurrezione” e «da quel momento in poi nessuno avrebbe più seguito la cecità degli ebrei.»

La decisione di Costantino ha rappresentato un momento cruciale per il cristianesimo. Coloro che rimasero fedeli agli insegnamenti di Gesù e degli apostoli furono una piccola minoranza, emarginati, vittima di persecuzioni (Giovanni 15:18-20). Credenze e pratiche decisamente diverse - provenienti dalle antiche religioni pre-cristiane ma presentate sotto forma di “cristianesimo” - presero piede fra la maggioranza delle persone.

Che cosa farebbe Gesù se fosse tra noi oggi?

La Pasqua come “festa di Risurrezione”, con tutta la simbologia pagana che si è aggiunta nel tempo, è stata adottata dalla Chiesa cattolica e dal Protestantesimo secoli dopo l’ascensione di Cristo. E’ giusto quindi che i cristiani osservino questa festività e incoraggino gli altri a fare lo stesso?Per rispondere a questa domanda, rileggiamo il titolo di quest’articolo: Se Gesù oggi fosse fra noi, festeggerebbe il Suo supremo sacrificio o piuttosto lo commemorerebbe con grande solennità e sobrietà?

La Sacre Scritture non parlano di questa festività pre-cristiana, al contrario, condannano le pratiche pagane e l’adorazione di falsi dei (Deuteronomio 12:29-32), per questo Dio Padre e Suo Figlio Gesù non hanno alcun interesse nella Pasqua quale “festa di Risurrezione”, anzi la disapprovano.

Gesù ha chiaramente specificato la differenza fra il compiacere Dio e il compiacere gli uomini: «Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. ...Invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando infatti il comandamento di Dio, vi attenete alla tradizione degli uomini: lavatura di brocche e di coppe; e fate molte altre cose simili». Disse loro ancora: «Voi siete abili nell'annullare il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione» (Marco 7:6-9).

La Pasqua come “ festa di Risurrezione” è una tradizione degli uomini, non un comandamento di Dio; ma c’è dell’altro. E’ una tradizione pagana di uomini che, come per altre tradizioni che implicano la venerazione di falsi dei, è ripugnante agli occhi del vero Dio. Gesù e i Suoi apostoli non approverebbero mai questa festività che mescola paganesimo con rituali e simboli pseudocristiani. Le sue origini risalgono agli antichi riti pre-cristiani della fertilità che non hanno nulla a che vedere con Gesù e la Sua vera Pasqua.

C’è anche da dire che, la maggior parte delle decorazioni associate a questa “festa di Risurrezione domenicale” è una truffa tramandata a persone senza alcun sospetto e bene intenzionate. Dio vuole essere amato «in Spirito e Verità» (Giovanni 4:23-24), non attraverso antiche tradizioni già usate per adorare divinità pagane.

Analizzando le Scritture, è facile dimostrare quanto sia falsa anche la tempistica degli eventi utilizzata per giustificare la celebrazione della risurrezione di Gesù la domenica mattina, secondo cui fu crocefisso il pomeriggio del Venerdì Santo e risorse prima dell’alba della domenica mattina, cioè dopo 36 ore, anziché i tre giorni e le tre notti che Gesù dette quale «segno» della Sua messianicità (Matteo 12:39-40). Partendo a contare dal tardo pomeriggio di venerdì fino all’alba della domenica mattina, il tempo trascorso è di circa un giorno e mezzo, «non tre giorni e tre notti» come aveva promesso Gesù.

Se Gesù attraversasse oggi le strade polverose della Galilea celebrerebbe la Sua Pasqua come una festa? una festa intrisa di simboli pagani? Certamente no! Sarebbe coerente perché i Suoi insegnamenti non cambiano mai (Ebrei 13:8). Osserverebbe la Pasqua esattamente nel modo in cui lo spiegò ai Suoi fedeli (1 Corinzi 11:23-26; Giovanni 13:15-17), festeggerebbe i Giorni dei Pani Azzimi come insegnò a Paolo di istruire a sua volta i primi cristiani (1 Corinzi 5:6-8).

Chiunque desideri essere giustificato da Dio, chiunque voglia essere un vero discepolo di Cristo, il Maestro, deve riflettere con attenzione su ciò in cui crede e sulle pratiche osservate e capire se sono coerenti con gli insegnamenti biblici. Amare Dio non significa onorarlo con antiche pratiche idolatriche, violando le Sue esplicite richieste (Deuteronomio 12:29-32; 2Corinzi 6:14-18; 7:1).

Gli insegnamenti di Gesù restano immutati

Definire “cristiana” una festività o osservarla in onore di Dio non la rende automaticamente accettabile agli occhi del Signore. La vera Pasqua di Cristo non simboleggia affatto la Sua risurrezione, bensì il Suo supremo sacrificio in nostra vece. Per quanto sia difficile ammetterlo, questa festività prosegue le pratiche pagane osservate migliaia di anni fa in onore a dei inesistenti. Se vogliamo fuggire dalle calamità profetizzate su coloro che pongono le vie umane dinnanzi a Dio, allora dobbiamo interrompere la pratica di queste tradizioni che lo disonorano (Apocalisse 18:1-5).

Dio vuole che impariamo a onorarlo e obbedirlo sulla base dei Suoi insegnamenti così come Lui stesso ha rivelato nella Bibbia. Solo allora saremo utili a rappresentare il Suo santo figlio, nostro Salvatore e Messia quando ritornerà sulla terra. Non c’è più grande chiamata per tutti gli esseri umani. Ci auguriamo che anche tu riesca a cercare e comprendere profondamente la volontà di Dio!        BN

Tratto dal sito: La buona notizia

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