Sarai sempre un buono a niente....

Versione stampabileSend by emailVersione PDF

Magrolino, timido, avevo un padre duro che mi diceva continuamente: "Sarai sempre un buono a nulla".
Alcol, droga, nenie, mantra e meditazioni. Dove andavo a finire?
...

Sarai sempre un buono a niente! "mi di­ceva mio padre e le sue parole erano più dolorose di uno schiaffo in faccia. "Hai preso tutto da tua madre!" Ero un ragazzetto di dodici anni magrino e timido e non potevo capire il perchè di tutta quella amarezza che mio padre covava in sè.

Poco tempo dopo, senza preavviso, se ne andò di casa e lasciò mia madre con quattro figli da allevare da sola.
Mi trovai come davan­ti a un bivio, smarrito e confuso. Ero distrutto dalla nuova situazione in cui mi trovavo e dalla perdita di un padre.

Cominciai a sentirmi in colpa.
Smisi di frequentare i Boy Scouts e il gruppo adolescenti in chiesa e mi cercai degli amici nei posti sbagliati. Droga e alcol diventarono i miei migliori compagni.

Sei anni più tardi, dopo aver finito il liceo, mi misi in contatto con mio padre e gli chiesi se sarei potuto andare ad abitare con la nuova famiglia che si era fatto.

Mi affittarono una stanza e vissi con loro per un paio di anni mentre facevo la scuola di erboristeria e lavoravo. Ogni giorno mi presentavo regolarmente al lavoro, ma di notte mi ubriacavo per non pensare.
La convinzione che non sa­rei stato mai buono a niente si confermava sempre più nella mente di mio padre.

Per dimostrare che potevo diventare buono a qualcosa, mi arruolai nella Guardia Costiera. Ma continuai a bere e finii in un centro di ricupero per alcolisti. In quel centro mi abituai a vivere senza droga e senza alcool; mi inculcarono anche il concetto che una "Potenza superiore" mi avrebbe potuto aiutare a vincere la mia dipendenza. Provai un gran desiderio di capire di più chi fosse questa "Potenza".

Dopo un certo tempo, nelle riunioni del centro di ricupero, incontrai Barbara, che sembrava avere lo stesso mio desi­derio. Mi sentii attratto a lei e ci sposammo. Era stata già sposata e aveva due bambine piccole. Mi impegnai a essere un buon padre, lavorando forte per dare loro un'esistenza agiata.

In quello stesso periodo, Barbara e io ci imbarcammo in una ricerca di spiritualità che ci portò a esplorare ogni angolo delle teorie della New Age. Leggevamo libri sacri orientali, cantavamo nenie, meditavamo, concentrandoci su pensieri positivi.

Cosa incredibile, però, mentre cercavamo in ogni modo di essere in armonia con l'universo, la nostra ar­monia familiare andava a pezzi. La nostra convinzione di essere divini ci portava a un grande egoismo e senso di superiorità l`uno verso l'altro. Il nostro matrimonio stava per esplodere e andare ormai in frantumi.

Come ultima ancora di speranza, decidemmo di partecipare a un convegno per coppie.
Era condotto da credenti in Cristo e ben presto capimmo che il piano concepito da Dio per il matrimonio, è spiegato nella Bibbia, era radicalmente diverso da quello che avevamo conosciuto fino a quel momento.

Imparammo che Dio ci ama come un padre e vuole fa­re di noi dei suoi figli. E che il suo pia­no per chi crede in Lui è vivere una vita spiritualmente piena e soddisfacente.

Se Barbara e io non eravamo riusciti a costruire una vi­ta matrimoniale e morale solida era perchè eravamo, co­me ogni altro essere umano, "peccatori, privi della glo­ria di Dio" (Romani 3:23).

Lo sentimmo dire per la prima volta.
Un nuovo mon­do tutto da scoprire si apriva davanti a noi.

Durante una riunione, un versetto della Bibbia mi colpì in modo particolare: "Iddio mostra la grandezza del suo amore, in quanto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi" (Romani 5:8).

Compresi che potevo conoscere l`amore di Dio ricevendolo e fidandomi della Parola di Dio.
Essa dice: "A tutti quelli che lo hanno ricevuto (Gesù), Egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio; a quel­li cioè che credono nel suo nome" (Giovanni 1:12).

Mi affidai totalmente a quell'amore e a quel Salvatore che era stato pronto a morire per me.  I miei occhi si riempirono di lacrime di gioia e di riconoscenza.

Mi volsi a guardare Bar­bara. Piangeva anche lei.  Le afferrai la mano e capimmo che eravamo uniti davvero per la prima volta.

Anche lei non aveva avuto un vero padre umano.
Anche lei ora aveva un Pa­dre nel cielo.
Eravamo diventati molto più che moglie e marito; eravamo fratello e sorella in Cristo.  Figli dello stesso Padre.

E il mio padre terreno?
Purtroppo, ora che sono diventato credente, è convinto più che mai che sono un buo­no a niente.

T.C.

Tratto dal mensile: La voce del Vangelo - 2.07

facebook icona twitter iconawhatapps icona

Commenti

Caro fratello, sono una sorella della Toscana. Ho letto la tua testimonianza e posso solo dire che ti sono vicina e ti capisco, perché, da quando mi sono convertita, praticamente tutti mi hanno data della pazza fanatica, della cretina e, perfino dell'indemoniata...; soprattutto mio padre! però quello che Dio mi ha dato è di gran lunga superiore a quello che gli uomini mi hanno tolto...e comunque puoi gioire di una cosa meravigliosa: la gioia di condividere Gesù con una moglie credente...Non darlo mai per scontato! Forse Dio ci ha permesso tanti anni di umiliazioni,

perché potessimo arrivare ad apprezzare le cose migliori...

Opera evangelica a favore dei non vedenti

Opere evangelica per sordi

La chiesa perseguitata

Pregare ed aiutare

Il vangelo tra gli stranieri