Natale di guerra - Accadde la sera di Natale del 1944

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Una straordinaria testimonianza sul valore dell'amore, quando è vissuto sull'esempio di Cristo, cioè: in modo concreto, coraggioso e del tutto disinteressato, a rischio della propria stessa vita.
     

Una visita inattesa


      La sera di Natale del 1944, nel mezzo della battaglia delle Ardenne, mia madre ed io ricevemmo una visita inaspettata.
      Quando, in quella lontana sera di Natale, bussarono alla porta, mia madre ed io non potevamo immaginare il prodigio che sarebbe avvenuto.
     A quel tempo avevo dodici anni e vivevo con mia madre in una piccola casa nelle Ardenne vicino al confine belga-tedesco. Prima della guerra mio padre aveva usato quella casetta per andare a caccia nei fine settimana.
     Poi, quando i bombardamenti su AAchen, la nostra città, divennero sempre più pesanti, ci fece trasferire lì. Quanto a lui, era stato richiamato per svolgere un servizio nella contraerea di Monschau, una cittadina di confine a sei chilometri di distanza da noi.


Un posto sicuro?


     "Nei boschi starete al sicuro", mi aveva detto mio padre.
     "Prenditi cura della mamma. Ormai sei un uomo."
     Ma una settimana prima il generale von Runstedt aveva sferrato l'ultima, disperata controffensiva tedesca della guerra, e mentre andavo ad aprire la porta intorno a noi infuriava la battaglia delle Ardenne.
     Quando bussarono la mamma spense subito le candele. Poi, precedendomi, andò ad aprire la porta. Davanti a lei si stagliarono, sullo sfondo spettrale degli alberi innevati, le figure di due uomini con gli elmetti.
     Uno di loro cominciò a parlare alla mamma in una lingua che non capivamo, indicando un terzo uomo disteso sulla neve. Lei comprese prima di me che si trattava di americani.
     Nemici!
     La mamma era in piedi, con una mano sulla mia spalla, e taceva, incapace di muoversi.
     Gli uomini erano armati e sarebbero potuti entrare con la forza; ma non si muovevano e si limitavano a chiedere con gli occhi.
     Il ferito sembrava più morto che vivo.
     "Entrate", disse infine mia madre. I soldati portarono il loro compagno in casa e lo misero sul mio letto.
     Nessuno di loro parlava tedesco.
     La mamma tentò con il francese, e in questa lingua riuscì in qualche modo a comunicare con uno di loro.
     Prima di occuparsi del ferito, la mamma mi disse:
     "Le dita di quei due sono tutte irrigidite. Levagli la giacca e gli stivali e porta in casa un secchio di neve."
     Poco dopo stavo massaggiando con la neve le dita dei loro piedi, illividite dal freddo.
     Venimmo a sapere che quello di grado inferiore, con i capelli neri, era Jim. Il suo amico, alto e slanciato, si chiamava Robin. Harry, il ferito, adesso dormiva sul mio letto con un viso bianco come la neve che era fuori.
     Avevano perso la loro unità e da tre giorni vagavano nei boschi, sperando di trovare gli americani e cercando di sfuggire ai tedeschi. Non erano rasati, e tuttavia, senza i loro pesanti cappotti, sembravano poco più che ragazzi. E come tali la mamma li trattava.


Nessun indugio d'amore

     "Va' a prendere Hermann" mi disse la mamma, "e porta anche delle patate".
     Questo significava un cambiamento decisivo nel nostro programma di Natale. Hermann era un grosso gallo, chiamato così con riferimento a Hermann Göring, che mia madre non aveva molto in simpatia. Da settimane lo stavamo ingrassando nella speranza che il papà venisse a casa per Natale. Quando, poche ore prima, era diventato chiaro che non sarebbe venuto, la mamma aveva pensato che Hermann poteva rimanere in vita ancora un paio di giorni, nel caso che il papà fosse arrivato per Capodanno. Ma adesso aveva di nuovo cambiato idea: Hermann doveva svolgere un compito urgente.
     Mentre Jim ed io aiutavamo in cucina, Robin si occupava di Harry, che aveva preso una pallottola alla coscia ed era quasi dissanguato. La mamma strappò un lenzuolo e ne fece delle strisce per fasciare la ferita.
     Ben presto l'invitante profumo di pollo arrosto riempì la stanza. Stavo apparecchiando la tavola, quando bussarono di nuovo alla porta.
     Aspettandomi di vedere qualche altro americano smarrito, aprii senza esitazione. Di fuori c'erano quattro uomini in uniforme.
     Le loro uniformi, dopo cinque anni di guerra, mi erano molto familiari: soldati tedeschi.
     I nostri!
     Ero come paralizzato dallo spavento. Nonostante la mia giovane età conoscevo bene la legge: "Chi ospita soldati nemici commette tradimento della Patria".
     Potevamo essere tutti fucilati!
     Anche la mamma aveva paura. Il suo viso era bianco, ma uscì fuori e disse tranquillamente: "Buon Natale!" I soldati risposero: "Buon Natale!"
     
"Abbiamo perso la nostra unità e vorremmo aspettare fino allo spuntar del giorno" spiegò il loro capo, un sottufficiale. "Possiamo rimanere da voi?"
     "Naturalmente" rispose la mamma con la calma della disperazione. "Potete anche avere un buon pasto caldo e mangiare fino a che ce n’è".


L'amore non mente!

     I soldati sorrisero, annusando con piacere il profumo che giungeva loro dalla porta semiaperta.
     "Ma" proseguì la mamma energicamente "abbiamo altri tre ospiti che forse voi non considerate proprio come amici."
     La sua voce era diventata improvvisamente severa come mai l'avevo sentita. "Oggi è la sera di Natale e qui non si spara."
     "Chi c'è là dentro?" chiese bruscamente il sottufficiale, "Americani?"
     La mamma li guardò in faccia uno per uno. Erano facce irrigidite dal freddo.
     "State bene a sentire" disse lentamente "voi potreste essere miei figli come quelli che sono là dentro. Uno di loro è ferito e sta lottando per la vita. I suoi due compagni sono smarriti, affamati e stanchi come voi.
      In questa notte", e alzò la voce rivolgendosi direttamente al sottufficiale, "in questa "santa" notte non si pensa ad uccidere!"
      Il sottufficiale la fissò. Per due o tre interminabili secondi regnò il silenzio.
     Poi la mamma pose fine all'incertezza. "Basta parlare!" disse, e batté le mani. "Posate le armi là, sulla cesta, e fate presto, se no quelli là dentro mangiano tutto".


L'amore sa affrontare gli imprevisti

     I quattro soldati posarono storditi le loro armi sulla cesta della legna in corridoio: due pistole, tre carabine, un MG leggero e due lanciarazzi anticarro. Nel frattempo la mamma si mise a parlare frettolosamente in francese con Jim.
     Questi disse qualcosa in inglese e vidi con meraviglia che anche gli americani consegnavano le loro armi alla mamma.
     Quando i tedeschi e gli americani si ritrovarono imbarazzati spalla a spalla nella piccola stanza, la mamma era completamente a suo agio. Sorridendo assegnò ad ognuno il suo posto.
     
Avevamo solo tre sedie, ma il letto della mamma era grande. Lì mise a sedere due degli ultimi arrivati, vicino a Jim e a Robin.
     Poi riprese a cucinare, senza fare caso all'atmosfera tesa.
     Nel frattempo però Hermann non era diventato più grande, e noi avevamo quattro persone in più a tavola.
     "Presto" mi sussurrò "vai a prendere ancora qualche patata e un po' di fiocchi d'avena . I ragazzi hanno fame, e quando lo stomaco brontola si diventa nervosi."


Un nemico cura un nemico

     Mentre saccheggiavo la dispensa, udii Harry gemere.
     Tornando nella stanza vidi che un tedesco si era messo gli occhiali e si era chinato a guardare la ferita dell'americano.
     "Lei è un medico?" chiese la mamma. "No" rispose "ma fino a qualche mese fa studiavo medicina a Heidelberg."
     Poi spiegò all'americano, in un inglese che a me parve molto fluido, che la ferita di Harry a causa del freddo non si era infettata.
     "Ha soltanto perso molto sangue" disse alla mamma. "Adesso ha solo bisogno di riposo e di cibo sostanzioso."
     La tensione cominciava ad allentarsi. Adesso che sedevano vicini l'uno all'altro, i soldati apparivano giovani anche a me. Heinz e Willi, tutti e due di Colonia, avevano sedici anni.
     Il sottufficiale, con i suoi ventitré anni, era il più anziano. Tirò fuori dalla bisaccia una bottiglia di vino rosso e Heinz trovò una pagnotta di pane nero che la mamma tagliò a fette.
     Adesso potevamo metterci a tavola. Quanto al vino, però, la mamma ne mise da parte un po'. "Per i feriti", disse.


Commozione durante la preghiera

     Poi la mamma disse la preghiera.
     Vidi che aveva le lacrime agli occhi quando pronunciò le familiari parole: "Vieni Signore Gesù, sii nostro ospite..."
      E quando mi guardai intorno vidi che anche gli occhi di quei soldati stanchi della guerra erano umidi.
     Erano tornati bambini, gli uni dall'America, gli altri dalla Germania, e tutti lontani da casa.
     A mezzanotte la mamma si diresse verso la porta e ci invitò ad uscire per andare a vedere la stella di Betlemme. A parte Harry, che dormiva tranquillamente, eravamo tutti in piedi vicino a lei. E in quel momento di pace, mentre guardavamo Sirio, la stella più luminosa nel cielo, a tutti noi la guerra sembrò molto lontana, quasi dimenticata.
     La nostra privata tregua d'armi continuò anche il giorno dopo.
     Nelle ultime ore della notte Harry si era svegliato, borbottando assonnato, e la mamma gli aveva somministrato un po' di brodo. Allo spuntar del giorno si poteva già vedere che aveva riacquistato un po' di forze.
     Frullando il nostro unico uovo insieme con il resto del vino e un po' di zucchero, la mamma gli preparò una bevanda rinforzante. Noi altri mangiammo dei fiocchi d'avena.
     Poi, con due bastoni e con la migliore tovaglia della mamma, si costruì una barella per Harry.


Una solidarietà incredibile!

     Il sottufficiale tedesco mostrò agli americani, chinati sulla carta di Jim, come potevano tornare al loro battaglione.
     In questo stadio della guerra i tedeschi si mostrarono straordinariamente ben informati.
     Il sottufficiale mise il dito su un torrente.
     " Seguite questo" disse. "A Oberlauf troverete il 1° battaglione che adesso si sta ricostituendo".
     Il medico tradusse tutto in inglese.
     "Ma non possiamo passare da Monschau?" chiese Jim.
     "Per amor del cielo, no!" gridò il sottufficiale. "Monschau l'abbiamo ripresa noi."
     La mamma ridiede a tutti le loro armi. "Siate prudenti, ragazzi", disse. "Spero che un giorno potrete tornare tutti dove è giusto che andiate: a casa. Dio vi protegga tutti!"
     I tedeschi e gli americani si diedero la mano, e noi li seguimmo fino a che sparirono in direzioni opposte.
     Quando rientrai a casa vidi che la mamma aveva tirato fuori la vecchia Bibbia di famiglia.
     Guardai sopra le sue spalle.
     Il libro era aperto sul racconto di Natale dove si parla della nascita nella mangiatoia e dei magi che venivano da lontano per portare dei doni.
     Il suo dito scivolò sulle righe: "… e tornarono al loro paese per un'altra via."

Fritz Vincken

(Da "Die Botschaft", dicembre 1999 traduzione M. Cicchese)

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Commenti

bellissimo c era più amore prima nella miseria ci si spezzava il pane con chi aveva perso la strada .Mia zia mi racconta che durante la guerra avevano ospitato due donne sconosciute gli avevano dato il latte della poca mungitura  la mamma disse alla figlia che avrebbero rinunciato a cjo x quelle povere donne.Una cosa splendida Noi adesso abbiamo paura di tutto e di tutti abbiamo tutto quello che ci serve ma non lo dividiamo con nessuno.Che lezione di vita di carita e amore li c è Dio cambiamo il nostro  cuore accogliamo chi ha bisogno Gesù dice che possimo ospitare degli angeli. alleluia benediziino apriamo le porte a Cristo.

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