Le chiavi del regno

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Ed egli, aperta la bocca, li ammaestrava dicendo:

  • Beati i poveri in ispirito,
    perchè di loro è il regno dei cieli.
  • Beati quelli che fanno cordoglio,
    perchè essi saranno consolati.
  • Beati i mansueti
    perchè essi eredetanno la terra.
  • Beati quelli che sono affamati e assetati della giustizia,
    perchè essi saranno saziati.
  • Beati i misericordiosi,
    perchè a loro misericordia sarà fatta.
  • Beati i puri di cuore,
    perchè essi vedranno Jddio.
  • Beati quelli che s'adoperano alla pace,
    perchè essi saran chiamati figliuoli di Dio.
  • Beati i perseguitati percagion di giustizia,
    perchè di loro è il regno dei cieli.
  • Beati voi, quando v'oltraggeranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro a voi ogni sorta di male per cagion mia. allegratevi e giubilate, perchè il vostro premio è grande nei cieli; oichè cosi' hanno perseguitato i profeti che sono venuti prima di voi.

 

Matteo 5

Beati i poveri in ispirito, perchè di loro è il regno dei cieli

Nel visitare una scuola, Federico Guglielmo IV di Prussia pose ad un ragazzo alcune domande, Indicando successivamente la pietra del suo anello, il fiore che portava all'occhiello ed un uccello che passava davanti alla finestra, chiese a quale regno appartenessero. Il ragazzo rispose esattamente: al regno minerale, al regno vegetale e a quello animale.
Continuando, il re chiese: "A quale regno appartengo io?" Questa domanda è senz'altro la più importante per ogni essere umano.
Per alcuni la risposta è "al regno animale", perchè vivono al livello dell'istinto e sono controllati dalle loro passioni e desideri fisici. Ma molte persone s'innalzano al di sopra del livello animale, hanno il senso del giusto e dell'ingiusto, sentimenti di dovere e pudore, hanno ideali e scopi.
Alcuni, però, s'innalzano ad un regno ancora più alto. Nessuno può pensare a Cristo come ad un essere animale. Benchè Egli prese la forma di un uomo, la parola "uomo" è insufficiente a descriverlo.

Cristo era divino. Apparteneva ad un Regno che va oltre i regni di questo mondo. La Bibbia ci dice che uniti a Lui possiamo entrare nel Suo Regno: "Lo Spirito stesso attesta assieme col nostro spirito che siamo figliuoli di Dio; e se siamo figliuoli siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo" (Romani 8:16-17).

Possiamo appartenere al Regno di Dio! E' un fatto sorprendente che dà ad ogni vita una missione altrettanto sorprendente. Recentemente mi è stata posta questa domanda: "Cosa vorresti fare fra dieci anni?" Potrei rispondere che vorrei predicare, essere impegnato nell'edificazione di qualche chiesa, avere un po' di comodità e di sicurezza, vedere i miei figli sistemati. Sono tante le cose che vorrei.

Ma se conosco bene il mio cuore, come credo di conoscerlo, voglio, soprattutto, appartenere al Regno di Dio. Gesù ci ha dato otto chiavi del Regno di Dio. La prima chiave è la povertà. Immediatamente siamo tentati di dire: "Per quanto riguarda la povertà non ho problemi; vediamo qual è la seconda chiave".

Ma siamo veramente poveri? Per quello che riguarda beni materiali siamo tutti poveri. Anche la persona che ha in banca conti con molti zeri non ha abbastanza per creare una pagnotta o comprare un istante di vera contentezza o tenere la propria anima fuori dall'inferno.
Sì, siete dunque poveri.

Anche le dieci spie che esplorarono la terra promessa erano povere. Piagnucolando fecero la loro relazione:" ... v'abbiam visto i giganti ... rìspetto ai quali ci pareva di essere locuste ... " (Numeri 13: 33).

L'uomo che ebbe un solo talento era povero. Lo seppellì nella terra.
Ci sono molte persone che non hanno il coraggio di provare a far qualcosa di buono. Sono davvero poveri.
Dall'altra parte ci sono quelli che hanno una certa combattività eppure sono poverissimi. Pietro è un esempìo di quel tipo di povertà quando dice: "Quand'anche tu fossi per tuttì un'occasion di caduta, non lo sarai per me" (Matteo 26: 33). Non era povero in ispirito, eppure era povero, come apparve al momento della prova.

La prima chiave del Regno di Dio è un altro tìpo di povertà.
Due uomini andarono al tempìo per pregare. Uno disse: "O Dio, tì rìngrazio ch'io non sono come gli altri uomini". Fece una lìsta di tutte le sue buone qualità e così fu soddisfatto. Aveva un occhio benevolo per se stesso, uno critico per glì altrì e ... nessuno per Dio.

L'altro pregava: "O Dio, sii placato verso me peccatore". Quest'uomo poteva anche possedere molti beni, poteva anche avere il coraggio di un leone, ma si rendeva conto di avere bisogno di qualcosa che solo Dio poteva fornire (Luca 18: 10-13). La povertà che è la chiave del Regno di Dio è il rendersì conto che, per quanto si possegga tutto, senza Dìo quel tutto non vale nulla.
Il mio racconto favorito è quello di un giovanotto che aveva avuto del denaro da suo padre e si sentiva pronto a conquistare il mondo.
Nonostante la sua ricchezza e la sua baldanza, rimase povero finchè un gìorno si rese conto della sua vera povertà e dìsse a se stesso: "Ritornerò da mio padre" (Luca 15:18, Tilc). C'è una povertà che rende ricchi: ìl rendersi conto del nostro bisogno di Dio e il nostro desiderio di comunicare con Lui.

"Beati i poveri in ispirito, perchè di loro è il regno dei cieli"

Qualche volta diamo alla parola "beato" il significato di "felice", ma in realtà significa essere uno con Dio. I "poveri in ispirito" si sono così svuotati di se stessi: l'orgoglio delle mete raggiunte, l'egoismo dei loro desideri, che lo Spirito di Dio ha riempito lo spazio lasciato vuoto.
Cantiamo quell'inno che dice: "Che gioia divina appoggiarsi al
braccio eterno".
Ed è così!

Ma cosa intendiamo dire per Regno dei Cieli? Qualcuno disse: "Tutto quello che la religione ha da offrire in questa vita è la rinuncia di se stessi in cambio della promessa di un qualche premio nel cielo".
Ma notate che Gesù usa il verbo al presente: "è".

Il Suo Regno diventa un possesso ìmmediato. Non è un luogo, è un'esperienza. Non è limitato da confìnì geografici, è limitato dalla nostra capacità di riceverlo.

Possedendo il Regno, uno possiede tutte le cose.

Il popolo di Israele era terrificato. Avevano messo la loro fiducia in Mosè, ma questi era morto, così avevano perso tutto. Oggi ci sono persone che mettono la loro fiducia in.ciò che perisce: un momento ricchi, il momento dopo miserabili.

Ma Gìosuè non era così. Ascoltate le parole che rivolse a questo popolo pauroso: "Si forte e fatti animo; non ti spaventare e non ti sgomentare, perchè l'Eterno, il tuo Dio, sarà teco dovunque andrai" (Giosuè 1 :9). Giosuè apparteneva al Regno dì Dio.

Avere la potenza di Dio è avere la capacità di affrontare la vita con entusiasmo, avere una pace profonda perchè non c'è timore del domani. Nella nostra vita viene una pace interiore che le circostanze esterne non possono raggiungere. Siccome Dio è in noi, e siccome Dio è amore, da noì fluisce un amore per gli altri che spazza via ogni pregiudizio, gelosia, odio.

Alla luce della benedizione di possedere il regno di Dio, tutti i nostri
beni diventano così poco importanti che dal fondo del cuore cantiamo:

Quando ogni altro aiuto vien meno,
E conforto non v'è,
Aiuto del debole,
Deh, resta con me!

Beati quelli che fanno cordoglio, perchè essi saranno consolati

La seconda chiave per il Regno di Dio è il cordoglio. Per noi è ancor meno attraente della povertà, eppure solo quelli che hanno sentimenti possono fare cordoglio.
Padre Damien fu per tredici anni missionario fra i lebbrosi nell'isola di Molokai (nell'arcipelago delle Hawai). Alla fine la terribile malattia colpì anche lui. Un mattino si spruzzò involontariamente dell'acqua bollente su un piede. Non sentì il minimo dolore. Capì di essere condannato. Capì che la morte era entrata nel suo corpo e che poco alla volta lo avrebbe perso. Per lui sarebbe stato cento volte meglio che quell'acqua bollente gli avesse provocato dolore.

L'apostolo Paolo parla di alcune persone che hanno "perduto ogni sentimento" (Efesini 4:19). E' una condizione terribile nella quale venirsi a trovare, eppure, in qualche misura, ognuno di noi vi si viene a trovare. Socrate descrive la coscienza dell'uomo come la moglie dalla quale non si può divorziare. Forse non possiamo divorziare dalla nostra coscienza, ma la possiamo zittire fino a farla diventare completamente muta.

Un uomo al quale erano stati amputati i piedi raccontava la sua esperienza. Era stato sorpreso dal freddo intenso del grande nord e finchè i piedi gli dolevano non era molto preoccupato, ma quando, dopo qualche tempo, non sentì più alcun dolore, si rese conto che i suoi piedi erano condannati: il dolore diminuiva col progredire del congelamento.

La stessa cosa accade con la coscienza. Commettete un peccato?
Vi rimorde la coscienza? Siate contenti. Ci sono poche speranze quando la coscienza diventa insensibile. Un ragazzino al quale il padre aveva detto che la coscienza è una vocina flebile che ci parla quando agiamo male, racconta Stuart N. Hutchinson, così pregava:
"Dio, fai gridare la mia vocina!"

"Beati quelli che fanno cordoglio", dice il nostro Signore. Non parla del pessimista che si aspetta sempre del male, neanche dell'egoista le cui ambizioni sono state contrastate, neppure della persona con spirito amaro e ribelle per qualche perdita. La prima chiave del Regno di Dio, la "povertà in ispirito", ci ricorda che dobbiamo essere coscienti del nostro bisogno di Dio.

La seconda chiave ci ricorda che dobbiamo essere così rattristati dalle nostre deficienze morali e spirituali da non trovare pace finchè non abbiamo trovato Dio e la nostra anima è soddisfatta.

Le chiese moderne hanno scartato il vecchio banco dei dolenti.
Era un posto dove i penitenti andavano a cercare il perdono divino. Al suo posto ora abbiamo la clinica psicologica. Non voglio certamente sottovalutare l'aiuto della moderna psicologia. Ho passato una quantità indicibile di ore ascoltando e dando consigli, ma il dare consigli non è sufficiente.

Al giorno d'oggi vogliamo le benedizioni di Dio senza passare per l'espiazione. Vogliamo sermoni sul come conquistare amici, come avere serenità di mente, come dimenticare i nostri timori. Ma dobbiamo ricordare che Cristo venne per rendere gli uomini buoni, piuttosto che farli semplicemente sentire buoni.

Ogni domenica sera, nella mia chiesa, do alla gente la possibilità di venire avanti e pregare. Una media di sei-settecento persone sono venute ad inginocchiarsi. Osservando le lacrime che scorrono su alcuni volti intenti alla preghiera, ho dovuto contenermi per non gridare di gioia. La via della croce non è facile, ma è la via che conduce a casa.
Gesù disse: "E io, quando sarò innalzato dalla terra, trarrò tutti a me". Poi il Vangelo aggiunge: "Così diceva per significare di quale morte dovea morire" (Giovanni 12:32,33). E l'osservare la sofferenza del Salvatore produce sofferenza per noi. Solo un'anima morta può guardarlo senza fare cordoglio.

Ricordiamoci che sono i peccati degli uomini che l'hanno messo in croce.

  • Se gli uomini avessero percorso di meno la strada del peccato, la Sua strada al Calvario sarebbe stata meno aspra.
  • Se fossero stati meno avidi ed egoisti, i chiodi nelle Sue mani sarebbero stati meno brucianti.
  • Se fossero stati meno orgogliosi, la Sua corona di spine sarebbe stata meno dolorosa.
  • Se avessero amato di più gli altri, avrebbero odiato Lui di meno.

Sulla croce disse: ."Padre, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno" (Luca 22:34). Certamente Pilato e Caiàfa, Erode e i soldati non sapevano quello che facevano. Uomini avidi, egoisti, toglievano semplicemente dalle loro strade uno che le aveva incrociate. La loro stessa ignoranza Lo aiutò a sopportare la croce.

Ma noi sappiamo! Quanto avvenne ci è stato insegnato fin dalla fanciullezza. Noi siamo quelli che Lo addolorano di più, che rendono la Sua sofferenza più difficile da sopportare. Egli è morto per guarire i nostri cuori rotti e invece, noi, spezziamo il Suo cuore col nostro peccato e la nostra indifferenza.

"Beati quelli che fanno cordoglio". Quelli che si preoccupano fino al punto di un cuore rotto e di uno spirito cambiato, che si preoccupano fino ad un profondo pentimento.

Quando Gesù arrivò al Golgota, lo appesero ad un legno;
Con grossi chiodi gli forarono mani e piedi, fecero un Calvario;
Lo coronarono con una corona di spine,
rosse e profonde furono le sue ferite.
Quelli erano giorni duri e crudeli,
e la vita umana valeva poco.
Quando Gesù arrivò a Birmingham, lo ignorarono,
non gli torsero mai un capello,
l'hanno solo lasciato morire;
Gli uomini sono diventati meno crudeli,
non gli provocherebbero dolore;
Semplicemente continuarono per la loro strada,
l'hanno lasciato morire nella pioggia.


(da "The Unutterable Beauty" di G. A. Studdert Kennedy, Hooder & Staughton, Ltd.)

Forse hai paura. Non osi andare alla Sua presenza. Ti vergogni dover stare di fronte a Lui. Ti senti miserabile dentro. Fatti coraggio e sii contento, la tua stessa vergogna e miseria e paura sono un cordoglio che ti può portare il Suo conforto.

Guardando dentro la tua vita vedi il tuo cuore rotto.
Rallegrati per questo, portalo al Calvario.
Là, sotto la vampa del Suo amore, il tuo cuore rotto sarà messo di nuovo assieme e il tuo dolore mutato in gioia. Sii grato per il tuo cuore rotto se questo ti porta a Cristo per la riparazione.

Beati i mansueti, perché essi erederanno la terra

Una delle chiavi del Regno di D[o è la mansuetudine. Ma noi non vogliamo essere mansueti, preferiamo essere come quel ragazzo che la madre continuava a chiamare "agnellino mio", finchè lui disse:
"Mamma, non voglio essere il tuo agnellino, voglio essere il tuo tigrotto".
Di noi stessi ci piace pensare che siamo coraggiosi e forti. Cantiamo ispirati: "Avanti in battaglia, vittoria s'avrà", e la mansuetudine non ci va a genio. Vogliamo essere dei vincitori e la mansuetudine ci appare troppo come resa a chi ci sta attorno, non resa a noi stessi, ma resa alle circostanze della nostra vita.

Per avere l'esatto significato di mansuetudine cercate il Salmo 37.
Là è affermato: "I mansueti erederanno la terra" (11a). La parola ebraica qui tradotta ''mansueto" realmente significa: "essere plasmati". Il salmista dice: "Non ti crucciare a cagione dei malvagi", non invidiare la loro prosperità, piuttosto: "Rimetti la tua sorte nell'Eterno", cioè sii come creta nelle mani di Dio, lasciati plasmare da Lui, sottometti la tua volontà ai Suoi scopi e alla fine il vero successo sarà la tua ricompensa.

Gesù prese questa frase del salmista e la fece diventare una delle "beatitudini", una delle chiavi del Regno di Dio. Lo scrittore del Nuovo Testamento usò la parola greca "praos" che viene tradotta "mansueto" ma che in realtà significa "controllato", essere sottomesso al meraviglioso piano di Dio.

Quando siamo nati le leggi di Dio erano già state fissate. Le Sue vie sono fissate. La nostra libertà sta nel fatto che possiamo accettare la via di Dio e vivere secondo la Sua legge, o possiamo ribellarci. Ma non possiamo cambiare quel che Lui ha fatto. Per esempio, la terra è rotonda e il cielo è blu e, anche se questo rion ci piace, non possiamo farci nulla.

Dio ha anche posto le leggi dell'universo che sono immutabili, proprio come l'universo stesso. Ci sono le stagioni. L'agricoltore impara le leggi delle stagioni che non può controllare e che lo governano.

Così semina quand'è tempo e raccoglierà anche quand'è tempo. Il ribellarsi e piantare fuori stagione non significa che cambia le leggi di Dio, vuol dire soltanto che non avrà raccolto. Per l'agricoltore mansuetudine significa seminare nel momento opportuno. Significa sottomettersi alle leggi di Dio.

Così è con la vita. Dio ha la Sua volontà e l'uomo ha la propria.
L'uomo ha la scelta tra l'essere mansueto o fare come vuole. Può dire con Cristo: "Non la mia volontà, ma la tua sia fatta" (Luca 22:42). oppure: "Faccio quel che mi pare e piace". Il salmista dìce: "Prendi il tuo diletto nell'Eterno ed egli ti darà quel che il tuo cuore doman' da" (Salmo 37:4). Dall'altro lato il non lasciarsi modellare o controllare dalla volontà di Dio significa distruggersi.

Nell'ultimo capitolo del libro di Giobbe c'è un'affermazione sorprendente.
La vita di Giobbe aveva avuto luci e ombre. Aveva avuto successi e sconfitte. Aveva avuto fede in Dio e c'erano stati momenti di dubbio. Sembrava che Giobbe avrebbe "maledetto Dio" com'era stato consigliato di fare. Ma alla fine la sua fede trionfa e Giobbe dice:

"lo riconosco che tu puoi tutto" (Giobbe 42:2).

Ci sono momenti nei quali, con la nostra visione limitata, sembra che la via di Dio non sir quella migliore. Sulla terra vogliamo successo materiale, vogliamo felicità nella nostra vita e pace nel cuore. Se credessimo, veramente credessimo, Dio ci darebbe quello che desideriamo così ardentemente. Saremmo felici d'essere mansueti, cioè essere modellati e controllati da Dio. Ma solo nella sua vecchiaia Giobbe imparò senz'ombra di dubbio che Dio non è mai sconfitto.

Che gioia imparare questa lezione quando c'è ancora molto tempo da vivere. Una delle più sublimi affermazioni, al di fuori della Bibbia, è di Dante: "In sua volontade è nostra pace". Il contrario di pace è conflitto e la ragione per la quale non abbiamo pace nella mente e nell'anima è che siamo in conflitto con noi stessi.

C'è la voce del dovere e quella dell'inclinazione e dentro di noi tutte e due premono per essere ascoltate. Lottiamo per decidere e la lotta disperde le nostre forze. Diventiamo deboli ed esauriti. Ma quando uno decide di fare la volontà di Dio, giorno per giorno, nel capirla sempre meglio, il conflitto si risolve.

Una tale decisione fa sparire il timore del domani. Il saggio della Bibbia ci dice: "Riconoscilo in tutte le tue vie, ed egli appianerà i tuoi sentieri" (Proverbi 3:6). Il semplice atto di accettare la volontà di Dio per la nostra vita di oggi pone su Lui la responsabilità di quello che accadrà domani. C'è una pace meravigliosa nel lasciare i risultati nelle Sue mani. Un vecchio negro diceva: "Quando Dio mi dice di sbattere la testa contro un muro roccioso, è mio compito ubbidire.

Quello di Dio è di portarmi attraverso il muro". Nello studiare la vita di coloro che nei secoli si sono !~sciati modellare da Dio, vi rendete conto che ogni volta Dio li ha "portati attraverso". Alla lunga distanza Dio non è mai sconfitto.

Mi ricordo di come il 12 maggio 1930 il Mahatma Gandhi lasciò Sbarmati per quella che chiamò la "marcia del sale". Aveva proposto di raggiungere il mare, fare il sale, che era monopolio governativo, e così far precipitare una crisi. Disse che non sarebbe tornato finché non avesse ottenuto l'indipendenza per l'India.

Sembrava assurdo: un ometto minuto con indosso un perizoma, che si appoggiava ad una canna di bambù, muovere guerra al più grande impero mai esistito. La forza di Gandhi stava nel fatto che la sua vita era affidata alla volontà di Dio secondo come lui la capiva. Così dedicato, era privo di paura. E questa libertà dalla paura portò la paura nel cuore dell'impero britannico che non osò distruggerlo.

"Beati i mansueti", disse Gesù. Quelli che si abbandonano a Dio posseggono Dio. Ci viene detto: "All'Eterno appartiene la terra e tutto ciò che è in essa" (Salmo 24:1). Così, possedendo Dio, i mansueti "erederanno la terra".

Beati quelli che sono affamati e assetati della giustizia, perchè essi saranno saziati

Una volta un giovane che cercava la vera via della vita, la strada della liberazione, andò da Buddha. Secondo la storia come la racconta il dottor Ralph Sockman, Buddha lo portò lungo il fiume. Il giovane si aspettava di essere sottoposto a qualche rito di purificazione, qualcosa di simile ad un battesimo. Entrarono nel fiume e camminarono verso il punto dove l'acqua era alta. Improvvisamente Buddha afferrò il giovane e gli tenne la testa sott'acqua. Il giovane si dibatteva e alla fine con un ultimo disperato sforzo si svincolò e riemerse.

Tranquillamente Buddha gli chiese:
"A che cosa pensavi mentre stavi soffocando? Che cosa desideravi
più d'ogni altra cosa?" Ansimando quel giovane rispose: "Aria".

Buddha gli disse: "Quando desidererai la salvezza con la stessa in·
tensità con la quale desideravi l'aria, allora l'otterrai''.

Gesù sarebbe d'accordo. Ci dice che una delle chiavi del Regno di Dio è l'averne fame e sete. Noi riusciamo ad avere quello che veramente vogliamo. Il poeta Percy Bysshe Shelley (poeta inglese, 1792· 1822 - N.d.T.) affermò che l'immaginazione è il più grande strumento del bene morale. Quando l'immaginazione e la volontà entrano in conflitto è sempre l'immaginazione che vince, . . . .
Immaginare è proiettare figure mentali sullo schermo della nostra mente. Significa creare nel nostro pensiero quello che vogliamo avvenga nella nostra vita. Il tempo, i talenti e tutte le altre risorse della persona vengono impegnate e dedicate allo scopo di realizzare gli obiettivi dell'immaginazione.

In proposito Georgia Harkness disse:
"Bada bene a quello che ti metti in cuore, perchè certamente l'otterrai".
Gesù ci dice che prima di possedere Dio e le cose di Dio, dobbiamo
fare di Dio il centro della nostra immaginazione. "Ama il Signore lddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l'anima tua e con tutta la mente tua" (Matteo 22:37), disse Gesù, e quando Dio diventa il vero centro del nostro affetto, dei nostri sentimenti, dei nostri pensieri, troveremo e possederemo e saremo posseduti da Dio.

L'emozione più grande che abbia mai avuta è il vedere persone pervenire a una più profonda esperienza di Dio. Ogni domenica sera,
vedendo centinaia di persone che vengono avanti e pregano, so che alcuni trovano Dio. Ma molto prima che vengano avanti e preghino, posso individuare quelli che quella sera saranno benedetti.

Guardate la congregazione mentre l'organo suona il preludio e vedrete
molte differenze. Alcuni sono tranquilli, in meditazione e in preghiera, sembra che siano a mala pena coscienti di quel che li circonda.

Altri chiacchierano con chiunque intorno, guardano quelli che entrano, notano i loro vestiti, osservano il loro comportamento.

Durante gl'inni alcuni cantano non solo con la loro voce, ma anche col loro cuore. Alcuni semplicemente pronunciano le parole senza neppure preoccuparsi di aprire l'innario. Durante il sermone alcuni sono come carta assorbente, Bevono ogni parola e pensiero del predicatore. Altri sembrano completamente sordi.

Da che cosa è'prodotta questa differenza? Alcuni hanno necessità che le risorse umane non possono soddisfare. Sono venuti in chiesa coscienti di quelle necessità; hanno fame e sete di Dio, e sono loro
che Lo trovano.

Non potete trovare Dio finchè Egli non è diventato il vostro desiderio più grande. Due uomini parlavano di New York. Uno diceva che era un posto malvagio, pieno di sensazioni a buon mercato, con gente moralmente degradata, col peccato in ogni angolo. L'altro diceva che era un gran bel posto, pieno di musei d'arte, ottima musica, conferenze interessantissime. Per ognuno New York era la città che desiderava che fosse.
Nella vita troviamo quello che vogliamo trovare. E' per questo che Gesù disse: "Beati quelli che sono affamati e assetati della giustizia, perchè essi saranno saziati".

Mi disturba il fatto che per molti dei suoi membri la chiesa sembra aver scarso significato, che siano cosi tanti coloro che nella chiesa quasi non trovano aiuto. Non è la chiesa, è il nostro atteggiamento.

Una volta una persona molto pia, di chiesa, rimproverava un suo vicino che teneva un comportamento profano. Questi rispose: "Va be', amico mio, io impreco spesso e lei spesso prega, ma in definitiva nessuno dei due lo fa molto sul serio".

In uno dei suoi libri il vescovo Fulton J. Sheen disse: "Non è infrequente trovare dei cattolici che dicono: 'So che non dovrei mangiare carne il venerdì per rispetto al giorno nel quale nostro Signore sacrificò la sua vita per me, ma non voglio creare imbarazzo al mio ospite', oppure: 'Ho passato il week-end con amici non cattolici e
non volevo metterli in imbarazzo, cosi domenica non sono andato a
Messa .. .'. Tale è l'indifferenza del mondo, un timore di essere identificati per uno che con convinzione sta dalla parte di Dio ... ed è per Lui che siamo stati fatti".

Quanto lui dice dei cattolici è forse altrettanto vero dei protestanti. Se desideriamo Dio sinceramente, faremo quelle cose che ci faranno fare l'esperienza di Dio. Di recente ho visto il film di un uomo che si era perdiuto in un deserto di sabbia, senz'acqua. La sete
tormentava il suo corpo indebolito fino alla pazzia. La sua mente di storta era beffata dal crudele miraggio di un'oasi. Morì mentre con le
mani nude scavava freneticamente neIla sabbia.


"Essere assetati" è un'espressione forte, un'espressione che spinge al soddisfacimento di un bisogno. E quando l'anima umana è assetata
di Dio, sarà riempita di Dio, dice Gesù. E non solo troveremo Dio per
noi stessi, ma porteremo il Regno di Dio sulla terra.

Supponete soltanto che ci sia un solo credente sulla terra che nel corso di un anno faccia un solo convertito. Sarebbero ora in due. E supponete che nel corso dell'anno successivo queste due persone portino alla conversione una persona ciascuno, sarebbero in quattro.

Supponete ancora che l'anno dopo anche questi quattro abbiano un convertito ciascuno, sarebbero diventati otto. Supponete che mantengano questo ritmo di avere un convertito ciascuno ogni anno,
quanto tempo occorrerebbe per convertire ogni persona del mondo?

Sono passati 2000 anni da che il nostro Signore è stato sulla terra.
Questo tempo è stato sufficiente? In verità c'è stato tempo a sufficienza per una persona che ogni anno ne porta un'altra a Cristo, per convertire 65 mondi come il nostro. Partendo solo da uno e raddoppiando ogni anno, alla fine di 31 anni sarebbero 2.147.483.648 le persone ripiene della giustizia di Dio. L'anno successivo esse potrebbero convertire un mondo delle dimensioni del nostro.

Noi possiamo avere Dio nella nostra anima e nel nostro mondo, in qualunque momento sinceramente lo vogliamo.

Beati i misericordiosi, perchè a loro misericordia sarà fatta

Delle otto beatitudini, le chiavi del Regno di Dio, questa è la più sentita, la più importante, la più difficile. La più sentita perchè richiama alla mente gentilezza, servizio disinteressato, buona volontà.
A tutti piace la figura del buon samaritano o di Florence Nightingale, perchè sono esempio di misericordia. Sfuggiamo alla giustizia di Dio, ma preghiamo per avere misericordia.

E' molto importante, perchè senza misericordia siamo tutti senza speranza. Tutti abbiamo peccato e siamo privi della gloria di Dio. La sola preghiera che possiamo fare è: "O Dio, sii placato verso me peccatore!"
(Luca 18:13). Così Porcia disse a Shylock (due personaggi de "Il mercante di Venezia" di Shakespeare - N.d.T.): "Se giustizia dovesse seguire il suo corso, nessuno di noi vedrebbe salvezza".

Quando ci avviciniamo al tavolo della Santa Cena preghiamo così: "Non siamo degni neppure di raccogliere le briciole sotto la Tua tavola, ma Tu sei lo stesso Signore la cui proprietà è di avere sempre misericordia". Tuttavia la chiave della misericordia di Dio verso noi stessi è la misericordia che noi abbiamo verso gli altri. Se non siamo misericordiosi noi stessi, blocchiamo la misericordia di Dio e diventiamo così dei condannati.

C'è anche un detto: "Tutto quello che sale, scende", ma è anche vero che se non c'è nulla che sale, nulla scenderà. In fisica abbiamo imparato che ad ogni azione corrisponde una reazione, ma se non c'è
azione, non c'è neppure reazione. "Se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà i vostri falli" (Matteo 6: 15).

Senza perdonare non si può ottenere perdono. Siate misericordiosi e otterrete misericordia.
La cosa più costosa che potete fare è di tenere in cuore uno spirito risentito verso un altro. Il prezzo da pagare è la perdita, l'eterna perdita, della vostra anima. Parlando del Regno dei Cieli, Gesù racconta
la storia di un re che perdonò ad un suo servo un gran debito che non era in grado di pagare. Questo servo incontrò un collega che gli doveva una somma più modesta e siccome non la poteva pagare, fu spietato e lo fece cacciare in prigione. Il re lo venne a sapere erichiamò
quel servo, annullò il decreto di grazia e lo fece gettare in prigione.

Concludendo la storia, Gesù dice: "Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognun di voi non perdona di cuore ai propri fratelli" (Matteo 18:23-35).

I protestanti non considerano Pietro capo degli apostoli come fanno i cattolici, tuttavia è bella la spiegazione che un amico cattolico mi diede del perchè egli crede che fu Pietro ad essere scelto. Giacomo
e Giovanni chiedevano per loro i posti più importanti, ma furono trascurati, come anche la vergine madre e gli altri. Pietro fu scelto perchè peccò vergognosamente, ma dopo anche pianse amaramente.

La tradizione dice che Pietro pianse così tanto che le lacrime scavarono solchi sulle sue guance.
Il Signore scelse colui che conosceva per esperienza personale, la benedizione del perdono misericordioso in modo che la sua vita avrebbe costretto la Chiesa a mettere la misericordia in posizione centrale, così da salvare se stessa portando la salvezza ad altri. Se uno non è misericordioso non può entrare nel Regno di Dio. Questa chiave non solo è la più attraente e importante, è anche la più difficile.

Quando qualcuno ci ha fatto un torto, la nostra reazione umana è di vendicarci, di rendere la pariglia. Forse possiamo anche respingere l'idea di commettere un deliberato atto di vendetta, però accarezziamo
il risentimento e proviamo soddisfazione se gli capita qualche cosa di spiacevoIe.

La misericordia non si contenta di un atteggiamento corretto da parte nostra verso la persona che si è comportata male con noi; non è sufficiente che superiamo il desiderio di vendetta, la gelosia, la meschinità;
dobbiamo avere qualcosa di più che un sentimento di gentilezza.

Gesù pianse, ma fece qualcosa di più: diede Se stesso fino alla morte per servire e salvare quelli che l'avevano perseguitato.
Nel suo libro "High Wind ,at Noon" Allan Knight Chalmers riporta la storia di Peer Holm che era un ingegnere di fama mondiale.

Aveva costruito grandi ponti, ferrovie e gallerie in molte parti della terra, aveva guadagnato ricchezza e fama, ma finì la sua carriera nel fallimento, in povertà e malattia. Tornò al piccolo villaggio da dove
era partito, con sua moglie e la sua figlioletta, tirando avanti una ben misera esistenza.
Uno dei vicini di Peer Holm aveva un cane feroce, ma quando Peer lo avverti della sua pericolosità, il vicino gli rispose con fare sprezzante: "Tieni la lingua a posto, miserabile pezzente".
Un giorno il cane saltò alla gola della bambina e Peer Holm lo fece scappare, ma i denti erano entrati in profondità e la piccola morì.

Lo sceriffo uccise il cane e i vicini erano così risentiti col suo padrone che quando arrivò il tempo della semina rifiutarono di vendergli le sementi. I suoi campi erano arati ma spogli e, per quanto supplicasse,
nessuno gli vendè o prestò la semente. Ogni volta che le persone lo incontravano lo insultavano. Ma non Peer Holm. La notte non poteva dormire pensando al suo vicino.

Un mattino si alzò prestissimo, andò nella capanna-ripostiglio e prese l'ultimo mezzo staio di orzo. Scavalcò la siepe e seminò col suo seme il campo del vicino. Fu il campo stesso a raccontare la storia.

Quando le pianticine spuntarono fu evidente quel che Peer aveva fatto, perchè parte del suo campo rimase nudo mentre quello del vicino era verde.

La misericordia ci chiede di seminare il buon seme nel campo del nostro nemico anche se questo significa che parte del nostro campo rimarrà nuda. Non è facile. E' l'azione più difficile possibile, ma è la chiave per il Regno di Dio.
Il comportamento del mondo era occhio per occhio e dente per dente. Odio generava sempre odio, torti chiamavano sempre vendetta.
Ma un giorno questo circolo vizioso fu spezzato. Un tale chiamato Gesù venne ad offrire agli uomini un comportamento ed una vita migliori, ma gli uomini lo respinsero beffandolo, irridendolo, crocifiggendolo.

Sopra il Suo capo c'era un cerchio brillante e quando pronunziò la parola "perdono", quel cerchio dell'amore di Dio si allargò a sufficienza per includere gli altri. Un ladro sulla croce vicina saltò dentro quel cerchio e così entrò in Paradiso. Il cerchio arrivò ai suoi piedi, starne fuori è conoscere odio, vendetta, distruzione. Entrarvi è conoscere l'amore salutare di Dio e possedere in eterno il Suo Regno.

Entrare nel cerchio è entrare nella misericordia. "Beati i misericordiosi, perchè a loro misericordia sarà fatta".

Beati i puri di cuore, perchè essi vedranno lddio

Ci sono molte cose che vorrei vedere: il Gran Canyon, alcune delle grandi cattedrali europee, i sentieri della Terrasanta sui quali camminò il Salvatore. Vorrei continuare a vedere la mia casa felice e
tranquilla, i miei figli crescere sia mentalmente che spiritualmente e fisicamente. Vorrei vedere sempre la differenza fra bene e male, ma soprattutto io voglio vedere Dio.

Non tutte le persone hanno la stessa capacità di vedere. Molti hanno una visione limitata. Alcuni sono strabici, altri hanno occhi deboli e malati. Alcuni hanno la cataratta che impedisce di vedere, altri
sono presbiti o miopi, alcuni ancora sono daltonici e ci sono quelli che hanno la vista maculata. Sidney Lanier (poeta e critico americano, 1842-1881 - N.d.T.) guardò il fiume Chattahoochee fangoso e tortuoso e vi vide una bella poesia. Joel Chandler Harris (scrittore americano, 1848-1908 - N.d.T.) vide in conigli, volpi, opossum e nel vecchio che chiamò Zio Remo storie che vivranno per sempre. Woodrow Wilson (presidente degli USA, 1826-1924- N.d.T.) vide le basi di una pace duratura, ma tragicamente pochi altri la videro. Sir Christopher Wren (architetto, astronomo e matematico inglese, 1632-1723 - N.d.T.) potè vedere una cattedrale e realizzare quella visione per farne un tempio a Dio.

Ci sono almeno tre modi di vedere. L'apostolo Paolo ci dice: "Le cose che occhio non ha vedute e che orecchio non ha udite e che non sono salite in cuor d'uomo sono quelle che Dio ha preparate per coloro
che l'amano" 11 Corinzi 2:9). Qui troviamo indicati tre modi di vedere.

C'è la vista degli occhi naturali con la quale vediamo i fiori e le montagne, le parole stampate di questa pagina e il volto delle persone.
Questa è la visione fisica.

Un insegnante può spiegare ad un ragazzo un problema di matematica o di chimica. Mentre l'insegnante parla, il ragazzo ascolta e la sua mente elabora quel che ode. Quando capisce dice: "Lo vedo".

Questa è la visione mentale. Nello studiare botanica, uno studente può raggiungere il punto d'imparare i vari generi di fiori sia con gli occhi fisici che con quelli della mente. Se uno capisce quel che legge,
vede sia con gli occhi che con la mente.

Ma c'è anche una terza vista, come quando una verità è "salita nel cuore dell'uomo". Anche il cuore ha occhi. Robert Burns (poeta scozzese, 1759-1796 - N.d.T.) vide nei fiori pensieri tanto profondi da commuoversi alle lacrime. Non vide i fiori solo con gli occhi fisici, non solo comprese come i fiori crescono, percepì anche il loro messaggio.

Gesù guardò la folla e "n'ebbe compassione". Non la vide solo con gli occhi fisici e della mente, ma anche con quelli del Suo cuore.
Uno può leggere il Salmo 23 e capire il messaggio delle parole e delle frasi. Un altro lo legge, sente il messaggio e fa conoscenza col buon Pastore. Un giovane può guardare una ragazza e sapere che l'ama. La vede non solo con gli occhi, ma col cuore.

Una persona vede Dio con gli occhi del cuore. "Beati i puri di cuore, perchè essi vedranno lddio" (Matteo 5:8). Gesù disse: "Chi ha veduto me, ha veduto il Padre" (Giovanni 14:9). Certamente non tutti coloro che Lo videro con gli occhi fisici videro lddio. La sola visione fisica di Gesù rivelava un uomo. Neppure è sufficiente comprendere i Suoi insegnamenti e la Sua vita. Molti studiosi hanno studiato le Sue parole senza vederlo. In realtà, per vedere Dio in Cristo uno deve sperimentarlo nel proprio cuore.

"Che cambiamento meraviglioso nella mia vita c'è stato, da che Gesù è nel mio cuore.
Nell'animo ho una luce 'che a lungo ho cercato, da che Gesù è nel mio cuore."

Quando il cuore vede Cristo, allora vede Dio. Vedere Dio è rendersi conto di Lui, percepirlo, centrare su Lui gli affetti del cuore.
Ma è anche possibile avere una visione indistinta e distorta di Dio. Leggete "La ricerca del santo Gral". Il santo Gral era il mitico calice usato nell'ultima cena e col quale, secondo la leggenda, Giuseppe
d' Arimatea raccolse l'ultima goccia di sangue colata dal fianco del nostro Signore morto sulla croce. Parsifal, assieme agli altri cavalieri della Tavola Rotonda, partì alla sua ricerca. Secondo il racconto, essi
lo trovarono, ma ognuno lo vide attraverso lo specchio della propria anima.

Per alcuni era coperto da nebbia e nuvole. La visione che ne ebbero fu molto indistinta. Lo vide Lancillotto, ma il suo cuore era peccaminoso.
Vide il santo Gral traboccante d'ira e fuoco divini. Per lui fu una visione di severa e paurosa retribuzione. Anche Parsifal vide il Gral. Lui era il cavaliere senza macchia e senza paura. Di lui si diceva:
"La sua forza è pari a quella di dieci uomini perchè il suo cuore è puro". Per lui la visione fu chiara, radiante, gloriosa.
Come noi vediamo Dio dipende dalle condizion.i del nostro cuore.

Per alcuni è un mistero nebuloso, per altri è una paurosa punizione, ma per i puri di cuore Egli è un amico e una gloriosa certezza. Supponete che uno abbia perso la purezza di cuore; può riaverla?
Può una prostituta diventare di nuovo vergine? Sì, sant' Agostino chiama Maria Maddalena la "arcivergìne". Non si contenta di considerarla soltanto una donna pura, la alza al di sopra delle altre donne.
Era una comune prostituta di strada, abbietta e volgare. Ma un giorno venne in contatto con Colui che era il più puro. L'amò così tanto fin nel profondo del cuore che tutto il suo affetto si riversò su di Lui. Lo
prese a cuore in modo così completo che i suoi pensièri impuri e malvagi furono scacciati. Essendo ripiena della purezza dì Cristo, lei stessa divenne pura.

Come in un baleno la vediamo ai piedi della croce dì Gesù. Guardate chi è al suo fianco I Maria, la madre del Signore, la vergine benedetta. Quelle due donne sono fianco a fianco. La purezza è stata recuperata.
Il paradiso perduto è stato ritrovato. E il mattino di Pasqua Maria Maddalena fu il primo messaggero scelto dal Signore al quale affidare il benedetto Vangelo. Se la Maddalena potè diventare pura di
nuovo, allora c'è speranza per ciascuno di noi. Ella vide Cristo col cuore.
"Beati i puri di cuore, perchè essi vedranno lddio".

Beati quelli che s'adoperano alla pace, perchè essi saranno chiamati figliuoli di Dio

Qual è il nostro desiderio più grande? Quando passo vicino a Warm Springs mi fa piacere andare in quella villetta che piaceva moltissimo a Franklin D. Roosevelt e dove andava a riposare e riflettere nella pace e bellezza che il posto gli offriva. La sera prima di morire era là per prepararsi per il viaggio a San Francisco dove avrebbe preso parte alla conferenza organizzativa delle Nazioni Unite. Stava scrivendo il suo discorso, le sue ultime parole. Eccole:

Cerchiamo la pace, una pace durevole ... Dobbiamo coltivare la
scienza delle relazioni umane, la capacità di tutti i popoli, di
tutte le razze, di vivere e lavorare assieme, nello stesso modo,
per la pace ... Mentre andiamo avanti verso il più grande contributo
che una generazione di esseri umani può dare al mondo:
il contributo di una pace durevole, io vi chiedo di conseroare
la vostra fede ...

Sopra ogni altra cosa la pace era il desiderio del suo cuore, come del mio e del vostro. Vogliamo la pace nel nostro mondo, vogliamo la pace interiore. Il fatto che il libro del defunto Rabbi Joshua Loth Liebman "Peace of Mind" sia stato venduto in quasi un milione di copie è un'eloquente testimonianza di quanto la gente sia interessata alla pace.

Gli angeli portarono all'apice l'annunzio della nascita del nostro Signore con le parole: "Gloria a Dio nei luoghi altissimi, pace in terra fra gli uomini che Egli gradisce" (Luca 2:14). E pace fu la Sua missione. "lo vi lascio pace; vi do la mia pace" (Giovanni 14:27). Quando pensiamo al Regno di Dio pensiamo ad un regno di pace, dove tutte le contese sono cessate. Così non c'è da sorprendersi che i I nostro Signore diede la pace come una delle chiavi del Regno.

Come il Rabbi Liebman ha mèsso in evidenza all'inizio del suo libro, ci sono molte cose terrene che desideriamo: salute, amore, ricchezza, bellezza, talenti, potere, forza, ma senza pace interiore tutte
queste cose portano tormento invece di gioia. Se abbiamo la pace, non importa ciò di cui manchiamo, la vita merita d'essere vissuta.

Senza la pace, il possesso di ogni altra cosa non ha significato. Che cos'è la pace? La semplice assenza di lotta non è pace. Nel tempo nel quale.Gesù parlava di pace non c'era guerra sulla terra, ma neppure pace. L'impero romano aveva costretto tutto il mondo ai suoi piedi e i popoli avevano perso sia i mezzi che la volontà di combattere.

Quando Parigi si arrese alla furia teutonica senza lottare, qualcuno disse: "Londra ha perso i suoi palazzi, ma Parigi ha perso la sua anima.
La pace è una forza positiva. Potete ripulire un campo da ogni erbaccia nociva, ma questo non lo fa essere un giardino. Sarà solo della terra senza verde. Diventerà un giardino quando vi cresceranno fiori.
Il profeta antico ci ricorda che rompere le nostre spade e le nostre lance non è sufficiente. Le spade devono diventare vomeri d'aratro e le lance roncole (Michea 4:3).

Per avere pace nel mondo e nella nostra anima, non solo deve essere sradicato l'odio, il sospetto, la paura; ma l'amore, la gioia, la pazienza, la comprensione devono essere piantate e coltivate. La pace è qualcosa che deve essere costruita, così noi dobbiamo essere artefici di pace se vogliamo entrare nel Regno di Dio.
Il luogo dove cominciare a mettere pace è dentro noi stessi. Il dottor Ralph W. Sockman nel suo libro "The higher happiness", che è il libro più utile che io conosca sulle "beatitudini", sottolinea le parole di Gesù: "Se una casa è divisa in parti contrarie, quella casa non potrà reggere" (Marco 3:25). Poi illustra tre modi nei quali la vita è divisa: fra il suo essere interiore e quello esteriore, fra la forza trascinante in avanti e la spinta all'indietro, fra la sua natura superiore e quella inferiore. Esaminiamo per un momento questi tre punti.

Essere interiore ed esteriore. Il problema principale dei farisei era di conservare la facciata. Tutte le loro azioni erano "per essere veduti dagli uomini". Si preoccupavano per quello che i vicini potevano pensare.
Cercando di apparire nell'esteriore quello che non erano interiormente diventarono ipocriti. L'ipocrita è una persona senza pace.

A meno che la nostra apparenza esteriore e il nostro carattere interiore non siano in armonia fra loro, non abbiamo pace.
Avanti e indietro. Fisicamente siamo fatti per andare avanti. Camminare all'indietro è goffo, difficile, imbarazzante. Una bambina provava ad abbottonarsi il vestito sulla schiena. Alla fine vi rinunziò e
andò dalla madre per farsi aiutare dicendo: "Non ce la faccio perché io sono di fronte". Mentalmente, però, è vero l'opposto. Ci riesce più facile pensare al passato che non al futuro. Sappiamo quel ch'è
successo ieri, ma possiamo fare solo congetture per il domani. Così è più facile vivere nel passato e lo lasciamo con riluttanza.

Ci lasciamo andare a futili rimpianti per gli errori di ieri, così il vivere diventa un lavoro difficile. Invece del pentimento, conosciamo solo il significato del rimorso. Il rimorso è una preoccupazione inutile
e un'agonia autoimposta per il passato. Il pentimento è un'esperienza redentrice che conduce al perdono. Seppellisce il passato sotto la benedetta speranza del domani.

Natura superiore e inferiore. Alla fine facciamo pace per decisione della nòstra anima. Elia affrontò il popolo sul. Monte Carmelo chiedendo: "Fino a quando esiterete fra i due? Se Jahveh è Dio, seguitelo; se invece è Baal, seguite lui". Chiedeva loro di prendere una decisione. La Bibbia dice: "Ma il popolo non gli rispose verbo" (1 Re 18:21 ). Oh, la tragedia dell'indeciso! C'è una meravigliosa pace interiore che scende su chi si decide per Dio. Suppongo che, in un certo senso, ci sia pace, certamente una cessazione della lotta interiore, per chi si decide contro Dio. Ma passare la vita nell'indecisione è fare una vita miserabile. "Nessuno può servire due padroni".

Lo disse Gesù duemila anni fa e ancora non l'abbiamo imparato.
La più vecchia storia dell'uomo racconta come peccò e si nascose da Dio. Nascondersi da Dio è la più miserabile delle esperienze che anima umana possa provare. Pace con Dio è l'esperienza più benedetta.
Uno dei più grandi pensatori di tutti i tempi fu Copernico. Rivoluzionò il modo di pensare dell'umanità riguardo l'universo. L'epitaffio sulla sua tomba a Fraunberg dice: ''Non cerco una gentilezza uguale a quella data a Paolo, neppure la grazia concessa a Pietro, ma quel perdono che desti al ladrone; per quello prego con fervore".
Quello è il modo per cominciare a costruire la pace. L'angelo disse "gloria a Dio" prima di "pace in terra".

Beati i perseguitati per cagion di giustizia, perchè di loro è il regno dei cieli.

Il sermone sul monte com'è riportato nei capitoli 5, 6 e 7 del vangelo di Matteo· è veramente il modello del Regno di Dio sulla terra.
Gesù comincia quel sermone elencando le otto chiavi di quel Regno: le qualità del carattere della persona pia. I punti centrali delle beatitudini e del sermone in realtà coincidono.

Nel sermone ci dice come vivere e conclude con un appello all'azione: l'espressione di quei principi nella vita di tutti i giorni.
"Chiunque ode queste mie parole e le mette in pratica", dice. All'inizio del sermone elenca le qualità del carattere come la povertà in ispirito, il cordoglio, la mansuetudine, il desiderio di giustizia, la misericordia,
la purezza di cuore, l'essere artefici di pace, poi aggiunge: "Beati i perseguitati". In altre parole, vivere praticamente queste chiavi del Regno costerà qualcosa. Ma a meno che non siano tradotte
praticamente nella vita esse sono prive di valore.

Gesù non ha mai promesso vita facile a quelli che lo seguono. Non ha mai posto un tappeto sul sentiero o un letto di rose sul campo di battaglia . Egli ha parlato di rinunziare a se stessi, di croci, di croci macchiate di sangue, che avevano a che fare con la morte. Entrare nel Regno di Dio può voler dire divisioni dolorose, consacrazioni che portano alla persecuzione. Ma non ci può essere altra strada.

Nell'Apocalisse l'apostolo Giovanni scrive ai cristiani: "Non temere quel che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, perché siate provati; e avrete una tribolazio:
ne di dieci giorni. Sii fedele fino alla morte, e io ti darò la corona della vita" (2:10). Ponete ben mente ad una breve espressione. Giovanni non dice: "Fino alla tua morte", ma: "Fino alla morte" ("Siate
fedeli anche a costo di morire", Tilc) che significa: sii fedele non semplicemente finchè arriverà la morte, ma piuttosto anche se la fedeltà "porta alla morte". Fa qualunque sacrificio sia necessario, anche
la morte, prima di diventare infedele.

Un amico pastore mi raccontava di essere andato a predicare in una grande chiesa la sera del venerdì santo. Il tempo era davvero pessimo e solo poche persone erano presenti. Per scusarsi il pastore della
chiesa gli disse: "Se non fosse stato per il cattivo tempo, ci sarebbe stata una gran folla ad ascoltarla stasera".

Sulle prime questa osservazione fece ribollire d'ira il visitatore, ma presto l'ira lasciò posto a pietà e tristezza. Guardando il suo ospite disse: "Si rende conto di quanto ha appena detto? Se il tempo non
fosse stato brutto una gran folla sarebbe venuta a questo culto di venerdì santo. Gesù morì il venerdì santo, ma i suoi seguaci non sono venuti al culto a causa del cattivo tempo ... "

All'inizio del mio ministero non avevo un'auto. Qualche volta andavo a piedi alla mia chiesetta. Qualche volta prendevo a prestito il cavallo e il calesse di un vecchio medico, il dottor George Burnett.

Una domenica mattina molto fredda e piovosa dissi al medico che non sarei andato nella mia chiesetta perchè dubitavo che ci sarebbe stato qualcuno al culto. Mi guardò con disprezzo. Mai dimenticherò
l'autorevole severità della sua voce: "E' suo dovere essere là. Prenda il cavallo e vada," disse.
Nessuno può dire di essere veramente vissuto finchè non trova qualcosa per cui valga la pena di morire. Tu non puoi realmente possedere il Regno di Dio finchè la causa di Dio non diventa per te più
importante della tua stessa vita. William L. Stidger racconta di un giovane che aveva battezzato
quand'era bambino. Il ragazzo era cresciuto e durante la seconda guerra mondiale prestava servizio in marina. Una sera la nave arrivò a Boston e il giovane andò a fare visita al suo vecchio pastore e amico.

Durante la visita il dottor Stidger chiese: "Beh, raccontami l'episodio più straordinario che hai vissuto finora". Il giovane sembrò esitare.
Non perchè gli fosse difficile scegliere l'episodio più straordinario, ma piuttosto perchè quanto aveva in mente era così bello e sacro che trovava difficile esprimerlo a parole.

Era comandante di una grossa nave da trasporto che attraversava l'Atlantico in convoglio. Un giorno un sommergibile nemico emerse all'improvviso lì vicino. Il giovane vide la bianca scia del siluro che si dirigeva verso la sua nave carica di soldati. Non aveva tempo di cambiare rotta. Attraverso l'interfono gridò: "Ragazzi, ci siamo!"

Lì vicino c'era un cacciatorpediniere di scorta. Anche il capitano del caccia aveva visto il sommergibile e il siluro. Senza un momento di esitazione ordinò: "Avanti tutta!" Il caccia si portò sulla traiettoria
del siluro e fu colpito in pieno;' esplose spezzandosi in due e affondò rapidamente. Nessuno dell'equipaggio si salvò.

Il giovane capitano rimase a lungo silenzioso. Poi guardò in viso il pastore al quale era affezionato e disse: "Dottor Stidger, il comandante di quel caccia era il mio migliore amico". Tacque di nuovo per
un po', poi, lentamente, disse: "Lei sa quale versetto della Bibbia ha ora un significato specifico per me. E' questo: 'Nessuno ha amore più grande che quello di dare la sua vita per i suoi amici' (Giovanni 15:13)".

Il figlio di Dio esce in battaglia,
per conquistare una corona regale.
La sua bandiero rosso sangue sventola da lontano,
chi andrà al suo seguito?

  • Essere povero in ispirito significa rinunciare al proprio orgoglio;
  • far cordoglio significa pentirsi fino al punto di rinunciare ai propri peccati;
  • mansuetudine significa che dobbiamo arrenderci fino nell'intimo ai piani e scopi di Dio;
  • la nostra fame di Dio significa rinunciare alle nostre ambizioni per tutto il resto;
  • essere misericordiosi significa ricambiare col bene il male ricevuto;
  • per la purezza dobbiamo abbandonare tutte le cose impure;
  • essere artefici di pace è scegliere Dio completamente.

Questi sono i sette ingredienti della giustizia. Debbono essere acquistati a prezzo. Beati quelli che pagano il prezzo, "perchè di loro è il regno dei cieli".

Dal libro: La pschiatria di Dio 

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