L’unica speranza nella tempesta imminente - David Wilkerson

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Dio promise al profeta Zaccaria che negli ultimi giorni avrebbe agito come un muro di fuoco protettivo attorno al suo popolo: «IO, dice il Signore, sarò per lei un muro di fuoco tutto intorno, e sarò la sua gloria in mezzo a lei» (Zaccaria 2:5).

Anche Isaia testimonia questo: «perché tu sei stato (…) un’ombra contro l’arsura, poiché il soffio dei tiranni era come una tempesta che batte la muraglia » (Isaia 25:4). «Ci sarà un riparo per far ombra di giorno e proteggere dal caldo, e per servir di rifugio e d’asilo durante la tempesta e la pioggia » (Isaia 4:6).

Queste promesse intendono confortarci come avvertimenti preventivi. Si può vedere che tutti i profeti parlano di una tempesta imminente negli ultimi giorni. Questa tempesta si infrangerà contro il muro protettivo di Dio con violenza.

Gesù dice che questa tempesta sarà tanto spaventosa e opprimente che le persone, nel vederla formarsi, si sentiranno mancare il cuore (vedi Luca 21:26). Se Gesù dice che la tempesta sarà tanto violenta, possiamo essere certi che sarà un momento importante nella storia. Eppure la Bibbia ci dice che Dio non lancia mai il suo giudizio su una civiltà senza prima rivelare ai suoi profeti cosa intende fare: «Poiché il Signore, Dio, non fa nulla senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti» (Amos:3:7).

Quale meravigliosa dimostrazione del grande amore che il Signore ha per il suo popoli. Studiando con attenzione le scritture dei profeti, si può vedere che Dio agisce sempre in questo modo. Appena prima di qualche tempesta del giudizio, il Signore comanda sempre ai suoi profeti di avvertire il popolo in modo che torni a lui: «Ho parlato ai profeti, ho moltiplicato le visioni, e per mezzo dei profeti ho proposto parabole » (Osea 12:11).

Inoltre, Dio è tanto fedele da parlare nei tempi di prosperità, appena prima che la furia del giudizio colpisca. Quando le nuvole di tempesta si stanno ancora formando lui manda le voci dei profeti per tutta la terra. Secondo la Scrittura, quando una nazione peccaminosa era prospera e in pace, Dio diceva ai suoi profeti di avvertire che i tempi felici sarebbero presto finiti: «Non dovreste forse dare ascolto alle parole che il SIGNORE degli eserciti ha proclamate mediante i profeti del passato quando Gerusalemme era abitata e tranquilla» (Zaccaria 7:7).

Attraverso Osea disse: «Per questo li faccio a pezzi mediante i profeti, li uccido con le parole della mia bocca» (Osea 6:5). Dio, in pratica, stava dicendo: «La parola che vi mando sarà così chiara che vi colpirà se il vostro cuore è aperto. Vi farà cadere sulla faccia e pentire». Dobbiamo sempre ricordarci di questo: il proposito di Dio quando ci richiama amorevolmente a lui è quello di proteggerci nei periodi della tempesta. Eppure, molto spesso nella storia biblica, quando Dio lanciò questi avvertimenti, il popolo rifiutò di ascoltare: «Il Signore mandò loro dei profeti per ricondurli a sé e questi protestarono contro la loro condotta, ma essi non vollero ascoltarli» (2 Cronache 24:19).

Quasi sempre, il popolo di Dio si stancava di questi avvertimenti. Questo era particolarmente vero quando un profeta continuava ad annunciare una tempesta per degli anni e la società rimaneva prospera e in pace. Dopo un po’ la gente cominciava a ignorare la voce del profeta. Semplicemente, non volevano più sentirlo.

Possiamo vederlo nella risposta di Israele al profeta Isaia; il popolo disse: «Non ci annunziate visioni di cose vere! Diteci cose piacevoli, vedete cose immaginarie!» (Isaia 30:10).

Possiamo immaginare di ritrovarci in una tale condizione? Questa gente sapeva che Isaia stava dicendo la verità, che una grande tempesta stava giungendo, ma si erano stancati di sentirlo. Preferivano sentire “cose piacevoli”. (…) In altre parole, stavano dicendo a Isaia: «Non predicarci nulla che possa disequilibrare lo status quo o renderci nervosi».

Questo modo di pensare si è insinuato nella chiesa di Gesù Cristo. Credenti che sono stati devoti a Gesù per anni ora preferiscono guardare le loro televisioni solo per vedere orribili notizie di violenze, disastri, fame, crimini e immoralità. Dopo un po’ di tempo, le loro menti si saziano di queste cattive notizie e i loro cuori si induriscono. Per loro, anche la peggiore notizia è “solo un’altra notizia”.

Spesso mi chiedo: c’è ancora qualcosa che possa colpirci? Abbiamo già sentito qualsiasi tipo di terribile notizia che fosse possibile sentire. Quali disastri o calamità potrebbero scioccarci?

Amati, Dio è raccapricciato da questo tipo di attitudine tra il suo popolo! Possiamo vederlo negli ammonimenti del profeta Ezechiele. Nel tempo in cui Ezechiele profetizzò, Israele prosperava ed era in pace con le nazioni confinanti. Eppure il Signore disse a Ezechiele di portare questo messaggio al popolo: «Io ridurrò il paese in una desolazione, in un deserto; l’orgoglio della sua forza finirà, e i monti d’Israele saranno così desolati che nessuno vi passerà più (…) per tutte le abominazioni che hanno commesse» (Ezechiele 33:28-29).

Il profeta viaggiò in lungo e in largo, predicando gli avvertimenti di Dio per molti anni. Ma il popolo si stancò di ascoltarlo. Nessuna delle parole di Ezechiele si era avverata. Al contrario, la nazione era diventata ancora più ricca.

A un certo punto le profezie di Ezechiele diventarono un divertimento per il popolo. Cominciarono a dargli dei nomignoli: “predicatore del giorno del giudizio”, “l’uomo che non sorride mai”, “Il signor cattiva notizia”. Ezechiele finalmente si stufò e disse: «Signore, mi hai ingannato. Nulla di ciò che mi hai detto è avvenuto. Ora tutti mi deridono!»

«(Gli israeliti) dicono: “Venite, prego, ad ascoltare la parola che proviene dal Signore!” Vengono da te come fa la folla; il mio popolo si siede davanti a te e ascolta le tue parole, ma non le mette in pratica; perché con la bocca fa mostra di molto amore, ma il suo cuore va dietro alla sua cupidigia (…) essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in  pratica; ma quando la cosa avverrà, ed ecco che sta per avvenire, essi sapranno che in mezzo a loro c’è stato un profeta» (Ezechiele 33:30-33).

Sei mai arrivato al punto di dire nel tuo cuore: «L’ho già sentito, non lo voglio ascoltare più»? Se sì, allora fa attenzione.

La maggioranza dei membri oggi rifiutano con forza tutti gli avvertimenti profetici di una tempesta imminente. Anzi, la chiesa americana è quella più sfacciatamente “buonista” della storia. Ma, come Israele, stiamo solo vivendo nella quiete prima della tempesta.

Mentre Mosè passava quaranta giorni sulla cima del monte, Israele indulgeva in uno spirito di sregolatezza. Il popolo voleva distrarsi e rilassarsi, così abbandonarono ogni santità. Ricordiamo i risultati: finì in un’orgia di persone nude e ubriache attorno a un vitello d’oro.

Allo stesso modo oggi, migliaia di cristiani stanno rigettando il giogo di Cristo, abbandonando tutti i limiti e le restrizioni. Questa attitudine è prevalente in molti libri e riviste cristiani. È come se i nostri leader stesero dicendo: «Rilassati, Dio non è severo. È il nostro papà, siamo i suoi ragazzi, e dovremmo tutti spassarcela. Non lasciare che nessuno interrompa il tuo divertimento». Come potrebbe essere questo il frutto dello Spirito Santo?

Infatti, la Bibbia dice che verrà un tempo in cui il popolo di Dio non saprà più arrossire. Proprio ora, la chiesa non si vergogna né arrossisce perché abbiamo visto e sentito abbastanza. Eppure, questo è solo l’inizio.

«Ecco, vengono i giorni, dice il Signore, Dio, in cui io manderò la fame nel paese, non fame di sete o d’acqua, ma la fame e la sete di ascoltare la parola del Signore» (Amos:8:11). Da notare è che questo verso non dice che ci sarà carestia di predicazioni. Dio non potrebbe mai tenere per sé gli avvertimenti destinati alla sua chiesa, perché solo la sua verità può renderci liberi.

No, la profezia di Amos non riguarda le predicazioni leggere e superficiali che sentiamo oggi. Invece, quello che sta succedendo nella chiesa moderna è una carestia di ascolto. Non c’è la volontà di ascoltare la vera Parola di Dio. Invece, la gente chiude occhi e orecchie, indurendo i propri cuori e dicendo: «Non voglio più ascoltare».

Prima dell’attuale crisi, ho ricevuto lettere da cristiani che dicevano: «Hai profetizzato per anni riguardo alle “nuvole di tempesta” e a un “prossimo disastro”. Eppure, tutto quello che hai fatto è stato spaventare molti cristiani che credevano alle tue parole. La verità è che si è verificato l’opposto. Invece di una tempesta abbiamo avuto un boom economico, con una ricchezza mai vista. Non c’è un solo segno all’orizzonte che suggerisca una prossima crisi». Questo fu prima della crisi economica che ebbe ripercussioni per tutto il globo.

L’apostolo Pietro predisse che molti credenti avrebbero condiviso l’opinione di questi schernitori: «Negli ultimi giorni verranno schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo i propri desideri peccaminosi e diranno, dov’è la promessa della sua venuta? Perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio della creazione» (2 Pietro 3:3-4). In altre parole: «La gente dirà, dov’è la cosiddetta tempesta? Tutto va avanti come sempre».

Questa è la ragione principale per cui Dio dice ai suoi profeti di urlare i loro avvertimenti dai tetti delle case. Vuole avvertire il suo popolo, desidera animarci perché lo cerchiamo. Vuole condannare i nostri tentativi di rigettare il giogo di Cristo e conformarci al mondo. Vuole che manteniamo i nostri occhi su Gesù, in cerca delle cose celesti, perché saranno le uniche che resisteranno quando il vento della tempesta comincerà a soffiare.

Appena prima della sua morte e risurrezione, Gesù guardò in faccia un orrenda tempesta. Vide quello che era prossimo: Gerusalemme sarebbe stata circondata da potenti eserciti, il tempio sarebbe stato distrutto, la città rasa al suolo e migliaia sarebbero morti sulle croci erette dagli invasori. L’intera società ebraica di quel tempo era in procinto di collassare.

Sappiamo che Gesù era l’impersonificazione dell’amore di Dio. Eppure egli annunciò, profetizzò e pianse sulla sua società, perché vide ciò che stava arrivando: «Allora vi sarà una grande tribolazione, quale non v’è stata dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. Se quei giorni non fossero stati abbreviati nessuno scamperebbe» (Matteo 24:21-22).

Se ci pensate, i giorni di Gesù erano molto simili ai nostri. Regnavano la pace e la tranquillità. I bambini giocavano per le strade. Ma Gesù descrisse la sua società come una generazione di vipere: sacerdoti che derubavano le vedove, schernitori, blasfemi, adulteri, molestatori, una chiesa corrotta piena di usurai, un ministero pieno di lupi vestiti da pecore, falsi accusatori, bugiardi, imbroglioni, ipocriti, amanti del piacere, fornicatori. Cristo avvertì: «Una terribile tempesta sta arrivando. Preparate i vostri cuori».

Quando ho cominciato a preparare questo messaggio, sono stato schiacciato da uno spirito di cattivi presagi. Tutto quello a cui potevo pensare era la terribile condizione della chiesa e come il diavolo stesse usando delle malevole sottigliezze per ingannare gli eletti di Dio. I cristiani sembravano più che altro concentrati sui loro propri bisogni; “i miei bisogni, i miei problemi, il mio passato, il mio futuro, come i miei amici sono stati mancanti, come la chiesa mi ha ferito”. Il popolo di Dio non stava più piangendo per il mondo morente.

Per un po’ questo tragico fatto mi ha schiacciato. Poi lo Spirito Santo mi ha mostrato come il nostro Signore ha reagito di fronte alla tempesta. L’apostolo Giovanni scrive: «Perché quale egli è, tali siamo anche noi in questo mondo». (1 Giovanni 4:17). Dobbiamo semplicemente avere lo stesso modo di pensare di Gesù in tutte le cose. Altrimenti i nostri cuori ci mancheranno.

La Bibbia non fornisce prove di un Cristo depresso, spaventato, o privo di speranza. Non si disperava, non cadeva nel panico; nonostante tutto quello che sapeva dover accadere, Gesù conosceva il risultato finale. Sapeva che le porte dell’inferno non potevano prevalere contro il popolo di Dio.

Davide ci mostra un chiaro esempio dell’atteggiamento di Gesù di fronte alla tempesta. Parla profeticamente di Cristo, dicendo: «Io ho avuto il Signore continuamente davanti agli occhi, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso» (Atti 2:25). «Infatti Davide parlava di lui» (Stesso verso).

Inoltre, Davide citò Gesù, dicendo: «Per questo si è rallegrato il mio cuore, la mia lingua ha giubilato e anche la mia carne riposerà nella speranza» (verso 26). Questo è il segreto: Gesù aveva sempre il Padre davanti a sé. Il senso letterale è questo: «Ero sempre nella sua presenza, osservando il suo volto».

Gesù cercava continuamente luoghi segreti in cui isolarsi col Padre. E fu solo dopo essere stato alla presenza di Dio che Cristo cominciò il suo ministerio, totalmente certo che il Padre era sempre con lui: «Egli è al mio fianco e nulla su questa terra può smuovermi!» il significato del termine greco per “smuovere” in questo caso è “agitato o scosso, disturbato”. Gesù stava dicendo: «Nessuno di questi problemi, mali o eventi futuri può abbattermi o scuotere la mia certezza. Il Padre è completamente in controllo».

Miei cari, se vogliamo affrontare la tempesta, dobbiamo essere pronti, in modo che nulla disturbi il nostro spirito. L’unico modo per farlo è spendere del tempo alla presenza del Padre, guardando il suo volto. Dobbiamo isolarci con lui, in ginocchio, abituandoci alla sua presenza, cercandolo, finché non siamo pienamente convinti che è al nostro fianco.

Dio ci sta dicendo chiaramente: «Non siate scossi o agitati da nulla di ciò che vedete. Tenete il vostro sguardo fisso su di me e conserverete la vostra gioia». In accordo con Davide, Gesù dichiarò: «Tu mi riempirai di gioia con la tua presenza» (Atti 2:28).

È come se Cristo ci stesse dicendo: «Ho affrontato tutto quello che state per affrontare negli ultimi giorni. Ho avuto gli stessi cattivi presentimenti, perché ho visto la tempesta. Ma sono corso alla presenza del Padre e mi ha sollevato dalle mie preoccupazioni. Mi ha mostrato il risultato finale. E alla sua presenza ho trovato tutta la gioia, la speranza e il riposo di cui potevo aver bisogno, ora e per sempre. Ho pace e gioia perché sono con lui». «La mia carne riposerà nella speranza» (Atti 2:26).

Fonte:  http://www.worldchallenge.org

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