Gioire nella sofferenza

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Si può gioire nella sofferenza? Per un figlio di Dio si può, questo ci dice come vivere le nostre prove e le nostre sofferenze.
 
2 Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate, 3 sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. 4 E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti.
(Giacomo 1:2-4)
 
Questi versetti ci fanno capire che le prove ci devono essere. Le prove prima o poi toccano tutti e colpiscono nei campi più diversi della nostra vita. Possono colpirci nel lavoro, nel rapporto tra figli e genitori, nel rapporto tra genitori. Per esempio è una prova quando veniamo presi in giro per la nostra fede. Quando veniamo presi in giro perché crediamo in Cristo. Queste sono delle prove che Dio permette proprio per metterci alla prova. E questo metterci alla prova non fa altro che fortificarci e renderci costanti, costanti nella fede. Grazie alle prove noi riusciamo a dimostrare la fedeltà in Dio ed a dimostrarla in modo costante.
 
Le prove dobbiamo accettarle perché ci vengono da Dio, notiamo bene cosa ci dice Giacomo, esse devono essere “considerate” con una grande gioia. La gioia è un atteggiamento, un atteggiamento positivo. Il credente che gioisce nelle prove e nelle sofferenze da gloria al Signore nostro Dio.
 
Un altro particolare di quanto ci insegna il Signore attraverso Giacomo: il gioire nella sofferenza ci rende costanti nell’amare Dio e quindi ci rende perseveranti e costanti nell’adorare Dio e nel glorificarlo, in questo modo diventiamo sempre più dei credenti maturi, completi e di nulla mancanti.
 
Adesso viene la parte interessante, come realizziamo la gioia nella sofferenza? in questo proposito ci viene in aiuto questo versetto:
 
16 Siate sempre gioiosi; 17 non cessate mai di pregare; 18 in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
 
(1 Tessalonicesi 5:16-18)
 
Cosa dice Paolo ai credenti di Tessalonica: siate sempre nella gioia! E’ un comando, vuole essere un comando ad assumere l’atteggiamento della gioia. C’è anche una seconda esortazione che è quella della preghiera, l’esortazione a non cessare mai di pregare. Come possiamo mai cessare di pregare? Lo possiamo fare in ogni momento della nostra giornata ringraziando Dio il nostro Signore delle benedizioni che ci da, anche nelle sofferenze. Come abbiamo già detto in precedenza le sofferenze sono delle prove che il signore ci da e che ci permette di superare proprio perché lui è in noi.
 
Inoltre dobbiamo tener ben presente che le sofferenze sono diverse dalle punizioni a causa dei nostri peccati, ma dobbiamo vederle più come delle prove, in questo caso il Signore vuole solo rendere costante la nostra vita nella sua gloria.
 
Poi Neemia disse loro: «Andate, mangiate cibi grassi e bevete bevande dolci, e mandate delle porzioni a quelli che non hanno preparato nulla per loro; perché questo giorno è consacrato al nostro Signore; non siate tristi; perché la gioia del SIGNORE è la vostra forza».
 
(Neemia 8:10)
 
come vediamo anche in questo versetto: la gioia del Signore è la nostra forza.
 
Vediamo anche quest’altro passo nei salmi:
 
Trova la tua gioia nel SIGNORE,
ed egli appagherà i desideri del tuo cuore.
 
(Salmo 37:4)
 
Un altro spunto di riflessione è quando pensiamo a quello che saremo nel nostro futuro glorioso nel Signore Gesù Cristo. Infatti guardiamo a quello che Gesù ha passato:
 
Così anche voi siete ora nel dolore; ma io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi toglierà la vostra gioia.
 
(Giovanni 16:22)
 
questo versetto riporta le parole di Gesù ed esse sono di grandissima edificazione nei confronti dei discepoli, prima, e nei nostri confronti adesso. Gesù sapeva quanto gli stavano preparando ma nonostante ciò aveva la forza di dire a tutti noi che quando sarà con noi risorto nessuno ci toglierà la nostra gioia.
 
Altro spunto di riflessione è che sia la gioia che la sofferenza deve essere condivisa nel corpo della chiesa in cui siamo messi. Infatti se un membro della chiesa soffre allora tutta la chiesa soffre; se un membro della chiesa gioisce allora tutta la chiesa gioisce. Tutto questo, specialmente nella sofferenza, si chiama compassione.
 
Voglio chiudere con l’immagine di una gru: da una parte c’è il peso delle nostre sofferenze, dall’altra parte c’è il nostro signore Gesù. L’insieme si tiene perché Gesù è l’unico ad aiutarci a sopportare un qualsiasi carico di sofferenza. Se togliamo Gesù la gru (noi stessi) crolla.
 
Che Dio vi benedica.
 
 

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