Corpus Domini - Il Corpo del Signore

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La vita dell’uomo medievale: intreccio di cultura e liturgia, di fede e superstizione

Questa festa è celebrata dalla chiesa cattolica romana per onorare l’istituzione dell’Eucarestia. Corpus Domini in latino significa corpo del Signore.

Fu istituita da Urbano IV (bolla 8 settembre 1264) e dichiarata obbligatoria per tutta la chiesa da Clemente V (1331).

Le prime tracce di una dottrina della trasmutazione degli elementi della Cena del Signore affiorano timidamente in Giustino Martire, un filosofo greco di natali pagani vissuto nel 100-165, ma non sono certo di fonte evangelica.

È interessante considerare l’aspetto della pietà popolare nel medioevo per poter comprendere come lentamente si sia arrivati all’affermazione fissata nel dogma della transustanziazione che dice:

“Quando il prete pronuncia le parole della consacrazione della messa, si compie sull’altare un miracolo: il pane ed il vino mantengono il loro aspetto (specie accidentalis), le loro qualità esteriori, colore e gusto, ma la loro sostanza cambia nella sostanza del Corpo e del Sangue di Cristo.

 

Nel medioevo la chiesa era riconosciuta come un naturale e sacro quanto inviolabile sistema giuridico a cui ci si sottometteva volontariamente ed incondizionatamente. Con profonda riverenza il laico stava di fronte al prete come di fronte al mediatore fra cielo e terra.

La vita dei singoli trascorreva in continuo contatto con la chiesa e con le usanze religiose. Ciascuno andava frequentemente a messa e diceva spesso durante il giorno preghiere, formule di benedizione e formule magiche. La benedizione sacerdotale non mancava così alle nozze o alla ammissione agli ordini cavallereschi, come all’incoronazione dei re. Venivano benedette la casa, il cortile, il pozzo, il campo, il pane, il sale, la spada, la bandiera e molte altre cose.

In questi usi si intrecciavano fede e superstizione. Si credeva ai diavoli ed agli spiriti maligni come alle stregonerie. Le divinità pagane abbattute dalla chiesa sopravvivevano stranamente trasformate nella fede popolare.

All’uomo medievale è particolare una intensa eccitabilità spirituale... In questo stato di cose non era rara la “pia frode”.

La vita culturale era interamente dominata dalla liturgia. Si univa alle azione sacre del prete l’idea di una efficacia magico sacramentale.

Il più importante dei sacramenti

La chiesa cattolica annovera dal secolo dodicesimo sette sacramenti: battesimo, cresima, eucarestia, penitenza, estrema unzione, ordine sacro, matrimonio.

Secondo l’insegnamento i sacramenti hanno efficacia per mezzo della semplice esecuzione dell’atto, purché colui che li riceve non sia in peccato mortale. Anche il sacramento amministrato da un prete indegno è valido purché il prete abbia l’intenzione di amministrare rettamente il sacramento.

Tra i sette sacramenti l’eucarestia è fra i più importanti e costituiva il punto culminante di qualunque solenne servizio divino.

Esso racchiudeva in sé il “mistero” della incruenta ripetizione del sacrificio del Signore sul Golgota.

Idee e rappresentazioni di questa trasmutazione risalgono fino all’antichità cristiana, ma solo il Concilio del Laterano del 1215 ha fissato il dogma della transustanziazione, secondo cui, come abbiamo più sopra detto, quando il prete pronuncia le parole della consacrazione della messa si compie sull’altare un miracolo: mentre il pane ed il vino mantengono il loro aspetto esteriore, la loro sostanza cambia nella sostanza del Corpo e del Sangue del Signore.

Una conseguenza della dottrina della transustanziazione fu l’elevazione da parte del prete dell’ostia consacrata e la sua adorazione fatta dalla comunità inginocchiata.

Per evitare di versare a terra il vino o di profanare il sacro sangue, i laici rinunziarono dal dodicesimo secolo in poi al calice e si limitarono alla ricezione del pane.

Festa celebrativa

Fu appunto – come si è detto – per glorificare la transustanziazione che nel tredicesimo secolo fu istituita la festa del Corpus Domini.

Questa festa ebbe origine nel Belgio, dalla visioni di una religiosa, Giuliana, e fu sanzionata come abbiamo detto in principio da Urbano IV nel 1246.

Il fatto che questa festa venga istituita a distanza di dodici secoli dalla istituzione della “Santa Cena” quale le Scritture sacre ci tramandano, sta a dimostrare come non sia di origine biblica e come la sua creazione e formazione sia dovuta ad un processo trasformativo venutosi a formare lentamente nei secoli.

Agostino (III sec.) dava uninterpretazione mistico-spiritualista. Altri come Giovanni Damasceno e Isidoro diSiviglia davano uninterpretazione realistica.

La prima esposizione sistematica di questa dottrina risale all’epoca carolingia: Pascasio Radberto abate della Corbie: “De corpore et sanguine Domini” (844),

La sua tesi fu combattuta da Ratramno (884) con riferimento alle posizioni agostiniane. La tesi di Pascasio fu nuovamente combattuta da Berengario di Tours (1088). Ma fu condannato da parte di vari sinodi e si sottomise. La concezione più realistica fu fortificata e si ebbe il dogma nel IV concilio del Laterano.

 

Sotto la parola dogma si intende una proposizione di fede che la chiesa riconosce ufficialmente e che ha, anzi, elevata a norma di dottrina ecclesiastica.

Il dogma esige da tutti i credenti incondizionata sottomissione.

L’accettazione o il rifiuto del dogma decide sull’appartenenza alla chiesa cattolica.

Considerato questo, viene fatto di domandarsi: quante persone non credono questo o quel dogma della chiesa romana, non lo praticano, e pure sono considerate facenti parte dei suoi ranghi?

A Gesù solo attraverso la fede

Cosa diremo noi evangelici, cioè noi che fondiamo la nostra fede sopra la Parola di Dio infallibile guida del credente sopra la terra?

Anzitutto affermiamo solennemente questo: non crediamo che un rito od un atto liturgico qualunque esso sia abbia potere salvifico o santificante. Se nella primitiva chiesa il Signore per il suo SpiritoSanto dette come sue credenziali al corpo dei credenti delle facoltà di valore trascendentale, lo fece nel suo onnipotente e perfetto volere adattando a momento eccezionale, attività e poteri eccezionali.

Le dottrine delle chiesa che ritroveremo poi nelle epistole non mostrano più che la normale attività associata dei credenti debba svolgersi nello spirito eccezionale ed in molte parti transitorio descritto nel libro dei Fatti.

Non crediamo che il Battesimo e la Cena del Signore abbiano in loro una potenza purificatrice o salvifica, tranne la benedizione che è conseguente ad ogni ubbidienza ai comandamenti divini (Ef 3:17).

Se ciò fosse, tutti coloro che ne partecipano e che nella chiesa romana e protestante sono migliaia e migliaia, dovrebbero averne risentito il beneficio per cui queste chiese dovrebbero avere in tutti questi dei membri santi in ogni particolare attività della vita. Le cose sono ben differenti.

Noi vediamo ad ogni pie’ sospinto che vivono la vita conforme al frutto dello Spirito Santo coloro che sono venuti in contatto diretto col Signore non attraverso un rito o un sacramento, ma attraverso la fede nel Signore che ha permesso allo Spirito Santo di fare del credente “il tempio di Dio”. E ciò è solo per la fede non nel rito, ma in Dio.

Una nostra cara sorella nella fede un giorno visitata all’ospedale dove era degente da una zelatrice della chiesa cattolica ebbe a sentirsi dire da questa quanto fosse grande l’efficacia della santa eucarestia, cioè della mensa eucaristica che, secondo l’insegnamento cattolico, è appunto la partecipazione alla comunione per la ricezione dell’ostia consacrata amministrata dal prete.

La nostra sorella ascoltò con rispetto le parole della signora cattolica e poi con semplicità e saggezza rispose con una domanda:

“Perché signora questo atto a cui ella dà tanto valore e dal quale ella dice ricevere tanto bene non produce nessun reale beneficio spirituale nella grande massa dei cattolici che lo compiono?”. La saggia domanda rimase senza convincente risposta.

Quale il valore di un atto liturgico?

La più pericolosa posizione che possa prendere l’insegnamento religioso è quella che viene dall’elevare un rito ad atto di potenza tale da essere di per se stesso capace di conferire grazia.

Si assiste alla cerimonia, molte volte imponente e sentimentalmente suggestiva, di masse di bambini ammessi alla prima comunione che praticamente significherebbe la prima celebrazione per loro della festa del “Corpus Domini.

 

Queste creature in alcuni casi sono splendidamente vestite. Fra famiglia e famiglia passa spesso una gara non alla gloria diDio circa gli abiti, ma alla soddisfazione di una personale vanità che è in opposizione al valore sacro che dovrebbe avere il rito.

Si sono impartiti a questi bimbi degli insegnamenti che uniscono delle verità fondamentali della rivelazione biblica a delle formule dogmatiche extra bibliche, ed il tutto senza la assimilazione della mente e del cuore per mezzo della FEDE.

Si partecipa alla festa, senza che se ne sia capita quella che ne potrebbe essere l’importanza (se un rito potrebbe sostituirsi alla realtà spirituale) e quando dopo che – come avviene – un pranzo copioso è seguito al rito religioso ci si è rallegrati (forse qualcuno ha bevuto più del solito) e la giornata è terminata, tutto purtroppo è con la giornata realmente finito, perché nulla di trasformativo cominciò.

Nulla è avvenuto di reale, sostanzialmente modificante della giovane anima.

Ho veduto dei bambini – miei scolari – che dopo la celebrazione della festa cresima-comunione erano riguardo a ubbidienza, sensibilità al peccato, bugia, invidiuzze proprie dell’animo infantile, malignità e colpe caratteristiche dell’età e della psicologia di quel tempo di vita, in tutto eguali al tempo precedente la celebrazione del rito.

Quale valore può avere un atto di liturgia se non provoca la modificazione che la sua istituzione prometteva? Nel tal caso: nientemeno che la presenza del Signore nel cuore di una persona.

Ricordo le parole di una signora la cui bimba fu ammessa alla cresima-comunione. Quando io le feci noto il pensiero del Signore riguardo alla comunione, quella con amarezza disse:

“Realizzo pienamente che questi atti religiosi sono soltanto delle tradizioni cui noi tutti ci sottoponiamo”.

Parole vere e pur parole che macchiano di colpevolezza chi le pronunzia poiché mostrano con quanta leggerezza si segua il corso di questo mondo (anche il corso religioso!) senza accertarsi della bontà o meno di quello che facciamo specie considerando il carattere sacro che tali atti si dice debbano avere.

Un rito non può trasmettere la presenza di Dio

Come sono preziose e reale le parole del benedetto Signore quando, dopo avere dato nella sinagoga diCapernaum quegli insegnamenti riguardanti la comunione con lui tanto intesa e profonda da essere paragonata ad un “mangiare e bere di lui”, aggiunse, acciocché la speculazione umana non li travisasse (come purtroppo i cattolici e i luterani hanno fatto):

“Lo Spirito è quello che vivifica, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ragiono sono Spirito e vita” (Giov. 6:63).

È il Signore che, in riferimento alla comunione sua e del padre con i credenti, affermerà con solennità ed infinita dolcezza:

“Chi hai i miei comandamenti e li osserva, esso è quel che mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio; ed io l’amerò e me gli manifesterò. Se alcuno mi ama osserverò la mia parola e il Padre mio l’amerà; e noi verremo a lui e faremo dimora appo lui” (Evangelo di Giov. 14:21-23).

La promessa della comunione dei credenti con il Signore non è basata sulla esecuzione e partecipazione di un certo rito come un potere magico che largisce i suoi benefici anche se chi ne partecipa non sia perfettamente consapevole o consenziente e chi lo amministra non sia perfettamente puro.

Queste parole più sopra scritte mostrano che la presenza di Dio nella vita umana e la comunione con l’uomo sono date non da un rito, ma dall’amore dell’anima a Dio e dalla santa ubbidienza gioiosa alle espressioni perfette della volontà divina.

Tutto questo è il prodotto della fede.

Nella Parola divina la vita eterna non è promessa a chi partecipa alla eucarestia della chiesa romana, ma a chi crede nel Signore Gesù Cristo con fede reale e sincera e a chi ha la guida infallibile dello SpiritoSanto che illumina e spiega la Parola di Dio.

Testimonianze nel Vangelo di Giovanni

Nell’Evangelo di Giovanni le citazioni riguardanti la vita eterna sono numerose:

“Iddio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito figliuolo acciocché chiunque crede in lui non perisca ma abbia VITA ETERNA” (3:16).

“Chi crede nel figliuolo ha VITA ETERNA” (3:36).

“Chi beve dell’acqua che io gli darà non avrà giammai in eterno sete, anzi l’acqua che io gli darà diverrà in lui una fonte che scaturisce in VITA ETERNA” (4:14).

Questa espressione simbolica si riferisce allacqua spirituale delVangelo e alla grazia che è nella persona e nellopera del Signore Gesù. Latto simbolico del bere di questacqua significa appunto la fede che si appropria delle verità eterne e le fa sue come un assetato introduce in sé dellacqua fresca e pura.

“In verità in verità, io vi dico che chi ode la mia parola e crede in colui che mi ha mandato ha VITA ETERNA” (5:24).

“Voi non volete venire a me acciocché abbiate vita” (5:40).

Anche da questo punto è mostrato che l’essere in comunione col Signore per la fede dà la vita e il non riceverlo per mancanza di fede priva della vita eterna.

“Chi crede in me ha VITA ETERNA” (6:40).

“Chi crede in me ha VITA ETERNA” (6:47).

“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha VITA ETERNA” (6: 34).

“Io sono la porta, chi entra per me sarà salvato” (1o:9).

In tal caso con un’altra metafora il Signore mostra che la salvezza è unicamente attraverso lui e come ha parlato di bere l’acqua che lui dona o di mangiare e di bere di lui stesso, per esprimere in tal modo atti di assimilazione spirituale, qui egli si presenta come una porta: la porta del Cielo. E dice che l’atto del credere in lui è come un entrare attraverso una porta per avere salvezza. Questa porta è lui stesso!

“Io do loro (alle mie pecore) la VITA ETERNA” (10:28).

“Questa è la VITA ETERNA: che conoscano te che sei il solo vero Iddio e Gesù Cristo che tu hai mandato” (17:3)

• “Queste cose sono scritte acciocché voi crediate che Gesù è il Cristo, il figliuolo di Dio, e acciocché credendo abbiate VITA nel suo nome” (20:31).

Impossibile qualsiasi partecipazione

La chiusa dell’Evangelo di Giovanni mostra in tutto il suo splendore come la fede nel Signore Gesù Cristo sia la base sopra cui si erige l’edificio della salvezza delle anime e come questa fede possa aversi per mezzo della lettura della Parola di Dio fatta con sincerità ed onestà di cuore.

Per i cristiani evangelici che hanno avuto il privilegio di essere chiamati dal Signore alla sua meravigliosa luce è preziosa cosa il ritirarsi da ogni possibile partecipazione alle feste indette dalla speculazione umana e mostrare con la completa astrazione da queste il loro messaggio di opposizione e la ferma fiducia nella Parola diDio che dona al cuore al grazia che salva - se accettata per fede.

Perciò nella ricorrenza di queste feste religiose che esprimono chiaramente la invenzione umana la quale si ribella alla dottrina biblica, i cristiani evangelici non dovrebbero nemmeno indossare gli abiti di festa né minimamente partecipare ai divertimenti immancabilmente connessi a queste.

È quello il tempo della preghiera e della più profonda ricerca della comunione fraterna e con Dio, quando non lo è di digiuno e di dolore.

Gian Nunzio Artini

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