Le lettere di Berlicche

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Con una buona dose di ironia, proviamo ad immaginare che un vecchio diavolo in pensione, di nome Berlicche, si ritrovi nella situazione di dover istruire il nipote Malacoda, giovane apprendista tentatore, spiegandogli i mezzi e gli espedienti più idonei per conquistare (e per dannare) un giovane essere umano a lui “assegnato”.

Tutto ciò in una specie di gara con l’Angelo custode posto a protezione dello stesso uomo, e impegnato a fare di tutto per portare questo suo “paziente” alla salvezza. Quali suggerimenti darebbe, quali astuzie insegnerebbe per riuscire a far commettere esplicitamente all’uomo peccati che lo portino alla definitiva dannazione?

Questo è il contenuto di un libro famoso quanto bello, Le lettere di Berlicche, che abbiamo allegato qui con curiosità e divertimento, anche per conoscere meglio Clive Staples Lewis, straordinario scrittore cristiano e autore delle famose Cronache di Narnia.

Un libro che ci sentiamo di consigliare caldamente come utile e piacevole lettura per i mesi estivi. Anche per rendere più fruttuoso il periodo delle vacanze, che nella vita di un cristiano non è solo il riposo e lo svago, ma anche l’occasione di approfittare del tempo libero per riprendere e approfondire le questioni importanti per la propria vita spirituale, che durante i mesi lavorativi non sempre si riesce a curare adeguatamente.

Nelle 31 lettere di cui si compone il libro, pubblicato a Londra nel 1942, il lettore viene a conoscere le esatte parole che l’anziano diavolo, “sua Potente Abissale Sublimità il Sottosegretario Berlicche”, indirizza al giovane nipote Malacoda, per sostenerlo nel difficile compito di far cadere in tentazione l’uomo che gli è stato assegnato in custodia.

Un’opera così originale e piena di humour nacque, in realtà, per un’ispirazione improvvisa: all’uscita di una chiesa, una domenica mattina d’estate, si configurò nella mente dell’autore qualcosa che, per dirla con le sue stesse parole, «potrebbe essere sia utile sia divertente […]. L’idea sarebbe quella di mostrare tutta la psicologia della tentazione dall’altro punto di vista».

Noi non leggiamo le lettere che Malacoda inizialmente scrive a Berlicche, ma possiamo agevolmente dedurre il loro contenuto dalle risposte dello zio, il quale offre al nipote una serie di ricchi consigli per dannare le anime soprattutto degli uomini giovani, con tentazioni riguardanti l’amicizia, l’amore, l’orgoglio, il legame con i genitori, la sessualità, la gola.

Il libro si apre con la notizia allarmante, per i due tentatori, che il “paziente” si è convertito al Cristianesimo: il giovane Malacoda viene severamente rimproverato, e incaricato di minare e indebolire questa nuova fede, facendo di tutto per indurre l’uomo a commettere esplicitamente dei peccati che possano portarlo alla sua dannazione definitiva.

È importante – e illuminante – già da ora notare quale metodo venga consigliato da Berlicche a questo scopo: «il dolce scorrevole pendio dei piccoli e quasi insignificanti peccati abituali è assai meglio di qualsiasi peccato grandioso ed evidente» (come potrebbero essere omicidi, violenze, atti fortemente antisociali, guerre, ecc.).

Le lettere si susseguono come una discussione alternativa della dottrina cristiana, raccontata per antitesi. Il tono divertente permette di accostare temi molto delicati e non sempre facili da trattare. In aiuto viene la geniale trovata di mettere il lettore “nei panni” di Malacoda: un espediente che aiuta a far risaltare meglio i veri aspetti della vita cristiana, poiché le indicazioni date dal vecchio diavolo assumono la forma di indicazioni “alla rovescia”, cioè di precetti da cui è bene che gli uomini si tengano lontani. Secondo Berlicche,

Malacoda deve ad esempio instillare nella sua vittima:

  • falsità,
  • ipocrisia,
  • approssimazione,
  • pregiudizi e fedeltà a valori vaghi e a piaceri immaginari, piuttosto che a gioie derivanti dall’esperienza del concreto: solo così l’uomo resterà lontano dall’amore che il Nemico (Dio) prova nei confronti delle sue creature.

Un amore che i diavoli, infatti, non possono arrivare a comprendere: «Per noi un essere umano è innanzi tutto cibo; nostro scopo è l’assorbimento della sua volontà nella nostra, l’aumento, a sue spese, della nostra area di egoismo.

Ma l’obbedienza che il Nemico chiede all’uomo è cosa del tutto diversa. Bisogna guardare in faccia al fatto che tutto quel parlare intorno al Suo amore per gli uomini, e intorno al Suo servizio come perfetta libertà, non è (come si vorrebbe allegramente credere) pura propaganda, ma una terribile verità.

Egli vuole proprio riempire l’universo di una quantità di nauseanti piccole imitazioni di Se stesso, creature la cui vita, in miniatura, sarà qualitativamente come la Sua, non perché Egli li assorbirà, ma perché le loro volontà si conformeranno liberamente alla Sua.

Noi vogliamo mandrie che finiranno per diventare cibo; Egli vuole servi che diverranno infine, figliuoli. Noi vogliamo assorbire, Egli vuoi concedere in abbondanza. Noi siamo vuoti e vorremmo riempirci; Egli possiede la pienezza e trabocca.

La nostra guerra ha per scopo un mondo nel quale il Nostro Padre Laggiù abbia attratto in sé tutti gli altri esseri; il Nemico vuole un mondo pieno di esseri uniti a Lui, ma sempre distinti».

In un’altra lettera, Berlicche consiglia astutamente al nipote di non separare troppo il suo assistito dalla sua realtà quotidiana, dalle piccole cose di ogni giorno, perché l’uomo legato alla sua ordinarietà non ha tempo per pensare alle faccende spirituali, quelle che potrebbero condurlo verso il Paradiso. «Ricordati che [l’uomo] non è, come te, un puro spirito. Non essendoti mai fatto uomo (ah! quell’abominevole vantaggio del Nemico!) tu non puoi capire come gli uomini siano schiavi dell’urgenza delle cose ordinarie». Tutta l’abilità del tentatore, insomma, ruota attorno ad un punto fondamentale: finché gli uomini si illuderanno di poter raggiungere la felicità terrena (e soprattutto, finché crederanno che sia un loro diritto), il diavolo avrà sempre speranza di farcela. Perché l’aspirazione ad essere padroni della propria vita, e la brama smodata di felicità terrena, favoriscono la crescita della paura della morte.

E questa paura, a sua volta, avvicina gli uomini all’inferno, rendendoli talmente attaccati alla propria vita da dimenticare di essere creature, mentre il timor di Dio che svanisce li illude di essere simili a Dei.

Per questo Berlicche consiglia al nipote di non rallegrarsi troppo del fatto che in Europa sia scoppiata la guerra mondiale: essa, in realtà, farà venir meno ogni tipo di dimenticanza e di distrazione tra gli uomini. Il costante e continuo richiamo alla morte, ridestato dalla guerra, ha infatti effetti disastrosi per i progetti dei tentatori, perché le anime umane sono spinte a riflettere e meditare sulla caducità della vita e a ricercare ciò per cui valga la pena davvero vivere e morire.

E in tal modo viene vanificata e resa inservibile una delle migliori armi diaboliche: la “mondanità soddisfatta”.
Sono tantissimi gli spunti di nutrimento spirituale contenuti questo piccolo libro. Lewis usa la sua grande abilità narrativa per affrontare il tema della verità, dell’amore e della salvezza dalla prospettiva di coloro che vivono nella, e per, la menzogna. Il risultato è straordinario sia per la godibilità della lettura, sia soprattutto per profondità di analisi del mistero del male e delle sue sottili – e troppo spesso dimenticate – dinamiche.

Un libro, insomma, che affronta in maniera piacevole, ma sistematica, il mistero del male, e che al tempo stesso però fa continuamente trasparire la bellezza del bene, del bello e del vero.

Grazie alle parole di Berlicche, ci rendiamo conto di tante piccole trappole – quasi irriconoscibili come tali – in cui possiamo cadere ogni giorno, persino quando crediamo di fare le cose nel modo più giusto.

Non sveliamo se, alla fine, Malacoda riuscirà a portare all’inferno il suo “paziente”. Ma non è questa la cosa importante.
Conta di più domandarci su quale strada stiamo camminando
noi stessi.


Sicuramente, si arriva alla fine del libro con una sensazione di rigetto nei confronti degli insegnamenti di Berlicche. E viene da chiedersi dove e quando, allo stesso modo, qualche giovane tentatore potrebbe essere in gara con il nostro Angelo custode.

Fonte: Notizie da Atlantide

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Il libro è acquistabile, tra le varie fonti anche da questo sito web:
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Ritratto di alex

8° Lettera

Personaggi, come definiti dal diavolo Berlicche

- IL NEMICO (Dio)
- BERLICCHE (il vecchio diavolo, lo zio di Malacoda)
- MALACODA (il giovane diavolo, nipote di Berlicche)
- IL PAZIENTE (il cristiano)
- CIBO (gli uomini)
-
CIRIATTO SANNUTO (Nome dato al Diavolo da Dante)
- NOSTRO PADRE (Satana)

Mio caro Malacoda,
dunque tu « nutrì grandi speranze che la fase religiosa del paziente stia morendo »? Io sono sempre stato d'opinione che la scuola di tirocinio fosse bell'e spacciata da quando Ciriatto Sannuto vi fu messo a capo, e ora ne sono sicuro. Non v'è mai stato nessuno che t'ha detto qualcosa sulla legge dell'Ondulazione?

Gli esseri umani sono anfibi - mezzo spirito e mezzo animale. (La risoluzione del Nemico di produrre un ibrido talmente ributtante fu una delle cose che decisero Nostro Padre a ritirargli il suo appoggio.)

Come spiriti essi appartengono al mondo dell'eternità, ma come animali sono abitatori del tempo. Ciò significa che, mentre il loro spirito può essere diretto verso un oggetto eterno, il loro corpo, le passioni e l'immaginazione sono in continuo divenire, poiché essere nel tempo significa mutare. Perciò la cosa che più li avvicina alla costanza è l'ondulazione - cioè il ripetuto ritorno a un livello dal quale ripetutamente si allontanano, una serie di depressioni e di elevazioni. Se tu avessi osservato attentamente il tuo paziente avresti scorto quest'ondulazione in ogni settore della sua vita - l'interesse per il lavoro, l'affetto verso gli amici, gli appetiti fisici, tutto va su e giù. Finché egli vivrà sulla terra periodi di ricchezza e di vivacità emotiva e corporale si alterneranno a periodi di torpore e di povertà. La fase di aridità e di ottusità che il tuo paziente sta ora attraversando non sono, come tu scioccamente supponi, effetto della tua abilità; sono puri fenomeni naturali che non ci apporteranno utilità alcuna, a meno che tu non li sappia usar bene.

Per decidere quale sia il miglior uso che ne puoi fare, devi chiederti qual è l'uso che desidera farne il Nemico, e poi agire all'opposto. Ora, può essere per te una sorpresa venire a sapere che nei suoi sforzi di impossessarsi
per sempre di un'anima, Egli si basa sulle depressioni ancor più che sulle elevazioni. Alcuni dei suoi speciali favoriti sono passati attraverso depressioni più lunghe e più profonde di qualsiasi altro. La ragione è questa.

Per noi un essere umano è innanzi tutto cibo; nostro scopo è l'assorbimento della sua volontà nella nostra, l'aumento, a sue spese, della nostra area di egoismo.

Ma l'obbedienza che il Nemico chiede all'uomo è cosa del tutto diversa. Bisogna guardare in faccia al fatto che tutto quel parlare intorno al Suo amore per gli uomini, e intorno al Suo servizio come perfetta libertà, non è (come si vorrebbe allegramente credere) pura propaganda, ma una terribile verità. Egli vuole proprio riempire l'universo di una quantità di nauseanti piccole imitazioni di Se stesso - creature la cui vita, in miniatura, sarà qualitativamente come la Sua, non perché Egli li assorbirà, ma perché le loro volontà si conformeranno liberamente alla Sua. Noi vogliamo mandrie che finiranno per diventare cibo; Egli vuole servi che diverranno infine, figliuoli. Noi vogliamo assorbire, Egli vuol concedere in abbondanza. Noi siamo vuoti e vorremmo riempirci; Egli possiede la pienezza e trabocca.

La nostra guerra ha per scopo un mondo nel quale il Nostro Padre Laggiù abbia attratto in sé tutti gli altri esseri; il Nemico vuole un mondo pieno di esseri uniti a Lui, ma sempre distinti.

Ed è qui che le depressioni entrano in gioco. Ti sarai spesso domandato perché il Nemico non fa maggior uso del Suo potere di essere sensibilmente presente alle anime umane in qualsiasi grado Egli scelga e in ogni momento.
Ma ora tu vedi che l'Irresistibile e l'Indiscutibile sono le due armi che la natura stessa del Suo schema gli proibisce di usare. Il semplice dominare la volontà
umana (come la sua presenza sentita farebbe certamente in qualsiasi grado che non fosse il più debole e il più mitigato) sarebbe inutile per Lui. Egli non può rapire.

Può soltanto corteggiare. Infatti ha l'ignobile idea di mangiare la torta e insieme di conservarla; le creature devono essere una cosa sola con Lui, ma intanto devono rimanere se stesse; puramente annullarle, o assimilarle,
non serve. È pronto a dominare un pochino all'inizio. Le metterà in moto con comunicazioni della Sua presenza che, quantunque deboli, sembrano grandi per esse, con emozioni dolci, e facendole superare facilmente le
tentazioni. Ma non permette mai che questo stato di cose duri a lungo. Presto o tardi ritira, non di fatto, ma dalla loro esperienza consapevole, tutti i sostegni e gli incentivi. Lascia che la creatura stia in piedi sulle sue
stesse gambe — a compiere puramente con la volontà doveri che hanno perduto ogni gusto. È durante tali periodi di elevazione, che la creatura diventa di quel genere che Egli desidera che sia. Donde le preghiere offerte in uno stato di aridità sono quelle che più gli sono gradite. Noi possiamo strascinare i nostri ammalati con una continua tentazione perché noi li destiniamo solo alla tavola, e maggiori saranno le interferenze
con la loro volontà e meglio sarà.

Egli non può "tentare" alla virtù come noi tentiamo al vizio. Egli vuole che essi imparino a camminare, e perciò deve tirar via la mano; e purché ci sia veramente la volontà di camminare, Egli sembra gradire perfino il loro inciampare.

Non ingannarti, Malacoda. La nostra causa non è mai in maggior pericolo di quando un essere umano, senza più desiderio ma ancora con l'intenzione di fare la volontà del nostro Nemico, si guarda intorno e scorge un universo dal quale ogni traccia di Lui sembra essere svanita, e si chiede perché è stato abbandonato, e tuttavia continua a ubbidire.

Ma naturalmente le depressioni offrono opportunità anche alla nostra parte. La prossima settimana ti darò alcune indicazioni di come sfruttarle.

Tuo affezionatissimo zio

Berlicche

Ritratto di alex

7° Lettera

Personaggi, come definiti dal diavolo Berlicche

- IL NEMICO (Dio)
- BERLICCHE (il vecchio diavolo, lo zio di Malacoda)
- MALACODA (il giovane diavolo, nipote di Berlicche)
- IL PAZIENTE (il cristiano)
- NOSTRO PADRE (Satana)


Mio caro Malacoda, mi fa meraviglia che tu mi chieda se sia essenziale tenere
il tuo paziente nell'ignoranza della tua esistenza.
A codesta domanda, almeno per l'attuale fase della lotta, è già stato risposto per noi dall'Alto Comando. La nostra politica per il momento, è di tenerci nascosti.

Naturalmente non è stato sempre così. Noi siamo di fronte a un dilemma crudele. Quando gli esseri umani non credono alla nostra esistenza perdiamo tutti i piacevoli risultati del terrorismo diretto e non riusciamo a far sorgere i fattucchieri. D'altra parte, quando credono in noi non siamo capaci di farli diventare materialisti o scettici. Almeno, non ancora. Ho grandi speranze che apprenderemo, a tempo debito, il modo di emozionalizzare e mitologizzare la loro scienza a tal punto che ciò che è, in realtà, fede in noi (quantunque non sotto questo nome) riuscirà a insinuarsi, mentre la mente umana rimarrà chiusa alla fede nel Nemico. La "Forza Vitale", l'adorazione del sesso, e alcuni aspetti della psicanalisi, potranno qui dimostrarsi utili. Se riusciremo a produrre il nostro capolavoro — il Mago Materialista, l'uomo che, non usi, ma veramente adori ciò che chiama vagamente "forze" mentre nega l'esistenza degli "spiriti" - allora sarà in vista la fine della guerra.

Ma nel frattempo dobbiamo obbedire ai nostri ordini.
Non credo che sarà molto difficile tenere all'oscuro il tuo paziente. Il fatto che i "diavoli" sono soprattutto figure comiche nella fantasia moderna, ti sarà d'aiuto.
Se qualche debole sospetto della tua esistenza cominciasse a sorgergli in mente, suggeriscigli la figura di qualcosa vestito con il costume scarlatto, e fa' in modo di convincerlo che dal momento che non può credere in quella cosa (è un metodo di confondere le loro idee che si trova in vecchi libri di testo), dal momento, adunque, che non può credere in quella cosa, non può credere
in te.

Non ho dimenticato la promessa di considerare se dobbiamo fare del tuo paziente un estremo patriota o un estremo pacifista. Tutti gli estremi, eccetto la estrema devozione al Nemico, sono da incoraggiarsi. Non
sempre, naturalmente, ma sì in questo periodo. Alcune età sono tiepide e compiacenti, ed è nostro affare cullarle in un sonno ancor più profondo. Altre età, delle quali la presente è una, sono squilibrate e pronte alla faziosità, e allora il nostro compito è di eccitarle.

Qualsiasi piccola cricca, tenuta insieme da qualche interesse che gli altri ignorano o che dispiace, tende a sviluppare nel suo seno un'ammirazione reciproca, da serra, e verso il mondo esterno un bel po' d'orgoglio e di odio ai quali si concede senza vergogna perché la "Causa" ne è garante e perché si pensa che quel sentimento sia impersonale. Perfino qualora il gruppetto abbia avuto origine per gli scopi del Nemico tutto quanto ho detto rimane vero. Noi vogliamo che la chiesa sia piccola non solo perché meno uomini conoscano il Nemico, ma anche perché quanti lo conoscono acquistino quell'intensità agitata e quel senso difensivo della propria rettitudine che è la caratteristica delle società segrete e della cricca. La chiesa stessa è, naturalmente, difesa da grosse batterie, e finora non siamo mai riusciti completamente a darle tutte le caratteristiche di una fazione; ma fazioni secondarie nel suo seno hanno prodotto spesso risultati ammirevoli, dai partiti di Paolo e di Apollo a Corinto, giù giù fino ai partiti della Chiesa Alta e della Chiesa Bassa in Inghilterra.

Se si riuscirà a indurre il tuo paziente a rifiutarsi di combattere per motivi di coscienza, egli si troverà automaticamente membro di una società piccina, vocale, organizzata e impopolare, e gli effetti di una tale posizione, in uno che è ancor novellino nel cristianesimo, saranno quasi certamente buoni. Ma soltanto quasi certamente.

Ha mai avuto dubbi seri sulla legittimità di servire in una guerra giusta prima che s'iniziasse la guerra presente? È un uomo che possiede un grande coraggio fisico - tanto grande che non verrà assalito da semiavvertite apprensioni rispetto ai veri motivi del suo pacifismo? Può, qualora si trovasse vicinissimo all'onestà (nessun essere umano le è mai molto vicino), può sentirsi senz'altro convinto d'essere spinto completamente dal desiderio di obbedire al Nemico? Se è un uomo di questo genere il suo pacifismo non ci farà probabilmente gran che bene,, e il Nemico lo proteggerà dalle conseguenze che solitamente derivano dal fatto di appartenere a una setta. Il miglior piano che, in tal caso, potresti scegliere sarebbe di tentare una crisi emotiva subitanea e confusa, dalla quale egli possa emergere come un inquieto convertito al patriottismo. Spesso si riesce in cose di questo genere. Ma se è il tipo che mi pare sia, tenta il pacifismo.

Qualunque strada egli prenda, il tuo compito principale sarà sempre lo stesso. Incomincia con il fargli trattare il patriottismo o il pacifismo come parte della sua religione. Poi, sotto l'influsso dello spirito di partigianeria, fa' in modo che lo consideri come la parte principale.

Poi, senza chiasso e per gradi, curalo in maniera da portarlo al livello nel quale la religione diviene soltanto una parte della "Causa", nel quale il cristianesimo è valutato principalmente per gli argomenti eccellenti
che può produrre in favore dello sforzo bellico britannico o del pacifismo. L'atteggiamento dal quale è necessario che tu lo difenda è quello nel quale gli affari temporali vengono trattati soprattutto come materiale per l'obbedienza. Una volta che sarai riuscito a fare del

Mondo il fine e della fede un mezzo, avrai quasi guadagnato il tuo uomo, e poco importa il genere dello scopo mondano al quale tenderà. Una volta che i comizi, gli opuscoli, le mosse politiche, i movimenti, le cause, e le crociate, saranno per lui più importanti delle preghiere e dei sacramenti e della carità, sarà tuo - e più sarà "religioso" (in quel senso) e più sicuramente sarà tuo.

Te ne potrei far vedere una gabbia abbastanza piena laggiù.

Tuo affezionatissimo zio

Berlicche


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Ritratto di alex

Personaggi, come definiti dal diavolo

- IL NEMICO (Dio)
- BERLICCHE (il vecchio diavolo)
- MALACODA (il giovane diavolo)
- IL PAZIENTE (il cristiano)
- NOSTRO PADRE (Satana)
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Mio caro Malacoda,
godo nel sapere che l'età e la professione del tuo paziente rendono possibile, sebbene non certa, la sua chiamata a prestar servizio militare. Dobbiamo fare in modo che si trovi nel massimo dell'incertezza, sicché la sua testa si riempia di schemi contraddittori nei riguardi del futuro, ciascuno dei quali possa provocare paura o speranza. Non v'è nulla che equivalga alla sospensione
e all'ansietà per barricare la mente di un essere umano contro il Nemico. Egli vuole uomini che si preoccupino di ciò che fanno: nostro compito è invece di farli pen sare sempre a ciò che capiterà loro.

Il tuo paziente avrà senz'altro raccolto l'idea che bisogna sottomettersi con pazienza alla volontà del Nemico.
Ciò che il Nemico intende dire con questo è, prima di tutto, che deve accettare con pazienza la tribolazione che gli viene di fatto accordata - l'ansietà presente e la presente sospensione dell'animo. È in relazione a ciò che egli deve dire: « La tua volontà sia fatta », e per il dovere quotidiano di sopportare ciò gli verrà dato il pane quotidiano.

Il tuo lavoro deve consistere nel far sì che il tuo paziente non pensi mai che il timore presente è la croce che gli vien consegnata, ma che pensi unicamente a quelle cose delle quali ha paura. Fa' in modo che consideri quelle come sue croci; fa' in modo che dimentichi che, dal momento che sono incompatibili tra di loro, non possono tutte capitare addosso a lui, e che tenti di praticare in anticipo la fortezza e la pazienza verso di esse.

Una vera rassegnazione, in uno stesso momento, a una dozzina di destini tutti diversi e tutti ipotetici, è quasi impossibile, e il Nemico non assiste molto coloro che tentano di farlo.

La rassegnazione alla sofferenza presente e reale, anche se tal sofferenza consiste nel timore, è molto più facile ed è di solito aiutata da codesta azione diretta.

Qui è in gioco una legge spirituale importante. Ti ho spiegato come tu possa svigorire le sue preghiere trasferendo la sua attenzione dal Nemico agli stati della sua mente intorno al Nemico. D'altra parte è più facile superare la paura quando la mente del paziente viene trasportata dalla cosa temuta al timore stesso, considerato come uno stato presente e indesiderabile della sua
mente; e se considererà il timore come la croce a lui destinata penserà inevitabilmente ad essa come a uno stato della mente.

Si può perciò formulare questa regola generale: in tutte le attività mentali che favoriscono la nostra causa, incoraggia il paziente a non preoccuparsi
di sé e a concentrarsi sull'oggetto, ma in tutte le attività favorevoli al Nemico fa' che la sua mente si ripiegi su se stessa. Fa' sì che un insulto o che il corpo di una donna attragga talmente la sua attenzione al di fuori che egli non abbia modo di far la riflessione: « Sto -, entrando nello stato che si chiama Ira - o nello stato che si chiama Lussuria ».

Al contrario, fa' in modo che la riflessione: « I miei sentimenti diventano ora più devoti, o più caritatevoli », attragga la sua attenzione verso l'intimo, sì che egli non guardi più al di là di se stesso e non riesca a vedere il nostro Nemico o il suo prossimo.

In merito al suo atteggiamento più generale nei confronti della guerra, non devi appoggiarti troppo su quei sentimenti di odio che gli esseri umani discutono con tanto gusto nei periodici cristiani e anticristiani. Nella sua angoscia il paziente può, naturalmente, venire incoraggiato a vendicarsi con qualche sentimento di vendetta contro i capi tedeschi, e questo, fino a un certo punto, va bene. Ma di solito si tratta di una specie di odio melodrammatico e mitico diretto contro capri espiatori immaginari. Egli non ha mai incontrato in vita questi uomini - che sono fantocci modellati su ciò che ricava dai giornali. I risultati di un tale odio chimerico offrono spesso grandi disillusioni, e di tutti gli esseri umani, gli inglesi sotto questo aspetto sono i più deplorevoli tiremmolla. Sono creature miserabili che proclamano ai quattro venti che bisogna usare la tortura con i loro nemici, e poi finiscono con l'offrire tè e sigarette al primo pilota tedesco che si presenti ferito alla porta di
servizio.

Qualunque cosa riuscirai a fare, nell'anima del tuo paziente ci sarà sempre un po' di benevolenza, insieme a un po' di malizia. L'importante è di dirigere la malevolenza verso i suoi vicini immediati, verso coloro che incontra ogni giorno, e di cacciare la benevolenza lontano, nella circonferenza remota, verso gente che egli non conosce. La malevolenza diventerà così perfettamente reale, e la benevolenza in gran parte immaginaria.

È completamente inutile eccitare il suo odio per i tedeschi se, nello stesso tempo, fra lui e sua madre, fra lui e il suo principale, e il signore che incontra in treno si sviluppa una perniciosa pratica abituale di carità. Immagina
che il tuo giovanotto sia una serie di cerchi concentrici; il più centrale è la volontà, poi l'intelletto, e finalmente la fantasia. È quasi impossibile sperare di
escludere subito, da tutti i cerchi, ogni cosa che abbia l'odore del Nemico. Ma tu devi continuamente fare in modo di spingere tutte le virtù verso l'esterno, finché si saranno fissate nel cerchio dell'immaginazione, e tutte le qualità desiderabili nell'interno, nella Volontà.

Le virtù sono per noi veramente fatali solo in quanto possono raggiungere la volontà per poi lì concretarsi in abitudini.
(Naturalmente non mi riferisco a ciò che il paziente, sbagliando, crede che sia la propria volontà, vale a dire quell'irritazione nervosa di risoluzioni e di denti serrati della quale ha coscienza, ma il centro vero e proprio, ciò insomma che il Nemico chiama: Cuore.)

Tutti i generi di virtù dipinti dalla fantasia o approvate dall'intelletto, o perfino, in qualche misura, quelle amate o ammirate, non riusciranno a tenere un uomo lontano dalla casa di Nostro Padre; lo possono anzi rendere più divertente quando vi giunga.

Tuo affezionatissimo zio
Berlicche

Qui il libro in pdf

Ritratto di alex

Personaggi, come definiti dal diavolo

- IL NEMICO (Dio)
- BERLICCHE (il vecchio diavolo)
- MALACODA (il giovane diavolo)
- GLI SCIOCCHI (gli uomini)
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Mio caro Malacoda,
le proposte da dilettante che appaiono nella tua ultima lettera mi suggeriscono che è ormai tempo che ti scriva esaurientemente sul penoso argomento della preghiera.

Avresti potuto fare a meno di dire che il mio consiglio relativo alle sue preghiere per la madre « si è dimostrato singolarmente sfortunato ». Non sono cose che un nipote dovrebbe permettersi di scrivere a suo zio - e neppure un tentatore jr al Sottosegretario di una sezione.

Quel tuo modo di fare rivela pure un desiderio spiacevole di scaricare le responsabilità. Devi imparare a pagare per le tue balordaggini.

La cosa migliore, se fosse possibile, sarebbe di tenere il paziente completamente lontano da qualsiasi seria intenzione di pregare. Quando il paziente è un adulto riconvertito da poco al partito del Nemico, come il tuo
giovanotto, la cosa migliore è di incoraggiarlo a ricordare, o di fargli pensare che ricorda il modo pappagallesco con il quale pregava quand'era fanciullo. Come reazione a ciò lo si potrebbe persuadere a tendere a qualcosa che sia del tutto spontaneo, interiore, non formalistico, non regolarizzato. Ciò, per un principiante come lui, significherebbe di fatto uno sforzo per produrre in se stesso un umore vagamente devoto in cui non avrebbe parte alcuna la vera concentrazione della volontà e dell'intelletto. Uno dei loro poeti, il Coleridge, ha lasciato scritto che egli non pregava « movendo le labbra e piegati i ginocchi », ma semplicemente con « lo spirito composto nell'amore » e indulgendo a « un sentimento di supplica ». Esattamente il genere di preghiera che vogliamo noi. E dal momento che esso presenta una rassomiglianza superficiale con la preghiera del silenzio praticata da coloro che sono assai progrediti nel servizio del Nemico, pazienti intelligenti e pigri possono venire irretiti da un tal genere di orazione per un tempo considerevole.

Almeno li si può convincere che la posizione del corpo non ha influenza alcuna sulle loro preghiere; poiché essi dimenticano costantemente ciò che tu devi sempre ricordare, vale a dire che sono animali e che qualunque cosa i loro corpi facciano incide sulle loro anime. È buffo che i mortali ci rappresentino sempre come esseri che mettono loro in testa questa o quella cosa: in realtà il nostro lavoro migliore consiste nel tenere le cose fuori della loro testa.

Se questo non riesce, devi ripiegare sopra un più sottile indirizzo sbagliato della sua intenzione. Ogni volta che essi stanno servendo direttamente al Nemico noi siamo sconfitti, ma vi sono molte maniere per impedire loro di farlo. La più semplice è di stornare il loro sguardo da Lui verso loro stessi. Fa' in modo che si preoccupino della loro mente tentando di suscitarvi sentimenti
per mezzo della volontà. Quando avessero intenzione di chiedere a Lui la carità, fa' in modo, invece, che comincino a tentare di fabbricarsi da sé sentimenti caritatevoli senza aver coscienza di ciò che stanno facendo.

Quando avessero l'intenzione di pregare per ottenere il coraggio, fa' in modo che di fatto si sforzino di sentirsi coraggiosi. Quando dicono che stanno pregando per ottenere il perdono, fa' in modo che si sforzino di sentirsi perdonati. Insegna loro a stimare il valore di ciascuna preghiera a seconda del successo di essa nel produrre il sentimento desiderato. E che non abbiano mai il sospetto che un successo o un insuccesso di quel genere dipendono in gran parte dal fatto che in quel momento si sentono bene o si sentono male, sono pieni d'energia oppure stanchi.

Ma è chiaro che nel frattempo il Nemico non starà in ozio. Dove c'è preghiera c'è il pericolo della sua azione immediata. Egli è cinicamente indifferente alla dignità della Sua posizione, e della nostra, come puri spiriti, e agli animali umani che si mettono in ginocchio Egli riserva la conoscenza di se stessi senz'alcun ritegno.

Ma, dato pure che riesca a sconfiggere il tuo primo tentativo di direzione sbagliata, noi possediamo un'arma più sottile. Gli esseri umani non partono da quella percezione diretta di Lui che noi, sfortunatamente, non possiamo evitare. Essi non hanno mai conosciuto quella orrenda luminosità, quel bagliore lacerante e bruciante che forma lo sfondo del dolore perenne della nostra vita.

Se dai uno sguardo nella mente del tuo ammalato mentre sta pregando, non vi trovi ciò. Se esamini l'oggetto al quale presta la sua attenzione t'accorgerai che si tratta di un oggetto composto che contiene molti ingredienti quanto mai ridicoli. Vi saranno immagini derivate da scene del Nemico quale appariva durante quell'ignobile episodio noto sotto il nome di Incarnazione; vi saranno immagini più vaghe - magari immagini del tutto barbare e puerili - associate con le altre due persone.

Ve ne saranno alcune che si riferiranno perfino alla riverenza verso se stesso (non disgiunte dalle sensazioni corporali che l'accompagnano) oggettivata e attribuita all'oggetto riverito. Ho visto casi nei quali ciò che il paziente chiamava il suo "Dio" era di fatto collocato - su in alto, all'angolo sinistro del soffitto della camera da letto, ovvero nell'interno della sua testa, o in un crocefisso che pendeva dalla parete. Ma di qualsivoglia natura sia quell'oggetto composto, bisogna che egli si fissi nel pregare ad esso — a quella cosa che egli stesso ha fatto, non alla Persona che ha fatto lui, che lo ha fatto uomo. Puoi giungere fino a incoraggiarlo a dare grande importanza alla correzione e al miglioramento dell'oggetto composto, e al tenerlo sempre fisso davanti all'immaginazione durante tutto il tempo della preghiera. Poiché, se mai giunge a fare la distinzione, se mai, con piena avvertenza, 'dirige le sue preghiere « non a ciò che io penso che tu sia, ma a ciò che tu sai di essere », la nostra situazione diventa, per quel momento, disperata. Una volta che tutti i suoi pensieri e tutte le sue immagini vengono cacciate da parte, o, se ancora ritenute, ritenute con la piena cognizione della loro natura puramente soggettiva, mentre pone la sua fiducia in quella Presenza perfettamente reale, esterna, invisibile, là nella stanza con lui, e che egli non conoscerà mai come invece viene conosciuto da essa - be', allora è proprio il momento che può capitare l'incalcolabile.

Nel lavoro onde evitare codesta situazione - codesta vera nudità dell'anima in preghiera — sarai aiutato dal fatto che gli stessi uomini non la desiderano tanto quanto suppongono. Sì, esiste quella cosa che consiste nell'ottenere più di quanto s'è contrattato!

Tuo affezionatissimo zio
Berlicche

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Ritratto di alex

- figlio da poco convertito e la mamma -
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I consigli di un vecchio diavolo al suo giovane nipote.

Personaggi, come definiti dal diavolo

- IL NEMICO (Dio)
- BERLICCHE (il vecchio diavolo)
- MALACODA (il giovane diavolo)
- GLI SCIOCCHI (gli uomini)

Mio caro Malacoda,
sono molto compiaciuto di quanto mi dici in merito alle relazioni di questo giovanotto con sua madre. Ma devi sfruttar più che puoi la posizione vantaggiosa in cui ti trovi. Il Nemico lavorerà dal centro alla superficie, portando la condotta del paziente sempre più, gradualmente, al nuovo livello, e, un momento o l'altro, potrà raggiungere il suo modo di comportarsi con la vecchia signora.

È necessario che tu arrivi primo. Mantienti in stretto contatto con il nostro collega Farfarello che ha in custodia la madre, e vedete di imbastire in quella casa un'atmosfera costante di disturbo reciproco, di giornaliere trafitture di spillo. Saranno utili i metodi seguenti:

1. Fissagli il pensiero sulla vita interiore. Egli pensa che la sua conversione sia qualcosa che sta dentro di lui; perciò al presente la sua attenzione è rivolta principalmente ai suoi propri stati mentali - o piuttosto a quella purgatissima versione di essi che è tutto quanto tu dovresti permetterti di fargli vedere. Incoraggialo in ciò.
Tiengli la mente lontano dai doveri più elementari, sospingendolo verso quelli più progrediti e più spirituali.
Aggrava quella caratteristica umana che è utilissima: l'orrore e la negligenza delle cose ovvie. Devi condurlo a una condizione nella quale possa soffermarsi per una ora a fare l'esame di coscienza senza riuscire a scoprire neppure uno di quei fatti suoi personali che sono perfettamente chiari a chiunque abbia vissuto con lui nella stessa casa o abbia lavorato nello stesso ufficio.

2. È naturalmente impossibile impedirgli di pregare per sua madre, ma noi possediamo dei mezzi per rendere innocue le sue preghiere. Assicurati che esse siano sempre assai "spirituali", e che egli si preoccupi sempre dello stato dell'anima di lei e mai dei suoi dolori reumatici.
Ne seguiranno due vantaggi. In primo luogo la sua attenzione sarà tenuta su quanto egli considera i peccati di sua madre. E, con un poco di manovra da parte tua, egli può venire indotto a ritenere tali quelle qualsiasi azioni di lei che gli siano scomode e che lo irritino. Così potrai continuare a fregare le ferite della giornata e a renderle un poco più dolorose perfino mentre sta pregando in ginocchio. L'operazione non è per nulla difficile e la troverai assai divertente. In secondo luogo, dal momento che le sue idee intorno all'anima di sua madre saranno incomplete e spesso errate, egli, in qualche modo, pregherà per una persona immaginaria, e sarà tuo compito rendere quell'immaginaria persona ogni giorno meno simile alla madre vera -: quella vecchia signora che a tavola ha una lingua quanto mai tagliente.

Col tempo potrai ottenere che la separazione sia tanto vasta che nessun pensiero, nessun sentimento possa traboccare dalle sue preghiere per la madre immaginata nel suo modo di trattare la vera. Alcuni miei pazienti erano diventati così maneggevoli che in un attimo si riusciva a girarli dalla preghiera più spassionata per "l'anima" della moglie o del figliuolo alle battiture o all'insulto della vera moglie o del vero figliuolo senza neppure l'ombra d'uno scrupolo.

3. Quando due esseri umani sono vissuti insieme per molti anni capita di solito che ciascuno ha toni di voce ed espressioni di volto che riescono quasi insopportabilmente irritanti all'altro. Sotto al lavoro, su questo fatto. Presenta alla piena consapevolezza del tuo paziente quel modo particolare che ha sua madre di alzar le sopracciglia che non gli piaceva fin dall'infanzia, e fallo pensare a quanto gli sia ora antipatico. Fagli supporre che ella sa che ciò gli dà molta noia e che lo fa apposta per dargli noia. Se riesci a farlo, egli non si accorgerà neppure che una tale supposizione è infinitamente improbabile.
E, naturalmente, non deve avere il minimo sospetto che anche lui ha modi di parlare e sguardi che allo stesso modo recano noia a lei. Ciò si ottiene facilmente, poiché non è in grado né di vedersi né di ascoltarsi.

4. Nella vita dei popoli civili, l'odio domestico si esprime di solito col dir cose che sulla carta avrebbero un aspetto innocente (le parole non sono offensive) ma con quella tal voce, o in quel tal momento, che le portano non molto lontano dall'essere come uno schiaffo sulla faccia. Perché questo gioco non abbia a cessare tu e Farfarello dovete fare in modo che ciascuno di questi due sciocchi abbia una specie di misura duplice. Il tuo paziente deve esigere che tutto quanto egli esprime deve essere interpretato come si presenta e giudicato semplicemente secondo le parole dette, mentre, nello stesso tempo, giudicherà tutte le espressioni di sua madre interpretando nel modo più completo e più sensibile il tono della voce, il contesto, l'intenzione sospetta. Ed essa deve essere incoraggiata a fare lo stesso nei suoi riguardi.

Così, alla fine di ogni lite ciascuno se ne andrà convinto, o quasi convinto, di essere perfettamente innocente. Tu sai che cosa succede: « Basta che le chieda l'ora del pranzo perché dia in escandescenze ». Una volta che questa abitudine ha messo radici, nasce quella deliziosa situazione di un essere umano che dice cose con il proposito dichiarato di offendere, e che tuttavia si lamenta quando l'altro si offende davvero.

Da ultimo, dimmi qualcosa sulla posizione religiosa della vecchia. È, per caso, gelosa del nuovo elemento della vita di suo figlio? - se la prende perché ha dovuto imparare da altri, e tanto in ritardo, ciò che ella crede di avergli offerto di conoscere con tanta facilità fin dalla fanciullezza? Ha l'impressione che stia facendo un po' troppo "chiasso" - oppure che se la prenda troppo alla leggera? Ricordati del fratello maggiore nella storiella del Nemico.

Tuo affezionatissimo zio
Berlicche

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