Bada anche a te stessa!

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[Si dice che dietro ogni grande servo di Dio ci sia una gran donna, ma dentro ogni moglie di un servo di Dio c’è una donna]
Mariti pastori, badate a voi stessi… (ma anche mogli… badate a voi stesse…)
Il messaggio della Bibbia non è al maschile. La Chiesa è definita Sposa.
Molti passi della Scrittura invitano i servi di Dio a prendersi cura del popolo che il Signore affida loro, ma allo stesso tempo di badare a loro stessi. Tra questi ricordiamo le esortazioni dell’apostolo Paolo agli anziani della Chiesa di Efeso e al giovane Timoteo:
“Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, che egli ha acquistata con il proprio sangue” (Atti 20:28).
“Bada a te stesso e all‟insegnamento; persevera in queste cose perché, facendo così, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano” (1 Timoteo 4:16).
 
La Parola contiene anche una lettera scritta dall’apostolo Giovanni a una “Signora eletta”. Che si tratti di una vera rispettabile donna [come molti sostengono], o di una figura della Chiesa, non cambia la sostanza. Prenderemo spunto dal verso 8 per qualche approfondimento di una realtà di grande attualità, con la quale le consorti dei servi di Dio a volte si incontrano e a volte si scontrano: Bada anche a te stessa!
Giovanni scrive:
“L‟anziano alla signora eletta e ai suoi figli che io amo nella verità (e non solo io ma anche tutti quelli che hanno conosciuto la verità) a motivo della verità che dimora in noi e sarà con noi in eterno […] E ora ti prego, signora, non come se ti scrivessi un comandamento nuovo, ma quello che abbiamo avuto fin da principio: amiamoci gli uni gli altri! […]
Badate a voi stessi affinché non perdiate il frutto delle opere compiute, ma riceviate piena ricompensa” (2 Giovanni 2:1,2,5,8).
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Nota
Badare vuol dire “fare attenzione”, “dedicare cure”, “prendersi cura”…
Una donna che non sta a badare, che fa le cose senza attenzione, è “sbadata”…
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Che Marta divenga un po’ Maria
“Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: „Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti‟. Ma il Signore le rispose: „Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta‟” (Luca 10:40-42).
Quante volte ti sarai domandata: A chi è più opportuno somigliare? a Maria o a Marta?

È proprio sbagliato ciò che faceva Marta? O c’era anche bisogno di lei? Se entrambe fossero state contemporaneamente ai piedi del maestro, chi si sarebbe occupata dell’ospitalità verso Gesù?
Marta era “tutta presa dalle faccende domestiche”. Quelle di casa. Quanto impegno, pensare, correre, preparare. Il problema di Marta non era “quello” che faceva, ma “come” lo faceva. Molte donne cristiane sono chiamate ad occuparsi delle “faccende” della casa e della Casa di Dio: di queste, diverse sono comprese in quel “Tu ti affanni e sei agitata per molte cose”.
L’affanno nasce dall’affaticamento e comporta difficoltà e concitazione di respiro. L’agitazione rende irrequiete, turbate, nervose, esagitate… Più ti affanni, più ti agiti. Più ti agiti e più ti affanni. Questione di carattere. O questione di frutto dello Spirito? [autocontrollo].
Che le moderne Marta possano divenire anche un po’ Maria. Non affannosamente e agitatamente tutte prese… ma serenamente impegnate a portare ora il grembiule ora il velo… aiutate dallo Spirito di Dio. Sela.
 
Dalla sindrome di Mosè si può guarire
“Il giorno seguente, Mosè si sedette per amministrare la giustizia al popolo, e il popolo rimase intorno a Mosè dal mattino fino alla sera. Quando il suocero di Mosè vide tutto quello che egli faceva per il popolo, disse: „Che cosa fai con il popolo? Perché siedi solo, e tutto il popolo ti sta attorno dal mattino fino alla sera?‟ Mosè rispose a suo suocero: „Perché il popolo viene da me per consultare Dio. Quando essi hanno qualche questione, vengono da me e io giudico fra l‟uno e l‟altro, faccio loro conoscere gli ordini di Dio e le sue leggi‟. Ma il suocero di Mosè gli disse: „Quel che fai non va bene. Tu ti esaurirai certamente e stancherai anche questo popolo che è con te; perché questo compito è troppo pesante per te; tu non puoi farcela da solo‟” (Esodo 18:13-18).
Non è una sindrome esclusivamente maschile. L’esempio di Mosè si può molto declinare anche al femminile. Non è scomparsa con l’evoluzione in questi ultimi quattro millenni circa. Anzi. Da noi c’è un termine dialettale che rende bene l’dea: “veneziano”. I veneziani erano scherzosamente chiamati faso tuto mi, perché si vantavano di essere capaci di fare tutto da soli. Ad esempio, “veneziano” è il calciatore che tiene sempre il pallone, senza mai passarlo, volendo fare tutto da sé. Se non si conosce “il gioco di squadra”, presto si “scoppia” e la squadra perde. Se anche tu sei colpita da questa sindrome, sappi che… “Quel che fai non va bene. Tu ti esaurirai certamente e stancherai anche questo popolo che è con te…”. Il rimedio di Ietro? La delega! Costa poco ed è molto efficace. Il nemico da battere? Quelle frasi del tipo: “Prima che trovo qualcuno… faccio prima a far da me…”… “e se mi fanno fare brutta figura?”.
Che anche tu, come “tante maestre nel bene”, possa formare generazioni di donne cristiane capaci e disposte a portare i pesi le une delle altre!
 
Ogni tanto prenditi un meritato riposo
Gesù operava di giorno senza sosta e spesso di notte pregava. Sapeva di avere poco tempo. Anche i Suoi discepoli sono stati sottoposti a un tour de force e Gesù ne era ben consapevole. Al punto che un giorno intervenne:
“Ed egli disse loro: „Venitevene ora in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco‟. Difatti, era tanta la gente che andava e veniva, che essi non avevano neppure il tempo di mangiare” (Marco 6:31).

Un nuovo paradosso. Quanta fatica si fa a contagiare altri con l’impegno nel servizio cristiano, perché non si ammalino di “pigrite acuta”, e poi giunge l’invito a riposarsi un po’.
Il Signore non ha mai insegnato alla donna ad essere iperattiva (è un’altra sindrome che porta ad essere eccessivamente attive, oltre il necessario, fino alla frenesia. Talune da questo credono di ricavare la propria realizzazione-soddisfazione…).
Che ognuna sappia conoscere i propri limiti e provveda per tempo. È sempre meglio prevenire che curare. Come si fa a riposare? Per il corpo è sufficiente portarlo “in disparte, in un luogo solitario”, staccare i telefoni. E per la mente? “Venite CON ME in disparte…” Non vale forse quell’invito di Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, [RIV. travagliati ed aggravati] e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero” (Matteo 11:28-30). Nel frattempo l’opera di Dio va comunque avanti. E dopo il tuo [meritato] riposo andrà anche meglio.
 
Bada alla tua salute fisica
Donne cristiane al servizio della Chiesa, anche un po’ crocerossine. Un pronto soccorso sempre pronto…? Che il Signore ti aiuti a sviluppare dei buoni anticorpi, forti, robusti, svegli, intelligenti. Perché non ne vada di mezzo la tua di salute… Cura il tuo corpo, la tua salute è importante, dobbiamo rendere conto anche di quella… [vedi 1 Corinzi 3:16].
 
C’è un tempo per nutrire teneramente e un tempo per essere nutrite teneramente
“Allo stesso modo [come Cristo ha amato la Chiesa…] anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama se stesso. Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, poiché siamo membra del suo corpo” (Efesini 5:28-30).
Nutrirsi per dare ad altri. Nutrirsi per rifocillare se stesse. Sono due necessità diverse e altrettanto essenziali. Il primo è il compito di ogni donna al servizio di Dio, aiuto convenevole di ministri dell’Evangelo. Il secondo è il compito della donna che c’è in te.
Se hai allattato al seno sai che per nutrire un bimbo devi nutrirti di più e meglio di prima. Per amore della creatura devi amarti di più. Mentre allatti compi uno sforzo doppio, che deve essere adeguatamente compensato. Ci sarà una ragione se nel tempo della gravidanza e dell’allattamento la natura rende la donna più bella che mai! Donne cristiane nutrite teneramente dal proprio marito-pastore, come lui farebbe per se stesso, come la propria persona… come anche fa Cristo per la Chiesa… Che straordinaria meraviglia!
 
C’è un tempo per curare teneramente e un tempo per essere curate teneramente
Questo aspetto completa il precedente.
Se oggi chiediamo a cento donne qual è il simbolo per eccellenza del sentirsi curate, una buona parte risponderà: i centri benessere.
Massaggi delicati con oli e unguenti, fraganze nell’aria, musiche e luci di altri tempi, nuvole di bollente vapore nordico o turco, tonificanti cascate d’acqua ghiacciata, bagni in vasche all’aperto, anche sotto la neve…
Chissà se una donna che lavora in un centro benessere dalla mattina alla sera, non diventi stressata nel vedere altri sorridenti e rilassati, curati teneramente… Non sentirà il bisogno di andare in un centro benessere per se stessa?
Naturalmente la Chiesa non è un centro benessere, non foss’altro che per la durata nel tempo dell’effetto della cura…

Prenditi il tempo per essere teneramente curata dal tuo marito-pastore e dal Sommo Pastore!
Prega che il tuo marito-pastore possa sempre più imparare da Gesù, il quale… “Come un pastore, egli pascerà il suo gregge: raccoglierà gli agnelli in braccio, li porterà sul petto, condurrà le pecore che allattano” (Isaia 40:11). Qualche volta anche tu hai bisogno di essere portata in braccio…
 
C’è un tempo per curare i figli altrui e uno per curare i propri
“Alla signora eletta e ai suoi figli… badate a voi stessi!” (2 Giovanni 1,8).
I figli dei pastori non nascono già grandi, credenti, ripieni di Spirito Santo, e non crescono automaticamente, senza problemi.
Si dice che la donna occupata nel lavoro secolare lavori il doppio dell’uomo. Se è madre il triplo. Se moglie di pastore… In certi casi il Signore moltiplica le ore della giornata o le fa fruttare in modo inverosimile. È altrettanto vero che dobbiamo imparare a edificare la nostra casa e a vegliare insieme al Signore, in quanto “Se il SIGNORE non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori; se il SIGNORE non protegge la città, invano vegliano le guardie. Invano vi alzate di buon mattino e tardi andate a riposare e mangiate pane tribolato; egli dà altrettanto a quelli che ama, mentre essi dormono” (Salmo 127:1,2).
Così è per i figli, che il salmista assomiglia al frutto della moglie-vigna: una vigna che “produce” olivi: “Tua moglie sarà come vigna fruttifera, nell‟intimità della tua casa; i tuoi figli come piante d‟olivo intorno alla tua tavola” (Salmo 128:3). Anche gli olivi non nascono già grandi… hanno bisogno di una madre cristiana [e di un padre-pastore]!
 
Sappiti volere del bene, e lasciati amare
“Ama il prossimo tuo come te stessa”. È un comandamento di Gesù. In un mondo che vive di eccessi, è più facile trovare donne “narcisiste” (innamorate di se stesse), che donne disposte ad amare il prossimo.
[Nota: Narciso è un personaggio della mitologia greca famoso per la sua bellezza, caparbiamente geloso della propria bellezza, tanto da rifiutare ogni persona che lo ama. Come punizione divina, si innamora della sua immagine riflessa in uno specchio d’acqua, lasciandosi infine morire resosi conto dell’impossibilità del suo amore].
Ma per la donna cristiana, moglie di un servo di Dio, molto spesso la situazione è rovesciata, tanto è dedicata a servire ed amare il prossimo.
Equilibrio. Sappiti volere del bene! E lasciati amare! Che il tuo ruolo non porti al paradosso dell’escludersi e del respingere l’amore della Chiesa. Bada anche a te stessa!
 
Un risultato immediato e uno futuro ed eterno
“Badate a voi stessi affinché non perdiate il frutto delle opere compiute, ma riceviate piena ricompensa” (2 Giovanni 1:8).
Cara sorella. Bada anche a te stessa. Così non perderai la gioia del servire il Signore, oggi.
E otterrai piena ricompensa, “la paga giornaliera per intero”, nell’eternità.
Con affetto fraterno,
Elio Varricchione
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