Perdono e riconoscimento dell'altro

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"Dalle radici del suo affetto per Cristo germoglia un altruistico interesse per i suoi fratelli. L'amore dà a chi lo possiede: grazia, decoro e conveniente comportamento; illumina il volto e addolcisce la voce, affina ed eleva l'intero essere" (E. G. White).


Una notte, dopo la resurrezione di Gesù, Pietro propose ai suoi compagni di tornare a pescare. Quella notte, però, non presero nulla.

Ma Gesù intervenne, riempiendo di pesce le reti. Poi diede loro colazione. Riverente e silenzioso in sua presenza, Pietro ricordò che per due volte Gesù aveva riempito di pesci le loro reti.

Che cosa avrebbe fatto ora? Non dovette attendere molto. "Pietro, mi vuoi bene?". Le tre domande di Gesù, alla presenza dei suoi amici discepoli, produssero l'effetto di piegare quel discepolo una volta così sicuro di sé, di sgonfiare il suo orgoglio, di distruggere la sua presunzione e di spezzare il suo cuore. Davanti a tutti Pietro aprì il suo cuore a Gesù: "Signore, io ti voglio bene, tu sai ogni cosa". Tre volte aveva rinnegato Gesù. Tre volte Gesù gli aveva chiesto: "Mi ami tu?".

La grazia e l'amore di Gesù per Pietro insegnarono a lui e ai suoi compagni di squadra a farsi incontro al peccatore con indulgenza, con spirito di comprensione e con un amore che passa sopra alla colpa. Sebbene Pietro avesse rinnegato il suo Signore, l'amore e la grazia di Dio lo reintegrarono pubblicamente nella posizione che aveva nel gruppo dei discepoli.

Dall'esperienza di Pietro apprendiamo queste lezioni senza tempo:

  • la stupefacente grazia di Dio prima ci attira, poi ci unisce a Cristo;
  • la grazia lega fra loro le nostre vite così diverse perché costituiamo una sola squadra, la squadra di Dio; 
  • la grazia di Gesù dà impulso, carattere e forza alla nostra testimonianza
  • la grazia guarisce le nostre vite spezzate e reintegra i caduti nella comunione fraterna; 
  • l'audace grazia di Dio trasforma peccatori come te e me in santi che amano ardentemente e servono Gesù; 
  • la grazia ci rende capaci di offrire all'altro "carezze", ovvero segni esistenziali, di affetto e di riconoscimento.

 

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