ZENZALE Francesco

Muta il mio dolore in danza

"Tu hai mutato il mio dolore in danza; hai sciolto il mio cilicio e mi hai rivestito di gioia" (Salmo 30:11).
L'uomo angosciato e afflitto ha bisogno di ben altro che di parole come "sentite condoglianze" o "coraggio, vedrai che passerà", per quanto possano manifestare affettuosa vicinanza. La retorica non può lenire il nostro dolore quando è profondo. E tuttavia abbiamo qualcuno che ci accompagna e ci guida lungo la via dolorosa della prova, che è capace di trasformare il nostro dolore in danza, che ci insegna a vivere la vita con speranza.

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Riconciliazione e ascolto

Sappiate questo, fratelli miei carissimi: che ogni uomo sia pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all'ira” (Giacomo 1:19). Le relazioni interpersonali non sono proprio facili e spontanee e pertanto hanno bisogno di coraggio, nel liberarsi dei propri idoli illusori e dei propri timori; di volontà di scegliere di stare insieme, nel Signore, con gli altri, in ogni situazione; di disponibilità nel sacrificare ciò che ci è più caro e che verrebbe spontaneo usare solo per noi - il cuore, la mente e la volontà; di espressività, capace di tenere conto del rispetto della persona e del bisogno che essa ha di sentirsi amata.

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Amare chi ci è vicino? Possibile solo se Gesù ci aiuta a farlo

Giunsero a Betsaida; fu condotto a Gesù un cieco, e lo pregarono che lo toccasse. Egli, preso il cieco per la mano, lo condusse fuori dal villaggio; gli sputò sugli occhi, pose le mani su di lui, e gli domandò: ‘Vedi qualche cosa?'. Egli aprì gli occhi e disse: ‘Scorgo gli uomini, perché li vedo come alberi che camminano'. Poi Gesù gli mise di nuovo le mani sugli occhi; ed egli guardò e fu guarito e vedeva ogni cosa chiaramente" (Marco 8:22-25).

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Solidarietà, l'esempio del Maestro

Nelle ultime ore della sua vita su questa terra, Gesù disse a Pietro: "Se non ti lavo, non hai parte alcuna con me", (Gv 13: 8).

Il termine greco meros (parte) significa: parte del bottino, di una eredità. In altre parole, chi non partecipa al rito della lavanda non riceverà l'eredità della vita eterna e non potrà godere della mia presenza oggi. "Il bottino" dell'eredità non riguarda solo il futuro eterno, ma anche il presente: "Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro", (Matteo 18:20).

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Carezza

"Voi, per questa stessa ragione, mettendoci da parte vostra ogni impegno, aggiungete alla vostra fede la virtù; alla virtù la conoscenza; alla conoscenza l'autocontrollo; all'autocontrollo la pazienza; alla pazienza la pietà; alla pietà l'affetto fraterno; e all'affetto fraterno l'amore. Perché se queste cose si trovano e abbondano in voi, non vi renderanno né pigri, né sterili nella conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo" (2 Pietro 1:5-8).

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Perdono e riconoscimento dell'altro

"Dalle radici del suo affetto per Cristo germoglia un altruistico interesse per i suoi fratelli. L'amore dà a chi lo possiede: grazia, decoro e conveniente comportamento; illumina il volto e addolcisce la voce, affina ed eleva l'intero essere" (E. G. White).


Una notte, dopo la resurrezione di Gesù, Pietro propose ai suoi compagni di tornare a pescare. Quella notte, però, non presero nulla.

Ma Gesù intervenne, riempiendo di pesce le reti. Poi diede loro colazione. Riverente e silenzioso in sua presenza, Pietro ricordò che per due volte Gesù aveva riempito di pesci le loro reti.

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Il perdono nella chiesa

"Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo; e io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me" (Giovanni 12:31-32).

La Chiesa, nella sua natura intrinseca, è un evento di riconciliazione. Essa è nata dalla morte di Cristo che ci ha riconciliati (Colossesi 1:2), pertanto non ha altra ricchezza al di fuori di questo dono, infatti "mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita" (Romani 5:10).
 

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Il perdono in comunità

Nel suo libro "Vivere riconciliati", A. Cencini scrive: "Per comprendere quale posto occupi il perdono nella dinamica della comunità e di qualsiasi realtà sociale bisogna prima intendersi sul concetto di comunità. Se di essa si ha un'idea perfezionista come d'un insieme di persone giuste, senza problemi relazionali perché tutte uguali o si piacciono - o s'ignorano - a vicenda, e inorridiscono scandalizzate di fronte al male altrui, allora il perdono diventa un'eccezione, una sgradita eventualità.

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Perdonare da peccatori

"Per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù", (Romani 5:12; 3: 23-24).
 

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Riparare il recinto

Un vecchio contadino era in lite con un suo vicino da ben trent'anni a proposito della collocazione di un recinto. A causa di questa disputa nessuno dei due si decideva a riparare il recinto. Sul letto di morte, il vecchietto decise di mettere le cose a posto. Chiamò sua moglie e le disse: "Per favore, dì ad Abner che sto morendo e che desidero parlargli". Non passò molto che la moglie tornò a casa con il vicino Abner. Il vecchio contadino, tutto tremante, disse: "Abner, tu ed io abbiamo litigato per quel recinto per quasi trent'anni. Ho detto diverse cose piuttosto dure sul tuo conto, e voglio dirti che sono terribilmente dispiaciuto.

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