Conoscere Dio è vita

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«Poiché il Signore conosce la via dei giusti, ma la via degli empi conduce alla rovina», afferma l'ultimo verso del Salmo 1.
Mi rivolgo dunque a voi con la domanda: capite questa frase? o no !
È forse un contrasto che Dio conosca la via dei giusti e che la via degli empi porti alla rovina ?
 
Conoscere o non conoscere, questo sì che è un contrasto, ma non conoscere e rovinarsi invece no.
In più mi chiedo: Dio forse non conosce anche la via degli empi?
 
È ovvio, che la conosce, perché Dio è Onnisciente. Tuttavia, è anche ovvio che la Bibbia non contenga assurdità.
Sebbene certe cose ci sembrino incomprensibili, non significa che siano sbagliate.
 
Le affermazioni della Bibbia non sono mai senza capo né coda. Possiamo essere certi che tutto ciò che è scritto nella Parola di Dio è incontestabile. Siamo invece noi che abbiamo difficoltà a capire l'una o l'altra affermazione contenute nelle Sacre Scritture.
Il senso biblico del verbo "conoscere" ha, infatti, un significato più profondo che un semplice "informarsi".
 
Prendiamo come esempio il Ministero della Sicurezza di Stato dell'ex Germania dell'Est diretto da Erich Mielke (1907-2000), comunemente chiamata "la Stasi".
 
Non c'era niente che non interessasse quell'istituzione.
La Stasi voleva sapere tutto di tutti e in ogni dettaglio e, a questo scopo, utilizzò migliaia d'impiegati a tempo pieno e probabilmente un numero ancora più elevato d'informatori, per spiare la propria popolazione.
A quale scopo ?
 
Le informazioni, che si raccoglievano presso la centrale a Berlino Est, servivano soltanto per mettere in prigione chiunque era un dissidente del regime o per nuocere all' "Ovest capitalista, nemico del popolo".
Queste "conoscenze" del Signor Mielke si basavano su una conoscenza di natura egoista, infame e malvagia.
 
La facoltà del conoscere non ha soltanto a che fare con la nostra testa o ragione, ma anche con il nostro cuore; ed è proprio questa la "conoscenza" che intende la Bibbia. Ci sorprenderà leggere il seguente verso nel libro della Genesi al capitolo 4: «Or Adamo conobbe Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino». E al verso 25: «E Adamo conobbe ancora sua moglie, ed essa partorì un figliuolo, a cui pose nome Seth».
 
Si capisce, dunque, che la Bibbia si serve del verbo "conoscere" quando parla dell'unione sessuale tra l'uomo e la donna.
"Conoscere", qui, significa, di conseguenza, pure "amare"!
E ciò non vale soltanto per la Bibbia, ma anche per la nostra vita in generale.
 
Per illustrare meglio questo punto, voglio servirmi di una storia triste, tratta da una bell'opera letteraria di Hans Fallada (1893-1947), intitolata "A casa nostra".
L'autore descrive in questo libro la sua infanzia a Berlino, all'epoca dell'Imperatore Guglielmo, prima della prima guerra mondiale.
Se la storia che racconta sia vera o meno, non importa, ma illustra in modo convincente l'argomento in questione. Narra: «Uno dei miei insegnanti, un certo Professor Olearius, aveva un pessimo carattere, era una persona veramente disgustosa, che in classe parlava così: "Vogliamo ora interrogare il nostro piccolo stupidone. Certo, non sa niente e anche questa volta non saprà niente, ma almeno ci servirà come cattivo esempio". Oppure ancora: "Quel Fallada, quel Fallada, bocciato sarà !". "Ma guardatelo! Non capirò mai perché voglia frequentare questo liceo! La scuola per gli handicappati andrebbe bene per lui!".
 
Anni più tardi il destino volle che incontrassi il Professor Olearius sulla piattaforma posteriore di un tram. Mi riconobbe subito e così pure io. In un lampo il mio cuore si colmò dello stesso vecchio odio. A quel tempo avevo già da un pezzo cambiato liceo ed ero un buon allievo. Nella sua solita maniera di presuntuosa superiorità si rivolse a me, nonostante la presenza degli altri passeggeri, e disse: "Allora, tu, Fallada disgraziato, in quale istituzione scolastica stai facendo disperare adesso i tuoi sfortunati insegnanti, portandoli ad una morte prematura?".
 
Ma io non ero ormai più il ragazzino intimidito della quinta o quarta classe e gli risposi a voce altissima: "Non La conosco, e anche se io La conoscessi, mai degnerei una tale persona del mio saluto!". Lo vidi impallidire a quest'oltraggio in pubblico e poi saltai giù disinvolto dalla piattaforma del tram, con il cuore che esultava per la riuscita vendetta di un giovane scolaro».

È possibile che questa storia sia tutta una bella invenzione dello scrittore Hans Fallada, mentre è probabile che il seguente resoconto dell'autore cristiano Emil Frommel (1828-1896) sia invece vero: «il suo nonno materno, Christian Gambs (1759-1822), era il predicatore di una delegazione svedese a Parigi, all'epoca della Rivoluzione Francese. Quando non soltanto gli aristocratici dovevano temere la ghigliottina, egli nascose il Conte di Narbonne (1755- 1833), rischiando la propria vita e lo salvò da morte certa. Anni dopo, quando si erano calmate le acque, il pastore coraggioso incontrò di nuovo il Conte a un ricevimento. Gli fu presentato così: "Conte Narbonne, questo è il pastore Gambs, che Le salvò la vita!". "Ah, bene", fu l'unica risposta che saltò in mente al Signor Conte. E, con questo solo commento, si volse subito altrove e sparì tra la folla degli invitati. Così Narbonne non volle neppure conoscere il suo benefattore».
Questi due racconti rappresentano bene la differenza che c'è tra il solo conoscersi e l'amarsi.
È vero che l'allievo Hans Fallada riconobbe subito il suo ex-professore di latino, ma non volle conoscerlo. In altre parole, non voleva avere nulla a che fare con quel seccatore. Perciò dichiarò che non lo conosceva.

Conoscere quindi non significa soltanto "amare", ma anche "avere comunione".
Se però io non conosco una persona, allora non posso neanche avere comunione con lei.
E nel caso che io non voglia conoscere una certa persona, allora non voglio neanche aver nulla a che fare con lei.
Se invece mi presento a qualcuno, allora gli do l'opportunità di conoscermi. In altre parole, mi faccio conoscere perché ho il desiderio di prendere contatto con l'altro e di mostrargli il mio amore.

Ed è proprio questo ciò che Dio ha fatto: Egli ha preso contatto con noi. Si è fatto conoscere dal popolo d'Israele.
Prima si presentò ad Abramo e poi a suo nipote Giacobbe. Secoli più tardi a Mosè, poi a Samuele, a Davide, ad Elia e ai Profeti.

Spesso leggiamo nella Bibbia la frase: «La Parola dell'Eterno fu rivolta a me ...»; lo affermarono Samuele, Salomone, Ezechiele e Michea.
Il Dio Santo ha rivolto la Sua Parola a persone comuni come te e me.
Egli Si è presentato per farsi conoscere da noi peccatori.

L'Epistola agli Ebrei comincia con una retrospettiva: «Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che Egli ha costituito erede di tutte le cose e, mediante il quale, ha pure creato i mondi». Dio quindi si fece conoscere prima dal popolo d'Israele e poi, per mezzo di Gesù Cristo, a tutte le altre nazioni, cioè anche a noi.
 
Ho usato le espressioni "presentarsi" o "farsi conoscere", ma si potrebbe anche dire che Egli si è rivelato a noi.
 
Chi conosce e ama Gesù, conosce anche Dio.
Gesù ci ha rivelato il Nome di Dio (Giovanni 17:6) ed il Nome corrisponde alla Sua natura. Quando contempliamo il Figlio di Dio, sappiamo com'è fatto Dio.
 
Da quando il Figlio di Dio è venuto su questa terra, Dio non è più soltanto una figura sbiadita, nebulosa e indistinta. Proprio grazie al Nazareno, Dio, l'Ignoto, prende forme chiare e distinte, anzi è Lui che Gli dà un volto. Solo ora, quindi, possiamo cominciare a farci un'immagine di Dio: «perché Gesù è il ritratto di Dio, la Sua immagine» (Colossesi 1:15).
Grazie poi all'opera di Gesù su questa terra, sappiamo che Dio è amore, che Dio mi ama e vuole essere mio Padre e prendersi cura di me.

Ora sì che conosciamo Dio.
Ma questa è soltanto una faccia della medaglia; l'altra faccia è che:

Dio ci conosce bene
Anzi, Egli ci conosce meglio di quanto noi conosciamo noi stessi.
Non è forse vero che spesso non riusciamo a capire noi stessi? Qualche volta siamo persino un enigma per noi stessi.

Dio invece ci conosce a fondo e penetra l'abisso del nostro cuore. E, nonostante ci conosca profondamente, Egli ci ama. Lui non si comporta come il capo dei briganti nell'opera del drammaturgo tedesco Schiller «I Masnadieri».

In quest'opera, Carlo Moor, rivolgendosi a uno dei suoi complici, dice: «Spiegelberg, ti conosco». Questa frase è diventata in Germania un modo di dire e lo usiamo quando vogliamo comunicare che non ci fidiamo di qualcuno.

"Dai, non raccontarmi storie, io ti conosco, non mi puoi ingannare; ho scoperto le tue intenzioni!" Tale e quale il Professor Olearius che crede di conoscere il suo allievo Hans Fallada: "Allora, tu, Fallada disgraziato, in quale istituzione scolastica stai facendo disperare adesso i tuoi sfortunati insegnanti portandoli ad una morte prematura?"
In altre parole: "tu non sai fare niente, sei una nullità e sarai sempre una nullità.
Sei e rimani un fallito! "

È tutt'altra cosa quando invece Dio afferma: «ti ho visto e ti conosco».
Riflettiamo sul Salmo 139 che è un cantico di conforto, un Salmo esprime una profonda intimità:«Tu mi hai esaminato e mi conosci. Poiché la parola non è ancora sulla mia lingua, che Tu, Signore, già la conosci appieno. Tu conosci il mio cuore. Non posso ingannarti. Ciò nonostante Tu mi ami».
"Conoscere", nel senso biblico dunque significa che la medaglia ha anche un'altra faccia molto seria. Se leggiamo i Vangeli, scopriremo che, quando il Figlio di Dio ritornerà per il giudizio universale, ci saranno molti che avranno una brutta sorpresa. Molti che credevano di poter ricorrere in appello a Gesù, sentiranno le parole: «Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da Me, malfattori!» È come se dicesse: «Andatevene via. Sparite!»(Matteo 7:23; Luca 13:27).
Se il Dio Vivente non ti conosce, significa che sei un disgraziato, un perduto.

Non ne sono la prova soltanto queste parole di giudizio espresse da Gesù, ma lo è anche il verso dal Salmo che ho citato all'inizio di questo articolo e che ripeto: «Poiché il Signore conosce la via dei giusti, ma la via degli empi conduce alla rovina».

Come avevo già menzionato all'inizio, si tratta di un contrasto strano che non sembra aver senso. Se Dio conosce la via del giusto, ma la via dell'empio finisce nella sciagura, allora si capisce che la via che Dio conosce è anche quella che Egli riconosce.

La via che Dio riconosce è la via che Egli approva.
La via che Dio approva è anche benedetta perché Egli ci accompagna.
La via sulla quale Dio ci accompagna, ci condurrà alla meta che è buona.

La via invece che Dio i non approva, non ha futuro. Perché è una via che ci allontana da Dio.
Laddove il Salvatore non è presente, non c'è speranza, c'è disperazione.
Dove il Signore e Salvatore non è presente, c'è oscurità, disgrazia, c'è la fine.

Vogliamo ancora considerare un altro passo biblico che illustra chiaramente e in modo pratico cosa vuol dire conoscere Dio.
Per mezzo del profeta Amos (3:2), Dio informa il Suo popolo: «Voi soli ho conosciuto fra tutte le famiglie della terra ».
È possibile che Dio sia cieco perché sembra che ignori altri popoli?
Certamente no.
Il traduttore della Bibbia tedesca, Hermann Menge, ci aiuta a capire il significato della parola «conoscere» di questo verso traducendolo cosi: «Voi soli ho scelto fra tutte le famiglie della terra». Infatti, Menge coglie nel segno con la sua traduzione «Voi soli ho riconosciuto fra tutte le famiglie della terra».
Questo è un onore grandissimo, è una distinzione!
Voi solo ho eletto fra tutti le nazioni.

Il profeta Geremia scrive nei primi versi (4 e 5) del suo libro: «La parola dell'Eterno mi fu rivolta, dicendo: "Prima ch'Io ti avessi formato nel seno di tua madre, Io t'ho conosciuto (jedathicha); e prima che tu uscissi dal suo seno, Io t'ho consacrato (eletto) e t'ho costituito profeta delle nazioni" ».
Anche qui «conoscere» significa «eleggere».

Nel Nuovo Testamento alla fine del Cantico sull'amore (1 Corinzi 13:12b) leggiamo che «ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto».
Conosciuto da chi?  Dal Dio vivente!

Paolo sapeva che il Padre di Gesù Cristo lo aveva eletto per essere l'Apostolo dei gentili.
Di conseguenza «conoscere» significa eleggere.
Chi è conosciuto da Dio è, allo stesso tempo, eletto da Dio. Ma «l'essere conosciuto da Dio», «l'essere eletto» dunque, ha delle conseguenze per la persona in questione; sarebbe come dire «noblesse oblige» (cioè: la nobiltà impone certi doveri).

Cominciamo dunque con l'Antico Testamento, con il passo che ho già riportato dal libro di Amos che cito ancora, completando il verso: «Voi soli ho conosciuto fra tutte le famiglie della terra; perciò Io vi punirò per tutte le vostre iniquità».

Questo significa che Dio giudica i Suoi eletti più severamente degli altri. Se poi consideriamo la storia del giudaismo, scopriamo che non c'è popolo sulla terra che abbia sofferto tanto quanto Israele. Non c'è nazione che abbia subito giudizi così severi come il popolo eletto.

L'Olocausto è una tragedia senza precedenti nella storia dei popoli.
Tuttavia, anche i figli del Nuovo Patto vengono trattati con più severità da Dio dei figli di questo mondo, come dimostra il verso in 2 Timoteo 2:19: «Tuttavia il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: "Il Signore conosce quelli che sono Suoi" ».

Finora va tutto bene ... ma il verso non finisce qui e continua così: «e si ritragga dall'iniquità chiunque pronuncia il Nome del Signore».
Non devo disonorare il Nome del Dio che io nomino e al quale appartengo.

Ogni iniquità commessa da un credente eletto, nega Chi lo ha eletto.
È ovvio quindi che, per negare il nostro Signore e Redentore, non sia necessario comportarsi esattamente e letteralmente come fecero i discepoli nella notte dal giovedì al venerdì santo.
Vi ricordate certo della scena che si svolse nel cortile interno del palazzo sacerdotale (Matteo 26:58).

Gesù era stato arrestato e fu interrogato dal Sommo Sacerdote.
Il Suo discepolo Simone, anche chiamato Pietro, Lo aveva seguito di nascosto e uno dei servi lo riconobbe: «Sei anche tu uno dei Suoi seguaci! Certo, il tuo linguaggio ti tradisce! Si sente chiaramente che tu parli con accento galileo!» Simone, però, colto dal terrore, balbetta: «Quell'uomo non lo conosco per nulla» (Matteo 26:72).
«Non ho mai avuto a che fare con quell'uomo».

Certo Simone non avrebbe potuto rinnegare il Suo maestro in modo più esplicito.
Gesù però disse ai Suoi discepoli: «Or Io vi dico: chiunque Mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo riconoscerà lui davanti agli angeli di Dio».

E poi aggiunge un avvertimento: «Ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio» (Luca 12:8-9).
Il Giudice del mondo intero dice a tutti quelli che non vivono secondo quello che predicano (Matteo 7:23; Luca 13:27): «Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da Me, malfattori
Andatevene via Sparite!
Non voglio aver nulla a che fare con voi!

Il compositore tedesco d'inni sacri Filippo Spitta (1801-1859) ha unito le due affermazioni del verso 2 Timoteo 2:19 e descrive nella strofa di un suo inno quali siano le caratteristiche che il Signore riconosce nei Suoi:
Egli li conosce grazie alla loro fede, perché credono senza vedere;
Egli li conosce grazie alla loro fiducia nell'invisibile, perché è come se Lo vedessero;
Egli li conosce grazie al coraggio della loro speranza;
Egli li conosce grazie all'amore, che è frutto del Suo amore.
In altre parole: Il Signore conosce chi Gli appartiene perché riconosce la loro fede, la loro speranza e il loro amore.
La via percorsa in comunione viva con il Figlio di Dio è la via che il Signore conosce, riconosce e approva. Se noi camminiamo su questa via, giungeremo anche alla meta eterna.
Amen.

Hans-Jakob Reimers

Tratto (e liberamente adattato) da: «L'Araldo Della Sua Venuta» novembre/dicembre 2011 www.herold.schriftenmission.de

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