Andare oltre l'eredità

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Stefan ti può raccontare degli alberi genealogici.
Sono la sua fonte di reddito.
Ha ereditato una foresta tedesca che appartiene alla sua famiglia da quattrocento anni.  Gli alberi che vende sono stati piantati centottanta anni fa dal suo bisnonno.
 
Gli alberi che pianta non saranno pronti per la vendita fino a quando non nasceranno i suoi pronipoti.
Fa parte della catena.
 
«Ogni generazione deve fare una scelta», mi ha detto. «Si può razziare o piantare. Si può depredare una foresta e arricchirsi, o se ne può avere cura e raccogliere solo quello che ci spetta e lasciare un investimento per i figli».
 
Stefan raccoglie i frutti dei semi interrati da uomini che non ha mai conosciuto.  Stefan sparge sementi i cui frutti saranno raccolti da discendenti che non vedrà mai.
 
Dipendente dal passato, responsabile del futuro: fa parte della catena.
Come noi.
 
Anche noi siamo figli del passato.
Genitori del futuro.
Eredi.
Benefattori.
Eredi dell'opera svolta da chi è venuto prima di noi.
Nati in una foresta che non abbiamo visto.
 
Ciò mi porta a chiedervi, com'è la vostra foresta?
La terra su cui vi trovate, che avete ricevuto in eredità dai vostri antenati, che aspetto ha?
Che sensazione vi dona?
Orgoglio per il lascito ricevuto? Forse.
 
Alcuni ereditano una terra coltivata. Alberi di convinzioni dalle radici profonde. Filare dopo filare di verità ed eredità.
Forse camminate nella foresta dei vostri padri con orgoglio.  In questo caso, ringraziate, perché molti non lo fanno.

Molti non sono orgogliosi dei loro alberi genealogici.
Povertà. Vergogna. Abuso. Sono le foreste trovate da alcuni di voi. La terra è stata saccheggiata. Raccolti rapinati senza interrare nuovi semi.

Forse siete cresciuti in una casa settaria e per questo siete intolleranti nei confronti delle minoranze. Forse siete cresciuti in una casa avida, perciò il vostro desiderio di possesso è insaziabile.

Forse i vostri ricordi d'infanzia sono più fonte di dolore che d'ispirazione. Le voci del vostro passato vi hanno maledetti, sminuiti, ignorati. All'epoca credevate che ciò fosse normale, ora vi siete resi conto che non lo è.

Ed ora siete alle prese con il tentativo di spiegate il vostro passato.
Per caso ho conosciuto la storia di un uomo che deve aver avuto pensieri del genere.
La sua eredità era tragica. Il nonno era un assassino e un mistico e aveva sacrificato i propri figli in un abuso rituale.

Suo padre era un punk che aveva distrutto i luoghi sacri e deriso i credenti. Venne ucciso a ventiquattro anni... dagli amici.
Erano uomini tipici dell'epoca.
Erano tempi in cui le prostitute vendevano la loro merce nei luoghi di adorazione. li stregoni curavano le malattie con cantilene.
La gente adorava le stelle e si affidava agli oroscopi.

Ci si occupava più delle superstizioni e dei riti vudù che dell'istruzione dei propri figli. Erano tempi bui.

Voi cosa fareste se vostro nonno praticasse la magia nera, vostro padre fosse mascalzone e la vostra nazione fosse corrotta?
Seguireste le orme?
Alcuni ritenevano che quell'uomo l'avrebbe fatto. Marchiato come delinquente prima ancora che nascesse, tale e quale suo padre. Al suo passaggio potete quasi sentire la gente lamentarsi: «Farà la fine di suo padre».

Ma si sbagliavano. Non l'avrebbe fatta.

Invertì la tendenza, sfidò la sorte, arginò la corruzione dei tempi e cambiò il futuro della sua nazione.
Le sue realizzazioni furono talmente eccezionali, che ancora raccontiamo la sua storia duemilaseicento anni dopo.

La storia di re Giosia.

Il mondo ha visto re più saggi; il mondo ha visto re più ricchi; il mondo ha visto re più potenti. Ma la storia non ha mai visto un re più coraggioso del giovane Giosia.
Nato circa seicento anni prima di Gesù, Giosia ereditò un trono fragile e una corona macchiata di sangue.
Il Tempio giaceva abbandonato, la Legge era andata perduta e il popolo adorava qualsiasi dio capitasse.
Ma alla fine del regno di Giosia, durato trentun anni, il Tempio era stato ricostruito, gli idoli distrutti e la legge di Dio nuovamente elevata ad un rango di importanza e potere.
La foresta era stata riconquistata.

Il nonno di Giosia, re Manasse, era ricordato come il re che aveva versato «sangue innocente in grande quantità fino a riempirne Gerusalemme da un'estremità all'altra» (2 Re 21:16). Suo padre, re Amon, morì per mano dei suoi ufficiali. «Fece ciò che è male agli occhi del Signore», dice il suo epitaffio.

Il popolo costituì una squadra di uomini armati ed uccise gli assassini e il piccolo Giosia, che aveva otto anni, salì al trono.
Nei primi tempi del regno, Giosia fece una scelta coraggiosa. «Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, imitando in tutto la condotta di Davide, suo antenato» (2 Re 22:2).

Consultò l'album di famiglia finché non trovò un antenato di cui poter seguire l'esempio.
Giosia saltò dalla vita di suo padre e quella di suo nonno. Risalì indietro nel tempo fino a Davide e decise: «Sarò come lui».
Il principio?
Non possiamo scegliere i nostri genitori, ma possiamo scegliere i nostri mentori. E poiché Giosia scelse Davide (che aveva scelto Dio), iniziarono a succedere delle cose.

Sotto i suoi occhi furono demoliti gli altari di Baal.
Infranse gli altari per l'incenso.

Distrusse i pali sacri e gli idoli scolpiti o fusi, riducendoli in polvere.
Bruciò le ossa dei sacerdoti sui loro altari (2 Cronache 34:4-5, 7).
Certo, non fece ciò che si potrebbe definire un bel modo di curare le relazioni pubbliche. Ma, ancora una volta, lo scopo di Giosia era quello di farsi degli amici. Il suo scopo era affermare un principio: «Io non insegno quello che hanno insegnato i miei padri. Rifiuto ciò che loro hanno abbracciato». E non aveva finito.

Quattro armi dopo, a ventisei anni, rivolse la sua attenzione al Tempio. Era nel caos. La gente aveva lasciato che cadesse in rovina, ma Giosia era determinato. Avvenne qualcosa che alimentò la sua passione per restaurare il Tempio. La fiaccola si era tramandata.
All'inizio del suo regno aveva deciso di servire il Dio del suo antenato Davide. Ora scelse di servire il Dio di qualcun altro.
Si legga il passo 2 Cronache 34:8: «Nell'anno decimottavo del suo regno, dopo aver purificato il paese e il Tempio, affidò a Safan... il restauro del tempio del Signore suo Dio» (l'enfasi è mia).
Dio era il suo Dio.
La fede in Dio era la fede di Giosia.

Aveva trovato il Dio di Davide e lo aveva fatto suo.
Mentre ricostruivano il Tempio, uno degli operai trovò un libro.
Nel libro c'erano le parole di Dio date a Mosè quasi mille anni prima.
Quando Giosia udì le parole, fu colpito. Pianse perché il suo popolo si era allontanato così tanto da Dio che la Sua Parola non faceva parte della loro vita.

Mandò a consultare una profetessa e le chiese: «Che fine farà il nostro popolo?».
La donna disse a Giosia che, poiché si era pentito all'udire le Parole, la sua nazione sarebbe stata risparmiata dall'ira di Dio (2 Cronache 34:27).

Incredibile.
Una generazione intera riceveva la grazia per l'integrità di un uomo.
Era possibile che Dio lo avesse mandato sulla terra per quel motivo?
E' possibile che Dio abbia mandato te sulla terra per lo stesso motivo?
Forse il tuo passato non è tale da poterne andar fieri.
Forse hai persino visto il male allo stato puro.
Ora tu, come Giosia, puoi fare una scelta.
Sei superiore al passato? Oppure ne resti soggiogato e trovi delle scuse?
Molti scelgono la seconda strada.
Molti scelgono i sanatori del cuore.
Menti sane in corpi sani. Ma hanno rinunciato ai loro sogni. Si dondolano avanti e indietro sulla sedia del rimpianto ripetendo le parole della resa. Avvicinati e le sentirai: «Se solo...».
La bandiera bianca sul cuore.
«Se solo...».
«Se solo fossi nato altrove...».
«Se solo fossi stato trattato equamente...».
«Se solo avessi avuto genitori migliori, più soldi, maggiori opportunità...».
«Se solo mi avessero messo prima sul vasino, sculacciato di meno, insegnato a mangiare senza fare versacci».

Forse avete usato anche voi queste parole.
Forse avete ogni diritto di usarle.
Forse voi, come Giosia, avete dovuto fare i conti con la dura realtà ancora prima di scendere nell'arena. Trovare un antenato da prendere come modello, per voi, come per Giosia, significa fare un salto indietro nel vostro album di famiglia.

In questo caso, lasciate che vi mostri dove girare pagina.
Mettete da parte l'album e prendete la Bibbia.
Andate al Vangelo di Giovanni e leggete le parole di Gesù: «Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito» (Giovanni 3:6).

Pensateci.
La vita spirituale viene dallo Spirito!
I tuoi genitori ti hanno trasmesso i loro geni, ma Dio ti ha dato la grazia.
I tuoi genitori possono essere responsabili del tuo corpo, ma Dio si è preso cura della tua anima.

Tua madre può darti il suo affetto, ma tuo padre, il Padre celeste, ti dà l'eternità.
Per inciso, non è insensibile ai tuoi problemi.
Anzi, Dio desidera darti quello che non ti ha dato la tua famiglia.

Non hai avuto un buon padre?
Lui sarà tuo Padre.
Attraverso Dio sei figlio e, se sei un figlio, sei certamente un erede (Galati 4:7).

Non hai avuto un buon modello?
Prova a seguire Dio.
Fatti dunque imitatore di Dio, quale figlio carissimo (Efesini 5:1).
Non hai mai avuto un genitore che ti asciugasse le lacrime?
Pensaci di nuovo. Dio osserva ognuno di noi.
«I passi del mio vagare Tu li hai contati, le mie lacrime nell'otre Tuo raccogli; non sono forse scritte nel Tuo libro?» (Salmo 56:9).
Dio non ti ha lasciato andare alla deriva nel mare dell'eredità.
Proprio come Giosia, non puoi influenzare il modo in cui i tuoi antenati hanno risposto a Dio. Tuttavia puoi influire sul modo in cui tu gli rispondi.
Il passato non deve essere la tua prigione.
Hai voce in capitolo sul tuo destino, fai sentire il tuo parere nella tua vita, puoi scegliere il cammino da intraprendere.
Scegli bene e un giorno, tra qualche generazione, i tuoi nipoti e i tuoi pronipoti ringrazieranno Dio per i semi che hai sparso.

Max Lucado
Tratto dal libro: «QUANDO DIO SUSSURRA IL TUO NOME»

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