Se almeno si chiedesse!

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"Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto" - Matteo 7:7 
 
Se almeno si chiedesse! Chiedere è già un atto di umiltà. Ed è riconoscere l'insuccesso delle soluzioni umane. Ci si è aspettato molto dalla scienza. Il diciannovesimo secolo ha fatto la sua esperienza a questo proposito: ha creduto di poter sopprimere Dio e di ricevere tutto dall'intelligenza umana. Ha fallito: la scienza non ha spiegato tutto. Si ha ancora fame di vita spirituale.
 
Con il pullulare di sette che lo coinvolgono in deviazioni non intelligenti, il nostro secolo sarà in complesso più religioso del precedente. Si è constatato che i progressi della tecnica non risolvono tutti i problemi e che lasciano nell'anima un abisso insondabile.
 
Che importa all'uomo di raggiungere parecchie volte la velocità del suono se ciò serve a trasportare le sue ferite e la sua miseria! [...]
Chiedere è fare già l'esperienza della fede. «Chi s'accosta a Dio deve credere ch'Egli è, e che è il rimuneratore di quelli che lo cercano».«Tutte le cose che domanderete pregando, crediate che le avete ricevute e voi le otterrete».
 
Bisogna credere prima di vedere. È infinitamente semplice e infinitamente difficile insieme prendere Gesù in parola. Per tanto questa è la condizione essenziale dell'esaudimento.
L'evangelo di Giovanni riporta la guarigione miracolosa di cui fu oggetto un povero malato, paralitico da trentotto anni. Gesù gli ordinò semplicemente di camminare. Se quest'uomo avesse aspettato di vedere per credere, sarebbe passato certamente attraverso un crudele tormento. Essendo stato invitato a compiere qualcosa d'impossibile, egli avrebbe avuto l'impressione di essere preso in giro. In tal caso avrebbe potuto rispondere con un sorriso doloroso: «Non vedi che non posso neppure alzarmi! Se tu vuoi che io cammini, guariscimi prima! E invece no: egli credette alle parole di Gesù. Egli credette di essere guarito e agì come se lo fosse. Volle camminare e camminò. La fede conosce queste vittorie impossibili.

Senza preghiera e senza fede non c'è vita spirituale, dunque non c'è vittoria, non c'è crescita, non ci sono cristiani. Il comportamento di Gesù stesso lo mostra bene, lui che si ritirava sulle montagne della Palestina e passava delle ore nella ricerca della forza dall'alto. Queste ore di comunione intensa con il Padre sorpassavano talmente il livello delle litanie farisaiche che i discepoli ebbero l'impressione di dover imparare di nuovo a pregare. Allora Gesù insegnò loro la più semplice, la più accessibile, la più incoraggiante, la più nobilitante di tutte le preghiere, il «Padre Nostro».
«Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra com'è fatta nel cielo. Dacci oggi il nostro pane quotidiano; e rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori; e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno.»

Tutta l'attitudine cristiana è qui riassunta. Quando prego: «Padre Nostro che sei nei cieli» non soltanto riconosco l'esistenza e i diritti di Dio, la sua superiorità assoluta, il suo carattere eterno e infinito, la sua onnipotenza, il suo titolo di Creatore - che è origine e causa prima di tutti gli esseri cui devono l'esistenza e la possibilità di pensare di agire (qui entriamo nell'assoluto) - ma anche un Dio vicino al cuore, come Pascal desiderava, che ha per me la tenera sollecitudine d'un padre pronto ad ascoltare la sua creatura che gli espone le sue necessità e le sue pene. Dicendo «Padre Nostro» rinuncio a questo sogno assurdo d'una autonomia che non mi condurrebbe che all'angoscia e alla morte, come pure rinuncio a elevarmi al di sopra dei miei fratelli. Il
 
Padre mio è anche il Padre loro. La preghiera ci fa provare la grande fraternità degli uomini.
«Sia santificato il tuo nome»: dalla natura tutta, dall'universo, ma anche dagli uomini. Innanzitutto da me. Mi posso domandare come l'essere fallibile che sono io possa rendere santo il nome già tre volte santo di Dio. La risposta la si presagisce, per poco che si vada in fondo alla richiesta.
Un figlio disonora suo padre se mostra con la sua vita depravata l'insuccesso dell'educazione ricevuta; gli rende omaggio invece se realizza a sua volta l'esempio d'armonia e d'equilibrio che ha trovato in lui.
Santificare il nome di Dio vuoi dire avere una condotta onesta e retta di figlio legittimo. Così, anche in un ambiente viziato e corrotto, sbarrando l'animo a ogni pensiero negativo, a ogni fantasticheria colpevole, ci si può aspettare di ricevere la benedizione e il soccorso divini, e vivere già sulla terra come in un'atmosfera santa e pura del cielo. L'invito di Dio è: «Siate santi, perché io son santo».
 
«Venga il tuo regno»: in questa invocazione si racchiude, secondo la bella espressione di Simone Weil, l'attesa di Dio. Attesa di Dio che non significa delusione del presente ma piuttosto certezza dell'avvenire. Il cristiano spera, il cristiano desidera, il cristiano vive per il futuro. Non per un avvenire utopistico, ma nella speranza della prossima venuta del regno.
«Venga il tuo regno», per mettere quindi fine all'ordine attuale delle cose. Venga il tuo regno anche nella mia vita oggi e trasformala alla tua immagine. E che io mi prepari già a incontrarti.

«Sia fatta la tua volontà»: non aspettarsi niente dagli uomini, diffidare di se stesso, rimettersi alla bontà provvida di Dio. Meravigliosa disponibilità e saggia abnegazione del cristiano pronto a rinunciare al proprio egoismo e ad accettare l'ordine divino, riconoscendo ch'Egli desidera il nostro bene infinitamente più di quanto sappiamo distinguere, perché con la nostra vista limitata siamo tentati di voler toccare le belle fiamme che brillano...

Anche la richiesta: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano» meriterebbe di essere meditata da coloro che, pur avendo il legittimo pensiero delle cose materiali, confondono troppo spesso occupazione e preoccupazione. E non mi riferisco qui a coloro che hanno la passione del denaro e che non pensano ad altro che ad arricchirsi. Si dice che la vita economica oggi è troppo instabile e gli investimenti troppo poco sicuri. Ma non è da questo lato che possiamo sentirci
più minacciati. La preoccupazione maggiore oggi è la possibilità di mantenere onestamente la propria famiglia. Ma da quanti tormenti inutili, da quante inquietudini sterili che alla lunga consumano ogni resistenza nervosa potremmo essere liberati se fidando in lui realizzassimo che Dio stesso provvede ai nostri più semplici bisogni, liberandoci così dal timore dell'indomani! Basta a ciascun giorno il suo affanno!

Quando ci si avvicina a Dio per chiedergli grazia e assistenza, occorre essere animati da sentimenti d'amore e di perdono. Come potremo dire: «Rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori», se serbiamo dei risentimenti nel cuore? Non dimentichiamo che saremo misurati con la stessa unità di misura con la quale abbiamo misurato gli altri, pesati con la stessa bilancia e gli stessi pesi che avremo utilizzato per gli altri. Ci si guadagna sempre a essere indulgenti!
«Beati i misericordiosi perché a loro misericordia sarà fatta!». Perdoniamo dunque di tutto cuore nel modo in cui ci aspettiamo di essere perdonati.
 
Infine: uscire vittorioso dalla tentazione ed essere liberato dal male! Come ogni peccato tollerato -familiarizzandoci con la disubbidienza, indebolendo la nostra volontà, dando più forza alle tentazioni e preparando delle cadute più gravi - ci espone a un reale pericolo, così ogni vittoria riportata fortifica la nostra volontà e rende più facile la vittoria successiva. E ogni volta che questo accade si fa un passo avanti verso questo stato straordinario ove il male non ha più potere, sull'uomo diventato una nuova creatura, rigenerata e fortificata dalla grazia. Una creatura non priva di umanità, perché sente ancora la sua debolezza, ma spirituale perché essa riceve dall'alto la forza per superare la debolezza.

N. Hugedé - Cristo questo sconosciuto

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Commenti

Questa mattina mi sentivo triste e stanco, penso che chiunque, almeno una volta nella vita, abbia provato angoscia e solitudine. Vengo spesso su questo sito, anche se non scrivo molto mi piace leggere quello che scrivete, attingo sempre nuove forze e speranze nel futuro. Mi sento risollevato, dimentico spesso ciò che DIO promette, e ho capito perche succede questo: chiedo sempre in modo errato, chiedo che cambino le condizioni degli altri, che si ravvedino, che inizino a cercare DIO per riportare pace e serenità nella MIA vita. Assurdo, come posso pretendere la salvezza per gli altri se non curo prima me stesso, senza ricercare una vera comunione con il PADRE? Grazie DIO, dimostri sempre la tua superiorità in ogni cosa, e che la tua opera diventa perfetta in chi ti cerca. Pace a tutti benedetti nel signore.

Ritratto di alex

Giusta meditazione, fratello.
Condivido pienamente in quanto spesso, me misero, vivo questa tua stessa esperienza.... ma Gloria a DIo che fortifica le ginocchia e fa involare come giovani aquile....

Un abbraccio, ti lascio con Osea 11

Alex

Salve! sono una sorella di Milano, volevo solo complimentarmi per come è scritto quest'articolo. Lo trovo interessante e di facile lettura, nonostante l'argomento abbastanza impegnativo. Un saluto affettuoso a Alex e a chi leggerà :)

 Lara

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