Dall'inquietudine.... al coraggio

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Che ne sarà dell'avvenire? Quanti tormenti ci portiamo appresso a causa della paura di possibili disgrazie, foriera di funesti annunci! Temo per la mia situazione, per la mia salute e per quella dei miei, per la mia vecchiaia. Che altro ancora?
 
Se ci capitasse tutto quel che paventiamo, tutto quel che accumuliamo di apprensioni vane, non avremmo certo alcuna forza per sopravvivere.
Intanto questa paura ingiustificata rende oscuro il nostro orizzonte e marca la nostra fronte di una ruga profonda e indelebile. [...]
 
Lo so: sono perfettamente convinto che queste cose possono essere apprezzate solo se sì è convertiti. Dicendoci che sono soltanto i pagani che si preoccupano per il domani, il nostro testo ce lo suggerisce a volo.
Ancora una volta, occorre trionfare su questo vizio impunito che è l'egoismo.
Mi si può obiettare che è ben difficile, se non pericoloso, non inquietarsi dei tempi agitati in cui viviamo. Ci risiamo. Lo sapete bene: ho già detto abbastanza sulla detestabile e pericolosa noncuranza dei signor Rossi del nostro tempo. È bene ribadire che dinanzi a queste nuvole nere che si elevano un po' dappertutto, dinanzi al temporale che ci minaccia, non ci si può uniformare alla politica dello struzzo. Insomma: l'Evangelo può dirci di non preoccuparci dell'indomani, perché ci dice che Dio veglia su di noi. Fiducia.
 
Giriamo pure il problema da una parte e dall'altra, si ritorna sempre allo stesso punto: la fede. Tutto qui.
Sì, noi viviamo in un'epoca, di cui si può dire come minimo che è piena d'inquietudine. Ciò non sfugge più a nessuno. I giornali sono pieni di orrori e di calamità. E se si sapesse ciò che si trama nascostamente, nei laboratori segreti, nei corridoi dei governi, nelle «officine» di spionaggio, nei silenzi stampa, si avrebbero motivi ancora più grandi per allarmarsi. [...]
 
Dinanzi all'allucinante e diabolica follia degli uomini, c'è poco da sperare per sopravvivere.
Ogni cristiano è invitato a considerare questo triste spettacolo.
Non per scoraggiarsi. Non per avere paura. Ma, paradossalmente, per riprendere coraggio.
«Quando queste cose cominceranno ad accadere, rialzate il vostro sguardo, perché la vostra liberazione si avvicina». Sì, proprio così: coraggio.

L'atteggiamento d'inquietudine e di tristezza non è quello che conviene. Non facciamo dipendere il nostro avvenire dal dolore di un istante. L'Evangelo che rievoca tanto bene l'immagine della nascita, ci ricorda che non vi è donna, che durante la lunga attesa del parto abbia posto più attenzione alla sofferenza di un momento (ciò non vuoi dire ch'ella non l'abbia temuta lo stesso) che alla gioia meravigliosa di accedere a questo nuovo universo nel quale essa sarà mamma.
 
La nostra gioia, la nostra fiducia devono essere intessute di coraggio.
La nostra liberazione è vicina. C'è qui una lezione grande e bella. Questo mondo sta per scomparire, ma ci resterà l'altro, che è eterno, quello che il Maestro è andato a prepararci, la nostra vera dimora.
 
Eravamo viaggiatori e stranieri quaggiù, ospiti di passaggio, anzi prigionieri. Lo si dimentica troppo spesso. Giovani, chiedete ai vostri padri, che hanno conosciuto un tempo la tragedia della guerra, la deportazione e i campi di concentramento, se avrebbero preferito restare a guardare penosamente gli accampamenti divorati da un incendio o saltare attraverso le fiamme per ritrovare la libertà!
 
Evidentemente colui che avrebbe voluto salvare alcuni miserabili cenci, avrebbe corso il rischio di perire con essi.
Siamo tutti arrivati a un bivio. Se consideriamo il mondo futuro meno allettante dei nostri piccoli agi di quaggiù, se la nostra fortuna si trova nelle banche terrene, se valutiamo il denaro che spendiamo più che la perla che acquistiamo, se tutto ciò che ha valore per noi è fatto di cose che periscono, se diamo importanza alla nostra posizione, alla nostra macchina, al nostro apparecchio TV più che alla nostra salute, se come la moglie di Lot al momento di fuggire da Sodoma guardiamo indietro a ciò che lasciamo, temo che le nostre angosce siano ben fondate; poiché tutto ciò da un momento all'altro può essere vittima d'una di quelle catastrofi che vengono riportate ogni giorno sui giornali.
 
Ma, lasciatemelo dire, sarà proprio colpa nostra se saremo ancora pericolosamente esposti, preferendo le nostre comodità alla nostra salvezza, i nostri agi alla nostra fede, il nostro piccolo interesse ai veri valori, il terreno e il visibile a ciò che è invisibile, il piacere di un momento a ciò che è eterno

N. Hugedé – Cristo questo sconosciuto

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