Il cammino di due ex suore

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Oggi ho letto questa e-mail, pervenutami da un caro fratello, Nicola Martella, della chiesa dei fratelli della borgata di Finocchio. Interessante testimonianza che merita attenzione, come la storia di tutte le persone che hanno aperto il cuore al Salvatore.  Personalmente mi ha colpito il fatto che anche dopo molti anni di abitudine ad una certa pratica si può riuscire a cambiare e poi, ovviamente, visto il mio lavoro, il racconto dell'impegno in carcere....

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Annamaria Mazzari presenta qui di seguito il lungo cammino che portò lei (suor Elisabetta) e suor Cristiana a comprendere la verità biblica, così come è presentata nella sacra Scrittura. A un certo punto, esse realizzarono che non potevano più conciliare tali convinzioni bibliche col fatto di restare ancora nella Chiesa Cattolica Romana e di continuare a praticare regole, sacramenti, precetti, dogmi e riti che ritenevano essere contrari alla lettera e allo spirito del Nuovo Testamento e, quindi, alla loro propria coscienza cristiana. La ricerca della verità fu un lungo cammino e non furono loro risparmiati vari travagli. Dopo che avevano capito le verità bibliche, non fu facile realizzarle subito e le lotte furono tante. Alla fine, sebbene la loro età e l'incertezza del futuro, presero una drastica decisione che cambiò totalmente la loro rotta. Ora hanno trovato pace con Dio e con la loro coscienza. {Nicola Martella}

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Sete della Parola e sogno di vocazione
«Signore, ti prego, dona alla mia mamma dodici figli, così la mia famiglia sarà benedetta». Questa era la preghiera che, da bambina, rivolgevo a Dio. Avevo 7 o 8 anni.
La domenica pomeriggio, durante le vacanze estive, noi bambini ci riunivamo all'oratorio, dove la suora ci parlava dell'Antico Testamento. Io ero rimasta colpita dalla storia di Giacobbe e dei suoi dodici figli, i quali erano stati la grande benedizione della sua casa e avrei voluto che anche la mia mamma avesse avuto dodici figli, per godere le benedizioni Dio.

Le storie bibliche, raccontate negli afosi pomeriggi d'estate, furono gli unici incontri con la Parola di Dio e certamente lasciarono in me una forte impronta. Ricordo d'averle ascoltate con molta attenzione, non perdevo una parola, ne ero affascinata e si radicarono profondamente nel mio cuore.
In seguito e per lunghi anni, non ebbi più occasione d'ascoltare racconti biblici e nemmeno di leggere la Bibbia: in casa mia non ne ho mai vista alcuna, e neppure nell'Istituto religioso di cui feci parte, per anni non ebbi la gioia di possederla
Fin da piccola mi sentivo spinta ad aiutare le persone povere e in difficoltà; ero attratta anche da tutto ciò che era religioso: amavo frequentare la chiesa, partecipare alle funzioni e ai riti sacri così che, a 22 anni, decisi di realizzare un sogno (o quello che in ambito cattolico viene chiamata «vocazione»), che nutrivo dall'età di 14-15 anni.

Insoddisfazioni e questioni stridenti
Al termine del noviziato fui mandata a Firenze. Nonostante servire i poveri fosse stata la motivazione per la quale avevo scelto d'entrare in quell'ordine religioso, di cui ho fatto parte per oltre quarant'anni, non mi venne affidato un servizio diretto alle persone bisognose, ma ricevetti invece l'incarico d'insegnare, e per 25 anni dovetti dedicarmi all'insegnamento.

Questo mi causava non poca insoddisfazione. Cercai allora, nel tempo libero dalla scuola e con il permesso della superiora, d'andare a far visita a persone bisognose o di dedicare il mio tempo libero ad altre attività caritative.
Intanto dentro di me cresceva sempre più il desiderio di conoscere la Parola, ma aumentava anche l'insoddisfazione per ciò che stavo vivendo. Infatti certe pratiche, regole ed esercizi di pietà, mi sembravano sempre più sterili e lontani dall'essermi d'aiuto nella mia crescita spirituale. Non solo, diventavo sempre più critica verso certi aspetti della chiesa cattolica di cui facevo parte.

Per esempio m'infastidiva la ricchezza del Vaticano e dicevo a me stessa che, se Gesù fosse venuto un giorno in questo mondo, certamente non sarebbe andato ad alloggiare in Vaticano, ma molto probabilmente sarebbe andato in una delle periferie più povere di qualche città; infatti Egli disse che non aveva dove posare il capo. Ragionavo così, sebbene non sapessi ancora del ritorno del Signore in questo mondo per regnare (Apocalisse 20).
Se trovavo giusto il celibato per coloro che sceglievano la vita conventuale femminile o maschile, non capivo perché ai sacerdoti diocesani, per portare il messaggio dell'Evangelo, fosse proibito sposarsi. Non capivo il battesimo dato ai bambini, perché, secondo il mio modo di vedere, questa doveva essere una scelta consapevole fatta da adulti (a quei tempi non avevo spiegazioni bibliche, se avessi saputo fare confronti con il libro degli Atti avrei capito tutto del battesimo). Non pensavo, allora, a confrontarmi con la Parola perché non la conoscevo, ma avvertivo che qualcosa non andava.

Realizzazione più prossima o terra bruciata?
Finalmente, dopo circa quattordici anni di vita religiosa, mi si presentò l'opportunità di prestare servizio in una parrocchia come catechista e visitare le famiglie in difficoltà.
Credevo fosse giunto il momento in cui avrei realizzato i miei desideri e mi sarei sentita finalmente appagata, ma dopo qualche tempo mi resi conto che l'insegnamento del catechismo, per quanto mettessi tutto il mio impegno, non portava i bambini o gli adolescenti alla conoscenza del Signore Gesù, perché era basato sullo studio dei comandamenti, dei sacramenti della chiesa cattolica, dei suoi precetti e dei vari dogmi.
La Bibbia non faceva parte del programma. Come sarebbe stato possibile far conoscere Gesù se io stessa non avevo conoscenza della Parola?

Più tardi, mi sono resa conto che tutto il disagio provato nell'insegnare il catechismo, nel preparare i genitori al battesimo dei figli e nella preparazione dei bambini alla prima comunione, era causato dal fatto che io non ero nata di nuovo, mi mancava un rapporto personale con il Signore e non conoscevo la sua Parola.
In quegli anni, in parrocchia, si formò un gruppo cattolico molto impegnato: i «neo-catecumenali». Pensai che farne parte m'avrebbe permesso di studiare la Bibbia e di approfondirne la conoscenza; così chiesi il permesso ai miei superiori i quali, un po' a malincuore, me lo concessero. Lo studio della Parola non fu così esauriente come avrei desiderato anche se per me fu importante poter leggere per la prima volta la Parola e confrontarmi con altre persone sui vari libri della Bibbia.
In parrocchia detti tutta me stessa per riuscire a creare spazi e attività in cui i bambini potessero trascorrere il loro tempo libero e per evitare che la strada facesse loro da maestra.
Dopo quattordici anni di lavoro parrocchiale, proprio mentre mi adoperavo in tutto questo, qualcuno fece attorno a me terra bruciata. Capii che era giunto il momento di lasciare il campo d'azione.

Mi ritirai dalla parrocchia con grande dispiacere. Per placare il dolore che provavo, cercai d'occupare il tempo, e soprattutto la mia mente, con una qualche attività per non pensare alle incomprensioni e alle accuse ingiuste che avevo ricevute e che m'avevano segnata profondamente.
Le accuse ricevute in parrocchia furono condivise anche dai miei superiori religiosi i quali, senza chiedermi alcuna spiegazione, presero decisioni drastiche nei miei confronti: fui sospesa dai voti, con la proibizione di frequentare i neo-catecumenali.

Fondo esistenziale e spiragli di luce
Ero veramente distrutta! Tutto mi rimaneva difficile... Non avevo più idee... Non sapevo come trascorrere le ore libere dalle attività parrocchiali... Del resto non ero nemmeno nelle condizioni di sapermi organizzare.

Iniziai ad andare in una chiesetta dove ogni giorno era esposto «il Santissimo», cioè il pane eucaristico per l'adorazione.
Lì trascorrevo le mie ore in preghiera, recitavo tre, quattro rosari e piangevo... lì trovavo molto conforto alla mia sofferenza. Pensavo al perdono: volevo perdonare ma mi rimaneva molto difficile: chiedevo al Signore il suo aiuto perché per me era una scoglio molto duro.
Un sacerdote, allora delegato per gli istituti religiosi femminili, mi suggerì di ricorrere al tribunale ecclesiastico a Roma, ma io volevo perdonare anche se dentro di me c'era una forte ribellione. Pregai per questa intenzione, chiedevo al Signore d'aiutarmi a superare l'amarezza che provavo e guarire le mie ferite.
Dicevo a me stessa: «Se Gesù è morto sulla croce per il perdono dei tuoi peccati, come puoi tu, non perdonare?». Questo pensiero mi faceva desistere da ogni gesto vendicativo, ma la cosa era veramente dura!
Pregavo particolarmente per quelle persone che m'avevano causato tanta sofferenza perché riuscissi a perdonare e perché il Signore concedesse loro la sua benedizione. Il Signore pian piano m'aiutò: oggi posso ricordare quei momenti e incontrare quelle persone con serenità, senza rancore o ostilità verso nessuno. Ho perdonato, ora mi sento libera, libera!
Un sacerdote del gruppo neo-catecumenale, passato al Rinnovamento dello Spirito, un gruppo carismatico, incontrandomi, volle sapere cosa mi stava accadendo. Raccontai la mia storia ed egli mi suggerì di frequentare il Movimento del Rinnovamento Cattolico. Un po' scettica, accettai l'invito. Rimasi colpita dal loro modo di pregare, dalla gioia che esprimevano nei canti di lode, dalle loro testimonianze. Quelle ore trascorse nella preghiera e nella lode al Signore, mi riempivano di serenità. Sovente, ai loro incontri, erano invitati dei pastori pentecostali americani i quali tenevano degli insegnamenti sulla Parola, così avvincenti e persuasivi che ne ero estasiata.
Al termine degli incontri esponevano libri evangelici, ne comprai diversi che divorai uno dopo l'altro; m'aiutavano a capire la Parola e io ero affamata della Sua conoscenza.

Avrei voluto essere anch'io una di loro... ma come fare? Ricordo d'aver letto un libro sul quale era riportata l'inserzione d'un altro testo: «Addio terra ultimo pianeta», desideravo poterlo leggere perché non ero a conoscenza del ritorno del Signore, nella chiesa cattolica non si parla né si crede che Gesù tornerà per regnare, non si crede al millennio; si crede solamente che Gesù tornerà come giudice alla fine del mondo.
Sapevo dove avrei potuto acquistarlo, ma come varcare la soglia di quella libreria evangelica sita in via Ricasoli? Mi vergognavo perché avevo l'abito religioso, mi sembrava di dare scandalo e mi sentivo in colpa (i cattolici hanno molti pregiudizi nei confronti dei protestanti).
Un giorno vinsi ogni timore ed entrai nella libreria: fu il primo acquisto d'una serie lunghissima di libri divorati sera dopo sera...
Intanto dovevo trovare il modo per impegnare il mio tempo libero dalla parrocchia: ripresi a dipingere, ma il pensiero continuava a correre e io continuavo a soffrire, ero distrutta.
Cosa potevo fare? Mi procurai una radiolina e mentre dipingevo facevo scorrere le varie stazioni radio (a quell'epoca non c'era ancora Radio Maria, ne ringrazio il Signore!) per cercare qualcosa che attirasse la mia attenzione e occupasse i miei pensieri. Un giorno mi capitò d'ascoltare una persona che parlava dell'Evangelo, stetti ad ascoltare, fui attratta da quelle parole. Terminato l'insegnamento, la persona presentò l'emittente: era «Radio Evangelica Firenze»; da quel giorno divenne la «mia radio». Infatti l'ascolto di quelle parole mi procurava tanta consolazione e sentivo appagato il mio bisogno di conoscere più profondamente la Parola di Dio.

Nuovo impegno con una compagna di via
Nel frattempo, qualcosa di nuovo si stava profilando nella mia vita: un giovane della parrocchia, che a suo tempo avevo avuto al catechismo, finì in carcere e mi fece sapere che voleva incontrarmi.
Ottenuto il permesso d'ingresso all'Istituto Penitenziario, mi recai al colloquio. Quando tornai la seconda volta, il giovane mi chiese se potevo incontrare altre persone: io acconsentii e in breve decisi di dedicarmi al volontariato presso il carcere. Incontrando i detenuti, sentii l'esigenza di fare qualche cosa per quelli che non potevano usufruire dei benefici concessi dalla legge perché non avevano possibilità d'alloggio all'esterno.

Parlai con il cappellano del carcere e in pochi mesi fu preparata la casa per accogliere i carcerati. Si poneva il problema di trovare qualcuno che m'affiancasse in quest'opera. Pensai a suor Cristiana, una mia consorella che aveva ascoltato e condiviso la mia sofferenza di quei periodi bui passati in parrocchia, nei quali m'ero sentita sola e isolata a causa dell'incomprensione dei miei superiori. Essa aveva da poco terminato il suo mandato di superiora in un istituto per anziani e quindi le chiesi se fosse stata disposta a condividere con me un servizio d'accoglienza in una casa che avrebbe ospitato detenuti in permesso o in affidamento.

Cristiana acconsentì e, cominciando il nuovo servizio durato vent'anni, sia al carcere sia nella casa d'accoglienza, iniziammo anche un nuovo cammino di fede.

Come sono vere le parole del salmo: «Quand'anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, io non temerei alcun male; il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza» (23,4).
Cristiana era stata in comunità per molti anni e, godendo sempre della stima dei superiori, aveva ricoperto incarichi di grande responsabilità.
Ora avevamo la possibilità d'organizzare la nostra vita di preghiera, cantare le bellissime lodi imparate al gruppo di preghiera del Rinnovamento e dedicarci allo studio della Parola. Eravamo noi due sole senza lo sguardo vigile di nessuna superiora. Dio, ci guidava «imbandiva per noi la tavola.... E beni e benignità ci accompagneranno tutti i giorni [che ci rimangono] della nostra vita e possiamo abitare nella casa del Signore».

Sete della Parola e ristoro dell'anima
Parlavo a Cristiana dei libri che leggevo, delle cose nuove che scoprivo in queste letture e lei ascoltava con vivo interesse.
Studiando la Parola, nascevano anche tante domande, chi avrebbe potuto darci qualche spiegazione? Pensai allora al pastore che parlava alla radio. Lo dissi a Cristiana. Certo, sarebbe stato molto bello e molto utile poterlo incontrare, ma come fare? La casa in cui ci trovavamo non era nostra ed era gestita dalla Caritas diocesana. Cristiana, più coraggiosa di me, prese la decisione: «Sì, invitiamo il pastore nelle ore in cui la casa è chiusa agli ospiti». Così fu e per più di dieci anni il pastore venne puntualmente ogni settimana a parlarci del Signore, con molto tatto e rispetto, gradualmente ci liberò dai nostri «credo», da quello che era stato «aggiunto o tolto» alla Parola e a chiarire tutti quei «perché» che da tempo ci assillavano e a cui non sapevamo dare una risposta .

Approfondendo la nostra conoscenza delle dottrine della Bibbia, ci veniva spontaneo confrontarle con quelle della nostra chiesa cattolica; capimmo ad esempio, che il culto a Maria, non ha un fondamento biblico, così come i dogmi a lei attribuiti non hanno riscontro nella Parola. Scoprimmo che altri dogmi erano invenzioni degli uomini, privi di fondamento biblico come il purgatorio. Infine ci sentimmo ingannate e deluse per tutto quello che in buona fede avevamo creduto! La pazienza e la discrezione del pastore, pian piano, ci portarono a capire dove stava la Verità e dove stava la salvezza: non nelle buone opere ma nella fede in Gesù, l'unico che può salvare ed è un dono gratuito.

Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini
Più aumentava la conoscenza della Parola e di conseguenza della Verità, e più provavo indignazione verso quella chiesa che avevo così tanto amato e alla quale avevo dato tutta la mia fiducia. Mi sentivo ingannata, tradita; avevo partecipato ai sui riti, alla sue celebrazioni con tanta convinzione e ora scoprivo che ero nel falso, nell'ambiguo, scoprivo che molti dei suoi insegnamenti non erano basati sull'autorità della Bibbia ma su delle invenzioni umane convalidate e in certi casi trasformate in dogmi.

Essendo sole in quella casa d'accoglienza, potevamo fare le nostre «omissioni» senza subire nessuna sanzione; io avevo abbandonato l'uso della recita del rosario (ero devotissima a Maria, ma mi stavo rendendo conto che la Madonna, pregata e venerata nel cattolicesimo, non era la donna semplice, ricca di fede descritta dagli Evangeli). Poi abbandonai la confessione dei peccati al sacerdote; in seguito tralasciai di frequentare la messa nelle festività mariane e infine diradai la messa domenicale. Pian piano anche Cristiana s'avviò su questa strada, ma non era possibile continuare così, bisognava fare una scelta!
Ero ormai decisa a fare il «salto di qualità» perché non potevo più accettare di vivere nel compromesso, ma la mia compagna, pur riconoscendo dove stava la «VERITÀ», non voleva lasciare l'ordine religioso poiché v'aveva goduto tanta stima e le sembrava di compiere un tradimento.

Era sicura di poter rimanere in comunità e riuscire a evitare l'osservanza di quei riti e di quelle credenze che non avevano nulla a che vedere con la Parola di Dio. «Tu fa' la tua scelta, mi diceva, vedrai che io riuscirò a tralasciare tutto ciò che non è conforme alla Parola».
Nella casa d'accoglienza avevamo molta libertà, perciò avrei potuto anche aspettare. Non seguivamo più certi riti o regole, ma se avessimo tralasciato per sempre la messa domenicale (anche questo rito in contrasto con la Parola), certamente saremmo state notate. D'altra parte non ci sentivamo di partecipare a un culto evangelico con l'abito religioso senza aver fatto palesemente una scelta. Era ormai evidente che non potevamo aspettare ancora a lungo.

Travagli e scelte
La scelta per Cristiana si faceva sempre più pressante, la decisione sempre più difficile e angosciosa, sia per lasciare la Chiesa Cattolica, e l'Istituto religioso dove aveva trascorso cinquant'anni della sua vita, sia per comunicare la notizia ai parenti. Ai familiari cattolici convinti, come dare una tale notizia per loro così deludente?
Anche Cristiana aveva creduto a tutti gli insegnamenti della Chiesa Cattolica e amava le suore. Erano tante le preoccupazioni, così sopraggiunse una forte depressione.

Questo stato di cose influì moltissimo sulla sua salute e le causò un'ulcera allo stomaco, tanto da portarla in fin di vita. Infatti quando fu ricoverata in ospedale i medici s'accorsero che non aveva più sangue, riuscì a vivere solo facendole delle trasfusioni. Terminata la degenza in ospedale, fu trasferita all'infermeria del nostro Istituto religioso dove rimase per sei mesi. Le sorelle furono bravissime a curarla nel periodo di convalescenza; si riprese e io pensavo che ormai Cristiana sarebbe rimasta per sempre con le suore. Ma proprio durante la sua permanenza all'infermeria, capì di non potersi esimere da certe pratiche: quando veniva il confessore doveva confessarsi, tutti i giorni doveva recitare il rosario, l'otto Dicembre festa dell'Immacolata, aveva dovuto partecipare all'atto di consacrazione a Maria, tutti i giorni doveva assistere alla messa, onorare Maria, cantare le sue lodi, eccetera.
Questa esperienza convinse Cristiana dell'impossibilità di professare una fede e viverne un'altra.

A questo punto bisognava prendere una decisione: dissi a Cristiana che io avevo già deciso e poiché eravamo a marzo, il mese in cui nel nostro istituto le suore rinnovano i voti, le confermai che avrei chiesto l'esonero dai voti e avrei parlato con la Suora Provinciale. Così feci.
La Provinciale mi suggerì di chiedere prima sei mesi di sospensione dai voti e in seguito dare le dimissioni dall'istituto. Scrissi la lettera d'esenzione dai voti e, prima di consegnarla, andai all'infermeria da Cristiana per leggergliela; con mia sorpresa mi disse di prepararne una anche per lei poiché era ancora impossibilitata a scrivere di proprio pugno.
La gioia provata in quel momento non posso esprimerla! Il Signore aveva operato meraviglie, quella malattia era stata necessaria per far capire a Cristiana che il suo posto non era più fra le suore né nella chiesa cattolica: ALLELUIA!

Fidarsi di Dio
Davvero Signore tu ci «ristori l'anima e ci conduci per sentieri di giustizia per amore del tuo nome!» (Salmo 23,3).
Finalmente la nostra scelta per Cristo si è realizzata! Ora, anche se siamo anziane, ma giovani nello spirito, possiamo servire il Signore in piena libertà perché abbiamo conosciuto la VERITÀ, siamo felici, non abbiamo più sicurezze umane, ma abbiamo l'unica sicurezza, quella vera GESÙ CRISTO e Lui solo!
Grazie, Signore, per l'amore con cui hai seguito tutta la nostra vita, ci hai portato su ali d'aquila, ci hai aperto gli occhi e abbiamo visto il meraviglioso tuo Volto. Ora, Signore, ti chiediamo d'usarci come tuoi strumenti per farti conoscere ad altre persone che possono incontrarti, ma non ti conoscono ancora.

Gratitudine
Non possiamo fare a meno di ringraziare e d'esprimere tutta la nostra riconoscenza al pastore Riccardo Paul per la pazienza, la dedizione e la chiarezza con cui ci ha ministrato la Parola con impegno costante.
Vogliamo esprimere tutta la nostra riconoscenza e gratitudine al pastore Samuele Wegner per avere proseguito la spiegazione e l'approfondimento della Parola prima che lasciassimo la Chiesa Cattolica e il nostro Istituto Religioso e per il suo tempo messo a nostra disposizione preparandoci la casa.
Il Signore voglia benedirli e sostenerli nel loro costante impegno d'evangelizzazione.

(Versione aggiornata, corretta e redatta da Nicola Martella)

Guidate dalla sacra Scrittura

Dopo aver letto e approfondito i testi biblici, alcuni versetti furono per noi determinanti per convincerci a lasciare la chiesa cattolica.

Ricordo quando rimanemmo colpite dalle parole di Paolo in 1 Corinzi 4,6: «…perché per nostro mezzo impariate a praticare il “non oltre quello che è scritto”». L’affermazione «praticare il non oltre quello che è scritto» ci turbò non poco; infatti, approfondendo la Parola di Dio e leggendo la storia della chiesa, avevamo capito che varie dottrine, dogmi e riti, patrimonio della chiesa cattolica, non avevano un fondamento biblico ma erano pure invenzioni d’uomini.

Studiavamo la Bibbia e confrontavamo il nostro credo cattolico con essa. In una rubrica trascrivevo i versetti biblici che mi davano la conferma di ciò che andavamo confutando riguardo alle dottrine cattoliche e ai suoi dogmi. «Aggiungere o togliere» e «non oltre quello che è scritto» erano due affermazioni costantemente presenti dentro di me.

Ecco qui di seguito alcune prove dove la chiesa cattolica ha aggiunto o ha tolto.

 

Statue e immagini sacre

Trovammo in Esodo 20,4.6 il comandamento che proibisce di farsi statue o pitture per adorarle. Ci domandammo come mai questo comandamento non fosse presente nei 10 comandamenti cattolici imparati a memoria al catechismo. Confrontammo anche Deuteronomio 4,7.10, era lo stesso comandamento presente in Esodo. Perché la chiesa cattolica ha omesso il secondo comandamento?

Nei nostri studi biblici, quando avevamo dei dubbi o domande senza soluzione, il Signore, in un modo o in un altro ci dava la risposta: attraverso un libro, una persona preparata, la radio o la stessa Bibbia. Così fu per la spiegazione del 2° comandamento: leggemmo in un libro che proprio il grande teologo Agostino da Ippona, aveva tolto il secondo comandamento e diviso il 10° in due parti. Ora capivamo perché tante statue, dipinti sacri, candele, ceri, eccetera nelle chiese e nelle case cattoliche.

Proprio in Deuteronomio 4,2 avevo trovato scritto per la prima volta: «Non aggiungerete nulla a ciò che io vi ho comandato e non toglierete nulla, ma osserverete i comandamenti del Signore vostro Dio che io vi prescrivo».

Distruggemmo perciò tutte le statue e le immagini sacre di nostra devozione! E ci liberammo da ogni devozione che non fosse rivolta al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

 

Il rischio di togliere e aggiungere

Approfondimmo l’ordine di Dio che recita: «Avrete cura di mettere in pratica tutte le cose che vi comando; non v’aggiungerai nulla e nulla ne toglierai» (Dt 12,32). Mosè per confermare la bontà della legge di Dio, disse al suo popolo: «Ecco io vi ho insegnato leggi e prescrizioni come il Signore, il mio Dio mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica…» (Dt 4,5).

Trovammo sia nell’Antico Testamento sia nel Nuovo Testamento, molti versetti in cui Dio dà l’ordine di non «togliere e non aggiungere»:

■ I Salmi 19 e 119 parlano della perfezione della legge di Dio.

■ Proverbi 30,5.6: «Ogni parola di Dio è affinata con il fuoco. Egli è uno scudo per chi confida in Lui. Non aggiungere nulla alle sue parole, perché Egli non ti rimproveri e tu sia trovato bugiardo».

■ 1 Cor 15,1.2: «Vi ricordo fratelli l’Evangelo che vi ho annunziato, che voi avete anche ricevuto,nel quale state anche saldi, mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l’ho annunziato; a meno che non abbiate creduto invano».

■ 2 Gv 1,9.11: «Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio».

■ Ap 22,18.19: «Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno v’aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; Se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dall’albero della vita e dalla santa città che sono descritti in questo libro».

■ Si veda inoltre Ecclesiaste 3,14; Matteo 15,1.19; Gal 1,8.9.

 

La questione dell’autorità

Studiando la Bibbia quante dottrine cattoliche dovemmo confrontare con le dottrine bibliche! Per noi la Bibbia era diventata sempre più la nostra «autorità» a cui dovevamo obbedire perché è la «Parola di Dio». Del resto anche Gesù obbedì alla Parola di Dio; disse che era venuto per adempiere tutta la legge (Parola di Dio) e che «neppure uno iota o apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto» (Mt 5,18), asserendo così l’autorità in assoluto della Bibbia sopra ogni altra legge o tradizione umana.

Confrontando la «tradizione» cattolica con la Bibbia scoprimmo che Gesù non voleva la tradizione degli uomini, anzi la disprezzava; in Mc 7,9ss è molto chiaro: «Diceva loro ancora: “Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra!”»; Gesù continua il suo discorso portando degli esempi di come i farisei mettevano in atto la loro tradizione sostituendola al comandamento di Dio. Quante volte avrò sentito la lettura di questo passo sopra citato in ambito cattolico, ma il suo contenuto passava sopra il mio capo… pensavo che Gesù si riferisse solo ai farisei, pensavo fossero parole solo per gli ebrei, e non per noi oggi; non riflettevo sul fatto che «Gesù è lo stesso Cristo, ieri, oggi e in eterno» (Eb 13,8) e che quindi la sua Parola è valida in ogni epoca.

Cristiana e io non trovammo un solo passo biblico dove si parlasse a favore della tradizione, anzi…: «…. E voi perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione?» (Mt 15,3). «Invano mi rendono il loro culto insegnando dottrine che sono precetti d’uomini. Avendo tralasciato il comandamento di Dio, v’attenete alla tradizione degli uomini… Annullando così la Parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata. Di cose simili ne fate molte» (Mc 7,7-13).

Anche Paolo prima della sua conversione era zelantissimo nel seguire la tradizione dei suoi padri (Gal 1,14). In Col 2,8 Paolo esorta: «Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo».

 

Purgatorio e culto dei morti

Dopo queste conferme bibliche contro la tradizione, ci chiedemmo come mai il magistero cattolico mette sullo stesso piano la Bibbia e la tradizione dei padri della chiesa? Come mai ha voluto che certe tradizioni diventassero dei dogmi di fede? Ad esempio, riguardo al purgatorio non abbiamo trovato un solo passo biblico dove si parlasse di questo stato intermedio fra inferno e paradiso.[1]

Perché la chiesa cattolica continua a sostenere questa tradizione? Non è un inganno per i credenti cattolici che incessantemente fanno celebrare messe per i loro morti? È vero che nel libro dei Maccabei si è trovato un appiglio (2 Maccabei 12,41. 45), ma sappiamo che questo libro non è contenuto nel canone dei libri dell’Antico Testamento accolti dal popolo ebraico come ispirati da Dio.

«Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo non ha Dio. Chi rimane nella dottrina ha il Padre e il Figlio» (2 Gv 1,9). Gesù dice: «Chi ascolta la mia voce e crede a Colui che mi ha mandato ha vita eterna e non viene in giudizio, ma passa dalla morte alla vita» (Gv 5,24).

Che la Bibbia sia ispirata da Dio ce lo conferma la seconda lettera di Pietro 1,20s: «Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale. Infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo» (cfr. Gv 5,24; 2 Gv 1,9).

 

Il sacrificio di Cristo

Approfondendo la lettera agli Ebrei, ci rendemmo conto che il sacrificio di Cristo è stato fatto una volta per sempre. Come mai la dottrina cattolica insegna che la messa è il ripetersi «incruento» del sacrifico di Cristo? La lettera agli Ebrei recita: «Cristo non ha bisogno come gli altri sommi sacerdoti d’offrire dei sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, perché questo Egli ha fatto una volta per sempre, quando ha offerto se stesso» (Eb 7,27).

La frase «sacrificio di Cristo fatto una volta per sempre» è ripetuta più volte nella lettera agli Ebrei: 9,26.28; 10,10.18. Cristiana e io ci chiedevamo: «Allora, la messa a che serve se non c’è bisogno di ripetizione? Se il sacrificio di Cristo, compiuto una volta per sempre alla croce, ha valore unico e infinito, perché perpetuarlo nel cosiddetto “sacrificio della messa”?».

 

Il sacerdozio di Cristo

Ci chiedevamo pure: «I sacerdoti a che servono se non c’è più sacrificio cruento?». La risposta che il ministero sacerdotale dopo la morte di Cristo non serve più, la trovammo sempre nella lettera agli Ebrei 7,24.25: «Il sacerdozio di Cristo non si trasmette» perché Cristo ha compiuto un unico sacrificio e non ha bisogno né di sacerdoti particolari né di ripetere il sacrificio.

 

Il sacerdozio dei credenti

La conferma che un ruolo sacerdotale specifico non sia più necessario, la trovammo nella lettera agli Efesini, dove vengono stabiliti vari ministeri per il «perfezionamento della chiesa»; qui si legge che Gesù «ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori» (Ef 4,11), ma non si parla di sacerdoti. Il sacrificio di Cristo è stato fatto una volta per sempre, e non servono sacerdoti. Quindi anche qui bisogna praticare il «non oltre quello che è scritto» (1 Cor 4,6).

Ora, la cosa stupenda che abbiamo scoperto, si trova in 1 Pt 2,9: «Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa…».

Quando siamo diventati un sacerdozio regale? Alla morte di Gesù quando il velo del tempio si squarciò in due…

Da quel momento il luogo santissimo non era più riservato al sommo sacerdote, ma a tutti coloro che hanno accettato Cristo come personale Salvatore, è dato loro l’accesso d’entrare alla presenza di Dio come sacerdoti che offrono sacrifici di lode. Alleluia!

 

L’Eucarestia[2]

L’Eucaristia ha rappresentato il dubbio che per molto tempo ha occupato la mente e il cuore di Cristiana: ella non poteva credere che la transustanziazione fosse solo un ragionamento ricavato dalla teologia fatta da uomini (ideata da Tommaso d’Aquino) e privo di contenuto biblico. Gesù non disse: «Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue»? (cfr. Mt 26,26ss). Non affermò: «E il pane che io darò è la mia carne»? (Gv 6,51). Cristiana a causa di queste parole restava nel dubbio.

I giudei e i discepoli inorridirono pensando di dover mangiare la sua carne, quando Gesù disse: «Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno, e il pane che io darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo» (Gv 6,51). Egli chiarì molto bene il concetto qualche versetto più avanti: «È lo spirito che vivifica; la carne non è d’alcuna utilità; le parole che vi ho dette sono spirito e vita» (Gv 6,63).

Se il corpo di Cristo è un corpo non più terrestre, come possiamo nutrirci del suo corpo risuscitato? 1 Cor 15,42.49 ci dà al riguardo una risposta molto chiara, e Cristiana ne fu convinta. Anche qui bisogna «praticare il non oltre quel che è scritto» (1 Cor 4,6).

 

La confessione

Che dire poi della confessione dei peccati fatta al sacerdote? Gesù non aveva detto prima a Pietro (Mt 16,19) e poi ai discepoli (Mt 18,18): «Tutte le cose che legherete sulla terra saranno legate in cielo; e tutte le cose che scioglierete sulla terra saranno sciolte nel cielo»? A Cristiana e a me sembrava normale dover confessare le proprie colpe al prete, del resto anche lui si confessa a un altro prete.

Invece cosa significano le parole dell’Evangelo sopra citate? Significano che quando un credente evangelizza qualcuno e questi crede, accetta l’Evangelo, i suoi peccati sono sciolti, cioè perdonati, perché «l’Evangelo è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede» (Rom 1,16).

Allora a chi si devono confessare i peccati? Giacomo risponde: «Confessate dunque i peccati gli uni gli altri» (5,16).

Clemente Romano, un credente dei primi tempi del cristianesimo, in una sua epistola scrisse: «Il Signore nulla esige dagli uomini se non una confessione fatta a Lui». Del resto solo Dio può perdonare i nostri peccati: «Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci tutti i nostri peccati e purificarci da ogni iniquità» (1 Gv 1,9).

 

La Madonna

Un altro «credo», molto caro al magistero cattolico, ma certamente molto più caro al popolo cattolico, è la Madonna. Sia per Cristiana sia per me fu un argomento di studio e di ricerca molto accurato perché tutt’e due eravamo devotissime a Maria. Ci sembrava impossibile non doverci rivolgere a lei, pregarla e chiedere la sua protezione; dicevamo: «È la mamma di Gesù! È la mamma di tutti!». Iniziammo le nostre ricerche… e poiché Gesù dalla croce affidò la sua mamma a Giovanni, abbiamo cercato nei suoi scritti cosa avesse detto di Maria; non trovammo nessun riferimento alla madre di Gesù che giustificasse la devozione popolare a Maria, tanto meno i dogmi mariani.

Dalla Bibbia non abbiamo trovato nessuna risposta favorevole al culto mariano, ma ci rendemmo conto che anche lei è morta come ogni mortale. In 1 Cor 15,20.23 si parla esclusivamente della risurrezione di Cristo e della futura risurrezione di coloro che sono morti in Cristo, i quali però, risorgeranno alla sua venuta. Se Maria fosse stata assunta in cielo, si sarebbe scritto di quest’eccezione come un caso unico.

Nella chiesa cattolica s’invoca Maria come la «corredentrice», ma la Scrittura smentisce tale affermazione: «In nessun altro è la salvezza, perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati» (Atti 4,12).

Si invoca Maria come «mediatrice», ma nella Bibbia si legge: «C’è un solo Dio e mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti» (1 Tm 2,5). E Gesù stesso ha detto: «Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6).

Chi intercede per noi? Ebrei 7,25 dice: «Egli [Gesù] può salvare perfettamente quelli che per mezzo di Lui [quindi non di Maria] s’avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro».

Un altro dubbio riguardo a Maria è questo: se fosse stata veramente concepita senza peccato, cioè immacolata, non avrebbe dovuto essere lei ad aprire il libro dei sette sigilli che si trova in Apocalisse 5,2.4? invece si legge che non si trovò «nessuno né in cielo, né sulla terra né sotto terra» che potesse farlo.

Inoltre, nella preghiera cattolica «Salve Regina» Maria è invocata come «avvocata dei peccatori», ma in 1 Gv 2,1 è scritto che «noi abbiamo un». avvocato presso il Padre: Cristo Gesù

Gesù stesso non disse in Mt 4,10 «Adorerai il Signore Dio tuo, e a lui solo renderai culto»?

A Maria, secondo i cattolici, si dà un culto di venerazione, ma sono solo parole, perché la si onora come Gesù, per lei si fanno processioni, ci s’inginocchia davanti alla sua statua, s’accendono candele, si celebrano messe, a lei si cantano inni, la si prega (molto più di Gesù); qual è la differenza di culto fra Maria e Gesù? Anche qui bisogna «praticare il non oltre quel che è scritto».

Come mai il magistero cattolico non ha obbedito ed è andato oltre quel che è scritto stabilendo anche dei dogmi mariani? Su cosa si sono basati? Scartabellando libri, abbiamo scoperto che si sono basati su tradizioni e devozioni popolari. Per Cristiana e per me fu una grande delusione, ci siamo sentite ingannate!

 

Il papato

Un’altra affermazione biblica dove eravamo sicure che la chiesa cattolica avesse ragione, era Mt 16,18. 19: «Tu sei Pietro e su questa pietra». edificherò la mia chiesa… io ti darò le chiavi… ciò che scioglierai…

Benché non approvassimo il Vaticano con la sua pompa, i suoi riti teatrali, la sua ricchezza e non trovassimo giusto che il Vicario di Cristo fosse capo d’uno Stato (Cristo non aveva dove poggiare il capo, per cui il Vaticano non è una eredità lasciata da Cristo), le parole dette da Gesù a Pietro, credevamo dovessero avere una continuità nel papa. Ci fu fatto invece notare che nell’espressione «su questa pietra edificherò la mia chiesa» la «pietra» è Cristo; infatti le parole dette da Pietro «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio» sono la «pietra», cioè Cristo, su cui Egli avrebbe edificato la sua chiesa. Infatti in Efesini 2,20.21 trovammo la conferma: «…essendo Cristo la pietra angolare, sulla quale l’edificio intero ben collegato insieme, si va innalzando». Altri versetti nella Bibbia confermano questo: Mt 21,42; Mc 12,10; Lc 20,17; 1 Pt 2,7; Salmo 118,22.

In quanto a «legare» e «sciogliere», se ben riflettiamo Pietro e gli apostoli erano inviati ai pagani; così chi accettava l’Evangelo, accettava Cristo, veniva sciolto dai propri peccati, ma chi non si convertiva restava legato nelle proprie colpe (cfr. Atti 10,43; 26,18).

Ci chiedevamo a proposito del papa: «Perché è il Vicario di Cristo?». Gesù ha detto che rimane con noi fino alla fine dei tempi (Mt,28,20). Inoltre, salendo al cielo, aveva promesso il Consolatore che avrebbe chiarito e ricordato tutto ciò che Gesù aveva detto quando era sulla terra (Gv 14,16-26): «Io pregherò il Padre e Egli vi darà il Consolatore, perché stia con voi per sempre»; e il verso 26 recita: «Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto». Perciò è lo Spirito Santo il Vicario di Cristo!

L’infallibilità del papa — questa non l’abbiamo mai capita nemmeno quando eravamo ferventi cattoliche.

Studiando la Bibbia, ci fu molto chiaro il fatto che solo Dio è l’infallibile; l’infallibilità fa parte del suo carattere, noi mortali siamo tutti peccatori, perciò fallibili. Anche Pietro che era uno dei conduttori del primo cristianesimo, quello più in vista nel collegio apostolico, sbagliò in materia di fede e fu ripreso da Paolo davanti a tutta la comunità: «Ma quando Cefa [= Pietro] venne a Antiochia, gli resistei in faccia perché era da condannare» (Gal 2,11).

Non trovammo un passo biblico che confermasse il dogma dell’infallibilità del papa. Se lo Spirito Santo sta sempre con noi, secondo la parola di Gesù, c’è bisogno d’una seconda persona infallibile?

 

Aspetti conclusivi

Nella lettera ai Galati è scritto: «Ma anche se noi o un angelo dal cielo v’annunziasse un evangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema» (1,8).

Un giorno Gesù parlando ai giudei che avevano creduto in Lui, disse loro: «Se perseverate nella mia Parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,32). Cristiana e io abbiamo deciso, con il Suo aiuto, di perseverare nella sua Parola. Gesù ci ha dato anche una grande certezza, la sicurezza d’essere salvate, giustificate! Nella lettera ai Romani Paolo scrisse: «Non c’è dunque più alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù» (8,1).

Non per quelli che non peccano, ma per quelli che sono in Cristo l’apostolo Giovanni nei suoi scritti più volte ripete che «chi crede nel Figlio, ha vita eterna».

Dunque non sono le opere che salvano. Da religiose ci siamo sentite ripetere tante volte dalla gente: «Voi sì che andrete in paradiso con tutte le opere buone che fate…!». Il Signore invece dice che non sono le nostre opere che ci salvano: «Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù d’opere affinché nessuno se ne vanti; infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo» (Ef 2,8.9).

Avere la certezza della salvezza, sapere che i propri peccati non sono quelli che manderanno i credenti all’inferno, ma che sono già perdonati perché si è creduto in Gesù e si vuole vivere secondo i suoi insegnamenti, riempie il cuore di gioia, di pace interiore, perché si sa d’essere figli suoi e che s’abiterà eternamente con Lui!!!

(Versione aggiornata, corretta e redatta da Nicola Martella)


[1] Sullo «stato intermedio» cfr. in Nicola Martella (a cura di), Escatologia biblica essenziale. Escatologia 1 (Punto°A°Croce, Roma 2007), gli articoli: «La morte», pp. 187ss; «Il mondo dei morti», pp. 190ss; «Lo stato personale dopo la morte», pp. 193-196.

[2] Per l’approfondimento cfr. Nicola Martella, «Il Gesù sacramentale e il Gesù Signore», E voi, chi dite ch’io sia? Offensiva intorno a Gesù 2(Punto°A°Croce, Roma 2000), pp. 147-150.

 

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Questo articolo è tratto dal web:
http://puntoacroce.altervista.org dove è presente altro utile e interessante materiale.

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