Apriti cielo - Giuseppe Martelli

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Avete mai sentito in giro quest’espressione, “apriti cielo”? Magari l’avete usata anche voi… Si tratta di un modo di dire piuttosto frequente, che qualche dizionario[1] si è preso la briga di definire come quella locuzione verbale che sta a “indicare il verificarsi di un fatto straordinario o che può scatenare una forte reazione”, aggiungendo a mò d’esempio la frase: “Se viene a saperlo, apriti cielo!”.

Questo “fatto straordinario”, evidentementemente, nasce dalla constatazione che il cielo normalmente non si apre ma che talvolta potrebbe anche farlo… E’ un po’ come leggere su tutti i giornali, ancora oggi nel XXI secolo, che “il sole sorge alle ore 6.30”, mentre ormai siamo tutti ben consapevoli che, in realtà, è la terra che si muove attorno al sole e non viceversa!

Non ci crederete, ma quello appena esposto in sintesi è uno dei motivi che mi hanno spinto a cominciare questa ricerca, che ora presento a tutti voi. Ho desiderato esaminare quest’espressione verbale, “apriti cielo”, anche per la sua evidente contraddizione con le nostre attuali conoscenze astronomiche, per valutare se essa possa ancora oggi essere correttamente adoperata, anche nel bel mezzo di quella accresciuta conoscenza scientifica e di quella tecnologia sempre più sofisticata che hanno cambiato radicalmente il nostro modo di pensare e di vivere.

[1] In particolare, a questo proposito, abbiamo consultato il sito web https://dizionario.internazionale.it/parola/apriti-cielo.

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