Più presso Te, mio Dio

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1. Più presso a te, Signor,
venir vogl'io,
e il grido del mio cor
lo ascolta, o Dio!

Nei foschi dì del duol,
allor ch'io soffro sol,
mi guidi ognor la fé
più presso a Te!

2. Più presso a te, Signor,
venir vogl'io,
niun vede il mio dolor,
tu il vedi, o Dio.

Tu, che ogni ben verace
puoi darmi, dà la pace,
e pace v'ha per me
più presso a Te!

3. Più presso a te, Signor,
venir vogl'io,
entro il divin tuo Cor
nascondo il mio.

Il Tuo potente Amor
gioia al mio dolor;
s'arrende la mia fé
più presso a Te!

 

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Ritratto di alex

Quest'inno ha per autrice del testo l'inglese Sarah Adams, vissuta tra il 1805 e il 1848. Contiene molti riferimenti biblici dell'Antico e del Nuovo Testamento, e ha acquisito ulteriore diffusione perché legato al naufragio del transatlantico "Titanic", avvenuto il 15 aprile 1912 durante la traversata inaugurale tra l'Inghilterra e gli Stati Uniti.

Quando venne costruito, il Titanic venne considerato un tale capolavoro di scienza navale da far affermare all'epoca che "neppure Dio avrebbe potuto affondarlo". Una sorta di sfida, in realtà presunzione frutto di una fede poco razionale nell'"onnipotenza della scienza", che - concretamente - portò a sottovalutare i molti messaggi che altre navi indirizzarono al Titanic sui pericoli costituiti dai molti iceberg avvistati lungo la rotta prevista.

La collisione con un grande iceberg - causa del naufragio - costò la vita a circa 1.500 passeggeri. Moltissimi infatti non poterono salvarsi, perché le scialuppe di salvataggio previste erano sufficienti solo per metà delle persone imbarcate.

Urtato l'iceberg alle 23.40 del 14 aprile 1915, alle 2.20 del 15, l'"inaffondabile" Titanic scomparve nelle profonde acque dell'Atlantico. Molti decenni dopo, nel settembre del 1985, il relitto è stato localizzato a circa 3.800 metri di profondità.

Nel Titanic era operativa una piccola "Orchestra di bordo". Al momento in cui si comprese che non c'era speranza di salvezza, gli otto orchestrali eseguirono l'inno "Nearer, my God, to thee", scelta verosimilmente originata dal fatto che si trattava di un canto sacro molto conosciuto all'epoca.

I suoi versi ispirati e il fascino della melodia furono giudicate quanto mai adatte a indirizzare lo spirito alla speranza, anche in un momento umanamente così tragico. Fu l'ultimo brano eseguito dall'orchestra, e segnò l'epilogo della tragica vicenda del Titanic. Nessuno degli orchestrali sopravvisse: preferirono sacrificarsi per permettere ad altri di mettersi in salvo.

Le testimonianze riferiscono che tutti si diedero ad animare con preghiere e canti i presenti, fino all'affondamento imminente, annunciato dall'acqua che invadeva ogni parte e dalla forte, crescente inclinazione della nave. Nessuno di loro volle salvarsi, ma donarono la loro vita perché altri potessero dirigersi verso le già scarse scialuppe di salvataggio.

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