La preghiera di Giosafat

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Come rivolgersi al Signore? Quale uso fare della preghiera? Una pagina della Bibbia ci racconta in quale modo Giosafat si avvicinò al Signore. Da questa pagina possiamo trarre un'utile lezione per la nostra vita,

Introduzione
La storia dei re di Giuda ci fa conoscere un uomo, un re il cui padre aveva iniziato bene il suo cammino con Dio, ma poi lo aveva terminato male.
Si può dire che quest'uomo prese la parte migliore di suo padre, infatti fu fedele a Dio, anche se ci furono scelte nelle quali non fu totalmente consacrato a Dio.
Leggiamo in 2 Cronache 20:31, 32a, 34: "Così Giosafat regnò sopra Giuda. Aveva trentacinque anni quando cominciò a regnare, regnò venticinque anni a Gerusalemme... Egli imitò in ogni cosa la condotta di Asa suo padre, e non se ne allontanò facendo quel che è giusto agli occhi del Signore...".
2 Cronache 17:3: "Il Signore fu con Giosafat... che si comportò secondo i Suoi comandamenti".
Ma Giosafat fu anche un uomo che fece delle cose sbagliate davanti a Dio, infatti si alleò con Acab che era un re d'Israele infedele a Dio.

Aspetti della preghiera

Il modello della preghiera (2Cr 20:6-12):

  • Inizia con l'adorazione a Dio.
  • Ricorda a Dio le Sue promesse, quindi prega conoscendo Dio. 
  • Presenta il problema a Dio. 
  • Chiede aiuto a Dio. 
  • Ha fede in Dio. 
  • Ringrazia e loda Dio per una risposta che deve ancora arrivare.

Il frutto di questa preghiera (2Cr 20: 15, 16, 17, 25, 29):

 

L'atteggiamento verso Dio

Se leggiamo tutta la storia di Giosafat scopriremo che fu un re sostanzialmente fedele a Dio, però conobbe anche lui delle cadute. Ma seppe tirarsi sempre su, dopo delle cadute sia militari che spirituali, continuando ad affidarsi a Dio.
Ciò che rende perciò interessante la vita di questo re è il suo atteggiamento davanti a Dio.
Ci furono due popoli che vollero attaccare Giuda per distruggerlo, quindi Giosafat si trovò in una situazione in cui non sapeva davvero cosa fare.
La sua situazione potrebbe essere paragonata alla nostra, ad esempio, quando veniamo attaccati ingiustamente o quando veniamo attaccati da coloro che vogliono farci del male.
In quale modo reagiamo?
Ci lamentiamo di Dio?
Ci affidiamo a degli uomini?
O cos'altro facciamo?

A. Giosafat ha un cuore sincero.
Quando Giosafat si vide attaccato da questi due popoli si allarmò grandemente.
Credo che si tratti di uno stato d'animo pienamente comprensibile.
Però non si fermò a questo stato d'animo, ma andò oltre. Si dispose con un cuore sincero a cercare il Signore, non vivendo da solo questa ricerca, anzi coinvolgendo tutto il popolo.
Quindi: condivise il suo peso con gli altri.
Sia il re che il popolo si misero a cercare quello che Dio voleva, sia con preghiere che con il digiuno.
Questo ci dimostra che Giosafat iniziò a pregare con un atteggiamento di sincerità davanti a Dio e ben disposto ad ascoltare quello che Dio gli avrebbe detto.
Il digiuno unito alla preghiera veniva praticato davanti a bisogni speciali (1 Samuele 7:6; Atti 13:2); fu in questo modo che Giosafat e il popolo si predisposero sinceramente all'ascolto di Dio.
Quindi la sincerità del cuore fa parte di quell'atteggiamento nel quale Dio si compiace.

B. Giosafat adora Dio.
Un altro aspetto dell'atteggiamento di Giosafat che si nota nella preghiera è quello dell'adorazione che egli offre a Dio.
Va alla casa del Signore riconoscendo in Lui il solo e vero Dio, Colui che regna sulle nazioni e Colui che è Onnipotente, cioè che può fare ogni cosa.
Giosafat sa di poter confidare in Colui che, essendo Re sopra ogni nazione, è capace anche con la Sua potenza, di cambiare le circostanze e il corso degli eventi.
Possiamo perciò affermare che nell'adorazione a Dio l'uomo riconosce la sua inferiorità nei confronti di Dio e ne esalta la grandezza.
Giosafat nell'adorare Dio riconosce in Lui Colui che è eccelso e che può fare ogni cosa.

C. Giosafat dimostra di conoscere Dio.
Un altro aspetto che si riscontra in questa preghiera è che Giosafat dimostra di conoscere Dio. Non in un modo superficiale e confuso, ma in un modo chiaro e preciso.
Quindi, conoscendo Dio, sa anche assumere un atteggiamento di umiltà e di sottomissione davanti a Lui.
Molte volte si sbaglia atteggiamento verso Dio, proprio perché non lo si conosce a sufficienza.
Purtroppo oggi c'è chi dice che Dio non può far nulla riguardo ai problemi particolari.
Nel fare queste affermazioni, in altre parole si dice che Dio è limitato e non può fare ogni cosa.
Chi fa delle affermazioni del genere rivela in questo modo di non conoscere Dio a sufficienza, altrimenti non si esprimerebbe così.
Il problema è piuttosto che noi vogliamo che Dio faccia sempre quello che vogliamo noi, considerandolo quasi come un servo che deve essere sempre a nostra disposizione per accontentarci. In questo modo dimentichiamo che Egli è sovrano e libero di decidere ciò che è il meglio per noi.
Un altro problema, strettamente collegato, è provocato dal fatto che quello che per Dio è il meglio per noi non sempre corrisponde a quello che noi pensiamo essere il meglio per noi.
Quando ci troviamo in situazioni del genere, dobbiamo imparare a sforzarci di comprendere ciò che Dio pensa e vuole in relazione alle circostanze di vita che stiamo attraversando, piuttosto che sminuire ciò che Dio è e ciò che Egli può fare.


Le nostre preghiere possono essere più o meno profonde, a seconda della conoscenza e del rapporto che noi abbiamo con Dio.
Giosafat ricorda in quale modo Dio aveva scacciato i popoli che vivevano in Palestina, per dare il loro territorio ad Israele.
Egli dimostra di conoscere Dio in maniera profonda.
Si ricorda delle promesse che il Signore aveva fatto ad Israele (v. 9).
Il suo atteggiamento ha origine in Dio stesso, nella Sua rivelazione che gli ha permesso di conoscere chi è Dio, cosa ha fatto per il Suo popolo e cosa ha promesso per mezzo della Sua Parola.


E' in questo modo che Giosafat rimane fermo in Dio anche davanti all'attacco dei nemici.
Non dimentichiamo quindi che l'atteggiamento che abbiamo nei confronti di Dio rivela quanto profondamente Lo conosciamo e quanto viviamo in sintonia con la Sua Parola e con la Sua volontà.

L'azione pratica di Giosafat

Giosafat non si ferma solo ad un puro e semplice atteggiamento di stile pietistico - religioso, ma il suo atteggiamento, basato come abbiamo visto su una profonda conoscenza di Dio, lo porta all'azione pratica.

A. Giosafat presenta il problema a Dio.
Egli non rimane muto o senza sapere che cosa fare.
Giosafat, visto il problema, non cerca di sforzarsi o di risolverlo con la sua intelligenza o ricorrendo a particolari strategie militari.
Si rivolge a Dio e gli presenta il problema.
Va da Dio e gli dice: "Guarda, Dio, questi popoli che già si opposero ad Israele quando arrivò qui dall'Egitto, adesso cercano di nuovo di farci del male."
Quello che fece Giosafat è la cosa più semplice che si potesse fare: non si complicò la vita.
Noi invece molte volte ci complichiamo la vita perché, quando vediamo un problema che ci affligge, anziché andare direttamente a Dio, cerchiamo altre vie.
Sembra quasi che non vogliamo scomodare Dio o distoglierlo dai Suoi affari per occuparsi di noi.
Giosafat sapeva molto bene che Dio poteva capire bene il suo problema più di qualunque altro.

B. Giosafat chiede aiuto a Dio.
Egli non si ferma solo a presentare a Dio il suo problema, ma gli chiede anche aiuto.
Nel chiedere aiuto, Giosafat riconosce di non poter fare niente: anche se si sforzasse molto, non sarebbe in grado di risolvere il problema, pur se è il re di Giuda.
Chiedere aiuto a qualcun'altro non è sempre semplice, perché è una scelta che ci tocca nel nostro intimo, che tocca il nostro orgoglio.
Pensiamo a quando non riusciamo a fare una certa cosa, anche con tutti gli sforzi possibili e immaginabili che possiamo fare: non è affatto semplice andare da un'altra persona e chiedere il suo aiuto, riconoscendo di non essere capaci, non è affatto facile ammettere la nostra incapacità, i limiti che abbiamo.
Sì, riconoscere che abbiamo bisogno degli altri e che siamo vulnerabili è un atteggiamento tutt'altro che semplice e scontato!
Neanche per Giosafat fu facile: essendo re, aveva la responsabilità di guidare il popolo, ma, chiedendo aiuto a Dio davanti a tutti, egli confessò la propria vulnerabilità come persona.
Sono di straordinaria bellezza le parole del v. 12, con le quali Giosafat riconosce di non poter nulla davanti all'esercito nemico che avanza e non sapere neppure cosa fare per affrontarlo e fermarlo, ma una cosa egli confessa di poter fare: guardare al Signore! Una scelta che può sembrare semplice, ma che, soprattutto perché compiuta davanti agli altri e da una posizione di autorità e responsabilità, richiede una profonda scelta di fede.

C. Giosafat ha fede in Dio.
In questa preghiera, Giosafat nel chiedere aiuto a Dio evidenzia il fatto che una preghiera per avere efficacia deve essere prodotta da una chiara fede in Dio, altrimenti rimarrà una preghiera superficiale e sterile.
Giosafat addirittura, dopo aver pregato Dio e senza aver affrontato i nemici e vinto, inizia a lodare e ad adorare Dio per la vittoria, come se fosse già stata ottenuta.
Credo che, se qualcuno ai nostri giorni facesse una cosa del genere, tutti si riderebbero di lui o lo prenderebbero per pazzo.
Ma se noi leggiamo Ebrei 11:1 scopriamo che "la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono".
Per Giosafat la vittoria era una realtà ed una certezza, anche se non ancora realizzata. Non sapeva ancora in quale modo avrebbe ottenuto la vittoria sui nemici, ma sapeva per certo che Dio lo avrebbe fatto vincere!
Così anche noi, quando ci troviamo in situazioni difficili, siamo incoraggiati a pregare Dio con fede, sapendo che Egli interverrà in nostro favore. Magari non ci dirà sempre in quale modo ci aiuterà nella determinata situazione nella quale ci troviamo, ma, se abbiamo fede in Lui, sappiamo che Egli lo farà.
A noi non serve sapere il modo con il quale Dio interverrà, ma avere la certezza che Egli agirà.

Il frutto della preghiera

L'atteggiamento e l'azione pratica che Giosafat vive nella sua preghiera portano anche dei frutti visibili, sia a lui che a tutto il popolo.
Quindi spesso le preghiere, oltre a farci ricevere una risposta da Dio, producono frutti al di là di quello che noi pensiamo, frutti difficili da raccogliere altrove...

A. Giosafat riceve incoraggiamento.
Giosafat, dopo aver pregato, riceve una risposta da Dio: Egli infatti gli promette che avrebbe sconfitto i due popoli che stavano marciando contro Gerusalemme.
Dio lo incoraggia e lo rassicura sul fatto che Egli stesso avrebbe condotto la battaglia e avrebbe liberato il popolo dall'angoscia che lo stava opprimendo.
Dio gli offrì questo incoraggiamento attraverso un levita.
Allo stesso modo Dio ancora oggi può offrirci incoraggiamento attraverso le parole di un fratello o di una sorella.
Quindi le preghiere rivolte a Dio non soltanto ci permettono di conoscere la Sua risposta, ma anche di ricevere un nuovo animo e un nuovo coraggio per affrontare una situazione difficile.
Dio può offrirci questo attraverso la Sua Parola e attraverso un fratello.
Alcune volte si è scoraggiati anche perché non si prega e non si vede che Dio agisce.
Nella preghiera invece possiamo ricevere incoraggiamento da Dio; chiedendo il Suo aiuto ci mettiamo anche sotto la Sua protezione, cosa che non può avvenire se non per mezzo della Sua grazia, alla quale noi apriamo la strada quando, in preghiera, esprimiamo il desiderio che Egli sia pienamente coinvolto nella nostra vita.
Sotto la Sua protezione sperimenteremo anche la Sua liberazione, così come anche
Giosafat e tutto il popolo la sperimentarono.

B. Giosafat riceve abbondanza di beni.
Oltre ad essere liberati dall'attacco di questi due popoli, Giosafat e tutto Giuda sperimentarono anche la generosità del Signore, che andò ben oltre quello che avevano richiesto in preghiera.
Questo è la riprova che, quando si ha il giusto atteggiamento nei riguardi di Dio e si richiede il Suo intervento, Egli ci ricompensa grandemente.
Infatti leggiamo che il bottino della battaglia vinta dal Signore era così grande che impiegarono tre giorni per poterlo portare via tutto (v. 25).
Sì, è proprio vero: Dio molte volte risponde alle nostre preghiere al di là e in un modo più abbondante di quello che pensiamo.

C. Produce il timore del Signore.
Un altro frutto della preghiera consiste nel fatto che nel cuore delle persone intorno a noi, quando esse vedono il modo straordinario con il quale Dio risponde, si diffonderà il timore di Dio. Vedranno infatti che il nostro Dio è vivente e risponde, non è perciò un Dio distaccato dai problemi e lontano da noi.
Quando videro la sconfitta dei nemici di Giuda, tutti i popoli vicini furono raggiunti dal timore del Signore.
Quindi per noi questa è un'altra sfida: le nostre preghiere possono produrre il timore del Signore nei cuori dei nostri familiari e dei nostri amici!

Conclusione

La preghiera di Giosafat ci incoraggia a pregare e a farlo con continuità.
E' una preghiera che ci offre un modello che ci può essere di aiuto e che possiamo ricordare, nei suoi diversi aspetti e caratteristiche, quando rivolgiamo il nostro sguardo verso il Signore per rivolgerGli le nostre invocazioni.

Vincenzo Leone

Fonte: Il Cristiano (luglio 2000)

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Commenti

Grazie fratello per questa esortazione che ha scaldato il mio cuore.
Dio ti benedica e ti faccia prosperare Claudio.

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