Jonathan Edwards - Biografia

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Dopo un'infanzia dove manifesta straordinarie qualità intellettuali (a tredici anni aveva una buona conoscenza di latino, greco ed ebraico e scriveva saggi di filosofia) entra all'Università Yale nel 1716. Durante quel periodo sviluppa un interesse ed un apprezzamento sempre più forte per la persona e l'opera di Cristo, approfondendo il messaggio biblico sulla redenzione e la salvezza. Svolge per breve tempo ministero pastorale a New York, ma viene ben presto chiamato ad insegnare nella stessa Università Yale.

Nel 1724 diventa pastore della chiesa di Northampton nel Massachussets, collega di suo nonno (pure pastore) Samuel Stoddard fino alla morte di quest'ultimo nel 1729. Sotto l'influenza della potente predicazione dell'Edwards, nel 1734-1735 avviene nel New England quello che sarà ricordato come il grande risveglio della fede evangelica, come pure un risveglio ancora più esteso nel 1740-1741. Edwards diventa amico del pure noto predicatore George Whitefield che allora svolgeva in America un ministero itinerante di predicazione.

Dopo molti disaccordi con famiglie prominenti della comunità evangelica in cui serviva, e prolungate controversie sulla questione dell'ammissione alla Santa Cena di persone non convertite, è licenziato dal suo posto di pastore nel 1750 (sebbene continuasse curiosamente a predicare in attesa che si trovasse un sostituto adatto). Diventa poi, nel 1751 pastore della chiesa della città di frontiera di Stockbridge[1] e missionario cristiano fra i nativi d'America.

Viene eletto presidente dell'appena fondata Università di Princeton nel 1757, ma era riluttante ad accettare questa carica a causa del suo desiderio di continuare a scrivere. Finalmente, cedendo alle pressioni, accoglie l'incarico nel 1758. Un mese più tardi muore per l'effetto di un'iniezione contro il vaiolo.


Jonathan Edwards (1703-1758)

Nacque il 5 ottobre 1703 a East Windsor, nel Connecticut, da genitori appartenenti entrambi a famiglie puritane del New England.

Era l'unico maschio di undici figli, e a 13 anni lasciò per la prima volta la sicurezza e l'affetto della famiglia, per entrare nella Collegiate School of Connecticut, a New Haven, che divenne poi lo Yale College (l'attuale prestigiosa Università di Yale). Durante l'infanzia, trascorsa serenamente nel luogo in cui era nato, Edwards ricevette, oltre alle attenzioni delle quattro sorelle maggiori, la severa ed efficace educazione di suo padre Timothy. In quegli anni, dunque, oltre ai basilari insegnamenti intorno alla vita, Jonathan, attraverso rigorosi principî didattici, aveva appreso l'importanza della precisione nei metodi accademici e un'elevata concezione del ministero cristiano. Ciò, grazie anche all'esempio del nonno materno, Solomon Stoddard, famoso e appassionato predicatore nella congregazione di Northampton, Massachusetts.

Conseguì la laurea nel 1720 come "migliore della classe", dal punto di vista accademico, ma ricordò successivamente quegli anni come caratterizzati da "grandi e violente lotte interiori". La passione per gli studi e la brillantezza dei risultati non erano accompagnati da un'autentica adesione al Cristianesimo. Nei suoi scritti, sono infatti del 1721 i primi riferimenti a una conversione interiore, che aveva suscitato nuovi sentimenti nei confronti di Dio e un appassionato "senso delle cose divine".

Rimase ancora due anni a New Haven, per ricevere il Master, ma prima di concludere i suoi studi, nell'aprile del 1723, si trasferì per pochi mesi a New York, in qualità di pastore di una piccola chiesa presbiteriana. Da lì tornò alla sua città natale di East Windsor e durante l'estate terminò la sua tesi.

Nel 1724, cominciò a lavorare come assistente a Yale e, nell'agosto del 1726, si spostò a Northampton, dov'era stato invitato dalla locale chiesa congregazionalista a diventare assistente di suo nonno, Solomon Stoddard.

Un anno dopo, sposò Sarah Pierrepont, che aveva conosciuto anni prima a Yale. Si trattò di una relazione molto profonda e appagante, e non solo perché arricchita dall'arrivo di ben undici figli! Le testimonianze al riguardo parlano di una coppia molto affiatata e unita, completamente devota ai valori cristiani e attivamente impegnata nell'educazione dei figli, oltre che nel lavorare per il bene della comunità.

Nel 1729, alla morte del nonno, Jonathan ricevette l'incarico pastorale nella stessa congregazione e lo mantenne fino al 1750. Si trattò di anni per molti versi difficili, ma sicuramente furono i più importanti e benedetti della sua vita.

In quel periodo, si realizzarono i due momenti di risveglio spirituale per cui solitamente viene ricordato il suo nome. Il primo, che durò dal 1734 al 1736, rimase circoscritto al villaggio di Northampton e alla valle del Connecticut. Il secondo, che andò dal 1740 al 1743, si propagò per tutto il New England ed ebbe considerevole risonanza addirittura in Gran Bretagna.

I suoi scritti riguardo a questi due periodi rivestono ancor oggi un'importanza fondamentale per chiunque s'interessi della natura della vera religiosità.

Nel 1750, in seguito a una controversia sorta nella sua chiesa, Edwards fu allontanato da Northampton e divenne pastore della congregazione nel villaggio di Stockbridge, nel Massachusetts, e missionario fra gli indiani Mohawk e Housatonic.

In quegli anni trovò il tempo per scrivere i libri che oggi conosciamo come i più importanti testi cristiani del XVIII secolo. Non solo egli documentò e spiegò i risvegli, ma, soprattutto, si occupò di temi fondamentali per la storia del pensiero cristiano, come la libertà della volontà umana e la dottrina del peccato originale.

Edwards morì nel marzo del 1758, pochi mesi dopo aver accettato l'incarico di rettore del College del New Jersey, oggi noto come Università di Princeton.La lezione di Edwards

 

Il numero dei suoi scritti è considerevole, così com'è imponente la vastità e la quantità dei temi trattati. Ma il lettore odierno non ne sia scoraggiato! Piuttosto, sfrutti l'occasione per chiedersi quale eredità sia da cogliere, e quale contributo abbia dato "l'Agostino americano" all'affermazione, alla diffusione e al consolidamento della fede cristiana autentica.

Gli evangelici del XXI secolo possono avvicinarsi a Edwards, non tanto per gli obblighi imposti dal suo trecentesimo anniversario, ma perché confessanti una fede e praticanti una pietà che molto devono all'apporto della sua mente raffinata e del suo cuore appassionato.

Non è di poco conto, in un'epoca come la sua, segnata dall'esaltazione delle capacità della ragione umana, aver sottolineato in ogni scritto, predicazione, cronaca, lettera e testimonianza, l'assoluta centralità di Dio sia nella realtà visibile sia in quella invisibile.

Da questo fondamento, Edwards si mosse per esporre un pensiero totalmente ispirato dalle Scritture e orientato verso l'esaltazione della gloria di Dio. Egli sottolineò con insistenza il vero problema di ogni uomo davanti a Dio: cioè, la gravità del suo peccato e l'impossibilità d'instaurare una relazione con Lui, a prescindere dal riconoscimento dell'incarnazione, morte e risurrezione di Gesù Cristo.

Grande importanza, inoltre, rivestono i suoi scritti sullo sviluppo del piano salvifico di Dio nella storia, e quelli più strettamente legati alle dottrine dell'uomo e della salvezza, come la libertà della volontà umana e la responsabilità individuale dell'uomo davanti al Creatore.

È comunque grazie ai famosi periodi di Risveglio del 1734-1736 e del 1740-1743 che la figura di Edwards è maggiormente ricordata ai giorni nostri. Protagonista, testimone e narratore di eccezionali periodi di vitalità e prosperità della chiesa, con i suoi scritti relativi alle cause e agli scopi di tali fenomeni, Edwards rimane un punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia capire i modi e i tempi con cui Dio ha operato e tuttora opera in mezzo al Suo popolo.

Collegati al tema del Risveglio sono senz'altro tutti i suoi contributi tesi a precisare le caratteristiche della vera religiosità. Preoccupato per la facilità con cui, in un clima di comprensibile euforia per le meravigliose manifestazioni della grazia di Dio, qualsiasi esperienza religiosa veniva interpretata come segno di vero incontro tra Dio e l'uomo, Edwards difese con decisione l'insegnamento delle Scritture in merito.

Partendo dalla rivelazione scritta di Dio, spiegò accuratamente quali sono i segni con cui si può discernere l'autenticità o la falsità di una professione di fede.

Nell'odierno clima da "supermercato della spiritualità", dove ciò che sembra contare maggiormente è il bisogno personale dell'uomo, anziché l'affermazione dell'onore di Dio, le sue argomentazioni, profonde, minuziose, rigorose e lucide, mantengono tutta la loro freschezza e attualità.

Leggere e riscoprire Edwards non sarà, perciò, un semplice esercizio nostalgico di qualche intellettuale esaltato, bensì un appassionante ed educativo cammino lungo il ricco sentiero della storia del popolo di Dio, attraversato prima di noi, e preparato per noi, da chi possiamo definire, senza falso pudore, un "gigante della fede".

(dal sito AEI)

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