Spazzatura

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E' alla cronaca di questi giorni il problema spazzatura a Napoli, un po in tutta la Campania. Problema annoso che assilla la provincia da più di un decennio.
Le motivazioni? Molteplici, "infiltrazione camorristica", "amministrazione pubblica deficitaria", colpa di questo, colpa di quello. Si sente e si legge un po di tutto, e forse la verità è un po in tutto quello che si sente e si legge.

Certo è curioso verificare quanta spazzatura l'uomo produce. E ciò diviene evidente quando per un motivo qualsiasi sorgono degli"empasse" come quelli a cui assistiamo.
Quando l'ingranaggio funziona non ci accorgiamo di nulla, il bidone è vuoto oppure sarà presto svuotato. Ma ecco che se per qualche giorno ciò non avviene, l'immondizia velocemente riempie le nostre strade, ci sovrasta, ci sommerge.
Anche se non la vediamo essa esiste e viene prodotta, corre su dei camion, arriva in un luogo che presto verrà riempito, viene poi interrata o bruciata, inquinando aria, acqua e chissà quali altri danni produce. Una montagna di spazzatura, ecco cosa sta diventando il mondo.
Ed è interessante, basta rifletterci, conoscere da cosa è composta questa spazzatura, per la maggior parte di materiale che non ci è servito per la sopravvivenza come i rifiuti organici, per esempio, che sono una minima parte.

Spesso è l'involucro sovrabbondante (carta, plastica, vetro) ed eccessivamente inutile di qual'cosa che presto finira anch'essa nella spazzatura.

Quando sento economisti, politici e gente che vale più di me affermare che la "salvezza" del Paese, del mondo, il benessere dello stesso sta nel produrre sempre di più, consumare sempre di più, costruire sempre di più, ho come la netta senzazione di essere in un mondo folle. Mi chiedo, "come facciamo a non renderci conto che gli spazi dimuiniscono, le risorse diminuiscono, come si fa a pensare che potrà durare per sempre e anzi accellelare sempre di più in questo modo di concepire il benessere?".
Di certo non ho alle spalle le lauree di taluni che professano tali cose, mi rendo conto, quindi, che potrei non aver ben chiara la questione nella sua globalità. Ma negli occhi è ben chiara la visione di certe immaggini, per quanto la televisione non sia sempre foriera di verità assolute, direi tutt'altro.

E questa società, questo sistema si prodiga a infondere la necessità del "bisogno". Pubblicità che tappezza la nostra vita, involucri che ci attirano, come bambini, scrivevo tempo fa, che si appropinquano a scartare regali già pensando al prossimo. Così l'Uomo usa ciò che gli viene offerto, sempre più velocemente, vorticosamente.

Viviamo in una realtà in cui non ci si chiede se quel bene o la soddisfazione di quel bisogno rappresenti veramente la pace che il mondo pare offrirci, che affannosamente ricerchiamo, lo si da per scontato, si tenta di riempire il vuoto, che così abilmente i pubblicitari sfruttano, con oggetti che producono spazzatura e che diverranno, sempre più velocemente, spazzatura loro stessi.

Come una discarica il nostro cuore si riempie di immondizia. E come quella spazzatura che finisce negli inceneritori anche il nostro cuore sembra destinato ad una simile sorte.

Spesso questa immondizia è mascherata da passioni, da convinzioni, da religioni.
Un nostro caro fratello scrisse, tempo fa, delle cose molto interessanti, le riporto di seguito con l'invito a meditarle.
Lui era molto acculturato, di nobile lignaggio ed un religioso rispettoso e rispettato.
Eppure, quando scoprì Gesù, paragono tutte queste cose, preziose per il mondo che lo circondava e per lui stesso, come spazzatura rispetto alla conoscenza di Cristo.

Filippesi 3
Del resto, fratelli miei, rallegratevi nel Signore.
Io non mi stanco di scrivervi le stesse cose, e ciò è garanzia di sicurezza per voi.
Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno mutilare;
perché i veri circoncisi siamo noi, che offriamo il nostro culto per mezzo dello Spirito di Dio, che ci vantiamo in Cristo Gesù, e non mettiamo la nostra fiducia nella carne;
benché io avessi motivo di confidarmi anche nella carne. Se qualcun altro pensa di aver motivo di confidarsi nella carne, io posso farlo molto di più;
io, circonciso l'ottavo giorno, della razza d'Israele, della tribù di Beniamino, ebreo figlio d'Ebrei; quanto alla legge, fariseo;
quanto allo zelo, persecutore della chiesa; quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile.
Ma ciò che per me era un guadagno, l'ho considerato come un danno, a causa di Cristo.
Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo
e di essere trovato in lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede.
Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti.

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Grazie Padre celeste per le attenzioni che hai riservato alle Tue creature, attenzioni amorose. Non ci hai lasciato in balia del rimorso, del peccato, ma, come in un mare in burrasca, Tu sei l'ancora, come in un fuoco che brucia, Tu sei il balsamo. Grazie per il Signore Gesù, l'impronta, l'essenza del Tuo amore, Ti è costato molto vederlo ferito e morente sulla croce, eppure hai lasciato che tutto fosse compiuto per permettere alle tue creature, che uccidevano il Primogenito, di divenire figli, Tuoi figli, risorgendo con Cristo.
Ti ringrazio Padre, e ti prego, umilmente, ti imploro per quanti ti cercano, per quelli che hanno un vuoto nel cuore, per quanti cercano di riempirlo senza sapere che quel vuoto ha la Tua forma. Continua a parlare, utilizzami, utilizzaci, come strumenti utili nelle tue mani per la divulgazione della buona notizia, Cristo che ha compiuto ogni cosa, per la Tua gloria.
Vieni Gesù, torna SIGNORE !!!
Amen.

il tuo servo inutile, che ha avuto l'immeritato privileggio di sentirsi chiamare per nome.

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