Siamo ancora un paese cattolico, ma...

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Si legge sul settimanale Panorama (numero 45 del 2008) un riepilogo ed un commento dei dati Cesnur del 2006. Si evidenzia come nell'Italia, pur rimanendo uno stato profondamente cattolico, vi sia un calo, seppur lieve, di questa tendenza.

Quello che mi ha colpito non è tanto la "guerra" dei numeri, solo Dio conosce i Suoi che sono scritti nel libro della vita, non certo nel registro di una confessione religiosa. Però è interessante notare come, nonostante vi sia la quasi totalità degli abitanti regolarmente registrati o associati in qualche modo a "religioni cristiane" nella realtà i praticanti sono pochissimi, in proporzione.
La testimonianza di questo cristianesimo di "facciata" la si può vivere quotidianamente. Ogni giorno, ogni minuto, la vita di così tanti "cristiani" è costellata, in ogni settore della nostra vita sociale, da soprusi, violenze, ruberie, tradimenti, etc, etc.

Testimonianza di come sia stata pervertita, nel corso degli anni, la Parola del nostro Signore, divenuta, ahime per l'insegnamento proprio di molti che si ergono a paladini e sostenitori della Parola, mera etichetta.

- Matteo 15.8
- Matteo 9.13
- Ebrei 10.5

Ma, ringraziamo Dio, la Sua Parola, è ancora viva, urla per le strade, parla ai cuori ed è ancora capace di miracoli, di rendere fertile il deserto, di vivificare i morti, a lei, a Dio andiamo, a Gesù arrendiamoci, il resto, le etichette, i locali di culto, sono un contorno, forse necessario, ma non è la salvezza, la quale è solo ed esclusivamente in Cristo Gesù, Signore e Dio. Che ha gustato la morte come noi mortali, e che è risorto facendoci partecipi di questa vittoria!!!

- Marco 7.6

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Panorama
Tanti battezzati (quasi un record in Europa) e solo un 20 per cento di praticanti. Mentre crescono gli agnostici e quanti scelgono altri culti.
Secondo l’Annuario statistico della Chiesa, non ci sono dubbi: l’Italia è ancora un paese cattolico. Infatti su 58.880.000 abitanti nel 2006, i battezzati erano 56.454.000, pari al 95,88 per cento della popolazione: un record in Europa, superato solo da Andorra (dove i cattolici sono il 98,29 per cento della popolazione), San Marino (97,75 per cento) e Polonia (96,12 per cento).
In realtà gli italiani che dichiarano di appartenere alla religione cattolica sono in calo costante: erano l’86,1 per cento nel 2006 contro l’88,6 per cento del 1994 (indagine Aspor-Eurisko sulla «Nuova religiosità in Italia», 2006). E i praticanti, che affermano di aderire alla religione cattolica per «convinzione personale e in modo attivo» non superano il 20 per cento.
Si allarga, soprattutto nei grandi centri urbani, l’area dell’indifferenza religiosa (gli agnostici in Italia sarebbero arrivati al 16,6 per cento della popolazione, secondo il rapporto Acs, pubblicato quest’anno) e cresce il numero di quanti, in aperta polemica con la Chiesa cattolica, aderiscono al movimento per lo «sbattezzo»: chiedono cioè di essere cancellati dai registri parrocchiali.
Un fenomeno concentrato principalmente nelle grandi città, dove comincia ad avere dimensioni di un certo rilievo: solo a Roma, e solo la scorsa settimana, sono state presentate circa 1.000 domande di sbattezzo.
Quanto alle altre confessioni religiose, gli italiani che fanno parte delle Chiese evangeliche, protestanti e riformate sono 363 mila (dati Cesnur). Tra questi, i valdesi, i battisti, i metodisti, gli avventisti e i pentecostali. Crescono in particolare i pentecostali che hanno raggiunto quota 250 mila.
Gli ebrei italiani iscritti alle 21 comunità del Paese sono circa 30 mila (dati Ucei). I Testimoni di Geova sono 400 mila e gli aderenti ai movimenti New Age 20 mila (dati Cesnur).

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