Padre nostro che sei nei cieli

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Il Signore Altissimo, il creatore, il padrone assoluto della storia si è manifestato in Gesù come padre universale. La croce è stata la testimonianza più limpida della sua paternità e maternità. Dio ha superato ogni sua precedente meraviglia: è avvenuta con la Pasqua di Cristo la creazione vera, quella di Gesù uomo nuovo. C’è stato l’esodo, la liberazione definitiva dal peccato, dalla morte.
Di fronte a questo capolavoro, noi diciamo: Padre nostro.
Vediamo che con la morte e resurrezione di Gesù, si è pienamente rivelato il Dio che ama tutti senza pregiudizi, senza limiti.
Il Signore non sa chi siano gli "stranieri". Egli è quel Padre che manda il suo sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Mt 5,46).
Dicendo Padre nostro noi affermiamo la pari e massima dignità per ogni creatura umana. Non ci sono "vite inutili", "esistenze perdute".
Uomini e donne, ricchi e poveri, bianchi e neri, tutti stanno nel cuore grande di Dio come "figli".
La loro "importanza" non dipende dal fatto che sono sani o vivono a lungo, o diventano famosi. Sono grandi perché per ognuno di loro Dio ha donato liberamente suo figlio Gesù. L’umanità è quindi una famiglia. Ad essa il creatore ha donato la terra. Nessuno può possederla in maniera esclusiva. Ogni uomo deve poterne ricavare il cibo e la vita. Tutti gli uomini hanno una comune origine (nascono dal Padre) ed una comune destinazione (la casa del Padre). Gesù è il primogenito tra tanti fratelli (1Cor 15,20.23; Rm 8).
Il Padre di Gesù è nei cieli. Con questa espressione non si intende fornire il suo indirizzo; si vuole invece precisare la sua fisionomia: non è terrestre cioè mortale e fragile come noi. È eterno e solido come una roccia. Non manca mai alla parola data. Ama oltre ogni limite, oltre ogni aspettativa. È fedele sempre. Non nasce e non muore. È presente ad ogni uomo in ogni epoca della storia.

Sia santificato il tuo nome

Il Dio di Gesù ha un nome. Si chiama Jahvè (Es 3,15). È una persona precisa che si può invocare e sentire presente. Non è una forza della natura, un "pezzo" dell’universo. Parla, chiama, vede, sente, ama, si fa incontro agli uomini.
Con questa invocazione noi, guidati dallo Spirito, ci mettiamo nell’atteggiamento di Gesù: sua ragione di vita, sua gioia profonda è stata quella di dipendere da Dio, quella di rivelare il volto autentico del Padre. Chiediamo che Dio sia riconosciuto come Dio. Questo avviene quando la nostra vita è tutta un riflesso del suo splendore, come è avvenuto nella esistenza terrena del Cristo. Vedendo le nostre opere buone tutti gli uomini possono rendere gloria al Padre che sta nei cieli (Mt 5,16).
La nostra prima richiesta è quella che venga santificato il Suo nome. Già qui si nota la rivoluzione della preghiera vera, quella dei figli.
Noi non facciamo come i pagani che, pregando, tentano di piegare la divinità al loro volere. Noi guidati dallo Spirito di Gesù, chiediamo di essere riflesso autentico del Suo volto, di aderire totalmente al volere del Padre. Già con questa prima richiesta, noi affermiamo che la nostra felicità più profonda è dar gloria a Dio. Siamo anche sicuri che, facendo la volontà del Padre, si realizzerà in realtà ciò che è più utile per noi. Chiediamo che il nome di Dio sia oggetto di lode e di benedizione. Domandiamo che la sua Persona appaia qual è agli occhi di ogni creatura, trascendente, grande nell’amore, fonte di bene e di gioia.

Venga il tuo regno

Nella sua esistenza terrena Gesù ha parlato di Dio come di un re. Ha mostrato visibilmente e concretamente che cosa succede quando Dio esprime la Sua signoria: i ciechi vedono, gli storpi camminano, i lebbrosi sono mondati... (Mt 11,5), ogni uomo (malato o sano, giusto o peccatore) è integrato nella comunità; ha un nome, una dignità, un riconoscimento. Tramonta il regno di Satana con le sue ombre e le sue paure. I pregiudizi sono vinti, la malattia è sconfitta. Anche la morte non ha più potere sulla creatura umana.
Il regno di Dio si è manifestato, al massimo livello di splendore, in Gesù risuscitato. In Lui è apparso l’uomo vero totalmente dedito al Padre ed agli uomini, vivente in eterno della esistenza dello Spirito Santo.
Noi chiediamo che Dio affretti il Suo "giorno" e renda noi efficaci collaboratori nel suo regno. Domandiamo di potere anche noi, attraverso la professione che esercitiamo, dare un contributo alla eliminazione dei pregiudizi, della sofferenza, della dipendenza, del peccato. Quando noi accettiamo che Dio regni in noi, diventiamo più adulti, più responsabili verso la vita degli altri. Lo Spirito ci conduce lungo la linea di Gesù: egli si è talmente occupato della causa del Padre da non occuparsi più neanche della Sua sopravvivenza.

Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra

Nella croce di Gesù è apparsa chiara la volontà di Dio: egli desidera che Cristo si occupi di ogni singola esistenza umana in modo tale che nessuno "perisca" e ogni creatura abbia la vita eterna (Gv 6,39).
Dio, quindi, non è neutrale o indifferente rispetto al destino dell’uomo. Esiste una sola predestinazione: quella di diventare figli nel Figlio (Ef 1,5).
Per questa meta Dio ha predisposto ogni fase, ogni momento: la creazione, la storia di Israele, la vicenda di Gesù, il tempo della chiesa, il paradiso.
Nessuno è predestinato alla morte, al fallimento, all’inferno.
Credenti e non credenti restano interlocutori liberi e responsabili di fronte a Dio. Noi chiediamo di aderire alla Sua volontà. Domandiamo di ricevere lo Spirito Santo in modo che il progetto di Dio diventi nostro cibo (Gv 4,34)
Spesso anche noi - come è successo a Gesù - noteremo che il nostro desiderio va nel senso diametralmente opposto a ciò che Dio ci chiede. Il Cristo ha vissuto questa esperienza soprattutto nell’Orto degli Ulivi.
Pregando con insistenza è riuscito a dire alla fine: "Però sia fatta la tua e non la mia volontà" (Mc 14,36).
Il volere di Dio è sempre da ricercare. Il Signore ce lo manifesta lentamente, gradualmente, progressivamente, attraverso gli avvenimenti. Ci palesa il suo progetto mediante una comunità umana e visibile che è la chiesa.
Ci fa scoprire la nostra vocazione, cioè il nostro posto nel mondo.
Dio tende lentamente a catturare tutta la nostra vita. Chi prega sente il respiro e la compagnia di Dio. Chi non prega non comprende nulla di sé, della vita, del mondo, della storia. Esistono delle creature che già hanno uniformato totalmente il loro volere a quello del Padre: sono gli Angeli ed i nostri fratelli morti e risorti in Cristo. Noi li sentiamo vicini e solidali. Chiediamo di mettere i nostri passi sui loro passi. La volontà di Dio, a proposito degli Angeli, appare chiara nella Bibbia: Essi sono i messaggeri, recano le notizie del Signore alle creature. Sono al servizio del Cristo e, ora, della chiesa. Fanno sentire agli uomini la provvidenza, la vicinanza, la salvezza di Dio.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Con questa invocazione lo scenario cambia. Ci siamo anzitutto rivolti al Padre; abbiamo chiesto di scoprire il Suo volto, la Sua volontà, il Suo progetto. Ora il nostro sguardo scende sulla terra. Esprimiamo ciò che è più essenziale per la nostra vicenda terrestre: ci serve il pane, il perdono, la lucidità contro le tentazioni. Dio provvede anche a questo. È felice se noi glielo chiediamo.
Dopo che ci siamo messi nell’orizzonte del Suo progetto possiamo capire ciò che è essenziale ora, e qui Dio è custode e garante della nostra quotidianità.
Chiediamo anzitutto il pane, cioè il cibo. Non vogliamo né la abbondanza né la miseria. Questi due estremi sono contro il progetto del Padre; chiediamo di vivere: Dio ci ha fatti per questo. Il cibo che il Padre ci offre è molteplice: il Pane della Parola, il Pane dell’Eucaristia, le risorse della terra.
Noi domandiamo di potere e sapere lavorare. Così siamo nutrimento per noi e per i nostri cari. Chiediamo il pane per oggi: Dio non desidera che accumuliamo, che ci lasciamo esasperare dal "domani". Gesù ci ha mostrato che i gigli del campo non lavorano e non filano, eppure Dio li veste più sontuosamente di Salomone. Egli ci ha anche offerto la giusta gerarchia dei valori: i vestiti valgono meno del cibo; la vita vale più del nutrimento; Dio è al di sopra di tutte queste realtà e ci invita a goderne (Mt 6,25-34).
Chiediamo un pane che sia nostro. Ritorna qui la affermazione dell’umanità come famiglia. Ogni creatura ha bisogno del cibo. I bambini, i vecchi, i malati non possono procurarselo. Gli altri diventano per loro provvidenza. Così deve essere anche nella relazione tra regioni, stati, continenti.
Ognuno deve aiutare l’altro ad aiutarsi da sé, come avviene in una famiglia. Non si devono creare dipendenze. Ognuno riceve e dà. Tutti siamo debitori al Padre. La terra è comune spazio di crescita e sviluppo. La tecnica e la scienza devono aiutare questa ricerca del pane nostro.

Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori

Ogni uomo è debitore insolvente presso Dio.
Dal Padre riceviamo la vita, la fede, tutto. Ciò che noi dobbiamo a Dio è infinito. Ciò che gli altri ci devono (Mt 18,23-35) corrisponde a pochi spiccioli; ogni uomo è peccatore. Chi si ritiene "giusto" è un bugiardo.
Dio, nella croce di Gesù, ha risposto con il perdono. Ha riconciliato a sé il mondo. Ha rimesso ogni colpa, ha redento ogni uomo (2Cor 5,19). Ha risposto con il bene al male. Ha mandato suo figlio a morire per noi che siamo "empi" (Rm 5,6). Dio è sempre pronto a "rivolgersi" a noi. Sua gioia e sua festa è far tornare in vita il figlio che lo ha tradito (Lc 15,11-32). Noi invece con molta difficoltà perdoniamo. Ci resta impresso a lungo ciò che l’altro ci deve. In realtà siamo ciechi. Spesso siamo noi ad offendere. Spesso sono gli amici ed i parenti che ci devono sopportare. Non possiamo "andare da Dio" se non siamo disponibili ad "andare verso gli altri". Nel Padre nostro chiediamo a Dio di saper perdonare. Il Padre vuole insegnare a tutti i figli questa arte. Non possiamo credere di amare il Dio invisibile se non amiamo il fratello che è visibile (1Gv 4,20). Dopo la croce e resurrezione di Gesù, la fede in Dio e la stima dell’uomo vanno di pari passo.

E non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male

La esistenza dei figli di Dio rinati per il battesimo è una lotta continua. Ce lo ha mostrato il "primogenito" Gesù (Mt 4,1-11).
Lo Spirito stesso ci conduce a misurarci con il maligno. Dio non tiene al riparo i suoi figli. Dà loro lo Spirito Santo con cui Gesù è uscito vittorioso da ogni scontro.
Satana esiste. La Bibbia ci descrive la sua fisionomia. È una creatura e non un Dio. È un angelo ribelle e non un uomo. Continuamente lotta contro il progetto del Padre che è Cristo crocefisso e risorto.
Con la croce e resurrezione di Gesù egli è rimasto come fulminato (Lc 10,18). Ora è un essere che si agita molto ma è sostanzialmente impotente.
Esercita una forte suggestione su di noi: però non può nulla se noi non lo lasciamo entrare. Siamo stati immunizzati contro di lui con la unzione del battesimo.
Egli è bugiardo fin dall’inizio (Gv 8,44). Si tramuta in angelo della luce, ci fa apparire bello e giusto ciò che è malvagio. Se noi ascoltiamo lo Spirito Santo, vigiliamo e preghiamo molto, riusciremo sempre a scoprire il suo gioco.
Nel Padre nostro, noi non chiediamo di essere esonerati dalla tentazione. Essa fa parte della nostra esistenza dalla nascita alla morte.
Chiediamo di non cadere nella trappola di Satana. Domandiamo lo Spirito dei figli che sempre Dio vuole donarci (Lc 11,13). Ci impegniamo a non esporci alle occasioni di peccato. Infatti noi siamo molto fragili e molto infantili.

Amen

La nostra preghiera si conclude con un termine ebraico. Esso rappresenta un augurio ed un ad una proposta di alleanza (Es 24,7). Il Padre nostro è la preghiera che Gesù ci ha insegnato. Non solo ce ne ha suggerite le parole (Mt 6,9-13; Lc 11,2-4), ma vi ha inseriti tutti gli atteggiamenti.
Con la Croce ha svelato il volto di Dio, ha santificato il Suo nome, ha inaugurato la parte finale del Suo Regno, ha adempiuto la Sua volontà...
Questa preghiera, nei primi secoli della chiesa, era consegnata agli apprendisti cristiani come sintesi del vangelo.
In questo testo c’è l’autentico volto di Dio. Egli, in Gesù crocefisso e risorto, si è mostrato come padre e Signore, pane di vita, perdono, liberazione dal male.
C’è anche l’autentico volto dell’uomo: chiamato ad essere figlio, totalmente dipendente, collaboratore nel Regno, mortale, bisognoso di pane e di perdono, esposto alla tentazione.
Per tutti questi aspetti il Padre nostro fa parte essenziale della messa, il banchetto dei figli di Dio.

 

Gazzotti Ezio

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