L'inferno, esiste?

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Centinaia di milioni di persone credono in un eterno -inferno che brucia,semplicemente perche` gli e` stato detto  che " la Bibbia lo dice ". Ora sappiamo che la Bibbia non  dichiara una cosa del genere.    Comunque ci sono certi " prove di testi" che molti citano per provare " il fuoco eterno dell`inferno "ingannevole.  Un studio  del soggetto sarebbe incompleto senza esaminare le scritture come prova contraria dell`inferno che brucia.  Con tempo a nostra disposizione chiediamoci " Perche` Dio contradirebbe direttamente il piano  che vediamo nella Sua Parola?  Per qualcuno basta una piccola spiegazione ,per altri piu` dettagli per arrivare  a capire correttamente.     

                               " Punizione eterna "                                                    

Matteo 25: 41,46 "Allora si volgera` anche a quelli che sono a sinistra e dira` : Andate via da me,nel fuoco eterno preparato pel  diavolo  e per gli angeli suoi. 46  " E questi andranno al supplizio eterno,e i giusti alla vita eterna."    E` questa la prova dell`inferno di fuoco?    no,non e` la prova !     L`evento si riferisce ai mille anni del millenio,quando Satana e i suoi demoni saranno gettati dentro la fossa senza fondo ( Rev:20:2-3 ).    Ci sono tre separate frasi dell`inferno di Satana

( 1 ) II Pietro 2:4 ( ultima parte  ) : i 6000 anni che e` stato gettato giu` sulla terra,come spiegato dalla parola greca " tartaroo ",che vuol dire prigione,incarcerato o posto di restrizione.   II Pietro  incorrettamente tradotto " tartaroo " come " inferno.".

( 2 ) Matteo  25:41:  1000 anni nella fosssa senza fondo

( 3 ) Giuda 13 ( ultima parte ) Contiene una referenza a Satana  che sara` gettato fuori nell`oscurita`,che forse si riferisce fuori dell`universo,dopo il millenio.

( 3 ) Matteo 25:46 " anche si riferisce a un castigo per sempre e non a castigato . Quando comunque la morte occorre,e` certo un evento per sempre,per cio` che riguarda la persona. Questo ci aiuta a spiegare verso 41.  I versi 41 e 46,devono essere capiti assieme.

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Commenti

Ritratto di alex

Cara Salvezza personalmente ritengo che la Scrittura sia chiara al riguardo:
Infatti tutti risusciteranno chi a salvezza chi a perdizione. Ora immagginarlo come lo ha immagginato Dante non so se sia perfettamente centrato, tuttavia la Scrittura è chiara. Riporto una parte dello sudio di Giuseppe MARTELLI (Anziano della chiesa di Finocchio) sui Testimoni di Geova, la parte che riguarda appunto l'esistenza dell'inferno, disconosiuta dai TdG.

Buona lettura, un abbraccio in Cristo.

Da uno studio di Giuseppe MARTELLI

Esiste l’inferno?

La risposta potrebbe essere desunta già dai rilievi che hanno concluso il precedente paragrafo ma preferiamo, anche in questo caso, operare un esame più completo dei dati scritturali per poter analizzare meglio quello che Dio afferma su questo tema.

Per quanto concerne la posizione dei TdG, essi sostengono che non esista alcun luogo di tormento eterno delle anime, comunque tale luogo lo si voglia denominare, perché la vita degli empi finisce con la morte fisica. Ma che cosa dice la Parola di Dio a questo riguardo?

 

1.      In primo luogo, vediamo quali siano i dati biblici in relazione alla morte come realtà ineluttabile del corpo umano.

·        Dal punto di vista fisico, sta scritto che la morte è una separazione del corpo dall’anima: il primo va nella tomba e aspetta la resurrezione mentre la seconda va in un luogo intermedio in attesa di essere riunita al corpo spirituale.

·        Sotto il profilo esistenziale, dopo la morte del corpo l’anima vive coscientemente e non si estingue come invece sostengono i tdg[26]. La Bibbia non lesina vocaboli comprensibili per noi uomini, al fine di renderci edotti in merito a quest’aspetto della vita futura dell’anima: la Scrittura parla di riposo, di silenzio, di oblio, sia per i credenti che per gli increduli[27].

·        Dal punto di vista spirituale, infine, la morte viene presentata nella Bibbia come una separazione dell’uomo da Dio, analoga alla separazione fisica del corpo dall’anima, che caratterizza la morte sotto il profilo fisico. La morte come separazione spirituale è rappresentata sin dalle prime pagine della Scrittura, quando in Ge 2:17 l’Eterno avverte l’uomo che sarebbe “morto” se avesse mangiato dell’albero della conoscenza del bene e del male… ed effettivamente, in Ge 3:22-24 si verifica la triste e drammatica separazione dell’uomo da Dio, in quanto il peccato era entrato nel cuore di Adamo e di Eva ed a quel punto essi non potevano stare più alla presenza di Javè. In tal senso, allora, vanno interpretati molti altri brani della Scrittura che parlano di morte dell’uomo come separazione, temporanea o eterna, dell’anima da Dio: in Ez 18:4 sta scritto che “l’anima che pecca è quella che morrà”, mentre in Rm 8:13 leggiamo che “se vivete secondo la carne voi morrete” e in Ef 2:1 troviamo che “(Dio) voi pure ha vivificati, voi che eravate morti nei vostri falli e nei vostri peccati[28].

 

2.      Una seconda questione è quella concernente il luogo designato per la vita eterna dell’anima non convertita. Esso viene denominato in vario modo nella Parola di Dio (“geenna”, “inferno”, “ades”, “sheol”, ecc.) ma sia nell’AT che nel NT esso viene sempre presentato come un luogo reale, nel quale le anime subiscono un tormento eterno[29] e non una distruzione eterna, come invece sostengono i tdg.

         Nell’Antico Testamento, ci sono almeno due brani che parlano di quest’argomento:

·        Is 33:14 “Chi di noi potrà resistere al fuoco divorante? Chi di noi potrà resistere alle fiamme eterne?”.

La TNM traduce qui: “…alle conflagrazioni di lunga durata…”, ma si tratta di un tentativo avventuroso, perché l’aggettivo ebraico ‘olam sta a rappresentare anche il nome di Dio quando si parla della Sua eternità, e di certo Egli non ha solo una “lunga durata”… In ogni caso, è notevole sottolineare come qui siano gli empi a parlare, coscienti di un futuro di tormenti senza fine che li aspettano se non si pentono dei loro peccati.

·        Da 12:2 “E molti di coloro che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni per la vita eterna, gli altri per l’obbrobrio e un’eterna infamia”.

La TNM traduce qui: “…di durata indefinita…”, ed anche qui non sono esenti da critiche, seppure traducono un po’ meglio che nel brano precedente: qui troviamo ancora l’aggettivo ebraico ‘olam, che la LXX rende col greco aiònion che significa “senza fine” e che la stessa TNM traduce con “eterno” in Mt 18:8 e 25:41.

Nel Nuovo Testamento, poi, troviamo molteplici riferimenti[30] a quel luogo reale in cui le anime degli increduli saranno tormentate eternamente. Qui di seguito ricordiamo le principali espressioni scritturali che si riferiscono a tale realtà:

·        “Il pianto e lo stridor di denti” (Mt 8:12, 13:42,50, 22:13; Lc 13:24-28);

·        “Il fuoco eterno” (Mt 18:8 e 25:41, con TNM conforme);

·        “Il fuoco inestinguibile” (Mt 3:12; Mc 9:43 con TNM conforme);

·        “Il verme che non muore e il fuoco che non si spegne” (Mc 9:48; cfr Is 66:24 con TNM conforme);

·        Un luogo “di tormento giorno e notte, nei secoli dei secoli” (Ap 20:10; cfr 14:10-11 con TNM conforme). In particolare, qui viene usato il verbo greco basanìzo che significa “tormento in stato cosciente” e giammai “estinzione, annientamento” (così, per esempio, anche in Mt 8:6 e Mc 5:7, dove la TNM è conforme);

·        Lo stesso nome “geenna” (Mc 9:46 e ref.) deriva dall’ebraico ghe-hinnom e significa letteralmente “valle di Hinnom”, ovvero quel luogo vicino Gerusalemme dove anticamente un fuoco perpetuo bruciava le immondizie, ogni giorno ed ogni notte.

 

3.      In terzo luogo, se analizziamo l’uso biblico delle parole distruzione e perdizione con riferimento alle anime degli uomini, scopriremo che tali vocaboli non contengono mai l’accezione di “annichilimento” oppure di “estinzione”, come vorrebbero i tdg, ma piuttosto rendono il concetto di “eterna infelicità, sofferenza e rovina”. Facciamo qualche esempio di brani dell’AT e del NT, soprattutto di quelli che possono creare alcune difficoltà coi tdg per la stessa traduzione della Luzzi, che talvolta appare infelice:

·        1 Sa 2:9 “…ma gli empi periranno nelle tenebre…”

La TNM traduce qui: “...saranno ridotti al silenzio…”. Paradossalmente, la versione di Luzzi offre maggiori spunti a favore dei tdg e la loro traduzione del nostro brano rende un’interpretazione plausibile e anche preferibile del verbo ebraico damàn. Quest’ultimo, infatti, non significa tanto “morire, essere ridotto al nulla” quanto piuttosto “tacere, osservare il silenzio”. In questo senso, infatti, tale verbo viene utilizzato, anche dalla TNM, in brani come Sal 30:12 e 31:17.

·        Gb 30:22 “…Tu mi levi per aria, mi fai portar via dal vento e mi annienti nella tempesta…”

La TNM traduce qui: “...mi dissolvi…”. Stavolta, però, si tratta di un’interpretazione errata, in quanto il verbo ebraico mug ha il senso di “indebolire, fondere, rammollire” e non di “dissolvere completamente”. La stessa TNM traduce questo verbo con “struggere” in passi come Sal 46:7 ed Am 9:5, ovvero con “appassire” in Is 64:6.

·        Sal 94:23 “…Egli li distruggerà mediante la loro propria malizia…”

La TNM traduce: “...li ridurrà al silenzio…”, e rende meglio di Luzzi il verbo ebraico tsamàt, che viene tradotto “consumare” in Sal 119:139 (la TNM rende “sfinire”) e in ogni caso non contiene l’accezione di “distruggere per sempre”.

·        Mt 10:28 “Non temete coloro che uccidono il corpo ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto Colui che può far perire l’anima e il corpo nella Geenna”

La TNM traduce: “...distruggere…”. Qui è Gesù che parla ed usa il verbo greco apòllumi che viene sempre adoperato per indicare perdite recuperabili, come le pecore sperdute della casa d’Israele (Mt 10:6; la TNM traduce “smarrite”); la pecora, la dramma e il figlio prodigo delle relative parabole (Lc 15:6,9,24; la TNM legge “smarrito” e “perduto”); la pecora persa fra le altre cento (Mt 18:12; la TNM traduce anche qui “smarrita”).

·        2 Ts 1:9 “…Coloro che non conoscono Dio saranno puniti di eterna distruzione, respinti dalla presenza del Signore…”

La TNM è conforme e traduce: “...distruzione…”, ma il termine greco qui adoperato è òletros e ha il senso di “rovina”, come può essere confermato da passi come 1 Co 5:5 e 1 Ts 5:3, dove però la TNM continua a leggere “distruzione”. A rigor di logica, però, va sottolineato che una vera e propria distruzione, intesa come “riduzione al nulla”, non può durare per l’eternità, in quanto essa si verifica in tempi brevi e non ha effetti duraturi: una cosa o una persona fisicamente distrutta in maniera completa, si dissolve presto e presto se ne perde perfino il ricordo .

·        Spesso nel NT troviamo il verbo greco katarghèo, che letteralmente significa “rendere inefficace, abolire” ma talvolta viene reso anche con “annientare, distruggere”, da intendersi però come “rendere impotente” o altri analoghi.

Almeno in sei brani del NT troviamo questo verbo con tali accezioni: in Rm 6:6 sta scritto “…affinché il corpo del peccato fosse annullato…” (la TNM, anche meglio, rende “fosse reso inattivo”); in 1 Co 2:6 troviamo “…i dominatori di questo mondo stanno per essere annientati…” (la TNM legge “ridotti al nulla”); in 1 Co 15:24 “…dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà ed ogni potenza…” (TNM conforme); in 1 Co 15:26 “…l’ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte…” (la TNM, anche meglio, rende “ridotta al nulla”); in 2 Ts 2:8 “…allora sarà manifestato l’Empio, che il Signore Gesù distruggerà col soffio della Sua bocca e annienterà con l’apparizione della Sua venuta…” (la TNM, anche meglio, rende “ridurrà al nulla”[31]); in Eb 2:14 “…affinchè distruggesse il diavolo…” (la TNM, anche meglio, rende “riducesse al nulla” quel Satana che non è ancora distrutto ed è ben attivo al giorno d’oggi!).

In altri brani del NT lo stesso verbo katarghèo viene  tradotto con “rendere improduttivo” (es. Lc 13:7) oppure “abolire” (es. 1 Co 13:7) o ancora “abbattere” (es. Ef 2:14), a dimostrazione del fatto che tale verbo contenga essenzialmente l’accezione di “ridurre all’impotenza, rendere inoperante o inattivo” e non certo quella di “distruggere in modo definitivo e permanente”.

Satana sarà annientato?

In merito alla figura del Nemico di Dio, la posizione dei tdg è meno distante dalla Bibbia rispetto ad altre loro dottrine. L’unico vero problema è dato dalla loro teoria per la quale Satana, come peraltro tutti gli altri empi, non verrà sottoposto a tormenti eterni ma sarà distrutto per sempre.

Oltre a ciò che abbiamo detto finora in merito al destino delle anime, qui ci soffermeremo su un brano citato molto dai tdg a sostegno di questa loro posizione, ovvero quello di Ez 28:12-19.

In questo passo viene esposto il “lamento sul re di Tiro”, che anche molti commentatori evangelici riferiscono alla caduta di Lucifero e dei suoi seguaci. Secondo quest’interpretazione, peraltro non condivisa da diversi studiosi della Bibbia, nel nostro brano si parla di un angelo di Dio che era superiore a tutti gli altri perché “metteva il suggello alla perfezione” ed era “pieno di saggezza e di una bellezza perfetta” (v. 12). Egli abitava nel giardino di Eden ed era “coperto di ogni sorta di pietre preziose” (v. 13); era stato stabilito da Dio stesso come cherubino e protettore (v. 14) ed era perfetto nelle sue vie perché in lui non v’era perversità (v. 15). Ad un certo punto, però, venne il giorno della sua ribellione a Dio ed egli peccò contro il Santo: allora egli fu scacciato dal monte del Signore, che lo fece sparire dalla Sua presenza (v. 16) a motivo del suo cuore altero (v. 17).

In questo racconto, sono due le espressione che i tdg usano per giustificare la loro teoria della distruzione eterna di Satana, ma in entrambi i casi basta un esame dei termini nella lingua originale per comprendere la fragilità della teoria della “Torre di Guardia”:

·        v. 18, quando Javè esclama: “…Io ti riduco in cenere sulla terra…”.

La TNM traduce qui: “...ti renderò cenere…”, ma il verbo ebraico ‘abàl ha il senso di “gettare via, perdere, abbandonare, considerare perduto”, che è molto diverso dall’accezione, voluta dai tdg, di “distruggere per sempre”. Per inciso, un altro passo biblico in cui compare tale verbo è Ec 3:6 e non per nulla la Luzzi rende “perdere” e la stessa TNM traduce “dare come perso”.

·        v. 19, quando Javè aggiunge: “…e non esisterai mai più”.

La TNM traduce qui: “...non sarai più a tempo indefinito”. In realtà, però, il verbo ebraico ‘ayìm significa “venir meno, andare via” ma non certo “cessare di esistere” come vorrebbero i tdg. D’altronde, la stessa TNM legge questo medesimo verbo con “essersene andato” in I Re 20:40 (la Luzzi traduce “sparire”) ed “essere senza potenza” in Is 44:12 (dove la Luzzi rende “venir meno delle forze”).

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