"Per far venire una giustizia eterna" (Daniele 9:24). 
Leggendo queste parole, non posso fare a meno di rivolgermi a voi nel modo in cui gli angeli si rivolsero ai pastori che di notte facevano la guardia al loro gregge: "Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia" (Luca 2:10).
 
E notizie tali che, se abbiamo orecchie per udire, se abbiamo occhi per vedere, e se i nostri cuori hanno davvero sperimentato la grazia di Dio, devono farci gridare come la vergine Maria: "L'anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore" (Luca 1:46-47).
 
Le parole che vi ho letto fanno parte di una delle più chiare rivelazioni date su Gesù Cristo, poco prima che venisse in questo nostro mondo. Alcuni hanno giustamente osservato che è segno della bontà di Dio verso le Sue creature il fatto che Egli lasci che la luce illumini gradualmente il mondo naturale. Se il sole risplendesse improvvisamente con tutta la sua forza nell'ora più buia della notte, il suo grande splendore accecherebbe i nostri occhi, e ci renderebbe di nuovo incapaci di vedere: ma Dio si compiace di illuminarci gradualmente, affinché siamo preparati a ricevere la luce.
 
E come Dio si compiace a fare ciò con la natura, così fa anche con il mondo spirituale e morale. Il Signore Gesù Cristo non apparve appieno in tutta la Sua gloria da subito, ma come il sole sorge gradualmente, così il Signore Gesù, il Sole della giustizia, sorse gradualmente sugli uomini, portando guarigione sotto le Sue ali.

I nostri progenitori non avevano nulla su cui fissare la propria fede, tranne quella prima promessa che diceva che la progenie della donna avrebbe schiacciato la testa del serpente (cfr. Genesi 3:15). E nelle epoche successive, in diverse occasioni e in vari modi, Dio si compiacque di parlare ai nostri padri tramite i profeti, prima di parlare a noi in questi ultimi giorni tramite il Suo Figlio; e i profeti più cari e più vicini al cuore di Dio furono quelli a cui furono concesse le più particolari e straordinarie rivelazioni, quelle concernenti Gesù Cristo.

Dalle testimonianze che troviamo nelle Scritture, è chiaro che il profeta Daniele era uno di questi; l'angelo si rivolge a lui, non solo come un uomo amato da Dio, ma come "un uomo grandemente amato" (cfr. Daniele 9:23, 10:11); un uomo che desiderava ardentemente promuovere la gloria di Dio, che operò rettamente nella sua generazione, e la cui vita era tenuta in gran considerazione da coloro che amavano Dio. Le parole che ho scelto come oggetto di questa nostra meditazione, contengono una parte di una rivelazione fatta a quest'uomo. Se tornate indietro e leggete all'inizio di questo capitolo, vedrete di cosa si occupava quest'uomo retto, quando Dio si compiacque di dargli la rivelazione: "Nel primo anno del suo regno, io, Daniele, compresi dai libri il numero degli anni in cui, secondo la parola dell'Eterno indirizzata al profeta Geremia, dovevano essere portate a compimento le desolazioni di Gerusalemme, è cioè settant'anni" (Daniele 9:2).

Daniele fu un uomo grande, ma anche un uomo retto; per importante che fosse, stimava essere di gran lunga più importante leggere la Bibbia; essa era per lui oggetto di costante studio; "i libri" di cui si parla in questo verso, e che altrove sono detti anche "le Scritture della verità", si riferiscono infatti alla Bibbia. Egli si accorse che il tempo della liberazione del popolo di Dio dalla cattività era giunto. Bene, uno avrebbe pensato che per questo motivo Daniele non aveva bisogno di pregare; ma invece di ritardare le sue preghiere, questo fu motivo per lui di mettersi subito a pregare. Leggiamo dunque nel terzo verso: "Volsi quindi la mia faccia verso il Signore Dio, per cercarlo con preghiera e suppliche, col digiuno, col sacco e con la cenere".

La sua decisione è espressa in modo meraviglioso: "volsi la mia faccia", come se fosse risoluto a non distogliere mai i suoi occhi da Dio, fino a quando Dio non si fosse compiaciuto di dargli una risposta; e come Giacobbe, egli era risoluto a combattere con il Signore Dio finché Dio non gli avesse dato la benedizione desiderata. Leggiamo, nel quarto verso: "Così feci la mia preghiera e confessione all'Eterno, il mio Dio", non solo per i suoi peccati, ma per i peccati del suo popolo.

E quando tornerete alle vostre case, prima di andare a dormire, vi raccomando la lettura di questa preghiera; ogni sua parola esprime la preoccupazione di quest'uomo per il bene pubblico. Mi occorrerebbe troppo tempo per fare tutte le osservazioni che merita questa preghiera; per giungere più rapidamente alle parole del testo, andiamo avanti fino al verso 20, dove conosceremo la risposta alla preghiera di Daniele: "Io parlavo, pregando e confessando il mio peccato e il peccato del mio popolo Israele, e presentavo la mia supplica al Signore, al mio Dio, per il monte santo del mio Dio. Mentre stavo ancora parlando in preghiera, quell'uomo, Gabriele, che avevo visto prima nella visione, mandato con rapido volo, si avvicinò a me all'ora dell'offerta della sera".

Il modo in cui Daniele si espresse qui è molto enfatico: "mentre stavo ancora parlando in preghiera", implica che Dio, quando ci avviciniamo a Lui per fede, in preghiera, ci concede di portare a Lui tutti i nostri problemi; di parlare con Lui "come un uomo parla con il suo amico". Daniele, in quel momento, stava ancora pregando, confessando a Dio i peccati; e non esiste un momento migliore per ricevere risposte dall'alto, di quando ci stiamo umiliando davanti al Signore. Daniele non stava solo confessando i suoi peccati, ma stava confessando anche quelli del suo popolo; stava pregando per coloro i quali pregavano raramente per se stessi. "Mentre stavo ancora parlando in preghiera, quell'uomo, Gabriele...": nome che, interpretato, vuol dire "forza di Dio"; un nome molto appropriato, secondo Bishop Hall, per quell'angelo che sarebbe venuto a portare al mondo la buona notizia dell'Iddio potente, cioè del Signore Gesù Cristo (cfr. Isaia 9:5).

Quest'angelo viene qui descritto come in volo rapido, per mostrarci quanto volenterosi e zelanti siano quegli spiriti benedetti, di portare la buona notizia agli uomini. Ed è su questa base, credo, che il nostro Signore ci ha insegnato a pregare che la volontà di Dio sia fatta da noi in terra come è fatta in cielo; affinché imitiamo almeno in parte quella alacrità e vigore che gli angeli utilizzano nel servire Dio.

Leggiamo che l'angelo fu mandato da Daniele con rapido volo, ma viene descritto anche il momento in cui lo raggiunse: "si avvicinò a me all'ora dell'offerta della sera", cioè, verso le tre della sera; quello era il momento in cui veniva fatta un'offerta a Dio, e questo sacrificio era un tipo del Signore Gesù, che nell'ora buia del mondo divenne un sacrificio per i peccatori. Ci viene detto, al verso 22, quale fu il messaggio portato dall'angelo: "Egli mi ammaestrò, mi parlò e disse: 'Daniele, io sono venuto ora per metterti in grado di intendere. All'inizio delle tue suppliche è uscita una parola e io sono venuto per fartela conoscere, perché tu sei grandemente amato. Fa' dunque attenzione alla parola e intendi la visione" (Daniele 9:22-23).

Questo passaggio, come altri simili passaggi della Scrittura, ha spesso confortato la mia anima, e può confortare i cuori di tutto il popolo di Dio. Forse ci sono molti tra voi che hanno pregato, e pregato ancora a Dio, e probabilmente non hanno ricevuto una risposta: avete pregato affinché il vostro cuore fosse allargato, per ricevere conforto da Dio, o per una liberazione. Dio può decidere di non rispondere subito; allora il diavolo si avvicina e ci dice che Dio non ascolta le nostre preghiere, che Dio non ci ascolterà mai, che non ha considerazione per noi, perciò non dobbiamo pregare più. Ma, miei cari, questo è uno sbaglio: poiché "per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno" (2 Pietro 3:8); e il Signore Gesù ci ha detto "che bisogna continuamente pregare senza stancarsi" (Luca 18:1). Le vostre preghiere possono essere ascoltate nel momento stesso in cui escono dalle vostre labbra, ma Dio può non ritenere saggio (o non essere per il vostro bene) che voi lo sappiate.

Ma procediamo con le parole di Gabriele, al verso 24: "Settanta settimane sono stabilite per il tuo popolo e per la tua santa città, per far cessare la trasgressione, per mettere fine al peccato, per espiare l'iniquità, per far venire una giustizia eterna...".

Non intendo fare un discorso critico sul significato delle settanta settimane, i commentatori sono divisi su quest'argomento: alcuni la pensano in un modo, altri in un altro, e forse non lo sapremo fino al giorno del giudizio, fino al giorno glorioso di cui parla il Nuovo Testamento. Desidero fermarmi su questa parte del messaggio dell'angelo, secondo la quale qualcuno avrebbe fatto qualcosa di indescrivibile per il popolo di Dio, fino a stabilire "una giustizia eterna".

Se volete sapere chi era la persona che avrebbe dovuto fare questo, guardate il verso 26, e vedrete che la persona di cui si parla è il Signore Gesù Cristo: "Dopo le sessantadue settimane il Messia sarà messo a morte e nessuno sarà per lui" (Daniele 9:26). Egli è la persona di cui si parla, è Colui che doveva mettere fine al peccato, espiare l'iniquità, e far venire una giustizia eterna.

Da queste parole così importanti, mi propongo di spiegare:
PRIMO, cosa si intende per "giustizia";
SECONDO, perché la giustizia menzionata nel testo viene definita una "giustizia eterna";
TERZO, cosa significa che il Signore Gesù "farà venire" una giustizia eterna.

E mentre parlo a voi santi e a voi peccatori, possa Dio, per amore del Signore Gesù Cristo, parlare ai vostri cuori!

1. Mi propongo di spiegare cosa dobbiamo intendere con la parola "giustizia".

Se avessi chiesto a qualcuno cosa si intende con questa parola, e questa persona fosse un arminiano, ovvero un nemico della dottrina della grazia gratuita di Dio, questi mi risponderebbe che la giustizia è quella che chiamiamo comunemente onestà morale, la cosiddetta giustizia umana. E, certamente, in vari passaggi della scrittura la parola "giustizia" ha questo significato, o ad esso si riferisce. Suppongo che dobbiamo intendere questo, quando leggiamo che Paolo, predicando davanti a Felice, gli "parlava di giustizia, di temperanza e del giudizio futuro" (Atti 24:25). Essendo il governatore Felice un uomo empio, per convincerlo della sua iniquità, per risvegliare la sua coscienza, e per far si che egli cercasse salvezza nel Signore Gesù, Paolo predicò non soltanto la temperanza, ma anche la giustizia, cioè la necessità di agire rettamente, perché era un uomo empio. E Paolo gli mette davanti agli occhi il giudizio futuro, per farlo correre a Gesù Cristo per essere salvato dal grave risultato di quel giudizio; e anche in altri punti della Scrittura, la parola "giustizia" può essere intesa in questo senso.

Significa anche santità interiore, generata in noi dallo Spirito benedetto di Dio. Ma la giustizia di cui parla il testo è qualcosa che tutti voi che mi ascoltate stasera dovreste essere gioiosi di sentir parlare. È quella che tutti i peccatori ravveduti a nuova vita, che hanno menti e cuori purificati, chiamano la giustizia imputata; cioè, la giustizia del Signore Gesù Cristo, che viene imputata a noi miseri peccatori quando crediamo nel Suo sacrificio. E se mi chiedete cosa intendo per giustizia imputata (voglia Dio che le mie parole raggiungano i vostri cuori), vi risponderò che essa è tutto quello che Cristo ha fatto, e tutto quello che Cristo ha sofferto: l'ubbidienza attiva e passiva di Cristo, insieme, sono la giustizia del Signore Gesù Cristo.

Miei cari amici, così stanno le cose tra Dio e l'uomo: in principio Dio creò l'uomo giusto. Mosè ci descrive, ispirato dallo Spirito di Dio, quale fu l'origine e la natura dell'uomo: "Dio creò l'uomo a Sua immagine" (Genesi 1:27). Dio parlò, e la cosa fu; Egli comandò, e il mondo apparve davanti a Lui; disse: "Sia la luce!" (verso 3), ed ecco che istantaneamente apparve la luce; ma quando fu il momento di creare quella creatura benedetta e divina, l'uomo, vicereggente di Dio, a cui Egli avrebbe dato supremazia sul creato, Dio convocò un consiglio, e disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza" (verso 26). Ora, l'immagine di cui si parla deve essere intesa, senza dubbio, come l'immagine dell'anima dell'uomo, poiché Dio è spirito, e dunque non sarebbe stato possibile creare l'uomo a somiglianza di una forma corporea.
Bene, in queste condizioni Dio creò l'uomo. Adamo fu il rappresentante della razza umana. Dio lo lasciò libero di agire secondo la sua volontà; avrebbe potuto ordinargli di fare questo o quello, e avrebbe potuto non fargli alcuna promessa di benedizione. Ma nel Suo grande amore, il grande Creatore si compiacque di far vivere per sempre lui e la sua discendenza, se avessero vissuto con ubbidienza senza commettere il male, se cioè si fossero astenuti dal mangiare quell'unico frutto che Dio aveva detto di non mangiare; ma disse loro che nel giorno in cui ne avessero mangiato, sarebbero certamente morti (cfr. verso 17).
Ora, benché alcune persone si lamentino della severità di Dio nell'imputare a noi tutti il peccato di Adamo, sono persuaso che se voi ed io fossimo stati presenti, avremmo accolto calorosamente questo patto tra Dio e Adamo.
Immaginiamo che Dio abbia chiamato a raccolta l'intera creazione, e abbia detto: "Ecco, mie creature, ho formato l'uomo a mia immagine, ho soffiato nelle sue narici un alito vitale, l'ho reso un'anima vivente, l'ho riempito di giustizia e di vera santità; egli non ha alcuna propensione al peccato, sebbene sia una creatura fallibile e mutevole; tutto ciò che Io voglio da quest'uomo, è che si astenga dal cibarsi del frutto di quell'albero; gli ho dato tutti gli alberi del giardino, l'ho creato, e ho piantato per lui un giardino con la mia mano, desidero che si astenga dal cogliere quel frutto! Siete per quest'uomo oppure no, volete che sia il vostro rappresentante, volete che la sua ubbidienza o disubbidienza vi sia imputata?". Se fossimo stati tutti lì, credo che ciascuno di noi avrebbe accettato; le condizioni erano così facili da seguire, e l'improbabilità della sua caduta era tanto grande, che credo che ognuno di noi avrebbe accettato il patto. E chi è quell'uomo o quella donna che crede di trovare ingiustizia in Dio per aver imputato il peccato di Adamo a noi che siamo sua discendenza? Amici miei, Dio fece l'uomo in questa condizione; il diavolo invidiava la sua felicità; alcuni suppongono che l'uomo sia stato creato per prendere il posto degli angeli caduti. Ma il diavolo invidiava l'uomo, e volle tentarlo. Eva ben presto stese la mano e colse il frutto proibito, e in seguito anche Adamo trasgredì; e dal quel preciso istante, per usare le parole di Beston, "il nome dell'uomo divenne Ikabod", cioè la gloria del Signore si allontanò da lui.

Adamo ed Eva, dunque, caddero; voi, io, e tutta la loro discendenza (che rappresentavano) cadde con loro. L'umanità aveva "un collo solo"; e Dio avrebbe potuto trattare gli uomini come Caligola voleva fare con Roma; egli disse: "vorrei che avessero un collo solo, e lo taglierei con un colpo solo". Dio, se avesse voluto, avrebbe potuto mandarci subito tutti all'inferno. Qui Calvino rappresenta metaforicamente gli attributi del carattere di Dio come se lottassero tra di loro. La giustizia dice a Dio: "Se la legge è stata infranta, condanna il trasgressore, e mandalo all'inferno". La misericordia di Dio grida: "Risparmialo, risparmialo". La saggezza di Dio escogita un modo in cui la giustizia possa essere soddisfatta, e allo stesso tempo la misericordia possa vincere trionfante. In che modo?

Il Signore Gesù, il caro Redentore, si interpose! Egli vide Dio brandire la spada fiammeggiante e prepararsi per la vendetta; il Signore Gesù Cristo vide la spada pronta per essere affondata nel sangue dei trasgressori; quando nessun occhio poteva aver pietà, quando nessun angelo o arcangelo poteva venire in aiuto, quando Dio stava per dare il colpo fatale, come la lama si avvicinava alla gola del trasgressore, il Figlio di Dio, la Parola eterna, disse: "Padre, risparmia i peccatori; non farli morire; Padre, Padre, trattieni la Tua mano, ritira la spada, poiché Io vengo a fare la Tua volontà; l'uomo ha infranto la Tua legge, e ha violato il Tuo patto: non nego che l'uomo meriti di essere condannato per l'eternità; ma, Padre, quello che Adamo non è riuscito a fare, se mi preparerai un corpo, Io nella pienezza dei tempi andrò, e morirò per lui; egli ha infranto la Tua legge, ma Io andrò e la seguirò, affinché essa sia onorata; seguirò con perfetta ubbidienza tutti i Tuoi comandamenti, senza peccare; e affinché Tu possa giustificare i peccatori, non soltanto andrò nel mondo e ubbidirò, ma verserò il mio sangue; andrò lì e morirò per loro: eccomi; mi metterò tra Te e i peccatori, e accetterò che la Tua spada versi il Mio sangue per loro".

Nella pienezza dei tempi la Parola eterna discese: "Quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l'adozione" (Galati 4:4-5). "Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo diventato maledizione per noi" (Galati 3:13).
Il Signore Gesù Cristo visse nel mondo in un corpo come il nostro, e adempì pienamente la giustizia; si sottomise a ogni precetto di Dio, e si compiacque di ubbidire a tutta la legge di Dio; e, alla fine, il Signore Gesù Cristo sanguinò e morì. Oh come possiamo pensare a ciò, come potete ascoltarlo senza che il vostro cuore trabocchi di gioia per quello che ha fatto per voi! E quando stava per morire, proprio mentre stava per chinare il capo e rendere lo spirito, sapete cosa disse? Disse: "È compiuto" (Giovanni 19:30). Come dire: "Ora il lavoro più arduo, il compito più difficile che avevo intrapreso, sia benedetto Iddio, è terminato, completamente. Tutte le richieste della legge sono state adempiute; ora la giustizia di Dio è soddisfatta; ora una Via nuova e vivente è aperta per il Mio sangue, affinché i miseri peccatori possano attraverso esso giungere all'Iddio Altissimo".

Dunque, quando leggiamo della giustizia di Cristo, dobbiamo intendere la Sua ubbidienza e morte; tutto quello che Cristo ha fatto, e tutto quello che Cristo ha sofferto per gli eletti, per quelli che avrebbero creduto e che crederanno in Lui. E sia benedetto Dio per questa giustizia! Benedetto sia Dio per il titolo che è associato alla giustizia nel nostro testo; potrebbe essere chiamata una giustizia benedetta, una giustizia gloriosa, una giustizia inestimabile; ma gli angeli la chiamano una giustizia eterna: Dio voglia che riceviate il conforto di questa buona notizia!

2. Mi propongo ora di spiegare perché la giustizia menzionata nel testo viene definita una "giustizia eterna".

Perché pensate che la giustizia di Cristo sia chiamata una giustizia eterna? Suppongo che un primo motivo sia che il grande Iddio abbia inteso estendere la giustizia di Cristo all'umanità da sempre. Tutti voi sapete che l'amore "vecchio" è quello migliore. Quando abbiamo un conoscente, un amico, che ci è stato affezionato per molti anni, certamente quell'amore è particolarmente dolce: sebbene possiamo affezionarci a nuovi amici, riconosciamo che quelli di lunga data sono migliori. Ora dovrebbe riempirci di gratitudine pensare che Dio, fin dai tempi più antichi dell'eternità ha pensato a noi; Egli voleva che il Signore Gesù Cristo salvasse le vostre anime e la mia: è per questo che Dio, per mezzo di Geremia, disse: "Si, ti ho amata di un amore eterno" (Geremia 31:3). Per questo il Signore Gesù, quando si rivolge al Suo popolo eletto, nei cieli, dice: "Venite, benedetti del Padre mio; ricevete in eredità il regno che vi è stato preparato sin dalla fondazione del mondo" (Matteo 25:34). Notate: "sin dalla fondazione del mondo".
Tutto quello che riceviamo nel tempo, i ruscelli che raggiungono le nostre anime, vengono tutti dalla fontana inesauribile di quell'amore sovrano ed eterno, l'amore di Dio che ci ha eletti e distinti; e perciò la giustizia di Gesù Cristo può propriamente essere chiamata una giustizia eterna, perché Dio volle estenderla a noi fin dall'eternità.

Un secondo motivo per cui è chiamata giustizia eterna, è che gli effetti della morte di Cristo si sono avuti immediatamente dopo la caduta di Adamo. La Cristianità, in un certo senso, è vecchia quanto il creato. Il tedesco Franck osservò che "Cristo è il tutto e la sostanza di ogni giustizia". E Henry osservò che "il Signore Gesù Cristo è il tesoro nascosto nel campo dell'Antico Testamento, sotto i tipi e le ombre della legge mosaica. Il Sole della Giustizia risplende con tutta la sua luce nei precetti del Nuovo Testamento". Ora, la giustizia di Gesù Cristo può essere definita una giustizia eterna poiché tutti i santi che sono stati salvati, e che saranno salvati, sono salvati tutti mediante la giustizia di Cristo. Molte persone chiedono criticamente che ne sarà dei pagani che non hanno mai sentito parlare di Gesù Cristo. Desidero rispondere a queste persone come il Signore Gesù Cristo rispose a un'altra persona curiosa: "...che t'importa? Tu, seguimi" (Giovanni 21:22). Ditemi, perché vi preoccupate di quello che sarà dei pagani? Siamo forse pagani? È fin troppo vero che tra noi esiste troppo del loro temperamento e del loro comportamento. Ma perché dovremmo perdere tempo a domandarci che ne sarà di loro, anziché di domandarci che ne sarà delle nostre anime? Possiamo essere certi che Dio li giudicherà secondo la luce che hanno ricevuta: se Egli non ha dato loro alcuna rivelazione, essi non saranno giudicati per rivelazione; se non hanno avuto la legge, essi saranno giudicati senza la legge. Ma per quanto riguarda gli ebrei e i gentili, che hanno ricevuto la rivelazione del Vangelo (sebbene i deisti possano ribattere che non è vero, opponendosi a ogni rivelazione divina), possiamo essere certi che nessuno è stato o sarà mai salvato se non per la giustizia di Cristo. È stato per la fede in Lui che Abele fu salvato; è stato per il sacrificio di Gesù Cristo che Abrahamo e tutti i profeti dell'antichità furono accettati; e "non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati" (Atti 4:12), se non quello di Cristo.
E perciò, le persone che sono sotto la legge, e sotto il Vangelo, possono essere salvato solo attraverso Cristo; dunque, la giustizia di Cristo può giustamente essere definita una giustizia eterna. Ma non solo.

Come terza cosa, la giustizia di Gesù Cristo non è chiamata giustizia eterna soltanto perché tutti quelli che sono sotto la legge e sotto il Vangelo sono salvati solo tramite essa; ma perché la sua efficacia, gloria a Dio, durerà per sempre.
Sia benedetto Dio per Gesù Cristo! L'efficacia del cui sangue, e della cui morte, ed espiazione, è così grande ed efficace oggi per la salvezza dei poveri peccatori, come lo era quando chinò il capo e rese lo spirito: "Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno" (Ebrei 13:8); e chiunque crede in Lui, ora, chiunque egli sia, e Lo accetta, vedrà la Sua potenza nella sua vita, assaporerà la Sua grazia, e sarà salvato da Lui.

Il quarto motivo per cui la giustizia di Cristo può essere definita una giustizia eterna, è che i suoi benefici durano in eterno. Infatti, alcune persone possono dimorare in Cristo oggi, e nel diavolo domani: ma sia benedetto Dio che noi non abbiamo imparato così da Cristo! No, miei cari amici, grazie a Dio per il testo divino che afferma: "Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù" (Romani 8:1). Sebbene il popolo di Dio possa essere fallace e cadere, e sebbene molti siano pieni di dubbi e paure, e possano dire come Davide: "un giorno o l'altro perirò per mano di Saul" (cfr. 1 Samuele 27:1), in qualunque modo siano le vostre anime vessate, nessun demone, né il vostro stesso cuore depravato, potranno separarvi dall'amore di Dio: Dio vi ha amati, Dio ha fissato il Suo cuore su voi, e avendo amato i Suoi, Egli li ama fino alla fine. Il Signore della vita e della gloria, il benedetto Gesù, non smetterà mai di amarvi, finché non vi avrà portati in cielo, dove Egli si rallegrerà, e dirà: "Eccomi, Padre mio, ed ecco i cari figli che mi hai dato; erano Tuoi, e Tu me li hai dati; li ho acquistati col Mio sangue, li ho vinti con la Mia spada e col Mio arco, e ora saranno come gioielli della Mia corona". Perciò la giustizia di Gesù Cristo può essere definita una giustizia eterna, perché coloro che hanno fede in essa, e si affidano a Lui, saranno salvati per l'eternità da Cristo: "Chi li condannerà? (dice san Paolo) Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi" (Romani 8:34). Egli sfida i demoni: "O morte, dov'è il tuo dardo? O inferno, dov'è la tua vittoria?" (1 Corinzi 15:55). "Chi ci separerà dall'amore di Cristo? ... Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore" (Romani 8:35,38-39). Coloro che Dio giustifica, sono anche da Lui glorificati. E poiché Cristo vive, benedetto sia Iddio, anche noi viviamo.
Io non so come stiano le cose per voi, ma sebbene io abbia ricevuto la grazia di Cristo ogni giorno come se mi fossi appena convertito, se io confidassi nella mia fedeltà anziché sulla fedeltà del Figlio di Dio, sono sicuro che presto o tardi abbandonerei il Signore Gesù Cristo. Ma sia gloria a Dio, poiché Egli è fedele come ha promesso! Gloria a Dio, la nostra salvezza non dipende dal nostro libero arbitrio, ma dalla libera grazia di Dio! Essa è un suolo sicuro sul quale il credente può costruire; imperversino pure le tempeste con tutta la forza che hanno, esse possono far tremare la povera creatura, ma sia benedetto Dio, non riusciranno mai a smuoverlo dalle fondamenta; sebbene possano scuoterlo, scuoteranno via soltanto la sua corruzione: e io credo che tutti quelli che temono Dio siano felici di liberarsene.
Sulla base di tutti questi argomenti, la giustizia di Cristo può essere definita una giustizia eterna.

3. Leggiamo, nel testo, che Gesù farà venire una giustizia eterna. Cosa si intende per "far venire" quella giustizia?

Il nostro Signore la sta promulgando e proclamando al mondo. Essa fu introdotta sotto la legge, ma sotto forma di tipi e ombre, e la maggior parte degli ebrei non cercarono oltre; ma Gesù Cristo portò la vita e l'immortalità alla luce mediante il Vangelo. La luce di Mosè fu solo un crepuscolo; la luce del Vangelo è come il sole che splende in pieno giorno con tutta la sua forza. Per questo viene detto che Gesù Cristo farà venire questa giustizia eterna, perché Egli l'ha proclamata al mondo, e ha comandato che sia predicato a tutte le genti che Dio ha mandato il Suo Figlio nel mondo, affinché il mondo sia salvato per mezzo di Lui (cfr. Giovanni 3:17).
E ancora, viene detto che il Signore Gesù Cristo farà venire questa giustizia, in quanto Egli l'ha ottenuta per i peccatori, morendo sulla croce. Alcuni antinomiani cadono in un grave errore, affermando che poiché Dio intendeva giustificarci tramite la giustizia di Gesù Cristo, l'uomo è da sempre giustificato, il che è assurdo: una persona non può essere giustificata, se non esiste ancora; perciò, sebbene Dio abbia desiderato la giustificazione dell'uomo fin dall'eternità, essa non fu disponibile fino al momento in cui il Signore Gesù Cristo ebbe pronunciate quelle benedette parole: "È compiuto". Fu allora che Gesù fece venire la giustizia eterna. Una Via nuova e vivente stava per essere aperta per i peccatori affinché, tramite il sangue di Cristo, essi potessero giungere all'Iddio santissimo (cfr. Ebrei 10:19-20).

Ma non penso che quell'espressione, "far venire", sia limitata a questo significato, sebbene suppongo che sia il più importante. Essa implica non solo che Cristo l'avrebbe fatta venire nel mondo, promulgandola, e mediante la Parola scritta di Dio, e ottenendola per i peccatori mediante la Sua vita e la Sua morte sulla croce; ma l'avrebbe fatta venire in un modo che prego Dio possa verificarsi anche questa sera, cioè facendola venire per il Suo benedetto Spirito, nei cuori dei credenti. Tutto quello che Cristo ha fatto, tutto quello che Cristo ha sofferto, tutta l'ubbidienza attiva e passiva di Cristo, non ci serviranno a nulla, a meno che lo Spirito di Dio non porta tutto questo nelle nostre anime. Come disse qualcuno, non applicare Cristo alla propria vita significa non averlo affatto. Il solo fatto di ascoltare il messaggio della morte di Cristo per la salvezza dei peccatori servirà solo a far aumentare la vostra dannazione, a farvi affondare maggiormente nell'inferno, a meno che, per l'opera della grazia nei vostri cuori, possiate affermare che il Signore Gesù ha fatto questo per voi. Per questo l'apostolo dice: "La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio, il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Galati 2:20). O quella cara, quella piccola, eppure grande, eppure importante parola: "me". Felici sono quelli che possono usare il linguaggio dell'apostolo! Felici sono quelli che possono applicarlo ai loro cuori; e quando sentono che Cristo ha portato una giustizia eterna, possono dire: gloria a Dio, essa è stata portata alla mia anima per lo Spirito Santo!

C'è qui qualcuno che crede in questa dottrina? Perché faccio questa domanda, se sto predicando a moltitudini di persone che, spero, hanno gustato la grazia di Dio diverso tempo fa? Non so, non posso distinguere tra voi; per me siete tutti uguali, come aspetto e comportamento; ma non io, né il vostro prossimo, possiamo conoscervi, ma il grande Dio nella cui presenza ora ci troviamo, vi conosce. Il Signore, davanti al cui tribunale compariremo tra breve tempo, vi conosce. Se Cristo Gesù ha portato la Sua eterna giustizia nei vostri cuori, ed è stata applicata alla vostra anima dallo Spirito di Dio, cosa vi dirò? Dirò, come l'angelo disse a Giovanni: "sali quassù", figlio di Dio! Vieni, figlio, figlia di Abrahamo! Vieni e unisciti a me e agli angeli, agli arcangeli, e agli spiriti dei giusti resi perfetti, nel lodare l'amato Redentore, che ci ha dato una giustizia eterna. Oh che l'amore sia sempre come questo!

Quando Abrahamo stava per offrire suo figlio, Dio disse: "ora... so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l'unico tuo figliuolo" (Genesi 22:12). Possa ogni figlio di Dio dire: "Ora, o Dio, so che mi hai amato, perché non mi hai rifiutato Tuo Figlio, l'unico Tuo Figliuolo, il Signore Gesù Cristo, che è morto per me". Se Cristo è venuto nella tua vita per fede, guarda avanti, guarda a quella felice eternità; oh, guarda verso quella dimora eterna dove abiteremo per sempre col nostro Dio! Miei cari amici, potrei trarre molte conclusioni da questo testo per confortare il popolo di Dio; ma devo rivolgermi a voi, povere anime, che non potete ora affermare che questa giustizia vi appartiene; ma possa Dio toccare i vostri cuori e concedervela ora! Dipendete da una vostra giustizia? Qualcuno tra voi qui pensa di salvarsi per le sue buone azioni? Vi dico, come l'apostolo disse a uno che voleva comprare con denaro il dono dello Spirito Santo: la vostra giustizia perirà con voi. Povere miserabili creature! Cosa c'è nelle vostre lacrime, nelle vostre preghiere, nelle vostre opere, che possa placare l'ira ardente di Dio? Venite, infelici; venite come povere, perdute, colpevoli, imperfette creature, e accettate una giustizia migliore della vostra. Quello che ho detto prima, lo dico di nuovo: la giustizia di Gesù Cristo è una giustizia eterna; essa può salvare anche il primo dei peccatori.

"'Vieni'. E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita" (Apocalisse 22:17). Qualcuno tra voi è ferito dal peccato? Qualcuno tra voi sente di non avere una giustizia propria? L'anima vostra sta morendo per la fame? Temete di morire per l'eternità? Venite, care anime, con tutti i vostri problemi; venite, voi poveri, e voi che siete in distretta; voi, che pensate che Dio non vi perdonerà mai, e che i vostri peccati sono troppo grandi per essere perdonati; venite, voi creature dubbiose, che temete di non ricevere mai alcun conforto; alzatevi, siate consolati, il Signore Gesù Cristo, il Signore della vita, il Signore della gloria, vi chiama: attraverso la Sua giustizia c'è speranza anche per il più grande dei peccatori, per la peggiore delle creature. E se aveste commesso tutti i peccati del mondo? O i peccati di mille, di un milione di mondi? La giustizia di Cristo vi coprirà, il sangue del Signore Gesù Cristo vi laverà, dalla colpa di ognuno di quei peccati. Oh, che nessuna povera anima resti lontana dal Salvatore. Miei cari amici, se la mia voce potesse innalzarsi, se la mia forza fosse pari alla mia volontà, lotterei con voi; combatterei con i vostri ragionamenti, affinché poteste venire ed essere lavati dal sangue dell'Agnello; finché non verreste e accettereste di ricevere quella giustizia eterna. Oh venite, venite! Ora che è stata fatta venire nel mondo da Cristo, nel nome, per la forza, e la guida del grande Iddio, la offro da questo pulpito; offro questa giustizia, questa gratuita, eterna giustizia imputata a tutti i peccatori che la accetteranno. Per amore di Dio, accettatela questa sera: non potete sapere fino a quando vivrete, se vedrete il domani. Come potete sapere se la morte non giunga prima, improvvisamente? Oh, miei cari amici, dove potrete andare allora? Dove apparirete? Come potrete stare nel cospetto di un Dio adirato, senza la giustizia del Signore Gesù Cristo sulla vostra anima? Riuscirete forse a resistere nei vostri cenci? Oserete apparire davanti a un Dio che scruta il cuore dell'uomo, senza indossare gli ornamenti del vostro Fratello maggiore? Se la risposta è si, conosco il vostro destino; Cristo vi disapproverà, dicendo: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno che è stato preparato per il diavolo e per i suoi angeli" (Matteo 25:41); quella sarà la vostra parte.

Pensate, vi prego, a queste cose; andate a casa, meditate sul testo che abbiamo letto, e pregate: "Signore Iddio, tu hai portato una giustizia eterna nel mondo per mezzo del Signore Gesù Cristo; per il Tuo benedetto Spirito, portala nel mio cuore!". Allora, anche se morrete, sarete salvati; se fosse domani, sareste immediatamente traslati nella presenza dell'Eterno Iddio: quale gioia! Felici coloro che hanno questi abiti indosso; felici quelli che possono dire: "il mio Dio mi ha amato, e sarò amato da Lui con un amore eterno!". Che ognuno di voi possa poter dire questo; possa Dio concedercelo, per amore di Gesù Cristo, il caro Redentore, al quale va la gloria in eterno.

Amen.

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Inviato da alex il

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