Occhio per occhio

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“Voi avete udito che vi fu detto: Occhio per occhio e dente per dente” ha continuato Gesù, parlando ai discepoli sul monte. Ha citato una legge data da Dio a Mosè, legge che si trova nel Libro del Levitico 24:20. Lo ha fatto per limitare le rappresaglie e legislare sulle punizioni, quando avvengano delle violenze.

Le violenze cominciarono subito dopo l’ingresso del peccato nella razza umana. Un figlio di Adamo, Caino, uccise suo fratello Abele. Uno dei suoi diretti discendenti, Lamec, continuò la catena delle vendette, vantandosene. Alle sue due mogli disse: “Ada e Zilla, ascoltate la mia voce, mogli di Lamec, porgete ascolto a ciò che dirò! Sì, ho ucciso un uomo perché mi ha ferito e un giovane perché mi ha contuso!”. Non c’è mai moderazione in chi vuole vendicarsi. Perciò, al tempo di Mosè, Dio stabilì delle regole precise, spesso anche molto severe.
È giusto che chi è violento sia punito e paghi per il male che ha fatto, ma in giusta misura.  

Dopo avere citato la frase “occhio per occhio”, Gesù aggiunse il suo “MA IO VI DICO”, insegnando: “Non contrastate il malvagio” e aggiunse dei comandi incredibili. Disse che se uno ti dà uno schiaffo non devi ricambiare, ma permettergli di dartene un altro. Se uno ti vuole prendere la giacca devi dargli  pure il tuo cappotto, a chi ti vuol far fare con lui un chilometro di strada (portandogli il bagaglio, come spesso esigevano i soldati romani), fanne due. Insomma, si deve aiutare chi è nel bisogno senza lesinare. 

Stava scherzando? No. E neppure stava proclamando un’amnistia generale. In quel caso,  avrebbe potuto, per esempio, liberare il ladro che moriva sulla croce accanto a Lui dopo averlo perdonato, ma non lo fece. Sarebbe stato un gran miracolo, ma non lo ha fatto. Se quello aveva infranto la legge della società, doveva pagare.
Gesù voleva piuttosto insegnare ai suoi seguaci la mansuetudine. A comportarsi esattamente come avrebbe fatto Lui davanti a chi lo giudicava ingiustamente. Non per nulla ha detto: “Imparate da me che sono mansueto e umile di cuore.

La giustizia non è di questo mondo e molto spesso è meglio subire un torto che accendere la miccia di una contesa. Soprattutto mai ci dobbiamo fare giustizia da soli. Ci sono poliziotti, magistrati e giudici, i quali sono incaricati di mantenere l’ordine e punire chi fa il male. L’apostolo Paolo ha scritto che sono autorità costituite da Dio e non tengono la spada inutilmente.
Ma nelle relazioni umane è importante cercare di vivere in pace, il che significa a volte... abbozzare. Il cristianesimo non è una religione facile da praticare. Va contro la nostra natura (per fortuna Dio ce ne vuol dare una nuova!). Non è per per i deboli e gli smidollati.
Ci vuole molta più forza per subire un torto, senza cercare una rivalsa, per amore di pace, che protestare e farsi le proprie ragioni e cercare rivincite. Ci vuole più forza di volontà e determinazone per vincere il male facendo il bene, che per essere vinti dal male. Per questo, basterebbe lasciare libera la nostra natura.

Un versetto dei Proverbi mi piace molto: “È una gloria per l’uomo (e la donna!) l’astenersi dalle contese, ma chiunque è insensato mostra i denti” (20:3). Non è facile da praticare, ma ne vale la pena. Proviamoci.
 

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